Le insegne luminose si stavano spegnendo, solo in qualche casa ancora si attardavano le luci.
I lampioni mi accompagnavano passo dopo passo. Ogni tanto qualche macchina passava, diretta chissà dove.
In lontananza le luci di un bar solitario mi attirarono come le zanzare vengono attratte dal grill elettrico.
Entrai e mi diressi al bancone d'acciaio e legno, le luci bianche al soffitto facevano sembrare tutto di plastica; i tavoli quadrati erano vuoti, solo al bancone resistevano due persone che sorseggiavano pigramente un caffè.
La donna dal vestito rosso, seduta qualche metro più avanti, provocante, con i capelli raccolti all'indietro, mi guardò distrattamente.
E un uomo, di spalle all'ingresso, leggeva il giornale e non sembrò nemmeno fare caso al mio arrivo.
Con tranquillità appoggiai il cappello, e per non essere da meno presi anche io del caffè che uscì da un grosso termos cromato.
Intanto fuori aveva iniziato a piovere, e pensai che ero stato un idiota a non aver preso l'impermeabile.
Al di la della grande vetrata le luci della città venivano distorte dallo scrosciare della pioggia. Mi chiesi perchè mai fossi uscito quella notte: potevo starmene a casa davanti alla TV o ad ascoltare la radio, e invece...
Il caffè faceva proprio schifo e mi rifiutai di continuare a berlo; così accesi una sigaretta e ne assaporai l'aroma, lasciando uscire il fumo dalla bocca; era da tanto che non mettevo mano ad una di quelle bionde e in effetti ne avevo sentito la mancanza.
Girai lo sguardo e mi accorsi che la donna in abito rosso si avvicinava, e certo mi fu difficile ignorarla; alta, gambe lunghe che la gonna metteva in risalto, e una camminata dondolante che ne accentuava la sensualità.
Il trucco un po sfatto, non le rendeva giustizia, ma probabilmente aveva finito di lavorare da qualche ora trattenendosi in ufficio col capo, mentre la moglie magari era a casa con i bambini.
E adesso era la che mi guardava e mi chiedeva se potevo accenderle la sigaretta, così le passai l'accendino.
Il profumo che si era messa la mattina le stava ancora addosso, e mi stordiva.
Inspirò lentamente e mi riversò il fumo; non reagii, anzi ne fui quasi felice.
Intanto fuori aveva smesso di piovere, solo qualche goccia scivolava sul vetro.
L'altro tizio era già andato via, lasciando lì il giornale; tra qualche ora sarebbe uscita la nuova edizione.
Decisi quindi di fare altrettanto, pagai il caffè e uscii. Fuori l'aria fredda mi punse il viso, l'odore dell'asfalto bagnato era molto forte.
Tutta la città dormiva e si rifletteva sulla strada umida. Sollevai il colletto della giacca, misi le mani in tasca e cominciai ad avviarmi, quando venni fermato da un braccio che si insinuava sotto al mio: era lei.
-"Sto andando a casa" dissi senza guardarla.
-"Bene!" rispose, "perchè da me c'è mio marito".

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