mercoledì 23 luglio 2014

Partendo da un raccconto di Rodari:

Lessi questo racconto di Rodari nel mio libro di italiano delle elementari, che ho ancora. Come tanti racconti dello scrittore è un testo breve ma nello stesso tempo vi è tutto quello che deve avere un racconto ovvero l'evocazione di un immaginario e la nascita anche di un ragionamento pedagogico che insegni possibilmente qualcosa; questo termine brevità però mi porta, forse un po impropriamente, a Calvino per due motivi; da una parte egli ci ricorda nelle sue "Lezioni Americane" come la Rapidità (uno delle qualità che esamina) sia un valore importante della letteratura come ragionamento veloce ma carico comunque di significato per creare un racconto senza divagazione eccessiva, infatti Calvino scrisse solamente romanzi brevi perchè erano gli unici che gli permettevano di mantenere quella tensione scrittorea, ed è lui stesso che ci ricorda che ama particolarmente le storie brevi della tradizione popolare, dall'altra questo parallelismo tra Calvino e Rodari continua con il mondo della fantascienza nella letteratura poichè negli anni 60, gli anni della conquista spaziale, si vedono pubblicati testi in Italia che trattano e si interessano di questo argomento come per esempio il testo curato da Fruttero e Solmi chiamato "Le meraviglie del possibile" che raccoglie racconti di vari scrittori ambientati nel mondo della fantascienza e dello spazio ed è sempre in questo periodo che Calvino per sopperire a quella crisi letteraria che lui sente si affida all'uso della scienza e della e della fiaba per spiegare il mondo con i testi "Le Cosmicomiche" o "Ti con Zero", che non sono prettamente racconti di fantascienza fine a se stessi ma sono racconti fatti per spiegare il mondo che stava ormai cambiando e in questo racconto di Rodari che sto per riportare, il tema della fantascienza è si presente ma in maniera meno filosofica di Calvino, tuttavia però ascrivibile secondo me a quel mondo letterario che con gli anni 60 si avvicinava alla scienza; ma bando agli indugi, il racconto al quale mi riferisco è "Il marciapiede mobile" tratto da "Racconti al Telefono" del 62; buona lettura.

"Sul pianeta Beh hanno inventato un marciapiede mobile che gira tutt’intorno alla città. Come la scala mobile, insomma: soltanto che non è una scala, ma un marciapiede, e si muove a piccola velocità, per dare alla gente il tempo di guardare le vetrine e per non far perdere l’equilibrio a quelli che devono scendere e salire. Sul marciapiede ci sono anche delle panchine, per quelli che vogliono viaggiare seduti, specialmente vecchietti e signore con la sporta della spesa. I vecchietti quando si sono stancati di stare ai giardini pubblici e di guardare sempre lo stesso albero, vanno a fare una crociera sui marciapiedi. Stanno comodi e beati. Chi legge il giornale, chi fuma il sigaro, si riposano. Grazie all’invenzione di questo marciapiede sono stati aboliti i tram, i filobus e le automobili. La strada c’è ancora ma è vuota, e serve ai bambini per giocarci a palla, e se un vigile urbano tenta di portargliela via, prende la multa.

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