Una metropoli qualsiasi, una domenica notte di fine novembre, un bar aperto sino a tarda sera, qualche cliente ai tavoli, basse luci giallo soffuse alle pareti. Camerieri che passano tra i tavoli con aperitivi tintinnanti di ghiaccio e qualche salatino.
Sul palco in fondo un unico faretto Illuminava un nero e brillante pianoforte.
Note malinconiche e leggere di foglie morte, un inno alla vita che va per inerzia, stanca.
Era l'unico modo che aveva per credere di esser ancora vivo, per non sprofondare nell'oblio.
Il pubblico non era un problema, si dimostrava abbastanza ricettivo e qualche plauso di apprezzamento arrivava.
La notte andava, le note finirono e così pure la serata giunse al termine.
Chiuse il pianoforte e messosi il cappotto, alzando il bavero per ripararsi dal vento, si incamminò verso casa. Poche macchine ormai giravano in strada e la luce dei lampioni si susseguiva angolo dopo angolo, luce dopo luce come in una pista di atterraggio.
"Domani?, dopo domani?"
Attraversò un ponte di pietra riccamente decorato, l'acqua gorgogliava copiosamente sotto di esso, infrangendosi tra i grossi pilastri.
Fermatosi a guardare il brillio argentato delle luci della città che vibravano nei flutti appoggiò i piedi uno dopo l'altro sul parapetto fino a trovarsi sospeso nel vuoto, il vento gli sferzava la faccia e lo costringeva e chiudere gli occhi.
Guardò quella città che domani si sarebbe risvegliata.
Prese un respiro lunghissimo, fissò davanti a se quel fiume tortuoso e nero.
Un attimo infinito, eterno, e l'ultimo pensiero fu... "no! Non questa notte" Così scese con cautela dalla balaustra in pietra, alzò lo sguardo al lampione e riprese il cammino verso casa..."non questa notte" ripeté tra se.
mercoledì 18 marzo 2015
Non quella notte:
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