Non è una storia complicata, ne una storia di grandi eroismi, ma è una storia semplice, di amicizia, di sentimenti, di mare e di salsedine.
Era un piccolo villaggio di pescatori sulla Costa Ventosa, chiamata così poichè per la maggior parte dell'anno spirava sempre un vento leggero e tiepido, anche se non mancavano le raffiche più forti.
Tra le abitazioni del piccolo villaggio in una piccola casetta bianca dal tetto blu con un comignolo rosso viveva Girdo il giovane marinaio e il suo gabbiano Remo. Era una persona cordiale e cortese, ben voluto e rispettato da tutti. Aveva una bella barca attraccata al molo di nome Pastis, era la barca che gli aveva lasciato il padre tempo fa in eredità, e da quel momento il giovane Girdo decise che avrebbe preso la sua strada, aveva lasciato casa e salutata la madre era partito per il mondo con Pastis.
Aveva visitato le città di mare più grandi, Marsiglia, Lisbona, Amsterdam, ma non aveva certo disdegnato neppure quelle più semplici e per questo meno organizzate come Carloforte, Villefranche sur Mer, sino poi un pomeriggio di Luglio inoltrato arrivare in un isolotto al centro del Mediterraneo sconosciuto nella mappe marittime, o forse la sua non era poi così tanto aggiornata, dal nome appunto di Costa Ventosa, era una isoletta con poche case e un grande faro bianco a strisce nere.
Attraccata Pastis ad uno dei pontili in legno, era sceso per fare rifornimento; cibo e il necessario per continuare il suo viaggio; aveva salutato dei vecchi pescatori intenti a riparare le reti e sistemare i loro arnesi e si era presentato con il suo solito spirito caloroso e affabile "Salve a voi, piacere sono Girdo" disse porgendo la mano "Salve a te giovanotto" riposero continuando il loro lavoro "dunque, sto cercando una bottega per fare rifornimenti per il viaggio, se sapete dirmi dove posso trovarla ve ne sarei grato" il più anziano quindi interruppe il rammendo "Non è molto lontana figliolo, raggiungi il faro e proprio la di fronte trovi il negozio di Donna Smeralda, è ben fornito, se poi ti serve attrezzatura per la barca poco più avanti sulla stessa strada trovi Il pescatore di Maggio, il negozio di pesca dell'isola, sono persone oneste e affidabili" "Bene, vi ringrazio, a dopo allora" così si incamminò a passo spedito come suo solito, salì sulla stradina del villaggio con le casette dai tetti rossi e le persiane colorate e alla sinistra il grande faro bianco si inoltrò nella via.
Preso quanto gli era utile tornò verso il molo, ma prima si fermò qualche istante sotto al grande faro per guardarlo, era un po trascurato in affetti, nulla che un po di calce non potesse riparare, ma tutto sommato era ancora funzionale al suo scopo.
Improvvisamente un forte vento si alzò tanto che per poco non lo fece sbilanciare e gli fece rotolare via il berretto in paglia fin giù alla spiaggia, dovette così scendere e farsi largo tra scogli e cespugli per raggiungerlo e raccolto il cappello se lo rimise saldamente.
Il suo sguardo però venne attirato da un movimento tra i sassi, si avvicinò e con un po di sorpresa vide che li in mezzo c'era un gabbiano ferito, probabilmente a causa del colpo di vento. Lo prese cautamente tra le mani e lo avvolse nella sua maglia celeste e con cautela lo portò con se alla barca. Non sapeva cosa fare in effetti, si ricordò poi di quei pescatori al molo e chiese loro chi potesse dargli un aiuto, lo guardarono un po straniti poi uno dei pescatori gli disse di lasciarlo dove lo aveva trovato e che sarebbe diventato pasto per i granchi, a queste parole Girdo trasalì, ma in fondo non lo stupivano più di tanto, erano persone quelle abituate a ben altro di più aspro nella vita, così senza aggiungere altro tornò alla barca certo del fatto che comunque non lo avrebbe abbandonato, ragionò velocemente sul da farsi e decise quindi di cercare almeno una farmacia per apportare i primi soccorsi. Mise il gabbiano al sicuro in una cesta e andò alla ricerca, dopo qualche indicazione la trovò, entrò, aspettò il suo turno e chiese al farmacista delle bende, del disinfettante e qualche stecca in legno di quelle che i medici usano quando controllano la gola al paziente. Così attrezzato tornò nuovamente alla barca e iniziò le cure.
Manco a dirlo il gabbiano non stava fermo un attimo, ma con pazienza e un po di manualità che di certo non gli mancavano riuscì sistemarlo. Era proprio malconcio, ma non sembrava nulla di grave.
Che fare adesso? Ripartire o aspettare che la bestiola si fosse rimessa?
I giorni passavano, il gabbiano lentamente si stava riprendendo e lui viveva dentro la barca attraccata al molo.
Una mattina uno dei pescatori anziani si avvicinò alla barca di Girdo e chiamatolo gli disse che a breve sarebbero partiti in mare per pescare e che se si fosse unito a loro non ci sarebbero stati problemi. Per Girdo quella fu un'occasione da prendere al volo, visto che iniziava ad annoiarsi. La sera stessa allora preparò l'attrezzatura, nasse, rezzaglio, canne, reti e quant'altro. Le barche si ritrovarono al molo accese poco dopo il tramonto del sole e tutte assieme si diressero a largo che ormai era già buio. Da lontano parevano dei puntini luminosi sospesi nel mare che si faceva sempre più nero per la notte. Scelto il posto più adatto si disposero e calarono le reti, Girdo si divideva tra l'attesa della pesca e la compagnia al gabbiano che placidamente stava accovacciato nella sua cesta in vimini, ogni tanto qualche pesciolino gli veniva dato e che ingoiava felicemente intero.
Al sorgere del sole le barche ripresero la rotta di ritorno verso l'isola con un pescato abbastanza accettabile fortunatamente e che al mercato fruttò un equo guadagno per tutti i pescatori. E così andò avanti per qualche settimana fin quando un giorno uno dei pescatori di nome Marcus, con il quale nel frattempo aveva legato, gli disse che se voleva poteva andare ad abitare in una casetta li nell'isola, ormai disabitata da tempo. Il giovane marinaio inizialmente declinò cortesemente l'offerta affermando che preferiva stare li nella barca, ma poi ricordatosi del suo amico pennuto convalescente ci ripensò e accettò l'offerta. Il giorno seguente allora sistemò le sue cose nel sacco da viaggio in una mano e nell'altra il cesto col gabbiano e si diresse nella casetta che gli avevano indicato. Era un bella casa bianca col tetto blu e le persiane verdi, semplice senza fronzoli ma con tutte le carte in regola per essere accogliente. Era a due piani, in quello di sotto c'era la cucina con una sala, al piano superiore la camera per dormire e il bagno. Era già mezzo arredata fortunatamente, non dovette aggiungere gran che, se non qualche sedia in più, oltre che la biancheria per il letto.
Era un piccolo villaggio di pescatori sulla Costa Ventosa, chiamata così poichè per la maggior parte dell'anno spirava sempre un vento leggero e tiepido, anche se non mancavano le raffiche più forti.
Tra le abitazioni del piccolo villaggio in una piccola casetta bianca dal tetto blu con un comignolo rosso viveva Girdo il giovane marinaio e il suo gabbiano Remo. Era una persona cordiale e cortese, ben voluto e rispettato da tutti. Aveva una bella barca attraccata al molo di nome Pastis, era la barca che gli aveva lasciato il padre tempo fa in eredità, e da quel momento il giovane Girdo decise che avrebbe preso la sua strada, aveva lasciato casa e salutata la madre era partito per il mondo con Pastis.
Aveva visitato le città di mare più grandi, Marsiglia, Lisbona, Amsterdam, ma non aveva certo disdegnato neppure quelle più semplici e per questo meno organizzate come Carloforte, Villefranche sur Mer, sino poi un pomeriggio di Luglio inoltrato arrivare in un isolotto al centro del Mediterraneo sconosciuto nella mappe marittime, o forse la sua non era poi così tanto aggiornata, dal nome appunto di Costa Ventosa, era una isoletta con poche case e un grande faro bianco a strisce nere.
Attraccata Pastis ad uno dei pontili in legno, era sceso per fare rifornimento; cibo e il necessario per continuare il suo viaggio; aveva salutato dei vecchi pescatori intenti a riparare le reti e sistemare i loro arnesi e si era presentato con il suo solito spirito caloroso e affabile "Salve a voi, piacere sono Girdo" disse porgendo la mano "Salve a te giovanotto" riposero continuando il loro lavoro "dunque, sto cercando una bottega per fare rifornimenti per il viaggio, se sapete dirmi dove posso trovarla ve ne sarei grato" il più anziano quindi interruppe il rammendo "Non è molto lontana figliolo, raggiungi il faro e proprio la di fronte trovi il negozio di Donna Smeralda, è ben fornito, se poi ti serve attrezzatura per la barca poco più avanti sulla stessa strada trovi Il pescatore di Maggio, il negozio di pesca dell'isola, sono persone oneste e affidabili" "Bene, vi ringrazio, a dopo allora" così si incamminò a passo spedito come suo solito, salì sulla stradina del villaggio con le casette dai tetti rossi e le persiane colorate e alla sinistra il grande faro bianco si inoltrò nella via.
Preso quanto gli era utile tornò verso il molo, ma prima si fermò qualche istante sotto al grande faro per guardarlo, era un po trascurato in affetti, nulla che un po di calce non potesse riparare, ma tutto sommato era ancora funzionale al suo scopo.
Improvvisamente un forte vento si alzò tanto che per poco non lo fece sbilanciare e gli fece rotolare via il berretto in paglia fin giù alla spiaggia, dovette così scendere e farsi largo tra scogli e cespugli per raggiungerlo e raccolto il cappello se lo rimise saldamente.
Il suo sguardo però venne attirato da un movimento tra i sassi, si avvicinò e con un po di sorpresa vide che li in mezzo c'era un gabbiano ferito, probabilmente a causa del colpo di vento. Lo prese cautamente tra le mani e lo avvolse nella sua maglia celeste e con cautela lo portò con se alla barca. Non sapeva cosa fare in effetti, si ricordò poi di quei pescatori al molo e chiese loro chi potesse dargli un aiuto, lo guardarono un po straniti poi uno dei pescatori gli disse di lasciarlo dove lo aveva trovato e che sarebbe diventato pasto per i granchi, a queste parole Girdo trasalì, ma in fondo non lo stupivano più di tanto, erano persone quelle abituate a ben altro di più aspro nella vita, così senza aggiungere altro tornò alla barca certo del fatto che comunque non lo avrebbe abbandonato, ragionò velocemente sul da farsi e decise quindi di cercare almeno una farmacia per apportare i primi soccorsi. Mise il gabbiano al sicuro in una cesta e andò alla ricerca, dopo qualche indicazione la trovò, entrò, aspettò il suo turno e chiese al farmacista delle bende, del disinfettante e qualche stecca in legno di quelle che i medici usano quando controllano la gola al paziente. Così attrezzato tornò nuovamente alla barca e iniziò le cure.
Manco a dirlo il gabbiano non stava fermo un attimo, ma con pazienza e un po di manualità che di certo non gli mancavano riuscì sistemarlo. Era proprio malconcio, ma non sembrava nulla di grave.
Che fare adesso? Ripartire o aspettare che la bestiola si fosse rimessa?
I giorni passavano, il gabbiano lentamente si stava riprendendo e lui viveva dentro la barca attraccata al molo.
Una mattina uno dei pescatori anziani si avvicinò alla barca di Girdo e chiamatolo gli disse che a breve sarebbero partiti in mare per pescare e che se si fosse unito a loro non ci sarebbero stati problemi. Per Girdo quella fu un'occasione da prendere al volo, visto che iniziava ad annoiarsi. La sera stessa allora preparò l'attrezzatura, nasse, rezzaglio, canne, reti e quant'altro. Le barche si ritrovarono al molo accese poco dopo il tramonto del sole e tutte assieme si diressero a largo che ormai era già buio. Da lontano parevano dei puntini luminosi sospesi nel mare che si faceva sempre più nero per la notte. Scelto il posto più adatto si disposero e calarono le reti, Girdo si divideva tra l'attesa della pesca e la compagnia al gabbiano che placidamente stava accovacciato nella sua cesta in vimini, ogni tanto qualche pesciolino gli veniva dato e che ingoiava felicemente intero.
Al sorgere del sole le barche ripresero la rotta di ritorno verso l'isola con un pescato abbastanza accettabile fortunatamente e che al mercato fruttò un equo guadagno per tutti i pescatori. E così andò avanti per qualche settimana fin quando un giorno uno dei pescatori di nome Marcus, con il quale nel frattempo aveva legato, gli disse che se voleva poteva andare ad abitare in una casetta li nell'isola, ormai disabitata da tempo. Il giovane marinaio inizialmente declinò cortesemente l'offerta affermando che preferiva stare li nella barca, ma poi ricordatosi del suo amico pennuto convalescente ci ripensò e accettò l'offerta. Il giorno seguente allora sistemò le sue cose nel sacco da viaggio in una mano e nell'altra il cesto col gabbiano e si diresse nella casetta che gli avevano indicato. Era un bella casa bianca col tetto blu e le persiane verdi, semplice senza fronzoli ma con tutte le carte in regola per essere accogliente. Era a due piani, in quello di sotto c'era la cucina con una sala, al piano superiore la camera per dormire e il bagno. Era già mezzo arredata fortunatamente, non dovette aggiungere gran che, se non qualche sedia in più, oltre che la biancheria per il letto.
Per prima cosa aprì le finestre e sistemò il gabbiano vicino alla finestra del piano inferiore dal quale si vedeva il mare, poi preparò il letto con la biancheria profumata comprata poco prima. Era iniziata una nuova vita a Costa Ventosa.
Ben presto fece conoscenza con tutti i paesani, che si dimostrarono cortesi e amichevoli, i suoi vicini di casa erano una famiglia simpatica, la famiglia Ventoli, con un cane, due gatti e una gallina.
Le sue giornate scorrevano serene e tranquille, la sera a pescare, portandosi dietro il gabbiano, tranne quando proprio il vento era talmente forte da non poter far uscire le barche, e la mattina al mercato o a riparare gli arnesi giù al molo, ovviamente non mancavano i momenti di svago, specialmente il sabato e le domeniche pomeriggio quando nella piazza principale, l'unica a ben dire, ci si riuniva con canti e balli. Stava veramente bene in quell'isola.
Finalmente e dopo varie settimane il gabbiano era perfettamente guarito e pronto per essere rimesso in libertà, così una mattina quando spirava il vento salato del mare, prese il cesto, uscì di casa e si diresse al faro; era arrivato il momento dei saluti.
I bambini del villaggio, che sapevano della storia del gabbiano ferito, seguirono Girdo per assistere alla liberazione e si diressero così agli scogli dove fu trovato.
Ma al momento della liberazione il gabbiano non ne volle sapere di uscire dal cesto, iniziò a beccare le mani del marinaio che tentavano di prelevarlo "Beh che c'è?" tac tac... le beccate erano insistenti "dai che oggi puoi tornare libero" tac tac continuava a beccare, dopo un po finalmente riuscì a prenderlo, i bambini presenti guardavano trepidanti e aspettavano la liberazione, così Girdo tenuto saldo il gabbiano tra le mani, alzò le braccia e diede lo slancio per farlo volare via, ed ecco che spiccò il volo, le grandi ali bianche si aprirono alla massima distensione e con un frullo di vento iniziò a volare via, i ragazzini esplosero allora in un applauso di gioia e di urla festanti; ovviamente gli occhi di Grido si fecero lucidi per la partenza "Buona fortuna amico mio" pensò... e sempre più vedeva il gabbiano allontanarsi tra le onde azzurre e volare via; "Bene ragazzi, ora tutti a casa" disse sorridendo ma con la malinconia negli occhi.
Ma nemmeno il tempo di arrivare a casa che da lontano si vedeva il gabbiano fare ritorno a tutta velocità verso il faro, volteggiare attorno alla lampada e scendere ai piedi di Girdo che non riusciva a crederci, era tornato, dopo un beccata alle caviglie lo prese tra le mani e con gli occhi velati di lacrime lo strinse a se... "Ora però dovrò darti un nome, che dici?"... si guardò attorno cercando qualcosa che potesse ispirarlo, vicino alla porticina di casa sua era appoggiato un bel remo rosso lucido e gli diede così il nome Remo.
Remo lo seguiva in ogni uscita di pesca, lo seguiva la mercato dove non mancavano gli spuntini fugaci e le sere stava con lui davanti al lusco al fresco. I bambini volevano bene a Remo e pure gli animali della famiglia Ventoli fecero amicizia con lui.
Ma l'umore di Girdo con il tempo si fece più malinconico e le coccole di Remo sembravano non bastassero più per farlo rasserenare "Eh caro Remo, ti sei ben accorto che qualcosa non va, e hai ragione" Remo lo ascoltava e lo guardava con gli occhi attenti e vispi "Ne abbiamo parlato tante volte lo sai e mi hai capito" Remo goffamente fece un giro su se stesso "...Lo sai molto bene, ma tranquillo passerà", fece un altro giro su se stesso e andò nel suo cesto, così chiuse le finestre, la porta e andarono a dormire.
Il mattino seguente molto presto, pure per un marinaio come Girdo, venne svegliato insistentemente da Remo che batteva il becco nella porta e lanciava dei gridi, scese al piano di sotto... "Che c'è, dove devi andare?" Remo continuava a battere il becco quindi non potè fare altro che aprire la porta e il gabbiano lesto prese il volo tra le vie del paese, il marinaio lo guardò stupito, non lo aveva mai fatto, "sia mai che è successo qualcosa" pensò, non sapendo che fare lo inseguì, girò al faro e scese vicino al molo delle barche dove in lontananza in mezzo al buio si vedeva una barca in fiamme con del fumo sprigionarsi e delle grida di aiuto si avvertivano, Girdo senza perdere un attimo di tempo saltò su Pastis e la mise in moto, il tempo di prendere velocità e raggiunse il natante in difficoltà, "dai salta su, presto!" disse, il povero malcapitato si gettò in acqua e venne raccolto da Girdo che lo portò a bordo "stai bene?" "si si ti ringrazio, non so come sia successo, mi trovavo in mare in viaggio e ad un certo punto è esploso il motore e sono stato colpito da un portellone di legno" "va beh dai, importante è che non sia successo nulla di grave "no no fortunatamente sei arrivato tu" disse sorridendo "si, sono stato svegliato da Remo, il gabbiano che ho adottato, lo vedi, è li seduto sulla prua, ha iniziato a strepitare in casa e mi ha fatto uscire e c'eri tu, ma ora tranquillo, sei salvo, alla barca ormai ci penseremo appena farà più luce" così fecero ritorno al porticciolo e stremato dalla fatica lo condusse a casa sue dove si addormentò di botto nel divano.
Verso le dieci Girdo scese in soggiorno per svegliare l'ospite inatteso e per sapere se se la sentisse di scendere in porto assieme agli altri pescatori per recuperare la barca ormai affondata. Di buon grado accettò e nel frattempo di presentò "io comunque mi chiamo Sinandro" "tanto piacere sono Girdo". Così uscirono nuovamente in mare, Girdo arrivati al punto del naufragio, levatosi la maglietta si gettò agilmente in acqua per agganciare le cime e con l'aiuto delle altre barche trainarono il relitto in secca.
Fu un momento di grande fatica per tutti ma alla fine il lavoro venne finito.
"Mamma mia! senti Sinandro mi sa che qua è ora di pranzo, mi stavo chiedendo se ti va di mangiare qualcosa, c'è una trattoria dove si mangia senza bene" "Se non reco disturbo molto volentieri" disse e così qualche via dopo ecco la Trattoria da Marille.
Girdo e Sinandro passavano tanto tempo assieme, andavano spesso a pesca, sempre con il fedele Remo si intende, trascorrevano ore in compagnia l'uno dell'altro, raccontandosi le loro storie di viaggi, la loro vita, i vecchi ricordi e di come Girdo aveva trovato il povero Remo.
Non c'era giorno che Sinandro non passasse a trovare Girdo per fare due chiacchiere o una passeggiata al faro nelle sere d'estate e lui ne era ben felice, era da tanto tempo che non trovava una persona come lui.
L'umore del giovane marinaio era finalmente cambiato "Remo!" disse un pomeriggio rivolgendosi al gabbiano "sai che forse è successo?" il gabbiano aveva capito di cosa stesse parlando e per tutta risposta scese dalla cesta e sbattè le ali e iniziò a girare sul posto felice, con quelle sue zampe enormi "Si mi sa che hai ragione caro amico, mi farò avanti stasera".
Quindi arrivata la sera si preparò di tutto punto, mise la maglia che più gli donava e passò a prendere Sinandro che nel frattempo viveva in una casa con una signora di mezza età.
Si recarono come sempre a fare un giro nella piazza centrale sino ad arrivare giù al molo delle barche e si sedettero con i piedi che toccavano l'acqua, stavano molto vicini l'uno all'altro e questa volta parlavano un po più impacciati, si percepiva un po di imbarazzo e ogni tanto si guardavano con un mezzo sorriso divertito, lo avevano capito; il sole stava scendendo dietro il mare e l'aria si faceva fresca finalmente, la luce colorava di arancione i capelli di Girdo e gli occhi di Sinandro si fecero di un bel color nocciola chiaro, improvvisamente scese un silenzio straniante tra i due e fu un attimo, i nasi si accostarono, gli occhi si chiusero e un leggero bacio sfiorò le loro labbra. Il mondo venne chiuso fuori, tutto si fece silenzioso, tutto si acquietò. Un bacio leggero e cauto in quel mare che tramontava, gli occhi di entrambi si riaprirono, si guardarono e una lacrima di emozione scese sul viso di Girdo.