domenica 13 marzo 2016

È sempre una questione di tempo

Quella che racconterò è una storia che mi vede protagonista. Una torbida storia.
Tutto partì da un desiderio, diventare una scrittrice famosa e acclamata, era il mio sogno, il mio avido sogno.
Molti la annovererebbero tra i racconti di cronaca e i gialli.
Avevo già partecipato ai più svariati concorsi letterari, dal Premio Foglio d'oro, alla rassegna dell'Associazione Amici della Scrittura. Ma nulla, ogni anno vinceva quella mezza nullità di Daria.
Così, una sera, scorrendo le pagine di un giornale, saranno state le 21.00, lessi l'annuncio per un nuovo concorso letterario "La matita insanguinata; brevi racconti gialli".
Buttai subito giù qualche idea, una prima trama e qualche abbozzo di personaggio: ma dentro di me sapevo già che Daria avrebbe partecipato e ovviamente vinto pure questa volta.
Così lentamente nella mia mente iniziò ad insinuarsi e a crescere un forte ansia e presi la decisione che era arrivato il momento di farla fuori quella nullità. Dovevo essere io la più brava.
Così uscii di casa, presi l'ombrello perchè pioveva come poche volte era capitato e andai.
Mi incamminai per le vie della città, umide e puzzolenti per lo smog misto alla pioggia.
Quartiere dopo quartiere, angolo dopo angolo, le auto mi abbagliavano con i fari e sfrecciavano via.
Finchè giunsi sotto al suo appartamento.
Si trovava in un bel palazzotto alto, borghese, di cinque piani, tutto ben rifinito.

Dal basso vedevo una delle finestre di casa sua ancora accesa. Tante, troppe volte ero stata li per complimentarmi per i suoi successi, per partecipare ad incontri culturali, ma non la sopportavo.
Alta, capelli lungi e molto mossi, onde nere tenute da un fermaglio a forma di dalia, una bella donna senza dubbio, ma di una spocchia insopportabile.
Sapeva benissimo di essere apprezzata e la sua finta modestia mi indispettiva.
Attesi qualche istante e poi decisi di salire.
Ero decisa a farle un discorsetto e a sputarle addosso tutto il mio veleno; avevo portato con me anche l'arma con il quale avrei liberato il mondo dalla sua viscida presenza, una lucente e cromata pistola, regolarmente detenuta e registrata ovviamente.
Salivo le scale passo passo, quando improvvisamente la luce si spense.
Restai al buio, non sapendo dove fosse l'interruttore e non volendo incautamente suonare un campanello, col rischio poi di esser vista, proseguii senza luce. Le suole strisciavano e graffiavano sui gradini in marmo.
Arrivata davanti al suo appartamento trovai la porta semi aperta e una lama di luce gialla illuminava il pianerottolo scuro. Mi avvicinai molto lentamente, tesi l'orecchio per cercare di percepire qualche rumore ma nulla, tutto taceva.
Aprii la porta d'ingresso e la vidi, stesa a terra con un rivolo di sangue che le usciva dalla schiena.
Per poco non svenni dal terrore.
Non seppi più che fare, urlare? andare a chiamare la polizia?
Iniziai a sudare freddo dal terrore.
Nella confusione mentale del momento riuscii però a notare un foglio con scritto in rosso il mio nome, era appeso allo specchio dell'ingresso con un pezzo do nastro adesivo, lo presi e lessi "Ora non dovrai più preoccuparti per i futuri concorsi, sei tu la migliore; Firmato Personaggio Chiave."

Mi guardai attorno cercando di capire, sperando che nessun'altro avesse letto quel biglietto. Me ne andai di corsa da quella casa e feci le scale in un vortice di ansia e shock. Correvo e pensieri si affastellavano l'uno sopra l'altro. Dovevo assolutamente sparire da li.
La notizia si sarebbe sparsa di li a qualche istante "Daria, la scrittrice da milioni di copie è stata assassinata".
Passarono i mesi, la polizia non riuscì a scoprire chi l'avesse uccisa.
Io ovviamente portai via con me quel biglietto.
Da quel momento vinsi tutti i concorsi letterari.

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