giovedì 8 ottobre 2020

Una cerimonia

  Prese quindi per mano la giovane che forse ignara di quello che veramente sarebbe accaduto quella notte, aprì un passaggio nascosto e la condusse per un lungo corridoio scuro. Alle loro spalle sopraggiungeva una donna di età non dissimile dalla ragazza che si guardava alla spalle per assicurarsi di non essere seguiti e prima di chiudere alle loro spalle la porta nascosta avvicinò il pesante clavicembalo di modo da chiudere il passaggio e serrò quindi l'ingresso. Le altre donne che nel frattempo li avevano preceduti erano già entrate nella stanza e parlando tra di loro, quasi bisbigliando della gioia di quella inaspettata festa, si preparavano alla celebrazione. La fece quindi entrare nella prima camera a sinistra; le luci della stanza erano di un giallo caldo e illuminavano delicatamente le poche cose che vi erano all'interno, delle sedie addossate alle pareti, uno scrittoio e credenze in vetro coperte da lunghi teli bianchi. Con un colpo di manovella accesero quindi un grammofono dal quale gracchiando venne fuori una vecchia musica da ballo alquanto stonata e si sistemarono in cerchio. 
Prima di iniziare però necessitò di recarsi in bagno, così lasciò la giovane alle cure di una ragazza che sorridente la accolse tra le sue mani e uscito dalla stanza ormai pronta per la cerimonia di iniziazione, percorse il corridoio che alla sua destra veniva intervallato da alte vetrate incorniciate da ferro battuto che davano alla corte interna. Un luogo quello di cui pochi conoscevano l'esistenza. Il crepuscolo ormai inoltrato sagomava di nero tutte figure; alberi frondosi e secchi, il pozzo centrale, oggetti da giardino abbandonati da tantissimo tempo e ormai rovinati venivano pallidamente rischiarati dalla lattea luce della luna che faceva capolino dal cornicione dell'edificio. 
La musica si spandeva leggera per il silenzioso corridoio che rimbombava delicatamente solo dei suoi passi. Arrivato alla stanza da bagno si accomodò. Anche li le vetrate sostituivano parte dei muri e davano sul giardino ingrigito dal sole che ormai spariva. 
Improvvisamente alle sue spalle un rumore che sembrò il frullare di ali attirò la sua attenzione. Nella penombra vide delle piccole sagome che sbattevano con insistenza verso i vetri e si accalcavano entrando da una fessura nell'angolo delle vetrate rotte. Erano degli uccelli che spingendosi entravano sempre più numerosi riempiendo l'aria dei loro versi rauchi e si dirigevano verso di lui con fare minaccioso allargando a dismisura il loro becco. Si risistemò velocemente e per evitare di essere attaccato si difese afferrandoli con le mani e lanciandoli con forza verso loro stessi. Gli uccelli rabbiosi, spalancarono ancora di più il becco che si deformava e fagocitarono il suo simile come chi voracemente ingoia un pezzo di torta. 

La stanza si riempiva sempre più di quel rumore di ali e vedeva volare attorno scuri uccelli che urlavano e lo incalzavano per attaccarlo. 
Afferrò nuovamente altri due di quei volatili per allontanarli da se e quando li ebbe tra le mani questi si attaccarono l'uno contro l'altro beccandosi a vicenda fino a quando uno non soccombette e venne ingoiato dal rivale. Preso dall'orrore uscì velocemente richiudendo alle sue spalle la porta di legno. Dall'interno sentiva il rumore di ali che battevano e i versi striduli dei loro attacchi che non si fermavano ma aumentavano con un rumore che sembrava un rombo di un tuono lontano. 
Passando a passi svelti accanto alla camera attigua vide che quella che poco prima era vuota adesso era piena di gatti rabbiosi che si azzuffavano tra di loro e c'era chi aveva tra i denti piume colorate e per terra ciò che restava del becco di un grande pappagallo. Non pareva che la sua presenza li infastidissero, sembravano indifferenti a lui. Tuttavia c'era chi lo fissava con feroci occhi come per studiarlo e calcolare la minaccia, fin quando uno di essi con un grido rauco gli si avventò alla manica del maglione e la strattonava come per lacerare ciò che aveva afferrato. Fortunatamente chi lo aveva aggredito era un gatto di piccole dimensioni, così poté staccarlo abbastanza facilmente dal suo braccio e rigettarlo in mezzo al gruppo dei suoi simili per poi sparire nel buio in quel groviglio di code, denti affilati e occhi iridescenti.
Finalmente raggiunse la camera con i confratelli e le consorelle. Li guardò con aria stralunata sperando non si accorgessero di quello che era appena successo ma sapeva che quello era dovuto ai preparativi e alle invocazioni di inizio, si racconta che ci fu a chi andò molto peggio in passato. 
Si avvicinò quindi alla giovane, che nel frattempo era stata preparata con profumi e agghindata con una coroncina di fiori di campo e la portò al centro del gruppo, così la cerimonia iniziò.

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