Un piccolo paesino di campagna come tanti ne esistono nel nostro bel paese, improvvisamente venne ridestato dal suo consueto torpore. Si mormorava e ci si passava la voce dell'avvistamento di uno strano essere che viveva nei boschi. L'avevano avvistato escursionisti, persone che andavano alla ricerca di funghi e qualche famiglia in gita domenicale. Tuttavia però in pochi avrebbero giurato di averlo visto tanto perfettamente da poterlo descrivere in modo esaustivo. Si diceva che camminasse velocissimo e si nascondesse tra i cespugli più fitti.
C'era chi diceva che fosse alto due metri, oppure che avesse le orecchie a punta. Insomma il mistero si aggirava per la piccola cittadina.
Le persone iniziarono ad avere timore di uscire al calar del buio non si sa mai lo avessero incontrato. I poveri cagnolini che andavano a passeggio per fare la loro pipì serale dovevano accontentarsi di un veloce giretto attorno alla via e poi con i padroni subito a casa al sicuro. Nelle famiglie e nei bar e dal parrucchiere non si parlava d'altro che di questa misteriosa figura che si aggirava nella selva.
Il sindaco della città, dopo le pressioni dei poveri abitanti, con una delibera urgente predispose una squadra di cittadini volenterosi per andare a cercarlo... si ma cercare cosa? nessuno lo sapeva descrivere con chiarezza; avevano chiamato l'artista del paese che stando a tutte le descrizioni che aveva ricevuto aveva creato una decina di disegni tutti diversi l'uno dall'altro. La situazione era seria, e non c'era altro da fare, doveva essere trovato.
Il sindaco della città, dopo le pressioni dei poveri abitanti, con una delibera urgente predispose una squadra di cittadini volenterosi per andare a cercarlo... si ma cercare cosa? nessuno lo sapeva descrivere con chiarezza; avevano chiamato l'artista del paese che stando a tutte le descrizioni che aveva ricevuto aveva creato una decina di disegni tutti diversi l'uno dall'altro. La situazione era seria, e non c'era altro da fare, doveva essere trovato.
Così un gruppo di dieci adulti e perfino tre bambini partirono per la spedizione di ricerca. Attraversata la campagna arrivarono all'inizio del bosco che sebbene fosse pieno giorno improvvisamente si fece spettrale e tetro. Si inoltrarono quindi tra gli alberi e iniziarono a frugare tra i cespugli. Una ricerca lunghissima. I cani da tartufo annusavano e raspavano appena sentivano un odore particolare ma ciò che trovavano erano ovviamente solo tartufi che per l'occasione vennero lasciati dove si trovavano; la priorità era trovare l'essere. Ore interminabili di perlustrazione che vennero interrotte dal momento del pranzo. Così si aprirono gli zaini e ci si avventò sui panini e la frutta. Fu però quando uno dei bambini gettò via un torsolo di mela che qualcosa si mosse dove cadde. Il bambino, incuriosito, con la scusa della pipì, si diresse dove vide quel movimento. Camminava un pò circospetto e non smetteva di fissare il punto.
Cercava di fare il meno rumore possibile ma sotto le sua scarpe era inevitabile lo scrocchiare delle foglie e dei rami. Arrivò vicino ad un cespuglio e vedendo che qualcosa si mosse si bloccò per la paura, ma preso coraggio si sporse... e fu così che lo vide... aveva visto la misteriosa creatura che da giorni faceva parlare di se. Il bambino trattenne un grido coprendosi la bocca ma l'esclamazione di stupore aveva destato la creatura che colta all'improvviso mentre mangiava la mela lanciata poco prima, non ebbe la prontezza di scappare, ma rimase li a fissare impietrita.
L'aveva trovato, e non era affatto come lo avevano descritto, non era alto due metri e non aveva le orecchie a punta; era una specie di pinguino ma molto più peloso e arruffato, come lo spazzolone per lavare per terra, con il pelo color muschio tra il marrone e il verde, un lungo naso simile al tapiro, le zampe blu e sopra la testa aveva due specie di antenne gialle simili a fiori.
Restarono a fissarsi per qualche istante poi il bambino si presentò dicendo di chiamarsi Cristofano. L'esserino continuava a guardarlo poi aprì la bocca e disse con una voce un pò nasale e vagamente incomprensibile "Matafaluga", Cristofano non capiva esattamente se quello fosse il suo nome o cos'altro, ma tant'è quella parola gli piaceva e decise che lo avrebbe chiamato così... Matafaluga. Resosi però conto che mancava già da un pò decise di tornare velocemente al punto dove stazionava il resto del gruppo, ma prima disse alla creatura di nascondersi perchè lo stavano cercando, il Matafaluga sembrò aver capito così scappò con le sue zampe blu da papera nel folto del bosco. Il gruppo, una volta tornato Cristofano riprese le ricerche ma lui ora era più tranquillo perchè sapeva che Matafaluga era ben lontano. Le ricerche proseguirono ancora per due ore poi visto che stava iniziando a calare il sole si decise di tornare alle proprie abitazioni. Si sarebbe ripreso tra qualche giorno.
La mattina seguente Cristofano chiamò i suoi amici, un gruppetto di sei bambini e disse loro di aver visto l'essere e che si chiamava Matafaluga e ne diede la descrizione. Ovviamente non gli credettero e lo presero in giro, ma lui serio e un pò risentito li esortò a recarsi con lui. Il gruppo dei sei iniziò la scarpinata verso il bosco e percorsi pochi metri una volta addentrati tra gli alberi, iniziò a chiamarlo: -Matafaluga!.. -Matafaluga!.. Cristofano chiamava a voce alta ma non si faceva vivo nessuno, -sei il solito bugiardo Cristofano- lo apostrofò Beatrice, -esiste vi dico... Matafaluga!..- Cristofano girava per l'area urlando il nome, poi improvvisamente videro qualcosa muoversi velocemente fra i cespugli. -Matafaluga!- dissero, -aspettate, non urlate tutti assieme, così lo spaventate, vado io- disse Cristofano dirigendosi dove videro quel movimento. Gli altri osservavano il loro amico fermarsi poco distante e attesero, poi tornò in dietro e notarono qualcosa che uscendo dal cespuglio, lo seguiva. Era un essere peloso e dal naso lungo. I bambini gli si apprestarono un pò intimoriti e stupiti e non osavano avvicinarsi più di tanto, ne tanto meno accarezzarlo.
-Questo è Matafaluga- disse con un certo orgoglio Cristofano.
-Matafaluga- fece di rimando quello strano essere dal pelo arruffato.
Allora uno dopo l'altro anche gli altri si presentarono.
Improvvisamente però si voltò e a passo svelto muovendo le sue zampone blu sembrò tornare sui suoi passi, ma voltatosi come per volerli chiamare si fece seguire e così fecero. Percorsero un sentiero che si addentrava sempre più tra i rami fitti della boscaglia. La creatura ogni tanto si voltava e ripeteva quella strana parola "Matafaluga". Camminarono per un lungo tragitto fino a quando si fermò davanti ad un groviglio di rami talmente intrecciati e fitti da non permettere di vedere oltre. La creatura allora allungò le zampe, toccò i rami aggrovigliati e questi si districarono come fossero fatti di morbida stoffa. Dopo di che si voltò verso il gruppetto e si fece seguire nuovamente e assieme entrarono oltre quella soglia. Vennero fatti entrare in una radura che spaziava da destra a sinistra. C'era una grandissima roccia dal quale usciva dell'acqua, al centro un prato verdissimo con milioni di fiori dai colori più vividi. -È qua che vivi allora!- disse Rinaldo mettendosi a posto gli occhiali. Matafaluga lo guardò e sorrise. Poi ancora una volta fece segno di seguirlo e li fece entrare dentro un albero cavo. Dentro era molto buio. Matafaluga allora diede un colpo di mano e improvvisamente apparve la luce... erano dentro la sua tana. Un comodissimo rifugio fatto di mobili di legno imbottiti di morbido cotone. I sei amici si accomodarono nelle sedie e il padrone di casa, aperta la credenza posta vicino al caminetto estrasse un piatto con dei biscotti. I bambini senza tanti complimenti ne presero uno per ciascuno nel mentre che veniva preparata una tazza di latte e buon miele per tutti. Era una merenda perfetta. Il Matafaluga fu molto felice di avere tutti quegli ospiti un pò inattesi. Meno male che aveva spolverato la sua casa il giorno prima.
Finita la merenda tutti loro tornarono all'aperto e si godettero il bel sole giocando nell'altalena fatta con corde di fibra di muschio intrecciato e sugli scivoli in corteccia che iniziavano dagli alberi altissimi e andavano velocissimi verso il prato.
Arrivò però il momento di tornare alle proprie case. Così i bambini salutato Matafaluga e usciti dal groviglio si diressero verso il sentiero. In quel momento però vennero fermati da una persona che si parò davanti a loro e con uno sguardo poco rassicurante disse -ah! Ma allora è qua che vive quel mostro!- Cristofano subito intervenne, -non è un mostro, è una creatura del bosco buona e gentile-, -questo lo dite voi, piccoli tappi, adesso vedremo chi ha ragione. Andrò immediatamente ad avvisare il sindaco e tutta la squadra di ricerca- detto ciò corse il più che potè verso il paese.
I sei preoccupati per quello che stava per succedere tornarono immediatamente davanti alla casa del Matafaluga e urlato il suo nome entrarono dentro il giardino. Matafaluga ascoltò con evidente apprensione quello che gli raccontavano, ma con un sorriso scaltro fece capire loro di non preoccuparsi.
Da lontano si sentirono giungere dei rumori di persone che parlavano in modo concitato con al seguito dei cani che latravano con forza. Erano sempre più vicini. Il Matafaluga allora molto velocemente corse verso il muro di rami intrecciati che fungeva da ingresso e iniziò a muovere le sue antenne e le mani. Fatto ciò indicò a bambini di salire sugli alberi tramite delle scale e così pure fece lui. Fece loro segno di aspettare.
-Ma che succede?- disse uno del gruppo di ricerca, -siamo già passati dieci volte qua, avremmo dovuto trovare il suo nascondiglio già da un pezzo-.
-Sei sicuro di quello che dici?- intervenne il sindaco che si era unito al gruppo di persona.
-Certo signor sindaco, li ho seguiti apposta.-
Improvvisamente il Matafaluga prese dalla cesta delle pigne e iniziò a gettarle dabbasso verso gli intrusi. Così pure fecero i sei amici che iniziarono a bersagliare i malcapitati che non capivano da dove arrivavano quei proiettili.
-Ehi!, ma chi ci sta colpendo?-
-Non si capisce, arrivano dall'alto ma non si vede nulla-.
-Presto scappiamo, non si resiste!-.
Così tutti assieme fuggirono a gambe levate sparpagliandosi nel bosco.
Il gruppetto appostato sopra gli alberi come fossero delle torri, gioì alla vista di quelli che scappavano e anche il Matafaluga che con la sua magia aveva reso invisibile il suo nascondiglio.
Festeggiarono sino al tramonto.
Una volta ritornati a casa, in paese si raccontava quello che era successo, delle pigne volanti, del fantomatico mostro del bosco.
I sei amici si ripromisero di non dire mai a nessuno dove vivesse il Matafaluga a cui assicurarono che sarebbero andati a trovarlo nuovamente.
