Emozioni inesistenti, nessun coinvolgimento, nessuna descrizione dell'ambiente, personaggi senza spessore psicologico o carattere, dalla protagonista agli investigatori. Hanno parlato di continui colpi di scena io ne ho contato solo 1 o 2 degni di nota.
Tutto scorre lento e per un "thriller contemporaneo" come dice Stephen King (che a sto punto mi chiedo dove lo abbia visto il thrilling in questo libro) non credo debba essere il modo giusto di procedere.
La protagonista non coinvolge per nulla.
Anna Fox, psicologa, soffre di agorafobia (ci viene svelato a più di metà libro la ragione quando ormai non ne puoi più), è costretta a stare in casa tra psicofarmaci e bicchieri di vino a profusione e chatta in un forum dedicato a chi soffre di questa patologia. Un giorno dalla finestra mentre guarda il vicinato con la sua macchina fotografica assiste ad un omicidio. Da li inizia il racconto con gli amici e la polizia che non le credeno visto il suo uso di medicine. Questa è la trama generale, mi aspettavo un coinvolgimento maggiore nei meandri della protagonista, del suo disagio, invece è tutto asettico, inespressivo. Soffre di agorafobia e poi alla prima occasione esce fuori casa come se nulla fosse... bah!
Mi chiedo chi abbia avuto l'idea di pubblicarlo. Si salvano le prime 20 pagine e le ultime 20 (su 350, fate voi) dove c'è finalmente un pò di pathos.
Viene paragonato alla suspense di Hitchcock ma del regista inglese non c'è proprio nulla se non le citazioni dei suoi titoli (e non basta certo questo a farne un thriller coinvolgente) e l'idea di un omicidio visto dalla finestra (che il regista ha a sua volta tratto da un racconto è doveroso ricordarlo).
Personalmente tanto rumore per nulla per una storia dal quale mi aspettavo molto molto di più.
A dispetto di ciò il film è nettamente migliore, cosa che di solito accade raramente. Ci sono tutte le caratteristiche di cui il libro sembra carente