Cagliari, 1913. All'interno dell'elegante albergo La Scala di Ferro si aggira un anonimo individuo trafelato che aiutato da uno dei camerieri si reca nella sua stanza. Sotto le braccia portano un pesante oggetto.
Finalmente al chiuso della sua stanza e al sicuro da occhi indiscreti, svolge il lungo fardello dal panno e poggiatolo sul letto lo osserva attentamaente con occhi ammirati.
Davanti a se ha una tavola in legno malconcia decorata ad archetti e ricoperta da vernice che in certi punti mostra le acune di ciò che contiene sotto di se.
Si dirige perciò verso l'armadio e li nella sua borsa da viaggio estrae un piccolo astuccio in pelle dal quale sfila un temperino.
Estrae la lama dalla sicura e con mano un pò malferma dall'emozione inizia a grattare via la spessa patina incrostata.
Pezzo dopo pezzo, l'uomo gratta via il più attentamente che può strati di vernice secca e finalmente inizia a scoprire ciò che l'istinto gli aveva suggerito.
Al di sotto iniziò a comparire piano piano un prezioso fondo dorato inciso a fiori e da ogni arcatella emerge fuori una figura dipinta.
Ci vollero parecchi minuti di pulitura perchè fosse visibile il più possibile.
Dalla tavola incrostata emersero sette scomparti tutti in fondo oro e ad ogni scomparto corrispondevano sette figure sacre tra le quali un Michele Arcangelo e un fiero San Giorgio. Nel mezzo faceva la sua bella figura Gesù appena disceso dalla croce e sorretto da un malinconico angelo che lo tiene fra le braccia.
L'uomo rimane sbalordito dall'incredibile scoperta. Resta a fissare incredulo la tavola dipinta per un tempo infinito talmente era ammaliato dalla delicatezza della pittura. Il suo istinto aveva avuto ragione quando lo comprò per pochi soldi ad un contadino che aveva usato tale meraviglia come recinto per polli.
Riavvolse il pannelo e non disse nulla a nessuno della scoperta. Scese nella hall dell'albergo e direttosi al bar ordinò un caffè e sedette nelle poltroncine.
Arrivò il momento di ripartire e tornare in continente: li poi avrebbe provveduto a farlo restaurare al meglio e chissà forse rivenderlo a qualche antiquario.
Il suo lavoro da professore lo richiamava al dovere.
Aiutato dai valletti si fa portare quindi i bagagli nella sua auto che lo avrebbe condotto poi al piroscafo ormeggiato nel porto li vicino. Tra i bagagli c'è anche il prezioso involto, coperto accuratamente per non prendere urti e tenerlo ben nascosto.
L'auto parte, discende veloce la lunga via che costeggia l'albergo, un tempo li dove sorgevano le antiche mura di difesa e la vide finalemte da lontano, mancava poco.
Parcheggiata l'automobile, gli inservienti del porto svuotarono l'elegante auto e iniziarono a imbarcare le sue valige. Tuttavia però qualcosa non sfuggì all'addetto del controllo della Regia Dogana.
Un doganiere, incuriosito dal voluminoso oggetto avvolto in un lenzuolo chiede di potterlo vedere.
L'uomo un pò titubante fa come gli venne chiesto, ordinato per meglio dire, e quale non fu la loro sorpresa nel vedere la preziosa tavola dipinta.
Gli venne richiesta una bolla di accompagnamento, un certificato, ma l'uomo non sapendo dare nessuna di quelle cose cercò di spiegare la vicenda. Immediatamente il dipinto venne requisito e posto sotto l'attenzione della Soprintendenza delle Antichità di Cagliari che dopo un accurato restauro lo espose nel Regio Museo Archeologico di Cagliari.
La tavola in questione è la cosidetta Predella di San Lucifero così nominata poichè provviene dalla chiesa dedicata al vescovo Lucifero di Cagliari, anche se molto probabilmente provveniva dalla chiesa oggi scomparsa di San Bardilio (di cui restano però delle foto) e facente parte di un retablo perduto.
Questa tavola venne trovata da un professore all'interno di un cortile infissa nel terreno e usata realmente come recinto per i polli.
Il professore con i proprietari fece un cambio particolare, diede loro 20lire e siccome erano persone pratiche diede pure un'altra tavola in cambio. Stava per portarsela via, ma alla dogana venne fermato, la tavola requisita ed oggi esposta nella Pinacoteca Nazionale di Cagliari.
È attribuita a Joan Figuera, datata alla seconda metà del '400.
Questa storia ci viene raccontata da una storica dell'arte americana, Georgiana Goddard King, nel suo libro Pittura sarda del quattro-cinquecento. La sorte del professore non ci è data sapere quale fu, la studiosa non ne fa riferimento e non sappiamo nemmeno quale era il suo nome.
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