Parliamo di un omicidio, parliamo della morte di una giovane ragazza (perché definirla giovane donna sarebbe fuorviante). Questa volta però non è un racconto inventato, non è una sceneggiatura da serie tv.
Un caso di cronaca nera che a suo tempo fece molto clamore, ma che col tempo è passato nel dimenticatoio (sfortunatamente?). La morte di #GisellaOrrù, uccisa e gettata in un pozzo nelle campagne di Carbonia la notte del 18 giugno del 1989 a soli 16 anni. Oggi lo si sarebbe definito "femminicidio", ma questa storia va oltre quel termine, va oltre una statistica da telegiornale o un paio di scarpe rosse. Qui si intrecciano droga, omertà, prostituzione e clan di malaffare provenienti oltre l'isola. Tutto si intreccia ma il bandolo non ha fine. I colpevoli furono tanti e nessuno. Perché come spesso succede la verità giudiziaria potrebbe non coincidere con la verità dei fatti realmente accaduti.
Gisella bella e con la testa sulle spalle nonostante una famiglia assente (viveva con la nonna) riuscì a crescere con valori saldi ma che per sua sfortuna si fidò delle persone sbagliate (a voi decidere chi). Trovò la morte dopo un rapporto non voluto. Una storia che mise in luce un sottoterra inaspettato di una città lontana dalle metropoli come appunto Carbonia.
Molto lo definiranno la Twin Peaks sarda e per molti aspetti i fatti collimano... ma questa storia è accaduta per davvero.
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