mercoledì 26 marzo 2014

Dall'albero:

Stava seduta tutta la notte Adina, aspettando ogni volta da sopra la profonda scogliera e non chiudeva occhio.
Tutta la notte li, finchè non vedeva da lontano le luci della grande imbarcazione in legno che si avvicinavano al porto, e tutte quelle notti ringraziava le stelle per aver tenuto libero il cielo dalle nubi di modo che potesse essere ben visibile il faro del villaggio sul costone.
Aspettava il suo ritorno anche con il vento più freddo.
Molte volte aveva però rischiato di non vedere più la barca in porto, assistendo da lontano alla lotta con il mare, lei impassibile, ma sapeva che era un marinaio esperto. E quella notte il tempo sembrava aver voluto giocare con la sua bravura. Come a volerlo sfidare.
Alte onde una di seguito all'altra iniziarono a schiaffeggiare gli scogli e il vento sembrava che le aizzasse contro.
Da lontano Adina assisteva alla scena con angoscia. Il vento stava aumentando come non aveva mai visto prima, si era dovuta tenere ben salda ad un albero li vicino per evitare che cadesse nel nero baratro ululante di acqua e schiuma.
Le onde erano ormai fuori controllo, ora a stento riusciva a vedere le deboli luci che venivano inghiottite da quel mostro e molte volte aveva visto la barca sparire tra le onde. La barca cercava di dirigersi verso la costa, ma veniva sbattuta violentemente sempre più lontano.
Il suo sguardo di terrore era quella paura che si prova nell'impotenza e alla forza di non poter far qualcosa pur assistendo alla scena.
Ormai la tempesta aveva avvolto la piccola isola. 
Adina stretta attorno all'albero, la gonna che veniva mossa violentemente, venne sfiorata in viso da un ramo secco che spezzatosi si lanciò contro il faro e precipitò nel buio del mare, urla di tempesta lo acclamavano e lo ingoiarono.
Il suo sguardo si perse in quell'abisso, non era più possibile vedere e riconoscere nulla dell'imbarcazione, ne le luci, ne le bandiere strappate con violenza. Lei era li, sola, poteva solo aspettare e stringersi al quell'albero, affondare le dire sino a farle diventare bianche. -Dove sei?- si domandava -forza! non puoi mollare adesso- i suoi pensieri erano nebbia in quegli istanti.
Colpo su colpo le onde salmastre spruzzavano vapori fin sul suo viso.
D'improvviso eccola, una flebile luce verde iniziò a notarsi in mezzo alla tempesta, era lui, le onde sempre più profonde e nere ghermivano l'imbarcazione, schiuma bianca si insinuava tra i boccaporti. 
Ma non era un visione di ritrovata speranza quella che si stava compiendo davanti a lei. Si distinse sempre più nettamente in quella notte una cattedrale di acqua che lentamente si faceva largo tra i flutti; il terrore che ne scaturì da quella visione fu pari solamente a quello che avvenne, il rombo delle onde, la schiuma che arrivava sin sulla scogliera, il turbinio del vento, una convulsione di rumori e visioni e quell'edificio collassò schiacciando il natante e facendolo sparire nella voragine di acqua. 
L'urlo straziante della donna a quella scena non venne udito da nessuno, gli occhi le si spalancarono, fece per lanciarsi per andare a soccorrerlo, ma era paralizzata, aggrappata con le unghie a quell'albero che la trattenne da quel istintivo gesto, allungò il braccio come per afferrarlo, il suo dolore era una spada infilata nel costato, -torna!- ripeteva tra le lacrime -non puoi lasciarmi qua!- urlava, si teneva il petto, il volto rigato dalle lacrime solcavano il viso bagnato dalla salsedine e dalla pioggia. Non c'era più nulla che tra quei flutti le ridesse la promessa di rivederlo, onde su onde, acqua su acqua, schiuma contro schiuma. 

martedì 25 marzo 2014

Amy Foster; un racconto; mie impressioni

Ho letto poco fa il racconto di Joseph Conrad; Amy Foster e volevo parlarvene, visto che è un racconto che per tanto tempo ho desiderato leggere dopo aver visto il film in televisione dal titolo Lo straniero che venne dal mare ma che le case editrici non pubblicano più da anni, infatti l'ho trovato in un vecchio libro degli anni 90 preso in internet (Se si escludono le antologie in volume unico curate dalle Newton che personalmente non mi piacciono, visto che risultano essere dei tomi voluminosissimi e fanno passare tutta la voglia di leggere, oltre che scomodi da maneggiare). 
Partiamo un po con i dati storici, scritta nel 1901 e pubblicata sul Illustrate London News, questa novella diremmo noi in Italia, fece poi parte della raccolta Tifone e altri racconti, pubblicato nel 1903.
La vicenda è narrata in terza persona da un certo Swaffer, signorotto locale e descrive la vicenda di come la comparsa improvvisa di uno straniero abbia portato il dramma nella piccola comunità inglese di pescatori di Brenzet. 
Partito tempo prima da Hamburgo con una nave che sta conducendo lui e altre persone disperate verso l'America, il vascello una notte affonda però poco distante dalle coste inglesi del paese ed è l'unico che riesce a sopravvivere. Non sa dove si trova. E' costretto quindi a girovagare come un barbone per le campagne e il paese e visto che non parla quella loro lingua, lui è polacco, non può comunicare se non a gesti o a suoni e i residenti quindi hanno pochi riguardi verso di lui, viene infatti maltrattato e creduto un mentecatto proprio per il fatto che parla in quello strano modo. Nel frattempo durante il suo vagabondare incontra Amy, una ragazza taciturna e molto semplice, ritenuta non molto intelligente, che lavora come serva per una famiglia e che sarà però l'unica ad essere gentile con lui, offrendogli un pezzo di pane. Scoperto sarà però cacciato malamente dal padrone di casa.
Verrà finalmente preso sotto la custodia proprio di Swaffer che lo mette a lavoro nella sua tenuta dove lentamente impara l'inglese.
Si scoprirà chiamarsi Yanko (che in italiano è traducibile con Giovannino) e che nel suo paese lavorava come montanaro e che appunto era un naufrago, così il paese mette in relazione l'avvistamento tempo prima di una nave che affondava a largo delle loro coste con la sua presenza li e dei cadaveri ritrovati sulla spiaggia.
Intanto il suo rapporto con Amy si fa sempre più stretto tant'è che si innamora e le fa il dono di un nastrino per il collo, come era usanza dalle sue parti, che lei accetta di buon grado.
I due tempo dopo si sposano (il suo cognome da sposato sarà Goorall che nella sua lingua madre significa proprio montanaro, visto che all'inizio erano le sole parole che riusciva a pronunciare) provocando però la disapprovazione della comunità che non ha mai accettato fino in fondo quello straniero.
La coppia andrà così a vivere in una piccola casa su un colle donata dal Signor Swaffer, come gesto di gratitudine verso il giovane che tempo prima aveva salvato la nipotina dall'annegamento.
I due avranno poi un bambino.
Amy però inizierà ad essere molto turbata dal comportamento del marito che cerca di insegnare al piccolo la sua lingua natia e le sue preghiere ma che lei proprio non accetta.
Mesi dopo Yanko si ammala gravemente con una febbre altissima e inizia a delirare e a urlare parole in quella lingua che Amy non riesce a comprendere.
Spaventata allora fugge di casa in piena notte a casa del padre, abbandonando il marito in preda agli spasmi.
All'alba il medico del paese, Kennedy, persona colta e metropolita, che la notte prima aveva accudito Yanko, di ritorno da una chiamata in paese passa davanti alla casa e vedendo la porta spalancata subito si avvicina, l'uomo è disteso a terra moribondo; con un po di voce dice al medico, in inglese, che voleva solo un po di acqua e morì pochi istanti dopo sfinito dalla febbre alta e dalla sete.
Amy non parlerà mai più della sua vicenda; si scoprirà che il nome del bambino è Johnny (diminutivo di John).
Questo per sommi capi è il sunto del racconto.
Le aspettaive che mi ero fatto vedendo prima il film sono state un po disattese dal testo se devo essere sincero, la vicenda di per se è molto bella ed emozionante, i contenuti che vi sono descritti sono appartenenti alle impressioni personali, profonde e in parte autobiografiche che Conrad aveva della società inglese; lo scrittore stesso era polacco e viveva in Inghilterra, egli stesso durante una malattia con febbre aveva avuto dei deliri, parlava nella sua lingua natia e aveva aggredito la moglie e addirittura che forse egli stesso aveva paura di morire solo in un paese che non conosceva. 
Ma al di la di questo, quello che mi ha stupito è il fatto che il tutto sia stato raccontato in modo molto asciutto, netto, veloce, come una sorte di resoconto, senza espressione di quel pathos drammatico che con il film invece viene messo in luce e che speravo di trovare nel racconto, sino al culmine finale, insomma è una storia che non è certo una passeggiata come si è visto, ma alla vicenda scritta forse mancava proprio questo. 
Nel film viene descritto con una tenerezza dolcissima i loro primi incontri, le passeggiate, traspare l'affetto crescente tra i due, sino poi alla drammaticità straziante nell'ultima notte, lei che scappa di casa col bambino sotto la pioggia, lui che continua ad urlare in preda alle convulsioni della febbre, si percepisce tutto il terrore e la tristezza solitaria della vicenda umana, cosa che il testo però è carente, si riduce il tutto sempre a pochi passaggi, sembra di assistere al tutto attraverso una bolla di vetro, non traspare un emozione veramente coinvolgente, e questo vale per tutta la vicenda. Insomma abbiamo tutti in mente il finale de I dolori del giovane Werther e chi ha letto il racconto sa in che modo quasi epico è descritto quel gesto finale, oppure il drammatico epilogo dei racconti La lupa o Cavalleria Rusticana di Verga. Forse ecco mi aspettavo di trovare un coinvolgimento simile "epi-drammatico" ma che non ho trovato. Ho riscontrato solamente un coinvolgimento quando descrive tutta la storia della partenza e del naufragio. 
Tuttavia il racconto comunque mi è piaciuto e sarà nuovamente riletto prossimamente, così magari potrò rifarmi una nuova idea.