Stava seduta tutta la notte Adina, aspettando ogni volta da sopra la profonda scogliera e non chiudeva occhio.
Tutta la notte li, finchè non vedeva da lontano le luci della grande imbarcazione in legno che si avvicinavano al porto, e tutte quelle notti ringraziava le stelle per aver tenuto libero il cielo dalle nubi di modo che potesse essere ben visibile il faro del villaggio sul costone.
Aspettava il suo ritorno anche con il vento più freddo.
Molte volte aveva però rischiato di non vedere più la barca in porto, assistendo da lontano alla lotta con il mare, lei impassibile, ma sapeva che era un marinaio esperto. E quella notte il tempo sembrava aver voluto giocare con la sua bravura. Come a volerlo sfidare.
Alte onde una di seguito all'altra iniziarono a schiaffeggiare gli scogli e il vento sembrava che le aizzasse contro.
Da lontano Adina assisteva alla scena con angoscia. Il vento stava aumentando come non aveva mai visto prima, si era dovuta tenere ben salda ad un albero li vicino per evitare che cadesse nel nero baratro ululante di acqua e schiuma.
Le onde erano ormai fuori controllo, ora a stento riusciva a vedere le deboli luci che venivano inghiottite da quel mostro e molte volte aveva visto la barca sparire tra le onde. La barca cercava di dirigersi verso la costa, ma veniva sbattuta violentemente sempre più lontano.
Il suo sguardo di terrore era quella paura che si prova nell'impotenza e alla forza di non poter far qualcosa pur assistendo alla scena.
Ormai la tempesta aveva avvolto la piccola isola.
Adina stretta attorno all'albero, la gonna che veniva mossa violentemente, venne sfiorata in viso da un ramo secco che spezzatosi si lanciò contro il faro e precipitò nel buio del mare, urla di tempesta lo acclamavano e lo ingoiarono.
Il suo sguardo si perse in quell'abisso, non era più possibile vedere e riconoscere nulla dell'imbarcazione, ne le luci, ne le bandiere strappate con violenza. Lei era li, sola, poteva solo aspettare e stringersi al quell'albero, affondare le dire sino a farle diventare bianche. -Dove sei?- si domandava -forza! non puoi mollare adesso- i suoi pensieri erano nebbia in quegli istanti.
Colpo su colpo le onde salmastre spruzzavano vapori fin sul suo viso.
D'improvviso eccola, una flebile luce verde iniziò a notarsi in mezzo alla tempesta, era lui, le onde sempre più profonde e nere ghermivano l'imbarcazione, schiuma bianca si insinuava tra i boccaporti.
Ma non era un visione di ritrovata speranza quella che si stava compiendo davanti a lei. Si distinse sempre più nettamente in quella notte una cattedrale di acqua che lentamente si faceva largo tra i flutti; il terrore che ne scaturì da quella visione fu pari solamente a quello che avvenne, il rombo delle onde, la schiuma che arrivava sin sulla scogliera, il turbinio del vento, una convulsione di rumori e visioni e quell'edificio collassò schiacciando il natante e facendolo sparire nella voragine di acqua.
L'urlo straziante della donna a quella scena non venne udito da nessuno, gli occhi le si spalancarono, fece per lanciarsi per andare a soccorrerlo, ma era paralizzata, aggrappata con le unghie a quell'albero che la trattenne da quel istintivo gesto, allungò il braccio come per afferrarlo, il suo dolore era una spada infilata nel costato, -torna!- ripeteva tra le lacrime -non puoi lasciarmi qua!- urlava, si teneva il petto, il volto rigato dalle lacrime solcavano il viso bagnato dalla salsedine e dalla pioggia. Non c'era più nulla che tra quei flutti le ridesse la promessa di rivederlo, onde su onde, acqua su acqua, schiuma contro schiuma.

Nessun commento:
Posta un commento