giovedì 15 gennaio 2015

Il trasferimento:

Dopo molto tempo finalmente, Sebastiano e la famiglia si erano trasferiti nel nuovo paese.
Era veramente tutto diverso da dove vivevano prima. Non vedeva più gli alti palazzi di solo cemento e vetro. Ora c'erano tante case in legno dipinte di bianco, di marrone e qualcuna di verde muschio. I tetti erano fatti di tegole rosso-arancio con qualche caminetto bitorzoluto.
Anche la sua casa non era molto diversa da quelle, se non fosse che era a tre piani e la vernice del legno era sparita da tempo, facendo intravedere il colore scuro delle tavole rovinate.
Ma sistemata sarebbe diventata una bella casa.
Camera sua era sistemata all'ultimo piano assieme a quella dei genitori, era spaziosa e luminosa con due grandi finestre che sembravano degli occhi.
Ovviamente era ancora da finire di arredare, per il momento c'era il letto, l'armadio e una scrivania, il resto sarebbe arrivato il giorno dopo e si che allora ci sarebbe stato da faticare.
La cosa che più gli piaceva nella nuova abitazione era la torre che sbucava dal tetto.
Vi si accedeva tramite una porta verde nello stesso piano delle camere da letto.
Dentro erano state sistemate tutte le vecchie cose che non servivano, biciclette, appendiabiti, un orologio a pendolo e il vecchio baule appartenuto al nonno con gli attrezzi per la pesca.
I genitori nel frattempo continuavano a scaricare il rimanente dalle auto con l'aiuto dagli amici che si erano prestati per il trasloco; chi portava le sedie, chi i grandi quadri, era un continuo via vai da più di due ore e a lui era venuta fame visto che si era fatta quasi ora di cena ormai -"Mamma, manca ancora molto? io ho fame!"- "Ancora qualche minuto tesoro poi prepariamo, intanto perchè non vai a fare un giro per il giardino?" -"va bene" disse un po sconsolato.
Così si incamminò. Le foglie ingiallite per terra indicavano che ormai le belle giornate estive stavano finendo.
Per arrivare al giardino retrostante doveva passare attraverso una apertura tra l'alta siepe, scostò alcuni rami  troppo cresciuti e davanti a lui si aprì uno scenario che non aveva mai visto.
Gli alti alberi erano illuminati dalla luce dorata del sole che stava tramontando, proiettando a terra lunghissime ombre e le foglie che cadevano brillavano come cristallo ad ogni raggio riflesso.
Rimase qualche istante li incantato, iniziò poi ad esplorare incuriosito calpestando le foglie che si frantumavano sotto i piedi.
Improvvisamente però calpestò qualcosa che non era morbido quanto la terra umida, era ben più solido. Scostò quindi il fogliame secco e vide una botola con una grossa maniglia scrostata "e che ci fa una botola in un giardino?" pensò... poi... "beh se c'è vorrà dire che porterà da qualche parte, vediamo dove"
Fece per prendere la maniglia ma venne richiamato dal padre per andare finalmente a mangiare; -"arrivo" disse voltandosi di scatto.
Per tutta la cena non pensò che a quella botola, cosa c'era sotto? domani lo avrebbe scoperto.
Arrivo quindi il tempo di andare a letto, si era fatto tardi per lui ormai. Salutò tutti e accompagnato dalla madre si diresse in camera.
Nel giro di pochi minuti crollò dal sonno.
La casa lentamente si fece silenziosa, gli amici andarono via, si chiuse la porta, si spensero le luci e tutto divenne tranquillo. Ma si sa, bere troppa acqua prima di andare a dormire non è saggio.
Così in piena notte Sebastiano dovette alzarsi per fare la pipì.
Al ritorno poco prima di entrare in camera, la sua attenzione venne attratta da una luce bianca che usciva da sotto la porta della torre, pensò fosse il padre, ma sbirciando nella camera dei genitori vide che entrambi erano coricati. Chi c'era li dentro?
Con passi leggeri e attutiti dalle calze si avvicinò alla porta, da dentro non proveniva nessun rumore, vedeva solo la luce bianca che baluginava lentamente. Come toccò la maniglia dalla testa leonina e la luce improvvisamente si spense. C'era qualcuno allora dentro, che fare? avvisare i genitori, tornare a dormire o scoprirlo da solo? Restò li davanti qualche attimo, in cuor suo non aveva il coraggio di aprila, no aveva troppo paura, così si voltò e corse dentro al letto coprendosi fin sopra la testa.
Le orecchie attente cercavano di sentire ogni rumore familiare per rassicurarsi che tutto andasse bene, il ticchettio dell'orologio, il rumore delle bolle del suo acquario. Bene, lentamente si tranquillizzò.
Eh no! percepiva debolmente un rumore fuori da camera sua, qualcosa che strisciava e si avvicinava.
Dentro le coperte iniziò a sudare, non muoveva un solo muscolo, non osava fare il minimo movimento.
"Sebastiano!" il suo corpo venne toccato da qualcosa e non resistendo più lasciò sfuggire un urlo, la tensione era stata troppa...
"Sebastiano sono io" disse sbalordita la madre, "che è successo?" Il volto del bambino era un cencio pallido, "mamma, c'è qualcuno nella stanza della torre!
- "come?"
- "si, ti dico, c'è qualcuno, ho visto una luce dentro"
- "ma che dici, quella porta l'ho chiusa a chiave io stasera"
-"credimi" disse con un filo di voce "c'era un luce e poi è sparita"
-"mmh! ok andiamo a controllare allora, fammi prendere le chiavi e poi vediamo"
Sebastiano non rispose.
Si avvicinò alla porta e la madre la aprì.
-"visto? è vuota ed è tutto in ordine, la luce che vedevi è quella della luna che filtra tra i rami spostati dal vento"
-"sarà" disse più rassicurato e lo riaccompagnò in camera sua
-"su ora torniamo a dormire che domani è impegnativa la giornata"
-"buona notte"
Le ore passarono e Sebastiano nel frattempo aveva ripreso a dormire.
Lentamente il sonno però iniziò ad essere disturbato da un rumore fastidioso, un rumore strano, si rigirava nel letto, era sempre più presente, sembrava come di qualcosa che graffiava il legno e lo sentiva sempre più vicino al suo letto.
Non capì subito cosa fosse, ma il rumore era tanto insistente che riuscì a destarlo.
Aprì gli occhi in direzione della porta e nel buio riuscì a vedere una grossa figura che sparì e tornò dentro la stanza della torre, "avevo ragione allora" pensò.
Decise quindi di andare a vedere.
Si alzò dal letto, un passo dopo l'altro, lento per non svegliare i genitori.
Da sotto la porta vedeva nuovamente quel bagliore bianco. Afferrò la maniglia che cigolò ed entrò con aria attenta, gli occhi saettavano guardinghi.
La stanza, era tornata buia, non un filo di luce arrivava attraverso gli alberi che si muovevano, si avvicinò e guardò attraverso la finestra per cercare la luna ma non c'era più, e si che era piena quella notte, sarebbe dovuta vedersi, voltandosi quindi per uscire, verso la sua stanza notò con stupore che la luna c'era eccome e che la luce proveniva invece dalla parte di camera sua; la luna la notte si sposta, ecco perchè non c'era più li in quella stanza.
Di colpo però la porta si chiuse davanti a lui, sbattendo fragorosamente. Corse e afferrò la maniglia per poterla aprire ma nulla. Allora urlò ma la situazione non cambiò, nessuno sembrava sentirlo.
Sbatteva i pugni sul legno più forte che poteva, era impossibile che non lo sentissero.
Gridava.
Dava colpi alla porta, afferrava nuovamente la maniglia per cercare di sbloccarla "Dai ti prego apriti, apriti!" ripeteva tra i denti.
Voleva uscire da li dentro.
Improvvisamente con la coda dell'occhio vide che dal muro pian piano si illuminava una sagoma, sembrava quella di una piccola porticina, era contornata da una luce bianca.
Attese li a guardarla, aspettando chi sa cosa, nel frattempo che la porta continuava a brillare.
Ma non successe nulla.
Si avvicinò, allungò le mani e spinse quell'apertura, davanti si allungò un lungo tunnel come sottoterra, e vi proveniva un odore di umido e muffa.
Alle pareti solo qualche debole fiammella che illuminava il cammino, nell'oscurità.
Si sporse per vedere un po meglio e quella porticina sparì bloccandolo. Si voltò e tocco la parete per cercare un'apertura, ma sotto le dita sentiva solamente terra, scavò ma non concluse nulla, solo mani sporche.
Non restava altro che iniziare a camminare, voleva proprio uscire di li, non gli interessava più scoprire cosa c'era li dentro.
Camminava lentamente in quel tunnel che man mano si faceva sempre più stretto, i piedi strisciavano nella terra, sporcando il pigiama, e si trovò a dover continuare a carponi con la testa che toccava il soffitto e le spalle che toccavano le pareti, procedeva a fatica, pezzi di terra si staccavano e gli finivano negli occhio o dentro al naso, l'odore di umido era penetrante, a volte tratteneva il fiato pur di non sentire quel puzzo; strisciava li sotto al buio e rimaneva impigliato in qualche radice, e le mani e le ginocchia si graffiarono a causa delle pietre acuminate.
Davanti a lui solo buio e nel mentre che procedeva udì il suono sommesso di un rantolo profondo, rauco, il suo respiro tremò per un istante, chiuse gli occhi, non riusciva a pensare a nulla, voleva andarsene via.
Finalmente il tunnel prese a farsi più alto così da potersi lentamente sollevare e alle pareti era tornata la fioca luce delle lanterne, le ombre del suo corpo proiettate da quelle luci danzavano come loschi esseri demoniaci.
Poco più in la si trovò di fronte a tre ingressi... doveva scegliere...
Alle sue spalle però quel lamento si fece più forte e percepì dei pesanti passi in corsa che si avvicinavano, come dei tonfi; non c'era tempo, si gettò verso la prima entrata e questa volta però iniziò a correre.
Chi era quella cosa che lo inseguiva? cosa voleva?
Nella corsa tra i cunicoli vide troppo tardi, li nella quasi oscurità, una parete di terra dura e ci sbattè malamente la faccia, qualche istante e ripresosi dal colpo si tocco il viso e sentì un fiotto di sangue appiccicoso colargli dal naso. Con un motto di disperazione riprese a camminare a passi svelti e mettendo le mani sulle pareti per accorgersi se davanti si parava un muro. Ogni tanto si voltava.
Trovò un ingresso e vi entrò, e continuò ad andare. Svoltava a destra e a manca.
Era finito dentro un labirinto sotterraneo.
Nell'aria si spandeva il rumore di quella cosa che lo inseguiva, urlava e rantolava come impazzito, le sue grida erano terrificanti e facevano eco li sotto.
Sebastiano cercava di andare più veloce che poteva, ma nella penombra non vedeva e spesse volte fu costretto a cambiare direzione e tornare in dietro perchè incappava in qualche vicolo cieco.
Sentiva sempre dietro di se i passi che lo inseguivano sempre più vicini.
Ad un certo punto dovette fermarsi per prendere fiato e per capire dove potesse essere.
Il cuore batteva impazzito e il suono del suo respiro affannato gli riempiva le testa, gli occhi sgranati dal terrore si muovevano non appena sentiva un rumore.
Ma era possibile che non ci fosse proprio un'uscita?
Dovette però riprendere a fuggire; già ma fuggire dove? si sentiva ormai perso li dentro.
Cunicoli infiniti si alternavano a gallerie strettissime da doverci passare solamente di lato con la faccia che graffiava la parete.
Correva e correva... girava, cambiava strada, era esausto.
Improvvisamente però si bloccò e si ritrovò finalmente di fronte a quell'essere che lo inseguiva.
Imponente, ne rimase paralizzato.
Era abbastanza lontano da lui, ma riusciva a vederlo.
Alla poca luce lo guardò, dalla sua bocca proveniva un respiro profondo e lugubre, con fili di bava che si muovevano tra i denti e brillavano.
Dalla massa deforme della schiena ricurva che si muoveva per il respiro fuoriuscivano degli aculei come un porcospino, due lunghe braccia con un folto pelo e al posto delle dita erano degli artigli lunghissimi.
Un attimo, e con uno scatto che gli sembrò impossibile tornò indietro velocemente e si infilò dentro una nuova galleria, cercando di far perdere le sue tracce, ma era tutto inutile, era sempre dietro di lui.
Ormai non aveva più le forze per fuggire ancora.
Ormai aveva capito.
Continuava a correre ma a fatica in cerca di salvezza.
Salvezza che sembrava sempre più lontana. Sino a quando in fondo vide dei gradini che portavano ad una apertura sul soffitto.
"La botola" "la del giardino!" fu l'unica cosa che pensò.
Corse con le ultime forze che riuscì a racimolare e finalmente raggiunse le scale, e con forza spalancò l'apertura.
L'aria fredda gli riempì i polmoni. Uscì velocemente, si arrampicò e chiuse il passaggio.
Nel frattempo il vento si era alzato sollevando le foglie che venivano spazzate ovunque.
La luna venne coperta da delle nuvole che minacciose erano avanzate nel cielo, rombando e illuminando il cielo con lampi viola e bianchi.
Corse verso la siepe in cerca dell'uscita.
Ormai era libero.
Ma con incredulità, dell'apertura non c'era traccia.
Fece più volte il giro del giardino, vedeva la casa da sopra le alte piante, urlava e chiamava i genitori ma i tuoni coprivano la sua esile voce da bambino.
Rovistava tra i rami, nulla, era tutto chiuso, una compatta massa di rami e foglie.
Alle spalle nel frattempo la botola si aprì e lentamente strisciò dal buio quel essere deforme, camminava e respirava.
Sebastiano si accorse troppo tardi della sua presenza, venne afferrato al collo e trascinato velocemente dentro al tunnel.
A nulla valsero le sue urla.

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