lunedì 30 marzo 2015

Le due donne ingannate:

Partendo dal meccanismo di elaborazione adottato da Calvino per creare i testi "Il castello dei destini incrociati" e "La taverna dei destini incrociati" mi sono cimentato anche io in questo modo di scrivere...
 

C'era una volta un giovane mercante che per sua sfortuna si innamorò di ben due ragazze. Non riusciva proprio a decidere chi tra le due avrebbe ricevuto le sue attenzioni, e per ciò si struggeva.
Decise così che chi li avrebbe portato il dono più particolare sarebbe diventata la sua compagna. Le due donne subito si misero all'avventura. La prima partì per le lontane montagne del nord andando alla ricerca dell'acqua capace di poteri miracolosi, la seconda affrontò senza paura l'antico e feroce leone delle grotte nella fitta foresta per tagliarli la fulva criniera che rendeva invincibili.
Tornate da lui tempo dopo, il mercante disse loro di ripresentarsi il giorno successivo per sapere quale sarebbe stata la decisione.
Ma la notte stessa scappò di tutta fretta sul suo carro portandosi via i doni, lasciando il mattino dopo le due donne sconsolate e interdette per quel gesto; così si recarono entrambe dalla Giustizia e le raccontarono quel che accadde, per rassicurarle la Giustizia disse loro che quel gesto non sarebbe rimasto impunito e di tornare a casa tranquille.
Nel frattempo durante il suo viaggio il ragazzo incontrò una bellissima ed elegante fanciulla che con leggero passo danzava muovendo un delicato foulard di seta color granato e se ne innamorò perdutamente. Ai suoi occhi apparve come una delicata Venere incorniciata da ghirlande di fiori. Si avvicinò e le disse che se fosse diventata sua sposa le avrebbe offerto come dono un'acqua miracolosa e una pelliccia fatta con il pelo del leone più coraggioso.
La donna accettò la proposta fatta e la gioia del mercante fu incontenibile, gioia che però venne presto smorzata, infatti questa si trasformò in un demonio con volto caprino dalle lunghe corna e dai cespugli frondosi saltarono fuori i suoi due aiutanti, con le zampe come quelle delle capre e corpo di essere umano. Per punire il giovane di aver illuso le due povere ragazze, sotto decisione del Satanasso, lo presero e lo legarono ad una ruota e lo obbligarono a girare li appeso per 200 anni. 



domenica 29 marzo 2015

I destini che contraddicono Calvino

Il castello dei destini incrociati e la taverna dei destini incrociati, idea assolutamente geniale per la creazione di racconti nell'usare le immagini dei Tarocchi, ma personalmente è il testo che contraddice Calvino e le sue teorie descritte in "Lezioni Americane"... i due testi sono prolissi, pesanti, lenti e incentrati tutti sulla non esattezza ma invece sulla interpretazione arbitraria da parte dei convenuti della carte che vengono dispiegate sul tavolo da chi sta raccontando la propria vicenda. Mi aspettavo molto di più. Pare invece che lo scopo e l'impegno di Calvino sia stato principalmente quello di mettere in risalto solamente la combinazione e l'intersezione delle carte che alla fine dei racconti si venivano a sistemare sul tavolo, ma che poi alla fin fine con la trama del racconto non avevano nulla di rilevante...!!!

mercoledì 25 marzo 2015

mercoledì 18 marzo 2015

Non quella notte:

Una metropoli qualsiasi, una domenica notte di fine novembre, un bar aperto sino a tarda sera, qualche cliente ai tavoli,  basse luci giallo soffuse alle pareti. Camerieri che passano tra i tavoli con aperitivi tintinnanti di ghiaccio e qualche salatino.
Sul palco in fondo un unico faretto Illuminava un nero e brillante pianoforte.
Note malinconiche e leggere di foglie morte, un inno alla vita che va per inerzia, stanca.
Era l'unico modo che aveva per credere di esser ancora vivo,  per non sprofondare nell'oblio.
Il pubblico non era un problema, si dimostrava abbastanza ricettivo e qualche plauso di apprezzamento arrivava.
La notte andava, le note finirono e così pure la serata giunse al termine.
Chiuse il pianoforte e messosi il cappotto, alzando il bavero per ripararsi dal vento, si incamminò verso casa. Poche macchine ormai giravano in strada e la luce dei lampioni si susseguiva angolo dopo angolo, luce dopo luce come in una pista di atterraggio.
"Domani?, dopo domani?"
Attraversò un ponte di pietra riccamente decorato, l'acqua gorgogliava copiosamente sotto di esso, infrangendosi tra i grossi pilastri.
Fermatosi a guardare il brillio argentato delle luci della città che vibravano nei flutti appoggiò i piedi uno dopo l'altro sul parapetto fino a trovarsi sospeso nel vuoto, il vento gli sferzava la faccia e lo costringeva e chiudere gli occhi.
Guardò quella città che domani si sarebbe risvegliata.
Prese un respiro lunghissimo, fissò davanti a se quel fiume tortuoso e nero.
Un attimo infinito, eterno, e l'ultimo pensiero fu... "no! Non questa notte" Così scese con cautela dalla balaustra in pietra, alzò lo sguardo al lampione e riprese il cammino verso casa..."non questa notte" ripeté tra se.