Tanto tempo fa in un remoto villaggio ai piedi delle colline nebbiose, viveva una vecchina che era solita passare i pomeriggi freschi delle sere d'estate sulla riva dello stagno vicino alla sua casa. Era un bello stagno, con i bordi costeggiati da dei bianchi sassi dal quale spuntavano fili di erba e ombrose canne palustri dal quale proveniva il gracidare delle piccole raganelle, e dentro lo specchio d'acqua si vedevano passare placidamente pesci rossi e gialli o bianchi chiazzati di rosso che si rifugiavano sotto le ampie foglie delle ninfee disseminate qui e la. Era un piccolo angolo di tranquillità.
La vecchina si sedeva sulla panca in pietra, chiudeva il suo ombrello di carta di riso e prendeva il pane per gettarlo dentro lo stagno, subito i pesci si accalcavano su quelle briciole lesti e voraci e mille bollicine schioccavano nella superficie.
Tutti sapevano che questa vecchina era molto saggia e chiunque avesse avuto bisogno di un consiglio o di una parola avrebbe potuto tranquillamente chiederle un parere; in tanti le facevano visita e lei con poche parole comprensive portava conforto e alleviava gli animi più bui.
Il tempo però passava, le estati passavano e gli inverni si susseguivano e la vecchina sempre di meno si avvicinava al laghetto per trascorrere li qualche ora in tranquillità, ma un giorno presa dal grande desidero di rivedere quel luogo tanto amato si preparò con dovizia, non ne poteva più di stare rinchiusa dentro casa, così prese un po di pane, lo mise nella sacchetta e si avviò. I passi erano ormai lenti e doveva reggersi ad un bastone per avere un saldo sostegno. Finalmente si avvicinò al laghetto tanto amato, era come se lo ricordava, ben poco era cambiato, le canne, le pietre bianche e la panca in pietra, c'era ancora tutto. Sedutasi cautamente guardò con felicità la superficie dell'acqua con le ninfee colorate, aprì la sacchetta e prese il pane e lo gettò a piccoli pezzi davanti a se, come era sempre accaduto i pesci si azzuffavano sopra le briciole e lei si divertiva a guardare la loro voracità; saltavano, si rincorrevano, si strappavano via il pane dalla bocca. Si, quel lago la faceva stare proprio bene.
Improvvisamente però un leggero vento profumato di glicine si alzò e complice la fresca giornata e il sole primaverile, la vecchina lentamente si assopì sopra la panchina.
Di li passava un giovane, che come spesso accadeva era andato a trovare la vecchina per chiederle un consiglio, bussò più volte alla porta di casa ma vedendo che non rispondeva nessuno allora si diresse al laghetto li vicino. Ma arrivato non la trovava nemmeno li, era però sicuro di averla vista poco prima uscire di casa, e in effetti li erano il suo bastone e la sacchette con il pane per i pesci, così sconsolato e pensieroso su dove potesse essere andata si sedette sulla panca di fronte e attese. Improvvisamente però sentì la voce della vecchina che lo chiamava, subito si girò a cercarla ma non vedeva nessuno. La voce, dolce e pacata ancora lo chiamava, girava lo sguardo un po ovunque ma proprio non la vedeva; si accorse però che affianco alla panchina era spuntato un rigoglioso e piccolo alberello di ciliegio con i suoi bei fiori rosa che era sicuro prima di allora non c'era mai stato, nuovamente la voce lo chiamò, provò ad avvicinarsi all'albero, si sedette nuovamente sulla panchina in pietra, e questa volta chiuse gli occhi e iniziò ad ascoltare quello che l'alberello aveva da dire.
La vecchina si sedeva sulla panca in pietra, chiudeva il suo ombrello di carta di riso e prendeva il pane per gettarlo dentro lo stagno, subito i pesci si accalcavano su quelle briciole lesti e voraci e mille bollicine schioccavano nella superficie.
Tutti sapevano che questa vecchina era molto saggia e chiunque avesse avuto bisogno di un consiglio o di una parola avrebbe potuto tranquillamente chiederle un parere; in tanti le facevano visita e lei con poche parole comprensive portava conforto e alleviava gli animi più bui.
Il tempo però passava, le estati passavano e gli inverni si susseguivano e la vecchina sempre di meno si avvicinava al laghetto per trascorrere li qualche ora in tranquillità, ma un giorno presa dal grande desidero di rivedere quel luogo tanto amato si preparò con dovizia, non ne poteva più di stare rinchiusa dentro casa, così prese un po di pane, lo mise nella sacchetta e si avviò. I passi erano ormai lenti e doveva reggersi ad un bastone per avere un saldo sostegno. Finalmente si avvicinò al laghetto tanto amato, era come se lo ricordava, ben poco era cambiato, le canne, le pietre bianche e la panca in pietra, c'era ancora tutto. Sedutasi cautamente guardò con felicità la superficie dell'acqua con le ninfee colorate, aprì la sacchetta e prese il pane e lo gettò a piccoli pezzi davanti a se, come era sempre accaduto i pesci si azzuffavano sopra le briciole e lei si divertiva a guardare la loro voracità; saltavano, si rincorrevano, si strappavano via il pane dalla bocca. Si, quel lago la faceva stare proprio bene.
Improvvisamente però un leggero vento profumato di glicine si alzò e complice la fresca giornata e il sole primaverile, la vecchina lentamente si assopì sopra la panchina.
Di li passava un giovane, che come spesso accadeva era andato a trovare la vecchina per chiederle un consiglio, bussò più volte alla porta di casa ma vedendo che non rispondeva nessuno allora si diresse al laghetto li vicino. Ma arrivato non la trovava nemmeno li, era però sicuro di averla vista poco prima uscire di casa, e in effetti li erano il suo bastone e la sacchette con il pane per i pesci, così sconsolato e pensieroso su dove potesse essere andata si sedette sulla panca di fronte e attese. Improvvisamente però sentì la voce della vecchina che lo chiamava, subito si girò a cercarla ma non vedeva nessuno. La voce, dolce e pacata ancora lo chiamava, girava lo sguardo un po ovunque ma proprio non la vedeva; si accorse però che affianco alla panchina era spuntato un rigoglioso e piccolo alberello di ciliegio con i suoi bei fiori rosa che era sicuro prima di allora non c'era mai stato, nuovamente la voce lo chiamò, provò ad avvicinarsi all'albero, si sedette nuovamente sulla panchina in pietra, e questa volta chiuse gli occhi e iniziò ad ascoltare quello che l'alberello aveva da dire.

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