Piove,
tac tac tac sui vetri
plic plic plic sulle pozze.
lunedì 28 settembre 2015
venerdì 25 settembre 2015
Conto alla rovescia:
I bicchieri tintinnavano, le bottiglie fredde di spumante e champagne erano ormai pronte. Qualche botto in lontananza si sentiva già, anticipato di qualche minuto, illuminando all'orizzonte di azzurri, viola e giallo: ormai la frenesia era iniziata, a breve il nuovo anno; speranze, gioie, desideri, tutto in quei brevi attimi di euforia collettiva si sarebbero riversati finalmente tra risate, musica e balli.
Il grande salone giallo oro dei padroni di casa era un luccichio di cristalli e argenti. Specchi alle pareti creavano un turbinio di prospettive infinite facendo sembrare il tutto ancora più surreale.
L'orchestra jazz chiamata appositamente per la serata suonava ininterrottamente fox trot, jive, lenti, charleston, quick step.
Il grande salone giallo oro dei padroni di casa era un luccichio di cristalli e argenti. Specchi alle pareti creavano un turbinio di prospettive infinite facendo sembrare il tutto ancora più surreale.
L'orchestra jazz chiamata appositamente per la serata suonava ininterrottamente fox trot, jive, lenti, charleston, quick step.
Finalmente il conto alla rovescia... gli ultimi 10 secondi per dar sfogo all'emozione di un anno finito... dieci, nove, otto, sette, sei, "tenetevi pronti gente!" cinque, quattro, "dai prendi!" tre, due, uno... zero! E il tutto iniziò come ogni fine anno, il cielo si illuminò di colori e bagliori multicolori, i tappi delle bottiglie volarono riversando fiotti di spuma alcolica, i bicchieri si alzarono, l'orchestra attaccò con un bel fox trot e via le danze iniziarono, tutti in pista, i coriandoli volarono ovunque e il bianco balcone in marmo era un brulicare di gente festante che entrava e usciva ad ammirare i fuochi colorati.
Era il nuovo anno.
Era il nuovo anno.
Iniziava la nuova vita fatta di nuove opportunità e di attese.
La musica e il vociare si propagava per tutta la casa, dalle cucine alle stanze da letto ai piani alti.
La musica e il vociare si propagava per tutta la casa, dalle cucine alle stanze da letto ai piani alti.
Nessuno però si accorse della sua assenza. Aveva trovato il momento adatto per allontanarsi, sparendo così nel buio delle scale, erano tutti impegnati con gli auguri e le danze.
Saliva con passo sereno i gradini ovattati dal bel tappeto in cotone pesante.
Saliva con passo sereno i gradini ovattati dal bel tappeto in cotone pesante.
"Signore che ci fate qua, vi siete perso?" una voce l'aveva fermato li al buio, era il cameriere "perdonatemi devo essermi perso, infatti, cercavo i bagni"
"Sono al piano inferiore Signore, vi faccio strada" "Oh no no, non c'è bisogno faccio da me, vi ringrazio" e prese a scendere.
"Come desiderate".
Quando fu sicuro di essere nuovamente solo fece marcia indietro e riprese a salire accelerando un pò più il passo questa volta.
Si trovò così all'ultimo piano, percorse il lungo corridoio in silenzio. Le luci dei fuochi baluginavano dai finestroni alla sua destra, lanciando dei flebili flash biancastri che delineavano i dettagli delle cornici appese al muro.
Si avvicinò ad una delle porte finestre e l'aprì trovandosi così nell'ultimo balcone. L'aria era gelida e il frac nero non aiutava per nulla a mantenere caldi.
Camminò con calma verso al parapetto osservando felice le luci della città in lontananza.
Controllò l'orologio, poi si arrampicò sul balcone e si mise in piedi. Guardando di sotto vedeva le festa e gli invitati che brindavano e ballavano.
Ancora un attimo...
Si trovò così all'ultimo piano, percorse il lungo corridoio in silenzio. Le luci dei fuochi baluginavano dai finestroni alla sua destra, lanciando dei flebili flash biancastri che delineavano i dettagli delle cornici appese al muro.
Si avvicinò ad una delle porte finestre e l'aprì trovandosi così nell'ultimo balcone. L'aria era gelida e il frac nero non aiutava per nulla a mantenere caldi.
Camminò con calma verso al parapetto osservando felice le luci della città in lontananza.
Controllò l'orologio, poi si arrampicò sul balcone e si mise in piedi. Guardando di sotto vedeva le festa e gli invitati che brindavano e ballavano.
Ancora un attimo...
mercoledì 23 settembre 2015
Giunt'è l'autunno:
Giunt'è l'autunno
di vento frio e di grige nubi.
Lontani sembran già i lunghi giorni d'afa e tepore.
Secca è la foglia sul verde pesco che diede al sole maturi e
profumati frutti.
S'ispande ora l'odore della fresca vendemmia tra i campi e le vie,
annunciata da mosche insistenti.
di vento frio e di grige nubi.
Lontani sembran già i lunghi giorni d'afa e tepore.
Secca è la foglia sul verde pesco che diede al sole maturi e
profumati frutti.
S'ispande ora l'odore della fresca vendemmia tra i campi e le vie,
annunciata da mosche insistenti.
lunedì 7 settembre 2015
La mezzatinta: di M.R. James
Qualche tempo fa, se ben ricordo, ebbi il piacere di raccontarvi la storia del signor
Somerton, uno studioso di oggetti antichi, e più particolarmente di antiche vetrate di chiesa,
che pagò con una terribile avventura il suo interesse per una certa abbazia in Germania.
Al suo ritorno in Inghilterra, Somerton non dette molta pubblicità alla sua storia; ma
questa non potè mancare, naturalmente, di giungere all'orecchio di alcuni suoi amici e
conoscenti, tra cui il signor Williams, conservatore a quell'epoca di un importante Gabinetto
delle Stampe presso il museo di una nostra Università. Temperamento piuttosto
immaginoso, il signor Williams era anche e soprattutto una persona amante della propria
pace, per cui la storia di Somerton, se da una parte l'impressionò non poco, lo portò a
rallegrarsi, dall'altra, che le sue mansioni lo confinassero in un campo così chiaro e per così
dire innocente, come quello delle stampe inglesi. Il museo al quale apparteneva inviasse
pure sul Continente qualcuno dei suoi colleghi alla ricerca di oscuri cimeli gotici o
rinascimentali! Quanto a sé, era ben contento di doversi limitare, per l'istante, ad arricchire
di materiale inglese una collezione già molto cospicua di antiche stampe e carte
topografiche. Pure, come si vide in seguito, anche una raccolta innocente e casalinga come
questa, poteva avere i suoi angoli bui; e fu proprio in uno di questi angoli bui che il
signor Williams venne inopinatamente a trovarsi.
Chi si sia interessato anche moderatamente a questo settore dell'antiquariato sa che c'è
un mercante di Londra il cui aiuto e consiglio è praticamente indispensabile per il
collezionista. Questo mercante, il signor J.W. Britnell, pubblica periodicamente
bellissimi cataloghi del vasto e sempre rinnovato assortimento dì cui dispone, e che
comprende antiche stampe di ogni sorta, carte topografiche, piante e vedute di antiche
dimore, chiese, villaggi e città dell'Inghilterra e del Galles. Detti cataloghi, naturalmente,
erano anche la guida principale per gli acquisti del signor Williams, il quale peraltro se
ne serviva con parsimonia, più per colmare qualche lacuna della sua già abbondantissima
raccolta che per metter le mani su preziose rarità.
Ora, al principio di febbraio dell'anno scorso, uno di detti cataloghi arrivò sulla scrivania
del signor Williams, al museo, accompagnato da una nota dattiloscritta dello stesso
signor Britnell. La nota diceva: Gentile Signore, ci permettiamo di attirare la Sua
attenzione sul n. 978 dell'allegato nostro catalogo, e saremo lieti di inviarGlielo in esame
a Sua richiesta. Distinti saluti J.W. BRITNELL
Trovare il n. 978 nel catalogo fu per il signor Williams questione di un momento; ed
ecco la breve indicazione che lesse: 978. Ignoto. Interessante mezzatinta: Veduta di una
villa del principio del secolo scorso. 15 x 10 pollici; cornice nera; £ 2,2. Non sembrava
un pezzo particolarmente eccitante, e il prezzo era alto. Tuttavia, poiché il signor
Britnell, che conosceva il suo mestiere e quello del suo cliente, sembrava attribuirgli un
valore, Williams rispose che gli venisse mandato in esame, insieme con alcune altre
stampe e disegni che figuravano nel catalogo. Si mise quindi al suo lavoro quotidiano,
senza affatto bruciare d'impazienza nell'attesa del n. 978 e degli altri pezzi. Qualunque
plico o pacco postale che sia, arriva sempre un giorno più tardi del previsto, e quello del
signor Britnell non fece eccezione alla regola: fu recapitato al museo con la posta del
sabato pomeriggio, dopo che il signor Williams aveva lasciato l'ufficio. Un usciere
s'incaricò tuttavia di portarlo al College, nell'abitazione del conservatore, in modo che
questi non dovesse aspettare fino al lunedì per esaminarne il contenuto e rimandare
indietro i pezzi che non l'interessavano. Williams lo trovò rincasando per il tè con un
amico. Dei diversi pezzi contenuti nel pacco, il solo che a noi interessi era la mezzatinta
in cornice nera, di cui ho già riportato la breve descrizione contenuta nel catalogo di
Britnell. Sarà bene ve ne dia ora qualche maggior particolare anche se non posso sperare
di rappresentarvela con la stessa chiarezza con cui l'ho presente ai miei occhi. Copie
quasi precise di essa si vedono ancora nelle sale d'attesa di certi vecchi alber-ghetti, o nei
corridoi di silenziose residenze di campagna. Era una mezzatinta piuttosto comune, e tra
tutti i tipi d'incisione, una mezzatinta comune è forse il peggiore. Questa rappresentava
la facciata d'una villa signorile del secolo scorso, non molto grande, con tre ordini di
finestre riquadrate in pietra grezza, una balaustra con palle o vasi negli angoli, e al
centro un piccolo portico. Da ambo i lati c'erano gruppi d'alberi e davanti un prato d'una
certa ampiezza. Sullo stretto margine si leggeva: A.W.F. sculpsit; non v'erano altre
iscrizioni. In complesso, sembrava il lavoro d'un dilettante. Come diavolo gli fosse
venuto in testa, al signor Britnell, di chiedere 2,2 ghinee per una roba simile, il signor
Williams non riusciva a spiegarselo. Voltò il quadro con fare disgustato; sul retro era
attaccato un foglietto, di cui era stata strappata la metà di sinistra. Su ciò che rimaneva
v'era la parte terminale di due righe scritte a mano; sulla prima si leggeva Angley Hall, e
sull'altra, Essex.
Con l'aiuto d'un dizionario geografico avrebbe potuto facilmente identificare il luogo
rappresentato; dopodiché avrebbe rimandato il quadro al signor Britnell, con qualche
commento sulle sue capacità di estimatore. Accese le candele, poiché intanto s'era fatto
buio, e preparò il tè, anche per l'amico col quale aveva giocato a golf (sport che le
autorità accademiche praticano a scopo di riposo); e mentre sorbivano il tè, i due s'imbarcarono
in una discussione che i golfisti possono ben immaginarsi da sé, ma che lo
scrittore coscienzioso non ha alcun diritto d'infliggere ai non golfisti.
La conclusione cui giunsero fu che certi colpi avrebbero potuto essere migliori, e che in
certe occasioni, all'uno o all'altro dei giocatori, era stato negato quel tanto di fortuna che
ogni essere umano ha il diritto di aspettarsi. Fu a questo punto che l'amico - lo
chiameremo professor Binks - prese la stampa, e disse: « Dov'è questo posto, Williams?
» « Stavo giusto per cercare di scoprirlo » disse Williams, avvicinandosi allo scaffale per
prendervi un dizionario geografico. « Guarda sul retro. Qualcosa che finisce in ngley
Hall, nel Sussex o nell'Essex. Metà del nome manca, vedi. Non ti viene in mente nulla?»
« È una stampa di Britnell, immagino? » disse Binks. « È per il museo? » « Credo l'avrei
comprata, se non fosse costata più di cinque scellini » disse Williams. « Ma per chi sa
quale incomprensibile ragione ne vuole due ghinee. Non riesco a immaginare il perché.
È una stampa dozzinale; non c'è neanche una figura che le dia un po' di vita». « Non le
vale davvero, due ghinee, direi » concordò Binks. « Ma non mi pare così malfatta. Il
chiaro di luna mi sembra abbastanza buono; e mi pare che di figure, almeno una ce ne
sia, proprio sull'orlo, in primo piano ».
«Vediamo » disse Williams. « Già, è vero, la luce è trattata con una certa abilità. Dov'è
questa figura? Ah, sì! Solo la testa, proprio in centro ».
E infatti, proprio sull'orlo dell'incisione, in basso -poco più d'una macchia scura - v'era
una testa d'uomo, o di donna, tutta imbacuccata, rivolta verso la casa, con la nuca allo
spettatore. Williams non l'aveva notata, prima. « A ogni modo » disse, « anche se è
meglio di come mi fosse parsa a prima vista, non posso spendere due ghinee del denaro
del museo per una stampa di un posto che neanche so dov'è ». Il professor Binks aveva il
suo da fare, e ben presto se ne andò; e fin quasi all'ora di cena Williams si affaticò
inutilmente per cercar d'identificare il soggetto della stampa. 'Se almeno ci fosse rimasta
la vocale prima dell'ng, sarebbe slato abbastanza facile' pensava. 'Ma così, può essere
qualunque cosa, da Guestin-gley a Langley, e di nomi con questa desinenza ce ne sono
assai più di quanto immaginassi; per di più questo dannato dizionario non porta l'indice
delle terminali'. Nel College del signor Williams si andava in refettorio alle sette. Non
bisognava far tardi; tanto più che là s'incontravano colleghi che avevano giocato a golf
per tutto il pomeriggio, e attraverso il tavolo si scambiavano in gran copia parole che qui
non c'interessano -semplici parole golfistiche, mi affretto a spiegare.
Dopo cena sì trascorse più di un'ora nella cosiddetta sala comune. Più tardi, alcuni si
ritirarono nell'appartamento di Williams, per giocare a whist e fumare. In una pausa di
queste operazioni, Williams prese la mezzatinta dal tavolo, senza guardarla, e la porse a
uno degli ospiti, che s'interessava vagamente di arte, dicendogli da dove proveniva, e gli
altri particolari che già conosciamo. L'altro la prese con fare noncurante, la guardò, e
quindi disse, con un certo interesse: « E davvero una bella cosa, Williams; risente assai
dell'atmosfera del periodo romantico. La luce è trattata con molta abilita, mi sembra, e la
figura, anche se un po' troppo grottesca, è alquanto impressionante». «Già, vero? » disse
Williams, che in quel momento stava offrendo whisky e soda ad altri ospiti, e non potè
traversare la stanza per riguardare la mezzatinta. Ormai s'era fatto tardi, e di lì a poco i
visitatori si congedarono. Rimasto solo, Williams dovette scrivere un paio di lettere e
sbrigare del lavoro. Infine, la notte era passata da un poco, si accinse a coricarsi, e
spense la lampada, dopo aver acceso la candela della stanza da letto. Il quadro era posato
sul tavolo, dove l'aveva lasciato l'ultima persona che l'aveva guardato, e mentre
Williams abbassava la Fiamma della lampada, attirò il suo sguardo. Ciò che vide mancò
poco che gli facesse cadere la candela in terra, e adesso egli dichiara che se fosse
rimasto al buio in quel momento gli sarebbe venuto un accidente. Ma ciò non awenne; fu
in grado di posare la lampada sul tavolo, e osservare bene la stampa. Era indubitabile -
assolutamente impossibile, ma altrettanto certo. In mezzo al prato di fronte alla casa
sconosciuta c'era una figura, una figura clic alle cinque di quel pomeriggio non c'era.
Stava strisciando a quattro zampe verso la casa, ed era avviluppata in una strana veste
nera con una croce bianca sul dorso.
Non so quale sia il comportamento ideale, in situazioni di questo genere. Posso dire
soltanto quello che adottò il signor Williams. Prese il quadro per un angolo, e
attraversato un corridoio lo portò in un secondo gruppo di stanze ch'egli possedeva. Lo
chiuse a chiave in un cassetto, sbarrò le porte di tutte le stan?,e, e andò a letto; ma prima
scrisse e firmò un resoconto dello straordinario mutamento verificatosi nel quadro da
quando era venuto in suo possesso. Il sonno lo visitò piuttosto tardi; ma era consolante
pensare che il comportamento del quadro non riposava sulla sua sola testimonianza.
Evidentemente l'uomo che l'aveva osservato la sera prima aveva visto qualcosa di simile
a ciò che aveva visto lui, non fosse stato per questo, sarebbe stato tentato di pensare che
stava succedendo qualcosa di brutto ai suoi occhi o al suo cervello. Esclusa,
fortunatamente, questa possibilità, per il mattino dopo si propose di far due cose:
esaminare atlentamente il quadro, chiamando un testimone ad as-sisterlo, e compiere
una sistematica ricerca per identificare la casa rappresentata. Avrebbe dunque invitato il
suo vicino Nisbet a far la prima colazione con lui quindi avrebbe trascorso il resto della
mattinata a consultare il dizionario geografico. Nisbet era libero, e arrivò alle nove e
venti circa; e, mi spiace dirlo, nonostante quest'ora così tarda, il suo ospite non aveva
ancora finito di vestirsi. Durante la colazione, la mezzatinta non fu nominata; Williams
si limitò a dire che aveva un quadro sul quale desiderava l'opinione di Nisbet. Ma quelli
che hanno qualche pratica della vita universitaria possono facilmente immaginare la
deliziosa gamma d'argomenti sulla quale la conversazione di due membri del Canterbury
College può spaziare durante una prima colazione domenicale. Non vi fu tema che
rimase intoccato, dal golfai tennis. Pure, mi è d'uopo dire che Williams era alquanto
distratto, poiché i suoi pensieri gravitavano naturalmente intorno a quello strano quadro
che riposava ora, a faccia all'ingiù, in un cassetto nella stanza attigua. Finalmente, fu
accesa la pipa mattutina, e giunse il momento che egli aveva aspettato. Con notevole
agitazione, quasi tremando, Williams corse di là, aprì il cassetto con la chiave, prese il
quadro e, - sempre tenendolo a faccia all'ingiù - tornò di corsa, e lo consegno nelle mani
di Nisbet. «E adesso, Nisbel» disse, «voglio che tu mi dica esattamente che cosa vedi in
questo quadro. Descrivilo nei particolari, se non ti dispiace. Dopo ti dirò il perché », «
Bene » disse Nisbet, « ecco qui una residenza di campagna, inglese, direi, vista al chiaro
di luna ». «Al chiaro di luna? Ne sei sicuro?» « Certo. È luna calante, se vuoi che sia più
preciso, e ci sono nubi nel ciclo ». « Benissimo. Continua. » 'Giurerei' soggiunse Williams
tra sé, 'che non c'era nessuna luna, prima'. « Be', non c'è molto altro da dire » fece
Nisbet. « La casa ha una, due, tre file di finestre, cinque per ciascuna fila, tranne che a
pianterreno, dove al posto di quella centrale, c'è un portico, e... »
« E delle figure, che c'è da dire? » chiese Williams, con accentuato interesse. « Non ce
ne sono » disse Nisbet, « ma... » « Come, non ce n'è una sul prato davanti alla casa? » «
Neanche l'ombra ». « Potresti giurarlo? » « Certo. Ma c'è un'altra cosa da dire ». « Cosa?
» « Come mai una delle finestre a pianterreno, quella a sinistra della porta, è aperta? » «
Dici davvero? Signore Iddio! Dev'essere entrato! » disse Williams eccitatissimo, e corse
dietro il sofà sul quale era seduto Nisbet, e prendendogli il quadro di mano verifìcò coi
propri occhi.
Era proprio così. La figura era scomparsa, e c'era quella finestra aperta. Dopo un
momento di sbalordito silenzio, Williams andò alla scrivania e scribacchiò per un poco.
Quindi portò due fogli a Nisbet, chiedendogli prima di firmarne uno - era la descrizione
del quadro, che Nisbet stesso aveva appena fatto e che abbiamo riferito - quindi di
leggere l'altro foglio, che conteneva il resoconto che Williams aveva scritto la notte
prima.
« Che cosa può essere? » chiese Nisbet. « È proprio quello che vorrei sapere » disse
Williams. « Be', c'è una cosa che devo fare... anzi, adesso che ci penso, tre cose. Devo
farmi dire da Garwood (tale era it nome del visitatore della sera prima) che cosa aveva
visto lui nel quadro, poi devo farlo fotografare prima che cambi di nuovo, e infine devo
scoprire di che luogo si tratta». "La fotografia posso farla io stesso» disse Nisbct. « Ma,
sai, mi fa l'effetto, come se stessimo assistendo allo svolgersi di una tragedia. La
questione è se sia già avvenuta, o se debba ancora avvenire. Devi scoprire di che luogo
si tratta. Sì » disse, tornando a ronsid re il quadro, « credo tu abbia ragione: dev'essere
trato. E, posso sbagliarmi, ma succederà qualcosa!;' brutto, in qualche stanza al piano di
sopra ». «Adesso ti dico ciò che farò » disse Williams. terò il quadro al vecchio Green -
il decano del Co gè, che era stato per molti anni tesoriere - è molto babile che lui lo
conosca, questo castello. Abbiamo verse proprietà nell'Essex e nel Sussex, e chissà qu
volte ci sarà andato, in quelle due contee ». « È molto probabile » disse Nisbet, « ma
prima i sciami fare la fotografia. Anzi, credo che Green ni ci sia nemmeno, oggi. Ieri
sera non l'ho visto, a cena e mi pare d'avergli sentito dire che andava fuori, a passare la
domenica». « Hai ragione » disse Williams, « è andalo a Brigh-um. Bene, mentre tu fai
la fotografia, io vado da Garwood, a farmi fare la sua dichiarazione; tu non perdere di
vista il quadro, mentre son via. Comincio a p sare che due ghinee non siano un prezzo
adesso ». Poco dopo fu di ritorno in compagnia di Garwood. Questi dichiarò che la
figura, quando l'aveva vista, era emersa interamente dal bordo del quadro, ma non s'era
ancora inoltrata attraverso il prato. Ricordava un segno bianco, sul dorso della sua veste,
imi non avrebbe potuto dire con sicurezza se si fosse trattato dì una croce. Fu stesa una
dichiarazione in questo senso, che Garwood firmò; quindi Nisbet procedette a fotografare
il quadro. «E ora, che cosa intendi fare? » disse quest'ultimo. « Te ne starai qui a
guardarlo per lutto il giorno? »
«Be', non credo» disse Williams. «Vedi, tra ieri sera, quando l'ho visto per l'ultima volta,
e stamattina, sarebbero potute succedere un mucchio di cose, cc ne sarebbe stato tutto il
tempo; ma quel tale è soltanto entrato nella casa. Avrebbe potuto benissimo compiere il
suo misfatto e ritornarsene da dove- era venuto; invece, questa finestra aperta mi sembra
indicare ch'egli si trova ancora là dentro, adesso. Perciò non ho nessuno scrupolo a
lasciarcelo. In più, ho una mezza idea che durante il giorno le cose non cambino
granché. Possiamo andarcene a passeggio, nel pomeriggio, tornare a prendere il tè, fare
ciò che vogliamo fino a stasera. Lascerò il quadro qui sul tavolo, e chiuderò la porta.
Potrà entrare soltanto il mio cameriere, nessun altro ».
I tre convennero che il piano era buono; inoltre, se trascorrevano il pomeriggio insieme,
vi sarebbero state minori possibilità che parlassero della cosa con estranei; poiché
qualsiasi voce dell'avvenimento che si andava svolgendo avrebbe attirato loro addosso
l'intera Società fanlasmologica.
Diamo loro respiro fino alle cinque del pomeriggio.
A quell'ora o giù di lì, i tre salirono in casa di Williams. A tutta prima furono un po'
contrariati al vedere che la porta dell'appartamento era aperta; ma dopò un momento si
ricordarono che la domenica i domestici venivano a prendere ordini un'ora prima che nei
giorni feriali. Peraltro, li attendeva una sorpresa. La prima cosa che videro fu il quadro,
appoggiato contro una pila di libri, sul tavolo, come l'avevano lasciato, e poi, il servitore
di Williams, seduto su una poltrona davanti al quadro, che lo fissava con evidente
terrore. Com'era possibile? Il signor Filcher (il nome non è dì mia invenzione) era un
domestico dal contegno ineccepibile; era lui che stabiliva il modello dell'etichetta per
tutti i suoi colleghi, sia del College che del quartiere intorno, e nulla poteva essere più
estraneo alla sua norma che quello di farsi trovare seduto sulla poltrona del suo padrone,
o di farsi cogliere mentre dedicava una particolare attenzione ai suoi mobili o ai suoi
quadri. Sembrò infatti rendersene conto egli stesso. Quando i tre uomini entrarono nella
stanza, trasalì violentemente e si alzò con evidente sforzo. Poi disse: «Vi chiedo scusa,
signore, se mi son preso la libertà di sedermi ». « Di nulla, Robert » rispose il signor
Williams. « Volevo proprio chiedervi che cosa ne pensavate di questo quadro». « Bene,
signore, non pretendo certo di mettere la mia opinione contro la vostra, ma certo, non
appenderei questo quadro in un posto dove la mia bambina potesse vederlo. » «
Davvero, Robert? E perché? »
« No davvero, signore. Mi ricordo che una volta vide una Bibbia con certe figure che
facevano effetto neanche la metà di quel quadro lì, e poi per tre o quattro notti non
potemmo chiudere occhio; se dovesse vedere quello scheletro lì, o quello che è, che si
porta via quel povero bambino, le verrebbero le convulsioni. Lo sapete come sono i
bambini, come s'impressionano subito. Ma, quello che voglio dire, è che mi sembra che
non sia un quadro che si possa lasciare in giro, signore, uno che lo vede gli può pigliare
un accidente. Avete ordini, per questa sera, signore? Grazie, signore ».
Con queste parole l'eccellente uomo se ne andò a proseguire il giro dei suoi padroni, e i
tre signori non persero un momento a riunirsi intorno al quadro. Ecco la casa, sotto la
luna calante e le nubi. La finestra che prima era aperta adesso era chiusa, e la figura era
nuovamente uscita sul prato: ma questa volta non strisciava cautamente a quattro zampe.
Era eretta, adesso, e veniva avanti a grandi falcate. La luna la illuminava da tergo; il
nero sudario gli avviluppava il volto, sì da lasciarne scorgere solo qualche parte,
un'ampia fronte bianca e qualche ciufFo di capelli scompigliati - quanto bastava perché
ci si rallegrasse di non poterne vedere di più. La testa era china in avanti, e le braccia
serravano strettamente qualcosa che poteva essere vagamente identificato per un
bambino, se morto o vivo era impossibile stabilire. Solo le gambe dell'apparizione si
potevano scorgere chiaramente, ed erano orribilmente scarne.
Dalle cinque alle sette, i tre amici restarono a sorvegliare il quadro, a turno. Ma nulla
cambiò. Alla fine convennero di lasciarlo, e tornare dopo cena, in attesa di ulteriori
sviluppi. Quando tornarono a riunirsi, appena fu loro possibile, la stampa era sempre al
suo posto, ma la figura era scomparsa, e l'edificio era quieto sotto la luna. Non restava
altro che passare la serata sui dizionari geografici e le guide. Fu Williams, alla fine, il
fortunato, e forse se lo meritava. Alle undici e mezzo, nella Guida dell'Essex di Murray,
lesse le seguenti righe: A sedici miglia e meno, Anningley. La chiesa era un interessante
edificio di e/foca nonnanna, ma fu largamente classicizzata nel secolo scorso. Contiene
Iti tomba della, famìglia Francis, il cui castella, Anningley Hall, un solido edifìcio Regina
Anna, sorge al di là del cimitero, in un parco di circa ottanta acri. La famiglia è ora
estinta, l'ultimo membro di essa scomparve misteriosamente da bambino, nell'anno
1802. Il padre, Arthur Francis, ebbe una certa rinomanza come incisore dilettante,
particolarmente dotato nelle incisioni a mezzatinta. Dopo la scomparsa del figlio visse m
completo isolamento nel castello, e fu trovalo morto nel suo studio, nel terzo
anniversario della sciagura, appena ultimata un'incisione del palazzo; le copie di tale
incisione sono assai rare. Doveva essere proprio questa; e infatti, il signor Green, appena
tornato, riconobbe subito il castello come Anningley Hall. «Puoi immaginare qualche
spiegazione, per quel che riguarda la figura, Green? » fu la domanda che Williams
naturalmente gli rivolse. « Non posso esserne certo, Williams; ciò che si diceva nei
dintorni, quando io frequentavo la zona, e cioè prima che venissi qui, era semplicemente
questo: il vecchio Francis era sempre a caccia di bracconieri, e ogni volta che ne aveva
l'estro, faceva espellere dalla tenuta tutti quelli che sospettava di esserlo; finì per
sbarazzarsi di tutti quanti meno uno. I signorotti potevano fare il buono e il cattivo
tempo, a quell'epoca. Be', quello che rimase era uno di quei personaggi che s'incontrano
spesso da quelle parti, l'ultimo discendente di una famiglia molto antica. Credo che un
tempo fossero stati i signori del castello. Ricordo un caso del genere proprio nella mia
parrocchia».
« Come quel tale in Tess dei d'UrberviHf? » disse Williams. « Credo; è un libro che non
potrei mai leggere. Comunque, costui poteva mostrare, nella chiesa, una fila di tombe
appartenenti ai suoi antenati, e in complesso, era un tipo alquanto amareggiato. Francis,
comunque, contro di lui non aveva mai potuto far nulla, si manteneva sempre nei limiti
della legge. Ma una notte i guardacaccia Io sorpresero in un bosco in fondo alla tenuta.
Potrei mostrarvi il posto, confina con un terreno che una volta apparteneva a un mio zio.
Potete figurarvi che putiferio; e questo tale, un certo Gaw-dy (ecco come si chiamava,
Gawdy, lo sapevo che me lo sarei ricordato, Gawdy), ebbe la disgrazia, povero diavolo,
di sparare a uno dei guardacaccia. Era proprio quello che Francis voleva. Gli fecero il
processo, e con le giurie dì allora, il povero Gawdy fu impiccato in men che non si dica.
Mi mostrarono il luogo dov'era stato sepolto, sul lato nord della chiesa: sapete co-m'è
l'uso, tutti gli impiccati e i suicidi li seppelliscono in quel lato. E si disse che a qualche
amico di Gawdy - non un parente, poiché non ne aveva nessuno, quel poveraccio, era
l'ultimo della sua famiglia, una specie di spes ultima genlìs - dovette venire in mente di
rapire il bambino di Francis, e di metter fine in tal modo anche alla sua famiglia. Non so,
è un'idea un po' fuori dell'ordinario, per un bracconiere dell'Essex; ma sai, adesso mi
sembra quasi che fu il vecchio Gawdy stesso, a compiere l'impresa. Buh! Mi fa orrore
solo a pensarci! Versami un po' di whisky, Williams». I fatti furono comunicati da
Williams a Dennistoun e da questi a diversa altra gente, tra cui io e il professore di
ofidiologia. Mi dispiace dire che quest'ultimo, interrogato su che cosa ne pensasse, si
limitò a rispondere: « Oh, questa gente di Bridgeford ne dice tante! » Battuta che
riscosse l'accoglienza che meritava. Mi resta solo da aggiungere che il quadro si trova
ora al Museo Ashleiano; che è stato sottoposto a vari trattamenti per scoprire se in esso
fosse stato usato inchiostro simpatico, ma senza risultato; che il signor Britnell non
sapeva nulla, a suo riguardo, tranne che era un pezzo fuori del comune; e che, per quanto
attentamente sorvegliato, in esso non si è più operato alcun cambiamento.
(prossimamente metterò qualche mia illustrazione)
(prossimamente metterò qualche mia illustrazione)
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