martedì 12 luglio 2016

Per il ciclo: Interviste d'arte: Dafne Lopiano: L'arte ha sempre bisogno di incontrarsi

Con questo post si apre un breve ciclo di due brevi interviste via web a due artisti conosciuti su Twitter.
La prima di cui si parlerà è Dafne Lopiano, dal mio punto di vista un'artista poliedrica e altamente espressiva e gestuale, dotata di una evocatività che poche volte mi è capitato di vedere. Traspare un senso di decadentismo unito ad un gesto pittorico e grafico che enfatizza la raffinatezza di sensuale esecuzione.

Ma procediamo dall'inizio:

-Se dovessi descrivere o guidare nella tua arte cosa potresti dire; quali tecniche e materiali usi?


Utilizzo prevalentemente materiali industriali (smalti, resine, plastiche, pvc). Mi 

piace il contatto con l'antico (le femme fatal anni 20/30) e il materiale da 

"cantiere o ferramenta" che rendono tutto artificiale.


-Artisticamente matura quando lo sei diventata?

-Ho fatto l'assistente unica per anni di un artista internazionale molto importante. Ci siamo dati e presi tutto. Devo a lui quello che sono oggi. Direi che sono diventata matura quando lui mi ha lasciato andare con le mie gambe perché pronta a camminare da sola.


-L'incontro e la collaborazione con Baldo Diodato ha aiutato a maturare?

-Assolutamente sì, con lui ho vissuto anni difficili, intensi, molto prolifici ma complicati. Baldo è un maestro severo anche se profondamente professionale.


-I tuoi viaggi europei hanno aiutato a svliuppare il tuo mondo artistico?

-I vaggi sono stati fondamentali per vedere e toccare i luoghi e le opere dal vivo. Ho vissuto inoltre come un'artista con pochi soldi e poche possibilità, raschiando tutto per vedere un museo o comprare una sanguigna... È una esperienza che un'artista deve necessariamente fare anche perché si conoscono tanti artisti e realtà metropolitane.


-Il tuo potrebbe essere definito "Simbolismo 2.0?

-Simbolismo 2.0..? Non saprei... vorrei entrare dentro una categoria artistica. Il mio sogno è quello di formare una nuova corrente insieme ad altri artisti... Stendere un manifesto... creare dei salotti d'arte dove formare una corrente... Forse si è simbolismo ciò che faccio ma purtroppo per ora terribilmente solitario, eclettico, senza una radice.


Ecco tre lavori di Dafne Lopiano:





                                                                  Smoke

                                                         Tecnica mista (acrilico, glitters, PVC, resine)




                                                                          Luxury, come una Maya
                                     Stampa digitale su PVC telato, maylar, acrilico, resina bicomponente



                                                                                     "Air"

                                                                     Premio Fondazione Mazzullo

                                                                    Art Taormina

                                                                    26 giugno - 18 luglio 2015


                                                           

venerdì 20 maggio 2016

Racconto tratto dal Chronicon Salernitanum 15

Una donna aveva un marito, questa però lo tradiva con un altro uomo. Accadde una notte che lei, insieme all'amante, strangolò il marito e che poi iniziò ad urlare ai vicini "Alzatevi, mio marito è morto di colpo apoplettico". Dopo che i vicini e i parenti accorsero a piangere il defunto, lo trasportarono con grandi onori nel sepolcro e lo seppellirono. 
Poichè però era giunta voce al principe che il marito non fosse morto di morte naturale, ordinò di arrestare colui che aveva commesso l'adulterio e gli disse "Se non mi spiegherai subito ciò che hai fatto di nascosto, morirai all'istante. Quello quindi confessò il suo delitto.
Il principe, dopo aver sospirato disse infine "Prendete quest'uomo e legatelo strettamente faccia a faccia col morto; riferitemi poi cosa deciderà a riguardo il Redentore del genere umano". 
Fatto ciò, dopo tre giorni ordinò di verificare che cosa fosse accaduto.
Trovarono il defunto marito sopra il suo assassino con il naso e la bocca lacerate dai morsi.
Abbiamo trascritto questa storia perchè i fedeli cristiani si astengano dalle mogli altrui e abbiano timore della vendetta divina.


martedì 29 marzo 2016

Meriggio di primavera

Arriva il meriggio di primavera, 
Rondini stridono leste nel cielo, 
Un leggero tepore sale dalla terra, 
Muri aranciati dal sole... 
è quiete.

domenica 27 marzo 2016

Pasqua:

Pasqua è giunta, odor di festa per le vie.
Che colori, che gioia e freschezza.
Il freddo inverno è ormai passato.
Rinasce la vita; rinasce la lucertola
che al primo sole subito sulla pietra sale,
rinasce la lesta ape che di fiore in fiore va,
rinascono mandorlo e pesco che di frutti abbonderanno.




lunedì 21 marzo 2016

Il ritorno in bicicletta:

Lunga è la notte.
Tutte le sere, da circa dieci anni, tornava a casa a piedi da lavoro, solo ogni tanto usava la bicicletta, una vecchia bicicletta nera con un sellino in pelle ormai consunto.
Quella, era una di quelle notti che rincasava proprio con la bicicletta, passava cigolando per le vie silenziose e illuminate fiocamente dai lampioni a fiammella. Tutto era silenzioso, solo lui, passando col suo trabiccolo stracciava il velo della quiete per qualche istante. Tutto era ovattato e calmo. Ombra dopo ombra, via dopo via.
Ma quella però fu l'ultima notte che percorre quel tragitto.
Nessuno seppe che fine fece.

domenica 13 marzo 2016

È sempre una questione di tempo

Quella che racconterò è una storia che mi vede protagonista. Una torbida storia.
Tutto partì da un desiderio, diventare una scrittrice famosa e acclamata, era il mio sogno, il mio avido sogno.
Molti la annovererebbero tra i racconti di cronaca e i gialli.
Avevo già partecipato ai più svariati concorsi letterari, dal Premio Foglio d'oro, alla rassegna dell'Associazione Amici della Scrittura. Ma nulla, ogni anno vinceva quella mezza nullità di Daria.
Così, una sera, scorrendo le pagine di un giornale, saranno state le 21.00, lessi l'annuncio per un nuovo concorso letterario "La matita insanguinata; brevi racconti gialli".
Buttai subito giù qualche idea, una prima trama e qualche abbozzo di personaggio: ma dentro di me sapevo già che Daria avrebbe partecipato e ovviamente vinto pure questa volta.
Così lentamente nella mia mente iniziò ad insinuarsi e a crescere un forte ansia e presi la decisione che era arrivato il momento di farla fuori quella nullità. Dovevo essere io la più brava.
Così uscii di casa, presi l'ombrello perchè pioveva come poche volte era capitato e andai.
Mi incamminai per le vie della città, umide e puzzolenti per lo smog misto alla pioggia.
Quartiere dopo quartiere, angolo dopo angolo, le auto mi abbagliavano con i fari e sfrecciavano via.
Finchè giunsi sotto al suo appartamento.
Si trovava in un bel palazzotto alto, borghese, di cinque piani, tutto ben rifinito.

Dal basso vedevo una delle finestre di casa sua ancora accesa. Tante, troppe volte ero stata li per complimentarmi per i suoi successi, per partecipare ad incontri culturali, ma non la sopportavo.
Alta, capelli lungi e molto mossi, onde nere tenute da un fermaglio a forma di dalia, una bella donna senza dubbio, ma di una spocchia insopportabile.
Sapeva benissimo di essere apprezzata e la sua finta modestia mi indispettiva.
Attesi qualche istante e poi decisi di salire.
Ero decisa a farle un discorsetto e a sputarle addosso tutto il mio veleno; avevo portato con me anche l'arma con il quale avrei liberato il mondo dalla sua viscida presenza, una lucente e cromata pistola, regolarmente detenuta e registrata ovviamente.
Salivo le scale passo passo, quando improvvisamente la luce si spense.
Restai al buio, non sapendo dove fosse l'interruttore e non volendo incautamente suonare un campanello, col rischio poi di esser vista, proseguii senza luce. Le suole strisciavano e graffiavano sui gradini in marmo.
Arrivata davanti al suo appartamento trovai la porta semi aperta e una lama di luce gialla illuminava il pianerottolo scuro. Mi avvicinai molto lentamente, tesi l'orecchio per cercare di percepire qualche rumore ma nulla, tutto taceva.
Aprii la porta d'ingresso e la vidi, stesa a terra con un rivolo di sangue che le usciva dalla schiena.
Per poco non svenni dal terrore.
Non seppi più che fare, urlare? andare a chiamare la polizia?
Iniziai a sudare freddo dal terrore.
Nella confusione mentale del momento riuscii però a notare un foglio con scritto in rosso il mio nome, era appeso allo specchio dell'ingresso con un pezzo do nastro adesivo, lo presi e lessi "Ora non dovrai più preoccuparti per i futuri concorsi, sei tu la migliore; Firmato Personaggio Chiave."

Mi guardai attorno cercando di capire, sperando che nessun'altro avesse letto quel biglietto. Me ne andai di corsa da quella casa e feci le scale in un vortice di ansia e shock. Correvo e pensieri si affastellavano l'uno sopra l'altro. Dovevo assolutamente sparire da li.
La notizia si sarebbe sparsa di li a qualche istante "Daria, la scrittrice da milioni di copie è stata assassinata".
Passarono i mesi, la polizia non riuscì a scoprire chi l'avesse uccisa.
Io ovviamente portai via con me quel biglietto.
Da quel momento vinsi tutti i concorsi letterari.

martedì 1 marzo 2016

La freccia e le ali

In un antico e lontano regno viveva un saggio e buon imperatore che aveva come passione quella di collezionare oggetti molto particolari e preziosi, tra questi un rarissimo fiore bianco dai mille petali, alla quale il re era molto affezzionato e che sbocciava solo una volta ogni dieci anni.
Una notte senza luna però un cavaliere proveniente dal Regno della Luna, con il suo carro trainato da due enormi leoni bianchi e neri, riuscì, col favore delle tenebre a rubare il fiore e a portarlo sul suo regno lunare fatto tutto d'argento.
L'imperatore, scoperto il mattino seguente la scomparsa del suo fiore dai mille petali fece affiggere un editto e chiunque avesse recuperato il suo raro fiore lo avrebbe ripagato profumatamente.
Si presentò così un giovane e gagliardo aspirante cavaliere di corte che chiese al re di poter iniziare questa missione; avuto il benestare del sovrano si mise in viaggio.
Non avendo però proprio idea su cosa potesse fare, si sedette sulla riva di un fiume a pensare "Come posso raggiungere la luna?" si chiedeva. Dalla spuma dell'acqua apparve una donna vestita di un bel abito viola e porpora che gli disse che per raggiungere il cavaliere della luna avrebbe dovuto usare delle ali fatate che lei gli avrebbe donato.
Così messosi le ali in spalla prese una bella rincorsa e con un balzo si innalzò verso il cielo.
In pochi istanti si trovò sulla bianca crosta lunare. Da lontano poteva vedere il rilucente e argenteo palazzo del Cavaliere Lunare. Svettava di torri altissime a perdita d'occhio, era l'edificio più grande e imponente che avesse mai visto.
Sulla via che lo condiceva al castello incontrò il Cavaliere Lunare che vedendolo arrivare sganciò i leoni dal carro e questi corsero verso il giovane che sbranarlo, il povero cavaliere rimase terrorizzato e presagiva già la sua fine quando improvvisamente un forte bagliore bianco apparve dal nulla e si materializzò un giovane ragazzo che gli lanciò un arco e delle frecce d'oro, così il cavaliere, prese queste armi, scagliò velocemente due frecce contro le belve che si immobilizzarono all'istante cadendo per terra come statue.
Il Cavaliere Lunare vedendo ciò corse velocemente dentro al suo palazzo chiudendo l'enorme ingresso dietro di se, seguito dal giovane cavaliere, che con colpo di freccia fece sparire il portone e potè così continuare l'inseguimento. Dentro vide il Cavaliere Lunare salire le lunghissime scale ed entrare dentro una stanza. Così lo seguì, entrò e vide che si trovava dentro la sala dove era conservato il fiore dai mille petali. Il Cavaliere Lunare agguantò il fiore e indossati degli stivali alati stava per fuggire via nuovamente: "fermati o ti trasformo in un statua con un colpo di freccia", il Cavaliere Lunare non gli diede retta, anzi, con una risata beffarda si lanciò dal balcone e iniziò a volare via. Così non gli restò che lanciarsi nel vuoto e spiegate le ali fatate volò verso di lui e iniziarono a combattere in aria; volteggiavano, si inseguivano, picchiate, giravolte, inseguimenti, sembravano due enormi falchi. Nella collutazione il giovane cavaliere volle prendere l'arco per porre fine a questa vicenda, ma gli scivolò dalle mani, così si girò velocemenete per andare a recupararlo e incoccò l'ultima freccia rimasta che andò a colpire il Cavaliere Lunare che nel frattempo stava volando via, ma immobilizzato dal colpo fatale, iniziò a precipitare nel vuoto assieme al povero fiore. Il giovane cavaliere dovette così volare più veloce che potè per prenderlo prima che cadesse al suolo.
Volava in picchiata, le piume fremevano e parevano sul punto di staccarsi, il vento gli fischiava nelle orecchie dalla velocità e finalmente riuscì ad agguantarlo pochi istanti prima che cadesse rovinosamente a terra.
Senza porre indugio volò nuovamente sulla terra e si recò al castello dell'imperatore che potè riavare il caro fiore.
Il giovane cavaliere gli raccontò allora la sua avventura e l'imperatore ascoltava ammirato e con partecipazione queste sue vicende.
"Bene, giovane cavaliere, hai dimostrato coraggio e onore in questa avventura e la mia promessa sarà mantenuta..." l'imperatore non potè finire di parlare che con un soffio di vento apparve nuovamente la donna del fiume che disse "mio imperatore perdonatemi l'intrusione, tu stati per fare a questo cavaliere dono di ricchezze e gioie ed è giusto, ma lascia che anche io faccia un dono a lui e che son sicura farà piacere anche a te, trasformerò questo fiore in un bellissima ragazza che amerai come fosse tua figlia e se che vorrà potrà sposare questo valoroso cavaliere" infati è bene dire che l'imperatore non aveva potuto avere figli poichè la moglie era morta tanti anni prima.
Così con un leggero tocco di tulle sfiorò il bel fiore petaloso che si trasformò in una ragaza dai mille capelli ricci color del grano.
La storia ovviamente finì nel miglior modo, i due giovani si innamorarono e vollero sposarsi.

Fine.

venerdì 5 febbraio 2016

Una notte al Cristallo Rosso:

Avevo ricevuto la telefonata poco dopo le ventitre e trenta.
Parole chiare e coincise "Giù al Cristallo Rosso, c'è uno sparviero che attende".
Riattaccai il ricevitore, mandai giù gli ultimi sorsi di Martini bianco e misi la giacca.
Ovviamente manco a dirlo la mia fedele Camilla era sempre a portata di mano.
Scesi le scale e già da li notai che il vento freddo non prometteva nulla di buono.
Feci il percorso che mi separava dal locale a piedi.
La città era quasi moribonda, poche auto in giro e ancor meno passanti, anzi praticamente ero il solo in giro con quel freddo.
Solo i bordelli e i bar stavano aperti, e il bar in questione non era proprio uno dei più eleganti e non mi sto riferendo certo all'arredamento.
Riconobbi subito lo sparviero, la sua altezza e soprattutto il suo occhio bianco latte era inconfondibile.
Stava fuori all'ingresso e l'insegna rossa riverberava sulle pareti.
-Dunque? chiesi
-E' tutto pronto
Prese a camminare e lo seguii con lo sguardo, fece segno di seguirlo nel viottolo affianco, ma in quell'istante, una macchina passando aveva illuminato l'oscurità, rivelando la presenza di due energumeni seminascosti.
Quel figlio di cagna aveva preparato una trappola.
Nel suo sguardo si accese lo stupore per essere stato scoperto.
Estrassi Camilla e li freddai tutti e tre in pochi istanti.
Non ebbero nemmeno il tempo di reagire; caddero a terra.
Di li a qualche istante sarebbero accorsi a vedere cosa fosse successo, così alzai i tacchi e tornai a casa.