martedì 15 dicembre 2020
Buon Natale Retici:
giovedì 26 novembre 2020
Voglio giocare:
Come
ebbe premuto il tasto per far partire la registrazione del cd
passarono circa tre secondi e dopo un flebile fruscio l'altoparlante
della radio gracchiò un urlo così acuto e graffiante da far vibrare
la membrana delle casse. Dopo di che si stemperò in un pianto
supplichevole nel quale venivano biascicate delle parole a malapena
comprensibili, -Aiuto! Salvatemi!-, piangeva e chiedeva aiuto; era
una voce femminile.
L'agente Silvia Delis ascoltò l'audio che
durò non più di una decina di secondi, audio che terminava
bruscamente interrompendo i singhiozzi. Quel cd le venne consegnato
quindici minuti prima sulla sua scrivania all'interno di una busta
gialla accompagnata da una lettera scritta al computer. Era
indirizzata a lei nel quale c'era scritto "Salve agente Delis,
facciamo un gioco, se riesci a trovare la ragazza allora riuscirà a
salvarsi", la lettera si chiudeva li. Fu in quel momento
che il collega alla scrivania nel suo stesso ufficio prese una
chiamata e pochi istanti dopo si voltò verso di lei, le fece capire
che stava per passarle la chiamata al suo ricevitore. Dall'altra
parte rispose una voce maschile- "Agente Delis è lei?, vi prego
aiutateci, mia figlia è scomparsa, non so dove sia" la voce
dell'uomo trattenne un nodo alla gola e si capiva che era
estremamente spaventato, in sottofondo poteva sentire la voce di una
donna che piangeva. Si fece dare l'indirizzo e salita in macchina
assieme al collega Ferrario, detto Felix, si diresse a casa loro.
Era in una zona di villette a schiera in un quartiere residenziale; tante belle casette giallo champagne dagli infissi bianchi con giardino e un lungo viale alberato a separare i due marciapiedi. -Pensi che la chiamata sia legata al cd che hai ricevuto prima?-, -quante possibilità ci siano che non è così Felix?- rispose lei impassibile scendendo dall'auto che avevano fermato davanti al numero civico della chiamata.
I
due saliti un ingresso di quattro gradini suonarono al campanello; la
porta venne immediatamente aperta, si presentò un uomo di mezza età
dai capelli bruni che fece accomodare i due agenti portandoli in
salotto; un'ampia stanza dalle pareti verdine illuminata da due
finestre dagli infissi in legno, con quadri, piante, un tavolino e
due poltrone, dove su una di queste era seduta una donna dallo
sguardo fisso sul vuoto. -Grazie per essere venuti subito- disse
l'uomo, -non so cosa pensare, mia figlia non so dove sia-, -ci
racconti tutto Signor Steni-, lo interruppe Delis, -da dove posso
iniziare? non so dove sia, ho ricevuto un cd con la voce registrata
della mia piccola che chiede aiuto, -mi sta dicendo che avete
ricevuto un cd con la voce registrata di vostra figlia?, -si ve l'ho
detto...-, i due agenti si guardarono, -mi farebbe sentire l'audio?-,
l'uomo si avvicinò allo stereo e mandò in play la registrazione che
riprodusse la stessa voce ascoltata da Delis in ufficio, una voce
tremante e malferma che chiamando i genitori chiedeva aiuto, poi una
serie di rumori secchi, che vennero interpretati come degli schiaffi
interruppero la voce che prese quindi a urlare e piangere. L'audio si
interruppe li.
La madre rimasta in un silenzio catatonico
fino a quel momento, appena sentì la voce della figlia si sollevò
in piedi e tra le lacrime cadde per terra. L'agente Felix si
precipitò verso di lei e la sollevò facendola accomodare nuovamente
sulla poltrona; consigliò al marito di chiamare
il loro medico di famiglia per farle dare un calmante. Il marito
annuì guardando la moglie che piangeva e si diresse al
telefono. Tornato dai due agenti, -signor Steni, è meglio che adesso
ci racconti bene quello che è successo, intervenne l'agente Delis, -certo-,
disse sedendosi in una sedia li vicino, -mia figlia, Cinzia, era
uscita ieri sera, saranno state le otto, le venti intendo. Come ogni
sabato va con degli amici in un piccolo locale che sta qua vicino, non
mi ricordo come si chiama. Stamattina come ci siamo svegliati abbiamo
visto che in camera sua non c'era, non ci siamo allarmati subito, ma
dopo aver fatto un giro di chiamate ai suoi amici allora abbiamo
iniziato a preoccuparci perchè ci dissero di averla lasciata davanti
casa a fine serata-, - e il cd, quando lo avete trovato?, -i l cd, si,
l'ha trovato mia moglie poco più tardi saranno state le dieci, ha
sentito bussare alla porta credendo che fosse Cinzia, ma sul tappeto
di ingresso ha trovato il cd nella custodia di plastica trasparente-,
disse indicandolo sopra la radio, -l'abbiamo ascoltato e
c'era la sua voce; oddio, mia figlia-, si mise le mani sul viso
coprendo una smorfia di dolore, -all'interno c'era anche una lettera
che diceva di chiamare l'agente Delis-. Nel frattempo era giunto il
medico che messo a parte della vicenda si avvicinò alla donna e
cercò di tranquillizzarla con delle gocce disciolte in acqua, i due
agenti ovviamente gli chiesero se conoscesse la ragazza e rispose
affermativamente, dicendo che pur non essendo sua paziente la
conosceva fin da bambina. Le gocce fecero effetto in pochi attimi e
resero la donna quanto meno più predisposta al colloquio.
Era seduta nella poltrona e sembrava sprofondarci dentro viste le sue condizioni psichiche del momento; l'agente Delis le si avvicinò con la sedia e cercò di scambiare qualche parola, -signora Steni-, lei si girò a guardarla cercando di capire chi avesse davanti,- signora Steni, senta-, la ascoltava, -sa, o magari anche solo un dubbio, se sua figlia fosse minacciata in qualche modo o non si sentisse tranquilla?-, -no-, rispose assorta, -andava a lezione all'università, usciva, -sa se aveva un ragazzo o stava frequentando qualcuno?-, -qualcuna...-, la corresse la madre, qualcuna, mia figlia ha una compagna da qualche anno, so che si sono conosciute fra i banchi all'università, si chiama Giorgia Valto. Immagino fosse con lei ieri notte... la trovi, ritrovi mia figlia-, la voce le tremava. Silvia le strinse le mani sperando che quel gesto potesse, chissà, trasmetterle un pò di forza. Dopo di che si avvicinò al marito e dopo averlo salutato uscirono.
In auto la conversazione fra i due colleghi fu praticamente nulla, fecero giusto il punto della situazione, -che idea ci siamo fatti Felix?-, -al momento nessuna, però mi sono fatto consegnare il cd con la custodia e la lettera, la porto alla scientifica e vediamo che tirano fuori-, -io allora intanto cerco di rintracciare gli amici e la compagna-.
Fu abbastanza semplice rintracciare la ragazza. La trovò nel primo pomeriggio in uno degli appartamenti dello studentato. Un enorme e alto palazzo di sette piani che poggiava si grossi pilastri grigi, e un androne di pianelle verde ospedale si snodava tra di essi. Le scale conducevano ad una serie di appartenenti intervallati da lunghissimi corridoi beige e porte rosse che si susseguivano infinite una appresso all'altra, illuminati da lampade giallo caldo. Per raggiungere il piano dove alloggiava la ragazza prese l'ascensore che la condusse sino al quinto. Si incamminò spedita nell'androne facendo eco con le suole delle scarpe, e trovato il numero della camera bussò. Aprì una ragazza vestita con una felpa e in ciabatte; i capelli neri e corti alle spalle talmente lisci e bel tagliati da dare l'idea che portasse una parrucca. L'agente Delis si presentò e la informò del perchè si trovasse li. Giorgia la fece entrare e come prevedibile era visibilmente preoccupata; -Immaginavo perchè fosse qua, ho parlato qualche minuto fa con i signori Steni di quello che sta succedendo e mi avevano avvertito che sarebbe arrivata. Immaginavo però di trovare un uomo al suo posto, brutta cosa il pregiudizio-, disse con mezzo sorriso, -bene signorina Valto è importante che mi dica quello che è successo ieri notte-; -non so cosa dirle, l'unica cosa è che da ieri notte non ho più notizie di Cinzia, ci siamo lasciate verso mezzanotte, mezzanotte e quindici. L'ho riaccompagnata a casa e poi sono andata via, nel senso, sono tornata qui nell'appartamento-, -ha aspettato che che entrasse in casa?, -certo, a quell'ora non si è mai sicuri, è entrata e poi sono ripartita-, -dove eravate ieri notte?, domandò Delis, -c'erano altre persone con voi?-, -si, ieri era il compleanno di un amico e abbiamo passato la serata in un locale che si chiama EmmeEmme, per via delle due grandi lettere M come insegna-, -avete litigato o c'è stato qualcosa che aveva turbato in qualche modo la serata?, lo so sono domande su domande, ma devo farle?-, -no agente... scusi ho dimenticato il suo cognome-, -Delis- le rammentò, -... no agente Delis non è accaduto nulla di tutto ciò, una serata come tante-, -può bastare va bene signorina Valto, mi serve sapere però i nomi delle altre persone che erano con lei e Cinzia al locale-, -siamo pochi amici, dunque, io, Cinzia, Stefano Livi, Cristian Urso, il festeggiato, e Marco Ose, siamo tutti colleghi di università-, -va bene grazie di nuovo, a presto-. Le due si salutarono e Delis fece il percorso inverso per tornare all'auto. Chiamò quindi Felix e gli chiese di rintracciare quei nomi.
Ai mezzi di informazione la notizia non era ancora stata data.
Il giorno dopo ricevette sulla sua scrivania il rapporto della scientifica che aveva operato sul cd audio ricevuto dai genitori di Cinzia. Oltre alle impronte dei genitori, non trovarono altre tracce, l'unica particolarità fu che l'audio pervenuto all'agente Delis e agli Steni era il medesimo, ma diviso il due tracce e riversate sui due cd.
A metà pomeriggio i tre ragazzi indicati dalla Valto si presentarono in centrale; sembravano dei bambini che entravano nell'ufficio del preside per essere sgridati per aver combinato un guaio. Tutti e tre confermarono quello che disse il giorno prima la ragazza. Delis chiese che tipo di rapporto ci fosse tra lei e i genitori di Cinzia, questi dissero che erano buoni rapporti e che si conoscevano già da tempo e che venne accolta come una persona di famiglia. Chiese poi se ci fosse qualcosa che stesse turbando la vita di Cinzia, ma i tre non poterono che dire che a loro saputa non c'era nulla che la stesse preoccupando particolarmente.
Non un indizio, non una richiesta di riscatto; Cinzia Steni era sparita e solo una traccia audio attestava il fatto che fosse in vita. Fu però nel pomeriggio che la notizia della scomparsa della giovane venne data alle tv e in pochi istanti anche i social network si moltiplicarono di post e di commenti con frasi di speranza, incredulità e rabbia. Si parlava del rapimento e di un audio con la sua voce, notizia questa che però non venne ufficialmente confermata dagli investigatori. Nel giro di poche ore la casa dei genitori di Cinzia fu assalita dai cronisti e semplici passanti. Gli Steni decisero di esporsi alle telecamere facendo un appello verso chiunque avesse notizie della figlia.
Delis dopo aver chiamato il collega Felix andarono al locale dove i ragazzi avevano passato il compleanno. Essendo un locale notturno dovettero aspettare le 20:00 per trovarlo aperto.
Era il tipico pub per universitari, non certo un jazz bar. Entrarono facendo suonare la campanella di ottone appesa allo stipite della porta, si avvicinarono al bancone e chiesero del proprietario, il barista rispose che era lui. Era un ragazzotto alto senza capelli con delle occhiaie scure; dopo le presentazioni gli dissero del perchè si trovassero li, -Si ricordo la ragazza che state cercando, viene spesso. Ho letto la notizia poco fa in internet, ma non so dirvi nulla di particolare. Vengono qua spesso, più o meno li conosco tutti: è un locale per universitari, sa, pochi soldi, birra medio buona, due antipasti e la serata finisce-, -non ha notato nulla di strano?-, -no mi spiace agente, nulla che non accade in un pub il sabato sera-, -va bene, grazie-. La serata era finita anche per i due colleghi, così visto che erano già li presero una birra medio buona e due antipasti. In poco tempo il locale si riempì di universitari e fu come tornare ai tempi dell'accademia all'università. Giunse quindi il momento di tornare a casa e di abbandonare i ricordi universitari e salita in macchina fece la via di rientro accompagnata da una pioggia battente che obliterava quasi la visuale.
L'aria si fece improvvisamente fredda così dovette riscaldarsi attaccando il bocchettone dell'aria calda col risultato di far appannare il cristallo di guida. Giunta a casa vide che però tutti i parcheggi erano già stati occupati, così dovette trovare posto almeno cento metri più in fondo e farsi il percorso verso il portone sotto la pioggia battente. Arrivata all'ingresso cercò le chiavi nella borsa e stava per entrare in ascensore quando con la coda dell'occhio notò qualcosa che sbucava dalla cassetta della posta. Aprì lo sportellino e dentro c'era una busta gialla di quelle anti urto con dentro un cd e un foglio di carta. Lo prese immediatamente cercando di non lasciare troppe impronte. Uscì fuori dal portone per vedere se ci fosse qualcuno, ma ovviamente con quella pioggia e a quell'ora non vide proprio nessuno, la strada era totalmente deserta. Entrata in casa si diresse velocemente allo stereo, mise il cd nello scomparto e nel frattempo chiamò al cellulare Felix. Dopo avergli detto cosa fosse successo, lo lasciò con la conversazione in viva voce. Mandò in play il cd e dopo pochi secondi tutto ciò che si sentì furono le urla della ragazza, piangeva nel mentre che veniva percossa, si sentivano chiaramente i rumori delle botte. Circa otto secondi di assoluto terrore. Poi l'audio si interruppe, -sentito Felix?-, -perfettamente-, rispose dall'altro capo in modo netto, continuò, -questo ci sta andando giù pesante-, -aspetta, ora leggo cosa ha scritto nel foglio, lo aprì con cautela, "Salve agente Delis, vedo che siamo ancora in alto mare. Su, un pò di impegno... tic tac, tic, tac, Delis. Ma tranquilla non ho ancora intenzione di chiudere la partita, siamo solo all'inizio delle indagini", smise di leggere; -questo è quanto Felix, non c'è scritto altro. Domani porto tutto alla centrale per farlo analizzare-. Restò un attimo in silenzio portando il cellulare all'orecchio, -mi è passato il sonno Felix, vedo se con una veloce sbronza riesco a recuperare. Buonanotte... si, si, tranquillo, ci vediamo domani. Ciao.
Il mattino dopo l'agente Delis fece arrivare i genitori di Cinzia per metterli al corrente del nuovo cd e gli disse che pure lei la mattina del rapimento ricevette un cd con la voce della figlia; era giusto che lo sapessero; ma preferì non fargli sentire nessuno dei due audio che ricevette, sarebbe stato troppo doloroso e anche inutile. Li mise a parte dell'esistenza della nuova lettera e gli lesse la trascrizione che fece prima di mandarla al laboratorio; gli Steni rimasero ad ascoltare ammutoliti, -è una partita che sta giocando con me quel maledetto, disse l'agente Delis, -ho spedito tutto il materiale alla sezione della scientifica, potrebbe saltare fuori qualcosa nei prossimi giorni, vi farò sapere. -Non so cosa pensare agente Delis,- disse la madre, -perchè, mia figlia?... siete poliziotti, avrete delle banche dati con foto e profili-, dicendo questo la donna nel frattempo torturava una collanina in pietre azzurre che teneva al collo, -trovatela!-, implorava, il marito la sorresse stringendola per le spalle e assieme si allontanarono dalla stanza.
Due giorni dopo a sera inoltrata sulla scrivania dell'agente arrivarono i risultati dalla sezione scientifica, aprì il file al pc e lo lesse avidamente, dai test risultò che sia il cd che la lettera erano privi di tracce biologiche, se si escludevano le impronte di Delis. Anche dal pc prelevato da casa della ragazze non emerse nulla. Tuttavia questa volta i tecnici erano riusciti a isolare un suono di fondo nella traccia audio del secondo cd; una debole vibrazione, così la indicava la relazione, un suono simile ad una fresatrice; aprì quindi l'audio in allegato alla mail e chiamò Felix alla sua scrivania e lo ascoltarono assieme. Nel frattempo le nuvole che si erano fatte cariche di pioggia e avevano coperto il cielo che stava lentamente volgendo alla sera, stavano iniziando a liberarsi di tutta quell'acqua facendo piovere a dirotto in pochi istanti. Il suono di fondo era ora più nitido, anche se le grida della ragazza, passate in secondo piano erano comunque ben distinguibili, tuttavia si percepiva più chiaramente e pulito il rumore come di un ingranaggio che ruotava e sfregava a grande velocità, un suono che si faceva più intenso e poi scemava per poi riprendere nuovamente con più vigore fino ad affievolirsi nuovamente, -si, sembra il suono di una fresa o di una sega elettrica o quanto meno di uno strumento elettrico che sfrega su qualcosa a intermittenza-, fece Felix, - si hai ragione, però ascolta bene, il suono non ha intervalli regolari, insomma se taglio qualcosa ho dei suoni più cadenzati immagino, questi invece si susseguono anche a distanza ravvicinata-, alzò il volume, questo invece va e viene a ritmo variabile è come se andasse e venisse molto velocemente-. Stettero ad ascoltare in silenzio nel mentre che dalla finestra i tuoni imperversavano copiosi. Tra quel suono nella cassa del pc se ne percepiva un altro, anzi più di uno, erano lievi, alzò nuovamente il volume, ascoltarono più e più volte, sembravano piccole trombe, -non può essere il rumore di una fresa questo o di una sega che sia-, disse l'agente Delis, -non sono cadenzati ritmicamente, sembrano più delle macchinette elettriche-, improvvisamente i due colleghi si fermarono, -non è un rumore industriale quello-, fece Delis con forza, -quelle sono macchine, macchine che corrono e quelle trombe sono i clacson; Felix, è il kartodromo, Cinzia è al kartodromo-, urlò Delis dando una sonora manata alla scrivania.
Pochi secondi dopo e tre auto della polizia si scagliarono fuori dal cancello della caserma diretti alla pista di go-kart fuori la città. L'acqua batteva violentemente sul parabrezza; le sirene urlavano nella notte appena iniziata e la loro luce si confondeva con i fulmini e i lampi.
La famiglia Steni venne prontamente avvisata e una pattuglia prelevò i genitori praticamente in pigiama e li condusse velocemente in caserma. Non passava mezzo di comunicazione ormai che non parlasse della giovane universitaria. I social da giorni erano ricolmi di post e foto col suo volto, c'è chi aveva cambiato la propria foto profilo con quella di Cinzia in segno di vicinanza e omaggio.
I talk show e i programmi di approfondimento, più o meno accurati, avevano riempito i palinsesti con la vicenda che aveva incollato l'opinione nazionale; chi aveva rapito Cinzia Steni? si chiedevano.
Lungo il percorso un serpentone lampeggiante procedeva spedito dalla città alla buia periferia. Le ruote macinavano l'asfalto bagnato. Dopo quasi un'ora arrivarono li davanti e inchiodarono nei parcheggi della pista; una squadra di venti agenti scese dalla auto avvolti in giubbotti in cerata gialla anti pioggia. I fulmini accendevano la notte come fosse giorno illuminando i caseggiati li attorno, Cinzia con molta probabilità si trovava in uno di quelli, dovevano solo fare in fretta. Erano circondati da più di dieci edifici tra casupole e strutture di servizio abbandonate. Si divisero in tre gruppi e spartirono l'area in tre zone.
Le torce sondavano ogni angolo. Il rumore dei passi sul selciato si susseguivano uno dopo l'altro. Ogni agente teneva tra le mani una pistola e si copriva le spalle l'uno con l'altro. La radiotrasmittente era sempre a portata di mano nella cinta. Delis assieme a Felix e ad un altro collega si diressero nell'area della pista da corsa e per entrare furono costretti a usare un piede di porco per far saltare il lucchetto che chiudeva la cancellata. Le grandi luci bianche dei fari circondavano il circuito di velocità proiettando sul suolo ombre multiple. Si diressero quindi verso la rimessa delle auto, scardinarono anche quella entrata e si trovarono davanti a una quindicina di go-kart dalla seduta bassa e con le ruote sporgenti. Si addentrarono in quello spazio coperto e asciutto. Passavano silenziosamente tra quelle piccole vetture facendo ondeggiare la luce gialla della torcia. Il frastuono del temporale incombeva e la luce dei fulmini passava dalle finestre in alto rischiarando di azzurro-viola l'interno e le cromature della auto parcheggiate. Improvvisamente la radio di Delis mandò un bip, rispose, -Agente Delis, sono Bei, presto venga, sono al capanno dietro a quello dove vi trovate voi-, immediatamente uscirono e si diressero dove li aveva indicato il collega, vedendolo da lontano con la luce della torcia che li chiamava facendola oscillare.
Dovettero salire una zona alquanto scoscesa e trovarono Bei con un collega davanti ad un piccolo caseggiato semi nascosto da alti cespugli e isolato. -Abbiamo trovato la porta già aperta, erano qui dentro- disse spostando il fascio di luce all'interno. -Entri e veda quello che c'è-, Silvia entrò seguita da Felix all'interno del capanno che era diviso in due stanze. Non c'era corrente, l'interruttore posto subito alla destra non funzionava. All'ingresso del primo ambiente erano sparsi dei vestiti femminili e qualche pezzo di fune e il residuo di un rotolo di carta usato per avvolgere del nastro adesivo; -chiamate la scientifica e continuate a cercare qua attorno- disse Felix. L'agente Delis proseguì addentrandosi nel secondo locale illuminando il percorso con la torcia e li dentro le si gelò il sangue. In mezzo alla camera c'era una sedia in legno con una corda gettata tra le gambe e pezzi di nastro americano accartocciato.
Quando illuminò poi le pareti quelle che sembravano macchie di umido, capì essere invece incrostazioni di sangue rappreso e ciuffi di capelli scuri. L'agente uscì da li dentro senza dire nulla, non aveva il coraggio di aprire bocca.
All'arrivo della scientifica il luogo venne scandagliato da cima a fondo, prelevato un campione di ogni traccia; le funi, il nastro adesivo, venne messo tutto nei sacchetti trasparenti e portato in laboratorio. Vennero scattate anche le fotografie e alla luce bianca dei flash apparirono dettagli angoscianti, macchie di sangue ovunque e tracce di segni sulla calce delle pareti che erano evidentemente segni lasciati dal graffio delle unghie.
Ormai era l'alba e li non c'era c'era altro da fare se non tornare in centrale e poi a casa almeno per quel giorno. I tg stavano già dando la notizia di quello che era successo quella notte appena trascorsa.
I genitori di Cinzia ricevettero la notizia dal capo della polizia e avrebbe preferito se gli avesse dovuto dare una pugnalata piuttosto che veder sbriciolare quella speranza al quale si erano aggrappati sino a quel momento.
Giorni e settimane passarono senza che più nessuna notizia si ebbe del rapitore, non un audio con il quale era solito comunicare o una sua lettera.
I mezzi di informazione avevano allentato la presa sulla vicenda e avevano smesso di prendere d'assalto gli Steni che chiusi nel loro dolore non uscivano più. Solo qualche parente andava a trovarli.
Fu però una mattina di fine Febbraio che le cose ebbero una accelerata. Una pesante nebbia copriva la città quella mattina in pieno inverno e un senza tetto, un girovago che andava di via in via, si presentò in caserma per parlare con l'agente Silvia Delis. Per l'occasione era andato in un centro che accoglie e assiste persone indigenti e si era reso presentabile indossando una giacca da uomo di seconda mano color viola scuro e un paio di scarpe di camoscio.
Aspettò paziente fin quando la donna lo ricevette nel suo ufficio; -Buongiorno, si accomodi, mi dica-, -buongiorno agente, devo... devo dirle una cosa, ho trovato la ragazza, Cinzia Steni... morta-, Silvia si bloccò scolorendo in volto, Felix che era nella scrivania a fianco, praticamente si lanciò sul vagabondo incalzandolo di domande, chiedendo se fosse sicuro di quello che stava dicendo. L'uomo confermò, -è nella rimessa dei treni abbandonati, una scena orribile-. L'agente Delis chiamò immediatamente il questore e lo informò di quella notizia. Felix continuava a fare domande, -si, gliel'ho detto, è in uno di quei vagoni abbandonati, l'ho vista questa mattina. Sono andato nella rimessa ieri notte per dormire, sono entrato dal cancello secondario che di solito rimane sempre aperto, poi questa mattina nel mentre che raccoglievo le mie cose per spostarmi ho sentito un forte odore, a dire il vero l'avevo sentito dalla notte prima, ma non ci feci troppo caso-, nel mentre era sopraggiunto anche il questore, -quindi stamattina ho cercato di capire da dove provenisse quell'odore, e in uno di vagoni vicino a dove avevo passato la notte ho visto il corpo di quella ragazza. Sono un vagabondo ma le notizie le leggo ugualmente, è lei-, l'uomo si fermò per prendere un gran respiro e chiuse per un istante gli occhi, -la troverete distesa per terra, è terrificante, non ho mai visto una scena del genere-, si guardava attorno cercando lo sguardo di chi stava ad ascoltare. Gli chiesero di accompagnarlo alla rimessa, ma non se la sentì, gli descrisse però il treno, una vecchia carrozza corrosa, color verde con una striscia rossa sui lati, i vetri rotti, senza seggiolini ne portine. Il vagabondo lasciò quindi lo studio e tornò nel suo mondo invisibile dal qual era venuto.
Delis e Felix salirono in auto con un paio di colleghi e la scientifica si recarono sul luogo indicato. Una brutta e grigia giornata invernale accompagnava gli agenti in quel luogo silenzioso. Una infinita distesa di treni addormentati, vecchi anche di settant'anni li aspettavano. Mano mano che si addentravano in quel labirinto di lamiere silenziose e vandalizzate, si faceva più insistente un odore particolarmente pungente e fastidioso. Quei vecchi vagoni sembravano li stessero guardando con i loro grandi fari ormai ciechi. Con passo marziale la squadra cercava la locomotiva indicatagli dal senza tetto e la videro vicino all'ingresso secondario semi aperto. L'odore si era fatto molto più forte e quando si avvicinarono non ci fu alcun dubbio, era li dentro. L'agente Delis si preparò, mise i guanti in lattice e salì a bordo di quel spettrale vagone. Le scarpe grattavano sui gradini in metallo facendo staccare la ghiaia che si era attaccata alle suole. Un passo dopo l'altro, saliva lentamente quasi a voler dilatare il tempo per non affrontare l'inevitabile: superò l'ingresso e oltre il piccolo vestibolo d'accesso, alla sinistra, la vide nel fondo, come aveva detto l'uomo, poggiata con le spalle alla parete del vagone. Per una frazione di secondo temette di non farcela, ma fu un'emozione che durò un attimo. Si avvicinò lentamente, in modo rispettoso, quasi come non volesse svegliarla e finalmente l'ebbe davanti. Gli occhi le si inumidirono per la pietà che stava provando, perfino l'odore nauseabondo passò in secondo piano. La guardava. L'aveva trovata. Cinzia era li con gli occhi chiusi e sereni. Il corpo però tradiva quella presunta serenità e aveva niziato il processo di necrosi; la pelle si stava ritraendo e aveva cambiato colore. I capelli scuri si erano fatti radi e le sporgenze delle ossa erano ben visibili. Felix salì pure lui dentro il vagone e non sapeva cosa dire, pensava solamente che erano arrivati troppo tardi, ma sapeva altresì che partite del genere si perdono con molta facilità. Tuttavia solo il DNA avrebbe potuto dare conferma l'identità del corpo, anche se c'era ben poco da confermare, era Cinzia Stani.
I genitori ricevettero la notizia personalmente dall'agente Delis che si era recata a casa loro. Dovette assistere alla straziante scena di due genitori che sanno di non avere più una figlia. Le urla di dolore della madre echeggiarono per tutta la via. Furono momenti interminabili quelli. Fuori casa i giornalisti erano riapparsi come api operose e mille telecamere riprendevano ciò che accadeva, un vociare fastidioso di commentatori cercavano di avvicinarsi e fare domande appena li videro uscire di casa. Gli agenti scortarono gli Steni dentro le loro auto sino all'ospedale e li condussero nel sottosuolo dell'obitorio. Prima dell'autopsia gli chiesero se volessero vederla, nonostante comunque glielo sconsigliarono visto le condizioni nel quale era la ragazza, consiglio che gli Steni seguirono e preferirono non vederla. Ma vollero comunque essere li con lei anche senza vederla. Sapevano che era nella stanza davanti a loro coperta da un telo bianco in quel luogo freddo e gelido fatto di luci al neon.
I media e i social impazzirono a quella notizia. L'ingresso del luogo del ritrovamento nella rimessa divenne meta di pellegrinaggio e in poco tempo venne coperto da una gigantesca coperta di fiori bianchi, quasi a voler scaldare idealmente l'anima della poverina che aveva giaciuto li dentro al treno in mezzo al freddo per chissà quanto. Era una continua processione di persone che deponevano fiori, lasciavano dei biglietti, delle piccole candele o semplicemente si avvicinavano per dare uno sguardo.
L'autopsia durò qualche giorno e ciò che si scoprì fu sconcertante, la ragazza era stata percossa su tutto il corpo con un pesante oggetto, molto probabilmente un bastone di legno. Venne legata ai polsi e alle caviglie con delle corde e sulle labbra si trovarono abrasioni da strappo. Sostanzialmente però la causa della morte fu causata da infarto dovuto molto probabilmente alla brutalità delle percosse. Tuttavia si riscontrò però che non le venne usata nessuna violenza a sfondo sessuale. All'interno della bocca, tra il canino e il premolare trovarono però un pezzo di lattice nero. Forse un guanto.
Tra quello che venne rinvenuto sul corpo della ragazza, dentro la tasca del pantalone c'era anche un biglietto indirizzato a Delis, glielo fece pervenire il giorno dopo il medico che aveva condotto l'autopsia; -Tic Tac agente Delis, tempo scaduto, c'eri quasi, se fossi arrivata un giorno prima al kartodromo l'avresti potuta salvare!!!-; quelle parole di derisione montarono in lei una rabbia feroce che pochissime volte aveva provato. Non poteva strappare quella lettera in quanto era un indizio, ma avrebbe voluto farla sparire per sempre.
Ai funerali partecipò tutta la comunità e il primo cittadino decise per un giorno di lutto comune. Fu una cerimonia affollata ma rispettosa e partecipata da parte di tutti. Un profondo e vivo cordoglio accompagnò quella giovane che tutti percepirono come una loro figlia.
Al suo ufficio bussò il commissario capo che era venuto per darle supporto morale e ricordarle di non lasciarsi trascinare in quella spirale perversa nel quale l'aveva trascinato abilmente quel mostro, anzi le propose di abbandonare il caso per, come diceva lui, decomprimersi, ma Delis pur apprezzando quel gesto rifiutò, trovando un sorriso nel viso di Felix, che presa una sedia si mise davanti a lei; -senti, forse ha ragione il grande capo, prenditi una pausa, stai a casa un paio di giorni, almeno tu: è chiaro che in questo momento sei coinvolta emotivamente-, Silvia lo ascoltava, -lo sappiamo fin troppo bene che questo lavoro ad un certo punto smette di esserlo per diventare una missione-; prese la mani della collega fra le sue, un gesto che Delis avrebbe permesso solo a lui visto che lavoravano assieme da più di vent'anni; -torna a casa, qua per un pò possiamo farcela anche se non ci sei. Una settimana, sono sicuro che te la concederanno e poi riprendi-. Silvia sospirò.
La notte non passò tranquilla, incubi si susseguivano quando dormiva. Lo stesso sogno angosciante ogni volta, si trovava da sola in un lungo cunicolo buio con lampi di luce che la abbagliavano, urlava ma dalla bocca non veniva nessun suono, le sembrava di urlare dentro una bolla. Il cunicolo si faceva sempre più stretto man mano che camminava e la comprimeva facendola annaspare affannosamente come quando ci si trova a prendere fiato in acqua. La galleria si chiudeva sempre di più attorno a lei. Urlava con voce muta e annaspava sempre più, la gola sempre più serrata. Improvvisamente una figura nera le prese per le spalle e la gettò per terra. A quel punto si risvegliò, ritrovandosi con le mani che stringevano le coperte e i piedi attorcigliati alle lenzuola. Capì che aveva bisogno veramente di una pausa, lo sapeva benissimo, ma non poteva e non doveva. Non avrebbe mollato il colpo. Lo avrebbe preso e voleva vederlo in faccia. Si liberò quindi dalle coperte e si alzò, si diresse alla finestre e si affacciò guardando i palazzi bui, fece un grosso respiro liberatorio che si condensò in una leggera nuvola di vapore grigio bianco.
La mattina dopo chiamò in centrale; -pronto Commissario Lorenzi?, sono l'agente Delis, mi prendo una settimana di ferie-; riattaccò.
Fu la settimana più strana della sua vita, non era abituata a stare a casa, era abituata a stare sul campo; le uniche volte che era dovuta rimanere in casa era quando le veniva l'influenza, ma almeno li aveva un motivo valido, così invece le sembrava di sprecare le giornate. Tuttavia era consapevole che le avrebbe giovato allontanarsi per un pò dal lavoro. I primi giorni furono abbastanza semplici, si era messa l'anima in pace e aveva fatto buon viso a attivo gioco, ma il quarto giorno iniziò a sentire il peso della noia, non sapeva più cosa fare, andava a fare la spesa, a correre visto che le giornate di Marzo permettevano di stare all'aperto. Anche il gatto si era stufato di averla tra i piedi tutto il giorno. Così un sabato decise di chiamare Marta, una cara amica e le propose di uscire. Si recarono al pub EmmeEmme; -quindi in pratica è come se stessi ancora lavorando-; esclamò l'amica nel mentre che teneva in mano una birra; -no, tecnicamente sono in ferie, non sto nemmeno guardando la tv in questi giorni-; -tu la tv non la guardi quasi a prescindere-; -rispose sarcastica Marta. Nel frattempo arrivò la loro ordinazione di crocchette di patate accompagnate da un involtino di verdure e pancetta. -Ma dimmi, come stai?, ho saputo... tutti hanno saputo del ritrovamento-; -meno male che non dovevo pensare al lavoro!-; risero; -non posso dire molto per via delle indagini ancora in corso, però è frustrante e ti senti prosciugata da qualsiasi spirito di vita, credimi; un pò sapevo che sarebbe finita così, anzi no, diciamo che era una eventualità che sapevo sarebbe potuta accadere, ma speri sempre che non accada-; Marta ascoltava, si era resa conto che Silvia aveva bisogno di parlare. Le birre dal loro tavolo andavano e venivano e alla chiusura, attorno all'una, chiesero il conto e si resero conto di essere particolarmente alterate dall'alcol e prima di andare alle auto decisero di fare una passeggiata all'aria fresca per smaltire i fumi. Forse era la birra o chissà, ma si sentiva leggera. Le ferie davano i loro frutti finalmente.
Passeggiarono a lungo nella notte fredda e quando videro che erano abbastanza sobrie tornarono alle macchine e si salutarono promettendosi che si sarebbero riviste uno di quei giorni. Tornò a casa e forse si sentiva veramente felice, e anche abbastanza stordita, così si cambiò velocemente, si portò il gatto sul letto e dormì sino al mattino inoltrato. Si svegliò verso l'una del pomeriggio e si ricordò che era domenica, le restavano ancora due giorni di ferie. Aveva un male feroce alla testa, ma tanto non doveva andare da nessuna parte fortunatamente. Si alzò e dopo essere andata in bagno si diresse nel salotto e accese la tv, nel mentre cercava i croccantini da dare a Crispy, il suo paffuto gatto che dormiva sopra la poltrona. Fu però la tv ad attrarre la sua attenzione, la voce della giornalista era incalzante e incisiva; -...ma torniamo alla notizia di apertura del nostro telegiornale, il rapimento di una donna sui 30 anni, scomparsa ieri notte dopo che non ha fatto ritorno a casa dopo una serata fuori. Si parla anche di una lettera inviata alla famiglia della giovane donna, ma al momento non ci sono conferme, appena avremmo notizie vi terremo aggiornati-. Immediatamente Silvia andò a cercare il telefono cellulare in mezzo alle coperte, la spia delle notifiche pulsava di verde. Illuminò lo schermo e trovò sei chiamate da parte di Felix e quattro dalla centrale. Compose il numero del collega che rispose in modo sbrigativo; -Silvia, vieni immediatamente in centrale-; senza chiedere spiegazioni si preparò nel giro di due minuti netti e si diresse giù per le scale. Buttò uno sguardo alla cassetta della posta ma non vide nulla al suo interno. Entrò in macchina e accese il motore. Non gli diede il tempo di scaldare che si lanciò a tutta velocità alla caserma. Quando entrò nell'edificio venne accolta dagli sguardi silenziosi dei colleghi che pur felici di vederla non dissero nulla, la seguirono con lo sguardo fino all'ufficio del Commissario capo. Entrò e salutò velocemente; -Silvia siediti, immagino l'abbia saputo-; lei annuì; -i tg però non hanno detto tutto perchè non gli abbiamo detto tutto-. Felix entrò con una scatola di plastica trasparente, tirò fuori un cd e una lettera; -la lettera è indirizzata a te, l'abbiamo fatta analizzare e l'abbiamo letta. Abbiamo provato a contattarti più volte, ma giustamente sei in ferie e stavi facendo gli affari tuoi, ma adesso sei qua-.
Felix le consegnò la lettera: "Ciao agente Delis, non sono sparito. Voglio continuare a giocare, vediamo se hai più fortuna. Come hai visto ho una nuova concorrente. No agente Delis, non cercare schemi, profili. I telefilm li lascio alla televisione. Io scelgo a caso, la prima era mora, questa bionda, Una era studentessa, questa una impiegata, la prima giovane, questa già una donna adulta. Ti dirò, anzi, non sono io che le prendo, sono loro che vengono da me. Il cd agente Delis, il cd". Silvia ormai aveva perso tutte le parole, le restava solo lo sgomento.
Il commissario capo prese il cd e lo attivò, questa volta però lo mise dentro ad un lettore dvd; -non ditemi che questa volta ha filmato?; il silenzio dei due valse per un si. Il video si apriva con una camera buia semi illuminata. Improvvisamente una lampada illuminò dall'alto una sedia alla quale era legata una donna con le braccia legate e la bocca coperta dal nastro adesivo. Silenziosamente le si fece vicino una figura vestita completamente di scuro. Nessun segno particolare.
Solo una sagoma nera che teneva in mano qualcosa di lungo, un lungo frustino flessibile e improvvisamente con forza prese a colpire il viso della donna che sotto il nastro adesivo che le occludeva la bocca iniziò ad urlare e piangere. Un video di quindici secondi di feroce tortura. La figura nera si avvicinò alla videocamera, guardò dritto in camera, la staccò dal cavalletto e la portò verso il viso della donna, ora in primo piano, rosso e gonfio per le percosse violente, le lacrime le solcavano la faccia. Il video si interruppe.
Nessuno li dentro ebbe il coraggio di commentare.
Fu però Felix ad aprire il discorso dicendo che la scientifica aveva analizzato il video e la lettere. Tutto pulito, nessuna traccia o impronta. Nulla di nulla; -Sapete il nome della donna?- chiese Delis; -si-; disse il commissario capo; -si chiama Caterina Bello, 35 anni, è impiegata in un ufficio di spedizione pacchi. E' stata la famiglia a contattarci dopo che hanno ricevuto la lettera e anche loro hanno ricevuto il dvd con il video. Stavamo per mandare gli agenti a casa sua per fare dei rilevamenti, se vuoi puoi unirti a loro-. Silvia annuì con la testa. I due colleghi tornarono quindi in ufficio e si prepararono, -ferie finite- disse l'agente Delis a voce alta, -dai che invece ti stavi annoiando a casa-; disse Felix, -no, ti dirò mi stava pure piacendo. Ricordi Marta? quella amica che c'era il giorno che avevo organizzato la cena a casa l'anno scorso?, mi sono vista con lei ieri, era da molto che non ci vedevamo-, la conversazione però durò poco.
Due macchine della polizia si fermarono davanti all'abitazione di Caterina Bello e con poco sforzo aprirono la porta d'ingresso. Dentro era tutto in ordine e silenzioso. Un luminoso ingresso soggiorno open space con angolo cottura sul fondo e una porta finestra che conduceva ad un cortile retrostante, poi subito alla loro destra una porta laterale conduceva alla scale che portava al piano superiore. Gli agenti si misero i guanti e ispezionarono l'abitazione. Venne controllato tutto, dagli effetti personali, ai cassetti del soggiorno, e gli armadi, perfino il cesto dei vestiti da lavare.
Nella camera adibita a piccolo studio prelevarono il suo diario agenda e il computer. Il cellulare non si trovava, molto probabilmente doveva averlo con lei. Nel mentre che girava per la zona cottura, Delis notò un appunto segnato nel calendario, era del 28 marzo, il giorno prima del rapimento "incontro per lavoro", chiamò con un fischio uno dei colleghi che avevano prelevato l'agenda e la aperse alla data indicata nel calendario, a quel giorno sulla agenda recava scritto "Appuntamento con Cristian per lavoro ore 19:00", mentre nella colonna del giorno successivo, sabato 29, giorno della scomparsa c'era scritto di un incontro che sarebbe dovuto avvenire alle ore 17:00, ma non era segnato il luogo, tuttavia però vide che sotto la cancellatura a penna era segnato il nome EmmeEmme abbastanza leggibile nonostante il depennamento in blu. Immediatamente Delis chiamò l'agente Felix per fargli vedere l'appunto trovato. Salirono quindi subito in macchina e dopo aver contattato la centrale si diressero a casa del proprietario del pub.
Ci volle un pò prima che aprisse. Gli aprì l'uomo in abiti da casa con una maglia a maniche lunghe fucsia e dallo sguardo di chi se è appena svegliato. Il giovane li fece entrare nonostante fosse stupito di trovarseli li a casa. -Senta signor Lai, ci sa dire se nel suo locale c'è un cliente che si chiama Cristian?-, rifletté ma dal suo sguardo dubbioso si capiva che non ricordava nessuno con quel nome; -ha mai visto la donna rapita? mi riferisco a Caterina Bello, è stata rapita l'altro giorno-, negò anche in quel caso, non conosceva nessun Cristian e non aveva mai visto la donna che stavano cercando. Sivlia, con un unico sguardo abbracciò l'intero ingresso, dopo di che saluto l'uomo lasciandosi la porta di ingresso alle loro spalle.
Prima di ripartire restarono seduti in macchina a fissare la casa, -gli credi?-, fece Felix, -nemmeno mezza parola, ma fino a prova contraria sono tutti innocenti...- Mise in moto l'auto e se ne tornarono in caserma. Scesi dall'auto vennero fermati da una ragazza con i capelli folti e ricci, che chiese di poter parlare con loro, così si recarono in un bar li vicino. Si sedettero e dopo aver bevuto un caffè, la giovane si presentò come una amica di Caterina; -agenti, temo che Caterina sia finita in un brutto giro. Qualche giorno fa mi disse che era entrata in contatto con un certo Cristian, il cognome non lo so e non mi stupirebbe se non lo sapesse nemmeno Caterina stessa: mi disse che le aveva proposto un lavoro extra, diciamo così, per fare soldi, -di cosa si trattava?- chiese Felix, -mi disse che doveva fare delle foto... delle foto hard per una rivista. Caterina me ne aveva parlato perchè è una mia cara amica, io le dissi di lasciar perdere e cercai di dissuaderla, ma lei ha un carattere molto indipendente ed è molto disinibita dal punto di vista del pudore.
Non lo so, magari le due cose sono collegate agenti; -sa dove doveva incontrarsi con questo Cristian?, chiese l'agente Delis, -mi aveva detto solamente che doveva andare in un luogo fuori città, però aveva accennato anche ad un posto che si chiama EmmeEmme, credo sia un locale, -ti ha anche detto come lo ha conosciuto questo Cristian, insomma non sarà spuntato dal nulla- disse Silvia alterando la voce, parlando più a se stessa che alla ragazza che aveva davanti, Silvia stava solo aspettando un nome come collegamento; -sinceramente? non gliel'ho chiesto come si sono conosciuti- , l'agente Delis fece un lungo sospiro; -va bene, grazie è stata utile, lasci pure ci penso io al caffè-, la giovane sorrise e andò via. I due colleghi si guardarono; -beh quanto meno ha confermato quello che abbiamo al momento, Caterina entra in contatto con un certo Cristian che le ha proposto di fare delle foto hard, il punto di incontro sembra essere l'EmmeEmme, e temo che anche Cinzia Steni sia caduta nello stesso giro, ma questo è quanto abbiamo al momento-.
Qualche giorno dopo al suo ufficio le venne recapitata una cartella gialla con il suo nome scritto sopra, si sedette e la aprì, era la relazione del reparto informatico. Nella mail non si riscontrò nulla di inerente alla vicenda, però dalla cronologia del motore di ricerca si evidenziò il fatto che Caterina la notte del 28 marzo fece una ricerca digitando i lemmi "Cristian Trente". All'agente Delis non sembrò vero quello che stava leggendo. Praticamente urlò così forte che Felix entrò di corsa in ufficio, facendolo uscire dal bagno come un fulmine; un nome, abbiamo un nome completo finalmente, guarda, leggi Felix, Cristian Trente, è quello che ha cercato Caterina in internet il giorno prima di essere rapita-. Fu quello il nome sul quale concentrarono le energie. Scandagliarono tutto l'archivio informatico, ma non saltò fuori nessun nome, anche in internet non trovarono nulla con quel nome, pensarono fosse uno pseudonimo. Così contattarono l'amica di Caterina e le chiesero se il nome di Cristian Trente le facesse venire in mente qualcosa, ma nuovamente fecero un buco nell'acqua. Non si fermarono. Rintracciarono gli amici di Cinzia e anche loro diedero risposta negativa. Chiamarono poi la compagna di Cinzia; -Pronto, sono l'agente Silvia Delis, parlo con Giorgia Valto?, -buongiorno agente Delis, mi dica, -senta, è importante, mi serve sapere se Cinzia le ha mai parlato di un certo Cristian, Cristian Trente-, a Giorgia mancò il fiato sentendo quel nome, -no signor agente, Cinzia non me ne ha mai parlato, ad essere sincera sono stata io a parlare a Cinzia di questo Cristian Trente... senta io sto per finire la lezione in facoltà, qualche minuto, prendo il pullman e vengo in centrale, mi dica l'indirizzo-.
Dopo di che chiamarono anche i genitori di Cinzia, però nemmeno loro avevano sentito quel nome. Possibile che Cinzia non avesse detto nulla a nessuno?
L'attesa fu abbastanza lunga e verso le 19:00 Giorgia arrivò in centrale accolta da Silvia. Si presentò con una borsa a tracolla con libri e appunti delle lezioni; un pò affaticata per il lungo viaggio in pullman dopo la mattina in facoltà.
L'agente Delis la fece accomodare e le presentò Felix. La giovane era visibilmente a disagio e Silvia se ne accorse, cercò quindi di essere il più accomodante possibile pur trovandosi all'interno di una caserma della polizia; Felix si propose di andare a prendere qualcosa di caldo al solito bar li vicino, Giorgia annuì e nel mentre che aspettavano, si sistemò sfilandosi il pesante borsone e sistemando il giubbotto nella spalliera della sedia. Osservava gli attestati di merito dell'Agente Delis appesi alle sue spalle, -sono tutti suoi?- chiese indicandoli con un movimento circolare dell'indice, Silvia sorrise dicendo di si, che erano frutto di anni di lavoro. Dopo un pò entrò il collega con un piccolo vassoio e della tazze in cartone con del tè caldo che appoggiò sul tavolo.
L'agente Delis iniziò la conversazione chiedendo conferma di quello che si dissero poco prima al telefono e Giorgia confermò. Si fece raccontare come avesse conosciuto Cristian; -al periodo-, disse, -avevo finito il secondo anno e volevo tenermi impegnata per l'estate con un lavoro, da Luglio ad Agosto, così cercai un pò in giro, ed ero stata fortunata, tre locali stavano cercando aiuto per quel periodo, tra i locali al quale chiesi c'era anche l'EmmeEmme che però non stava cercando nessuno, tuttavia il proprietario mi disse di un certo suo amico, Cristian Trente appunto, che stava cercando delle persone per un lavoro. Però non lo contatti poichè nel frattempo ero stata assunta da un'altra parte e quindi lasciai perdere la faccenda-, -come è che però disse a Cinzia di Cristian?-, -parlando in generale. Cinzia sapeva che stavo cercando lavoro e le dissi tra le altre cose che c'era anche questo amico del titolare del pub che stava cercando persone per lavorare-, -non sa di che lavoro si trattasse?-, -no, come le dicevo venni assunta e lasciai perdere la questione. Dite che la morte di Cinzia è legata a questo?-, -non lo sappiamo e pur sapendolo non possiamo dire nulla- disse Delis con un sorriso bonario, -certo, giustamente- rispose la giovane. La conversazione andò scemando li, così visto che non c'era altro da dire, la ragazza si congedò con una stretta di mano, ma prima di andarsene l'agente Delis le lasciò il suo numero privato in caso di aggiornamenti.
Era ormai fine giornata e a Silvia e Felix non spettò altro che infilarsi i giubbotti e tornarsene a casa loro.
Fu però poco dopo cena che il cellulare di Silvia squillò; -pronto?; -Salve agente Delis, sono Giorgia Valto, è passata da me stasera, ho trovato il numero di cellulare di Cristian Trente, era segnato in una vecchia agenda che sapevo di avere ancora, me lo diede il titolare del pub anni fa. A Silvia stette per scivolare il bicchiere d'acqua che teneva in mano, le chiese di aspettare che stava cercando carta e penna ma non trovando la carta segnò il numero direttamente sulla coscia. -Prendetelo quell'animale, agente. Buonanotte-.
Dopo qualche giorno ebbe riscontro dalla ricerca fatta fare sui tabulati, quel numero apparteneva a Cristian Trente anni prima, risultava infatti che aveva cambiato numero e compagnia telefonica. Chiese di farsi dare l'indirizzo collegato a quel nome. Ne risultavano ben tre a suo nome.
Era ormai sera e Felix era già a casa. Così chiamò immediatamente il collega; -Ferrario, Dio santo, Felix, ci siamo, ho l'indirizzo di Cristian Trente-. Il collega stava già dormendo ma a quelle parole perse immediatamente il sonno e si scaraventò dal letto e si buttò in bagno. Nel giro di due minuti netti fu pronto. La moglie ancora sveglia davanti alla tv, si accorse del trambusto e vide il marito che si gettava letteralmente fuori dalla porta salutandola così velocemente che non capì cosa avesse detto. Intese però che questa volta era successo qualcosa di grosso, così cambiò canale, mise quello dedicato alle notizie live h24 e non le restò altro che aspettare di avere gli aggiornamenti, sempre che non si fosse addormentata prima.
Silvia e Felix si trovarono così nell'ufficio del commissario capo assieme al questore. Dovevano decidere cosa fare e farlo velocemente: un nome, tre indirizzi; due nella zona industriale periferica alla città, l'altro all'interno del centro abitato.
Predisposero una squadra di sei pattuglie capitanate dall'agente Delis che si sarebbero divise i tre indirizzi. Non appena tutti i colleghi richiamati vennero aggiornati su come si sarebbe svolta l'operazione, che venne chiamata "Voglio Giocare", uscirono velocemente dalla caserma con i giro fari accesi. La pattuglia di Delis con Felix alla guida, si recò a casa di Cristian Trente, mentre le altre due si diressero verso la zona industriale lontana dalla città. Complice l'orario ormai tardo, arrivarono in pochi minuti a casa sua. Una modesta abitazione bianca su un piano, con un cancelletto e due finestre rettangolari ai lati della porta. Era totalmente al buio. Suonarono il campanello più volte ma non rispose nessuno, decisero quindi di forzare la porta d'ingresso che si aprì con molta facilità. Una volta dentro illuminarono con le torce e videro un ingresso semi circolare con quattro porte chiuse davanti a loro. Si divisero e con cautela cercarono l'interruttore. Delis entrò nella prima porta a destra, Felix in quella frontale rispetto all'ingresso e gli altri agenti si diressero nelle altre stanze. Felix era entrato nella cucina e accesa la luce iniziò a fare il sopralluogo, aprendo i cassetti e frugando tra i mobili. Silvia entrò nel soggiorno. Al suo interno c'era un tavolo quadrato e mobili alle pareti e una libreria sul quale erano accatastate custodie di compact disc vuote. Aprì una delle credenze e trovò altri cd. Poco dopo gli altri colleghi chiamarono Felix e Delis che si recarono nella stanza opposta al soggiorno. L'interno era sistemato come un piccolo studio di registrazione.
Trovarono un grosso scaffale in acciaio con sopra una televisione, tre lettori dvd, un video registratore e sulle mensole una collezione infinita di cd e vhs. Le etichette riportavano dei nomi femminili e delle annate che andavano dalla fine degli anni '90 e primi anni del '2000. Anche dentro i mobili trovarono cd e videocassette, sempre con nomi femminili e l'anno. Misero uno di quei cd in nel lettore dvd e sullo schermo passarono le immagini di una donna vestita in intimo e reggiseno dalle forme generose in atteggiamenti estremamente provocanti, che si muoveva in modo sensuale. Poi si fermò e rivolgendosi a chi stava riprendendo chiese in modo implorante di poter smettere. Cosicchè nella inquadratura entrò il "regista" che con una frusta in cuoio nero prese a picchiarla con forza. La donna, piangendo riprese allora con quei movimenti provocanti. Felix interruppe la riproduzione video chiudendo gli occhi per pochi istanti. Improvvisamente sentirono arrivare dei rumori dall'altra parte della casa e una porta che veniva chiusa a chiave. Un ingresso secondario pensò Delis.
I passi si fecero più vicini e una voce maschile esclamo; -chi cazzo c'è in casa?, sono armato!-.
Attesero che si avvicinasse ancora un po', i passi erano più vicini, le mani si aggrapparono saldamente alle pistole. Delis si mise schiena alla porta e improvvisamente uscì allo scoperto, immediatamente anche gli colleghi si pararono davanti all'uomo. Silvia puntò la pistola sull'uomo e urlò; -Cristian Trente, sei in arresto per il rapimento di Cinzia Steni e Caterina Bello-; l'uomo rimase bloccato vedendo tutte quelle armi puntate su di lui. Il tempo si immobilizzò con le armi puntate a mezz'aria. Fu in quell'istante che la ricetrasmittente portata alla cinta gracchiò un bip e tanto bastò per alterare quell'equilibrio di tensione che Cristian sparò un colpo verso l'agente Delis colpendola al fianco sinistro. L'uomo fece per continuare a sparare ma venne freddato dalla pallottola di Felix che centrò l'uomo alla gola facendolo stramazzare per terra. Immediatamente chiamarono i soccorsi, ma Silvia si rialzò stordita e rispondendo alla ricetrasmittente, la maledì; -sono l'agente Delis-, -agente, sono Faresa, abbiamo trovato la ragazza, è viva-; -arriviamo; tagliò secca Silvia. I due colleghi si diressero sul luogo della chiamata mentre gli altri due restarono in casa di Trente ad aspettare l'ambulanza e un'altra squadra che li riportasse in caserma. Questa volta Deils accese le sirene e si precipitarono nella zona industriale. Correvano come fossero inseguiti dal demonio. In pochi minuti furono sulla bretella con portava direttamente alla periferia. Dovettero guidare per un bel pò prima di arrivare alla zona indicata. Una costruzione abbandonata e fatiscente in una via secondaria lontana da tutto.
Da lontano videro le luci blu lampeggianti e capirono di essere arrivati.
Scesero dall'auto e uno degli agenti li salutò portando la mano alla fronte poi li accompagnò al caseggiato. Al suo interno sentiva le urla della donna che chiedeva aiuto. Si inoltrarono dentro l'ambiente dove c'era una botola, dal quale proveniva della luce, scese i gradini in metallo entrando in un piano interrato. Alla fine della scala c'era una pesante porta scorrevole in acciaio chiusa da una massiccia serratura in ferro. Per terra sudiciume vario e qualche topo che fuggiva dalla luce dei fari. Chiese come mai fosse ancora li dentro e le dissero che stavano aspettando l'arrivo della macchina attrezzata per aprire il pesante blocco di metallo. Silvia si avvicinò all'ingresso, -Caterina sono l'agente Delis. Caterina, ascoltami, è finita. Ti stiamo per liberare-, la donna piangeva e biascicava parole, credette di sentire anche una preghiera tra quelle parole. Arrivarono finalmente i colleghi con gli attrezzi per smuovere il cancello.
Si spostarono tutti gli agenti e lasciarono che la pesante sega circolare venisse messa in moto. Una volta accesa iniziò a mangiare e consumare la lamiera in direzione dei cilindri della serratura. Il frastuono era accentuato dall'eco che si sprigionava in quel luogo sotterraneo e le scintille rimbalzavano ovunque.
Dall'interno della prigione nel quale era segregata la donna venivano le sue urla strazianti di terrore. Pezzo dopo pezzo le barre saltavano. La lamiera si era fatta rovente. Ci volle un pò prima si freddasse. Dall'interno però non si sentiva più nessun rumore, la donna non rispondeva più. Un gruppo di cinque agenti a fatica riuscì a far scivolare sul binario la barriera in metallo. Appena fu possibile, l'agente Delis entrò dentro quel bunker che i fari illuminarono abbagliando quel luogo senza finestre e trovò uno scenario da girone infernale. La povera era per terra, distesa sopra un materasso all'interno di una camera che faceva orrore. Sporco ovunque, ad un lato un secchio serviva come bagno. Al muro c'era una catena con delle manette e per terra residui di sigaretta e delle siringhe. Sul muro macchie di sangue ossidato e muffa maleodorante.
La donna coricata per terra non si muoveva più, Delis le tastò il collo e percepì il battito, era ancora viva. L'ambulanza giunta sul posto qualche minuto prima la trasportò quindi sul lettino e venne portata via. Silvia restò qualche istante dentro quella camera. L'odore di urina e di umido però la convinsero a non poter stare ancora per molto li dentro.
Era la fine di un incubo. Risalì i gradini.
Si ricordò del colpo di pistola ricevuto a casa di Trente e si tastò il fianco, salvata dal giubbotto protettivo. Tornò in superficie e respirò l'aria pulita e fredda della notte. Passò davanti a Felix che nel frattempo stava parlando con un collega della scientifica. Si allontanò da sola per stare un pò in disparte qualche attimo. Camminò calpestando le sterpaglie fradice. Poi si fermò. Pensò a tante cose, al perchè decise di fare l'accademia per entrare nelle forze dell'ordine, pensò alla violenza, alla forza distruttiva dell'essere umano. Alzò lo sguardo e spalancando la bocca fece venir fuori uno sbuffo di vapore caldo che si disperse velocemente.
Le si avvicinò Felix ma non disse nulla, si abbracciarono solamente, stretti per farsi forza l'uno con l'altra. Riuscì a convincerla ad andare sull'ambulanza, visto che ne erano state chiamate due, almeno una non andava sprecata.
Quello che si scoprì nelle settimane successive fu un lavoro complicato di ricostruzione e si mise alla luce un macchina terribilmente inquietante e malefica: Cristian Trente, che di lavoro faceva la guardia di un parco cittadino, da anni adescava donne per fargli fare video hard da rivendere poi sul mercato nero e il dark web. A procurargli le vittime era Luca Lai, il proprietario del pub che convinceva le vittime con il raggiro di un buon lavoro. Saputa la notizia del ritrovamento della ragazza e la morte del collega in affari, dal quale riceveva una grossa percentuale sul materiale rivenduto, si buttò quella stessa notte dal balcone di casa sua precipitando sul cristallo di un'auto.
Il materiale video trovato a casa di Trente era pressoché infinito. Aveva messo su una videoteca hard illegale con tanti tipi di donne usate come schiave, che forniva poi a qualsiasi tipo di clientela che ne facesse richiesta. Venne scardinata una lunga catena di violenza e malaffare con ramificazioni in tutta Europa e contatti anche oltre il vecchio continente.
La notizia di tutta quella vicenda fece il giro del mondo. I notiziari internazionali raccontarono questa storia terribile e ci fu chi volle farne un libro e addirittura un film.
In tutto ciò Caterina Bello non si riebbe mai da quello che accadde, venne tenuta sotto stretta osservazione psichiatrica per tutta la sua vita.
