giovedì 21 maggio 2020

Un nome sconosciuto

Il telefono squillò che era quasi mattino, fortuna mia che ero riuscito ad andare a dormire presto la notte prima. Risposi, era il questore che mi avvisava di un omicidio avvenuto poco distante da casa mia, quando si dice la fortuna proprio. Mi preparai e di li a pochi minuti fui sul posto. Una casa dalle lunghe finestre a tutto sesto che sembravano guardare chiunque passasse di la. 
   Il questore mi accompagnò sino alla stanza dove era stato trovato il corpo; un giovane uomo di quarant'anni disteso prono con un colpo di arma da fuoco sulla schiena, un classico del delitto pensai, ovviamente dal di sotto si spandeva una grande macchia di sangue che si allargava da un lato all'altro del torace. 
   Chiesi chi avesse trovato il corpo e mi fu detto che era stato il fratello. Così lo feci chiamare e iniziai con le prime domande; -Bene Signor Spagni, immagino benissimo che non sarà un buon momento per parlare ma è necessario che le indagini inizino-, -certamente-, rispose meccanicamente, -cosa vuole sapere?-,    -partiamo con le domande facili- dissi sedendomi, -a che ora è tornato a casa e dove si trovava nelle ore prima?-, mi guardò, pensò qualche istante -saranno state le 5:30, ero tornato da una serata fuori con degli amici di università di vecchia data, ci ritroviamo spesso e passiamo una sera a cena fuori e a bere qualcosa-, -possono confermare?-, -tutti quanti, sono stato io a organizzare l'uscita questa volta-, -bene, controlleremo, è solo per formalità; ancora qualche domanda, tornato a casa come si è accorto di suo fratello?-, -prima di salire al mio piano, io vivo nel piano superiore, ho notato la lampada del salotto accesa e mi son diretto per spegnerla quando ho visto la sagoma di mio fratello riversa per terra...- il racconto si interruppe per i singhiozzi del pianto per poi riprendere qualche istante dopo, -lo vidi riverso nella penombra, credevo fosse svenuto o chissà cosa, ma quando feci per voltarlo le dita si sporcarono su qualcosa di freddo e appiccicoso, il suo sangue, e li vidi la ferita, lo sgomento e l'orrore mi salì come corrente elettrica dalla schiena ed esplose nella testa, persi i sensi e caddi per terra sbattendo la testa sul bracciolo del divano, mi risvegliai da solo con un forte dolore qua dietro la nuca, sicuramente il colpo dovuto alla caduta, ripresa contezza di quello che era successo ho chiamato i soccorsi-, -ha notato se manca qualcosa?-, -no, così a prima vista direi che è tutto in ordine e al suo posto-,        -grazie Signor Spagni, perfetto, ora si riguardi. Fane, lo accompagni all'ambulanza per accertamenti-.

   Ovviamente avrei ripreso con le domande appena si fosse ripreso. Nel frattempo feci un giro per la stanza segnando mentalmente i particolari,      oggetti disposti, sistemazione dei mobili, e i quadri, quadri ovunque. Nulla di strano al momento o nulla che non dovesse essere al suo posto nella scena di un delitto, c'erano persino delle sigarette spente, com'era banale questo crimine.         Così tornai al cadavere che giaceva ancora per terra; un uomo robusto vestito da casa, pantaloni in panno blu, maglia scura e ciabatte. Anche qua nulla di particolarmente accattivante. Continuai così ad aggirarmi nuovamente per il salotto che fungeva anche da studio con la sua bella scrivania in ottone e vetro e la miriade di libri... -Fane-, -si commissario?-, -sappiamo quale era l'occupazione della vittima?-, -certamente, la vittima si chiamava Luigi Spagni e assieme al fratello Stefano sono i proprietari di uno studio di restauro e proprietari di una galleria d'arte, sono specializzati nella compravendita di quadri antichi, uno dei nomi più importanti della regione, la Spagni-Oli-, -Ah! Spagni-Oli, che burloni. Finalmente qualcosa di interessante, ora mi spiego tutti questi quadri.         Grazie Fane-. Iniziavo a guardare la faccenda con un occhio diverso e iniziavo a guardare anche più attentamente la quadreria, che fosse un delitto legato al mondo della vendita dell'arte?. Il cadavere finalmente venne portato via rinchiuso nel sacco nero, un colpo di zip e spedito all'obitorio per gli accertamenti. Al di sotto spuntò fuori qualcosa che non era saltato all'occhio, l'impronta di una scarpa, non era marcata, era giusto la punta, ma adesso con il corpo che era stato portato via si vedeva benissimo. Chiamai Fane e gliela feci notare, -che sia del fratello?- chiese, io incalzai, -che sia dell'assassino? non lo sappiamo, ma almeno abbiamo un indizio, a questo punto dai indicazioni affinché controllino tutte le scarpe, è ora di giocare seriamente.-
   Andai così alla scrivania alla ricerca di tracce, di una possibile pista, qualche foglio, mezza parola scritta da qualche parte. Fogli, scartoffie, appunti, levai tutto dai cassetti e consegnai a Fane che mi guardò come per dire "ora ci tocca". Oltre ad appunti di varia natura, un guazzabuglio di nomi e date, trovai anche una agenda con la scritta dorata Spagni, piccola, insignificante nella sua semplicità, la apersi andando a cercare la data corrispondente al giorno del delitto, 4 Maggio; mi fermai, qualcosa non tornava, era chiaro che se ne non c'erano segni di scasso, come mi confermò Fane al mio arrivo, la vittima doveva conoscere l'assassino e avevano appuntamento; lo fece entrare, ok ma perchè?, sicuramente discussero abbastanza a lungo se nel posacenere sono adagiate ben tre sigarette e la vittima non fumava... poi... colluttazione? no non mi pare, la stanza era troppo in ordine. Perchè sparare alle spalle? che la vittima stesse scappando, o forse chiedendo aiuto?... tornai sull'agenda, a quella data non trovai nulla, trovai però una nota al 6 Maggio, "ric. Sangallo", -Fane, leggi qua-, pensò,  -ric... ricevuta... ricevere... vanno bene entrambi-, -esatto, ammettendo che la parola sia ricevuta è meglio controllare la contabilità e qua in casa non credo che la troveremo, laboratorio o galleria?. 

   Saliti in macchina ci dirigemmo alla galleria, ad aspettarci c'era il questore  con tanto di cronisti, avvoltoi dell'informazione, la notizia era arrivata velocemente;    -Buongiorno Signor questore-, -Buongiorno commissario Retici-, entrammo all'interno della galleria con la grande vetrata che dava sulla strada e l'insegna all'ingresso "Spagni-Oli", credo di non potermici mai abituare a questo nome pensai. l'interno era curatissimo, sale dalle pareti beige e faretti che illuminavano quadri di varia natura e genere, marine, paesaggi campestri, Madonne, santi, contadini, mele e uva dentro cesti. Sicuramente di gran valore. Mi soffermai a guardare con lo sguardo molti di quei dipinti nel mentre che ci dirigevamo nell'ufficio della galleria, passammo ore a scartabellare documenti, fortunatamente l'archivio cartaceo era in ordine alfabetico ma sotto la lettera "S" non trovammo nulla, così si dovette procedere al controllo di quello digitale, venne perciò spedito il computer al reparto tecnico, al momento quindi non potevamo fare altro che aspettare, ma comunque continuammo a controllare tutto ciò che poteva essere utile e dentro ad una cartella all'interno di un armadio trovai un'altra agenda, identica a quella trovata a casa, controllai le date adiacenti al giorno del delitto ma non trovai nulla. Comunque la presi e la consegnai a Fane.    
   Sotto consiglio del questore il giorno dopo andammo al laboratorio di restauro che si trovava dall'altra parte della città. 
   L'eleganza della galleria strideva con l'algidità di questo posto, più che un laboratorio sembrava un'ospedale, avevo una concezione forse antiquata di un laboratorio di restauro, fredde luci al neon che pendevano dall'alto e guardavano come grandi occhi luminosi, tavoli in acciaio e cavalletti sul quale erano poggiate tavole e tele squarciate, graffiate, abrase dal tempo al quale medici specializzati mettevano mano con bisturi, aghi e tamponi per ridare alle opere la loro antica luce. Ci dirigemmo nell'ufficio e pure li cercammo nell'archivio ma nulla da fare, alla lettera "S" non compariva nessun nome di cliente di nome Sangallo e in più notammo che da li era stato portato via un computer. Nel frattempo giunse una chiamata al mio telefono cellulare, era la sezione tecnico-informatica,            -commissario Retici, salve sono la dottoressa Landi, la chiamo in merito all'archivio digitale degli Spagni", -Salve dottoressa, mi dica, siete riusciti a trovare qualcosa?-, -Sfortunatamente dall'archivio digitale non emerge nessuno col nome Sangallo, mi dispiace-. 
   Chiusi la chiamata, guardai il questore e Fane con aria mesta e diedi la notizia del buco nell'acqua. Presi l'iniziativa e dissi che era il momento di tornare a parlare con Stefano Spagni, che nel frattempo era ricoverato in ospedale.

   Andammo solo io e Fane, il questore ci disse che doveva tornare in centrale ma che dovevamo tenerlo aggiornato. Entrai con calma nella camera e mi sedetti accanto a lui, -Signor Spagni come sta?-, fece un sospiro malinconico, -beh diciamo bene tutto sommato, i medici hanno trovato un lieve ematoma e al momento mi tengono sotto osservazione ma tra qualche giorno mi lasciano libero-, -mi fa piacere, senta, come poteva immaginare siamo qua perchè le indagini necessitano di nuove domande e possibilmente di risposte e l'unico che al momento può rispondere è lei-, -comprendo benissimo, chiedete pure-, senza esitare iniziai, -pensa che qualcuno avesse intenzione di uccidere suo fratello, o meglio, pensa che qualcuno ce l'avesse con lui tanto da arrivare ad ucciderlo?-,    -che io sappia no, non mi pare di averlo mai visto preoccupato o nervoso oltremodo, certo gli attriti quando si lavora sono normali, capitano i clienti insoddisfatti, raramente, ma capitano o ritardi in qualche consegna, ma nulla di più, non tanto da arrivare ad uccidere-, -bene, nel cassetto del tavolo nel salotto abbiamo trovato un taccuino, Fane passamelo per favore, con una nota al 6 Maggio che dice "ric. Sangallo", sa di cosa si tratta?, sa se suo fratello avrebbe dovuto incontrare un certo Sangallo domani?-, lo Spagni scosse la testa dubbioso, -ok, poichè dagli archivi della galleria e dello studio non siamo riusciti a trovare nulla e per di più dall'ufficio del laboratorio qualcuno ha portato via il computer...- Spagni terminò prontamente la frase con un sorriso, -no nessun furto signor commissario, il computer manca perchè l'ho portato io giorni fa dall'informatico perchè non funzionava e siccome sono negato per la tecnologia, insomma nella vita mi occupo di cose che come minimo hanno seicento anni, è più facile per me mascherare una lacuna che usare Excell e quindi per evitare di fare danni e perdere dati importanti ho preferito portarlo da chi sa come metterci mano, se volete vi do il numero di cellulare del tecnico così potete chiamare-, continuò -se permette vorrei farla io una domanda, la casa è sorvegliata? insomma per intenderci li è conservata una collezione d'arte che farebbe gola a collezionisti senza scrupolo e nulla esclude che mio fratello sia stato ucciso per un furto andato oltre il limite-, -stia tranquillo Signor Spagni, la casa è in sicurezza giorno e notte, sappiamo benissimo che è una collezione importante-, -bene, ma sarò più tranquillo quando tornerò a casa; avete altre domande signor commissario?-, -no siamo a posto così, arrivederla Signor Spagni si rimetta presto-. 
   Salimmo in macchina e chiamai al numero che ci diede Spagni poco prima, Fane intanto aggiornava il questore e chiedeva l'autorizzazione per prelevare il computer dal laboratorio dell'informatico. Di li a poche ore consegnammo il pc ai nostri tecnici.

   La sera del giorno seguente ricevetti la telefonata dalla dottoressa Landi che mi informava che questa volta avevamo avuto più fortuna ma che il nome Sangallo non era riferito ad una persona, o per lo meno non ad una persona fisica, ma al nome di un pittore, Sangallo con molta probabilità era l'autore di un quadro conservato in casa degli Spagni, ma al momento non poteva darmi altre notizie poichè i tecnici stavano ancora lavorando a certi file che erano sotto crittografia ma che la mattina seguente o al massimo al primo pomeriggio avrebbero trovato qualcosa in più. 
   Un gran bel colpo di scena, Sangallo era il nome di un pittore. Chiamai immediatamente Fane e lo misi a parte dalla novità. La mattina seguente ci dirigemmo in casa Spagni e con l'aiuto di qualche collega setacciamo tutti i quadri alla ricerca del Sangallo, le stanze erano praticamente imbottite di quadri, ci dividemmo in due gruppi da tre; io, Fane ed un agente ci dirigemmo nel luogo del delitto, nessuno sarebbe uscito dall'edificio finché non fosse saltato fuori il Sangallo. Minuti interminabili tra quadri, disegni, incisioni. 

   Su e giù dalle scale in acciaio portate appositamente dalla centrale visto che molti erano appesi pure ben oltre la porta; salito sulla scala guardai dall'alto la stanza e improvvisamente un bagliore si sprigionò nella mente, rividi per terra la sagoma del cadavere, osservai meglio, poi scesi immediatamente dalla scala, riportai alla memoria ciò che vidi il primo giorno e si materializzò nel pensiero il cadavere del Signor Spagni disteso davanti a me, seguii la linea tracciata dalla posizione corpo, alzai lo sguardo ed era davanti a me... una teca in vetro leggermente aperta, mi avvicinai e dentro era esposto un quadro di piccola misura con un paesaggio e delle figure distese e poi il nome in basso a sinistra, Sangallo... squillò il cellulare, non volli rispondere in quel momento ora che l'avevo trovato, ma anni di servizio mi avevano insegnato che era sempre meglio farlo, era la dottoressa Landi, -Spara Landi!- dissi su di giri, -Retici, abbiamo una bella novità, il quadro del Sangallo è un paesaggio con scena biblica e...-, -con delle figure distese, c'è l'ho qui davanti, l'ho appena trovato-, -ora preparati...- disse lei, -il quadro che hai davanti con molta probabilità è però un falso dipinto dallo stesso Stefano Spagni; credo che la situazione sia più complessa di quello che al momento può sembrare, c'è in ballo un ricatto e molti milioni di euro, questo è il massimo che abbiamo scoperto, il resto dei file è totalmente corrotto.     Sto trasmettendo i documenti al questore, a presto commissario Retici.-, -grazie dottoressa Landi- chiusi la comunicazione, il mio entusiasmo era completamente svanito. Falso o meno ora a prelevare il quadro sarebbero stati quelli della scientifica.

   Con Fane ci dirigemmo immediatamente dal questore che ci mise a parte di ciò che era emerso, -Commissario Retici, Brigadiere Fane, sedetevi, la dottoressa Landi immagino vi abbia informati su quello che è emerso-, -si, mi ha chiamato prima, ha parlato del falso quadro dipinto da Stefano Spagni e di un ricatto, ma di più non ci ha detto-, -esatto, di più non ha detto perchè il resto dei file sono totalmente inutilizzabili, ma ora abbiamo una pista solida e un nome concreto sul quale concentrarci, ho fatto mandato di prelevare immediatamente Stefano Spagni dall'ospedale e di condurlo qua, vedremo che ha da dire adesso.                   Bussarono alla porta, il questore diede assenso di entrare, un'agente si avvicinò e ci guardò tutti e tre e con un solo fiato disse -Il sospettato Stefano Sangallo è andato via dall'ospedale ieri mattina presto, ha firmato la sua dimissione e al momento ha fatto perdere le tracce, questo è quanto Signor Questore-, -...questo-è-quanto-signor-questore-..., ripetè tutto di fila e incredulo il questore Coli, fatto uscire l'agente esplose in un unico grido e una sola parolaccia che non starò qua a ripetere, -Retici- aggiunse poi, -lo trovi e me lo porti qua ché Dio solo sa cosa gli faccio quando me lo trovo davanti-. 

   Fane ed io uscimmo dall'ufficio, e in pochi istanti organizzammo una caccia all'uomo, la casa era già sorvegliata da tempo quindi era improbabile che fosse diretto la, avvisammo perciò le stazioni dei treni e gli aeroporti, e posti di blocco sparsi per la città... non poteva essere andato lontano, ma prima decisi di passare nel laboratorio di restauro e se ciò a cui avevo pensato era esatto, quel maledetto aveva pensato ad un piano che Machiavelli era un principiante. Ci dirigemmo a sirene spente all'indirizzo dello studio ed entrati silenziosamente sentimmo dei rumori provenire dalla stanza sul fondo, un parlottare prima sommesso poi improvvisamente i toni si accesero e sentimmo chiaramente qualcuno che diceva "e questo è mio!" un colpo di pistola fracassò l'aria facendo udire un rumore di qualcosa che cadeva pesantemente a terra, ci lanciammo perciò dentro la stanza intimando l'alt e un altro colpo di proiettile mi sfiorò andando a conficcarsi nella fronte di un tizio appeso dentro la cornice, rispondemmo al fuoco, mirammo alle gambe e braccia, Stefano Spagni stramazzò a terra urlante con il quadro al suo fianco, chiamammo quindi l'ambulanza per il ferito e una macchina mortuaria per l'altro, di li a pochi minuti la zona venne circondata. 

   Tornati in centrale fummo raggiunti dal questore che con infiniti complimenti ci elogiò con calorose strette di mano, io e Fane non potemmo fare altro che ringraziare e dire che avevamo fatto del nostro meglio con tutta la squadra. 
Appena si fu ripreso dall'operazione di asportazione dei proiettili Stefano Spagni fu condotto direttamente in centrale e rispose a tutte le domande colle quali venne torchiato per un bel pò, -Abbiamo molto di cui parlare vero Spagni?- disse il questore, ovviamente non rispose alla provocazione, -E' stato veramente bravo, devo ammetterlo-, -Ok cosa vuole sapere?- disse in tono freddo, -tutto dal principio, la questione del quadro falso, il ricatto e la morte di suo fratello-, -...con la morte di mio fratello non c'entro nulla, è stata una fatalità-, rispose secco,       -bene allora ci racconti come siamo arrivati a quella fatalità-, silenzio, organizzava il discorso, -il quadro, quello nella teca è un falso e lo dipinsi io, mio fratello non ne sapeva nulla. Già da anni mi dedicavo a questa attività, prevalentemente quadri del '500 e '600, sia di autori minori che nomi noti, ovviamente i nomi noti valevano di più. Faccia il nome di un pittore e sicuramente avrò creato un quadro identico al suo stile; il mondo vuole arte e le mostre in questi ultimi 10 anni si sono triplicate con file infinite per giorni, così ogni tanto faccio, facevo, spuntare fuori un quadro ormai disperso e descritto in qualche vecchio documento ed ecco che subito musei e gallerie si facevano avanti, insomma so fare il mio lavoro di venditore-, -...di falsario...- lo interruppe Fane, Spagni continuò -un giorno in galleria venne un uomo, si presentò ma non ricordo il nome adesso, mi disse che avrebbe voluto comprare un quadro per sua moglie, un regalo di anniversario, così facemmo assieme un giro tra le sale, era seriamente interessato a ciò che gli stavo proponendo ma non c'era nessun quadro che lo attirava veramente, mi disse che stava cercando un autore che si chiamava, Gualtiero Sangallo, era un pittore del '600, credo che ormai lo conosciate anche voi, non mi diede un soggetto particolare, gli sarebbe andato bene uno qualsiasi, importante che fosse un Sangallo, gli dissi che ci avrei provato, che avrei dovuto contattare altre gallerie e antiquari e che il prezzo sarebbe salito anche di molto, mi disse che non era un c'era problema, non faceva una questione di soldi. Così restammo d'accordo che lo avrei tenuto aggiornato.       Immediatamente mi misi alla ricerca nei vecchi archivi, o in quelli miei personali, trovai così menzionato un suo lavoro ormai scomparso in un documento della prima metà del '600, il documento con relativo quadro apparteneva ad una vecchia chiesa ormai distrutta in un paese dell'Italia meridionale, era descritto semplicemente come Paesaggio con scena biblica e figure sdraiate, nessun dettaglio, nessuna descrizione in più, una di quelle poche fortune che capitano raramente. Vede commissario, più un quadro è descritto dettagliatamente più è lungo il lavoro di riproduzione, invece se è descritto in modo poco minuzioso mi da la possibilità di essere un pò più libero. 
   La tecnica del Sangallo mi era molto familiare, conoscevo sia il modo di dipingere con i bozzetti preparatori che con i quadri finiti e poi da restauratore avevo la possibilità di accedere a informazioni sia sui pigmenti utilizzati che alle immagini ad infrarosso così da poter studiare il modo in cui disegnava. Per farla breve, nel giro di due mesi "Paesaggio con scena biblica" di Sangallo era terminato. Così chiamai quel tipo, gli dissi che ero riuscito a trovare un quadro del Sangallo e che appena fosse stato possibile ero disponibile per la vendita, mi disse che avrebbe mandato un suo assistente per l'acquisto.
   Si presentò pochi giorni dopo un uomo che in modo sbrigativo, visionato il quadro, lo prese con se dentro una valigetta, pagò-, -quanto?-, lo interruppi io, -215 mila euro, era una tela di piccole dimensioni come avete visto... dicevo, pagò e uscì dalla galleria, era fatta pensai, ma di li a poche settimane ricevetti una telefonata in galleria, era la voce dell'acquirente che mi apostrofò in tutti i modi peggiori dicendomi che ero un farabutto e che il quadro che gli avevo venduto era un falso, io gli dissi che non poteva assolutamente essere vero; dovevo mantenere la parte; ma per tutta risposta mi disse che quello stesso soggetto dipinto da Sangallo era già nella sua collezione da anni, rimasi bloccato dalla notizia, gli chiesi come ne era venuto in possesso ma non volle dirmelo, contrabbando pensai subito; il quadro che gli avevo venduto io era falso e che me l'avrebbe fatta pagare, gli risposi che gli avrei restituito i soldi, che li avevo ancora con me, ma non volle sentir ragioni e chiuse la chiamata. Non sapevo cosa fare, chiamare la polizia? al momento lo escludevo, mi dissi che era un mitomane e che avrei fatto meglio a dimenticarmi di quel pazzo, ma non fu così, la sera stessa ricevetti una mail nel quale mi si proponeva un accordo, io gli avrei reso i soldi, con gli interessi, in cambio lui avrebbe taciuto la questione del quadro falso e in più mi sarei dovuto tenere il falso, oltre il danno pure la beffa, in caso contrario mi avrebbe fatto fallire e chissà pure fatto fuori. Non potei che accettare le condizioni, così segnai l'appuntamento il 6 Maggio a casa mia... ric. Sangallo, ricatto Sangallo-. 

   Intervenne il questore che domandò della morte del fratello Luigi, Stefano Spagni disse che fu un tragico errore, ci disse che l'assistente, come lo chiamava quello, praticamente uno scagnozzo farabutto, venne mandato un giorno prima, 
-io ero fuori a cena come sapete, aveva suonato al campanello in piena notte e aveva aperto mio fratello ignaro di tutto, l'aveva minacciato con la pistola sulla fronte di farlo entrare e gli spiegò in breve cosa dovesse fare, ma Luigi disse che della faccenda era totalmente ignaro, non sapeva assolutamente di cosa stesse parlando. 
   Sotto minaccia dell'arma aveva frugato per cercare i soldi e li trovò dentro la cassaforte all'interno di una busta da lettere, glieli consegnò, ma l'assassino, una sigaretta dopo l'altra, con un veloce calcolo constatando che non era la somma richiesta lo minacciò nuovamente, mio fratello perciò gli volle consegnare quel quadro che c'era nella teca, era una tela di grande valore, ma nel mentre che si voltò gli sparò alla schiena, prese i soldi, il quadro offerto da mio fratello e mise il falso nella teca. In quel momento rincasai, il killer accortosi del mio arrivo si nascose dietro il divano, come mi inchinai per girare Luigi venni colpito dietro la testa e svenni, così l'assassino potè andare via da casa velocemente senza altri problemi. Rinvenni qualche minuto dopo, capii subito ciò che era successo, chiamai i soccorsi ma non potei dire nulla agli investigatori, a voi, sarebbe stata la fine di tutto, la fine di un nome importante nel mondo dell'arte. Così aspettai qualche giorno, mi feci dimettere dall'ospedale e contattai il killer, gli proposi uno scambio da girare a chi aveva acquistato il quadro in galleria, l'intera somma richiesta in cambio della restituzione del quadro consegnato da mio fratello, l'accordo trovò riscontro così ci incontrammo nel laboratorio di restauro; sapevo di essere braccato dovevo fare alla svelta. All'appuntamento il galoppino si presentò solo, l'idea era quella di uno scambio liscio e pulito e addio, ma non so cosa scattò nella mia testa, forse volli vendicare la morte di mio fratello, così appena presi il quadro dalle sua mani lo sparai a bruciapelo con la pistola che mi ero portato, dopo di che siete intervenuti voi ed eccoci qua.- 

   La ricostruzione di Stefano Spagni proseguì, ci disse che subito dopo il nostro primo incontro a casa sua dopo l'omicidio con la scusa di dover avvisare la loro collega in galleria era andato nel laboratorio per prendere il pc per darlo al tecnico dicendogli di far sparire qualsiasi traccia senza spiegargli cosa stesse succedendo, e di non sapere il nome l'acquirente del quadro nonché mandante dell'omicidio, così le indagini dovettero proseguire. Ad oggi quel nome rimane sconosciuto.




   

                                                                    
                       

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