martedì 14 luglio 2020

Scavo nel passato:

Saliva le scale dell'edificio che portavano al suo appartamento, una infinita serie di gradini in marmo ingiallito per il troppo strisciare delle suole. Avrebbe potuto prendere l'ascensore ma da qualche giorno era fuori uso, così dovette farsi quattro piani a piedi. Si malediceva per aver preso un'appartamento così in alto. 
Sopra di lui la luce di cortesia si spense, lasciando solamente alle finestre il compito di rischiarare l'androne, illuminandolo fiocamente. Allungò quindi la mano per raggiungere l'interruttore quando nel buio una voce da dietro le spalle lo fermò, -"non lo faccia ispettore Retici"-, nel mentre il rumore del caricamento del proiettile arrivò alle sue orecchie, -non cerchi la pistola, glielo consiglio-, era una voce femminile, suadente e decisa. Retici chiese chi fosse e perchè lo stesse minacciando, "come, non mi riconosce ispettore?-, -così, messo di spalle e al buio direi che mi pare difficile- disse in tono sarcastico, -allora le rinfresco la memoria, sono Rosa Merni-, improvvisamente si ricordò -Merni, la moglie di Dante Merni-; fece per girarsi ma la donna lo intimò -Non si volti le ho detto, anzi sollevi le braccia-, così fece, -ora che mi ha trovato non vorrà certo farmi fuori qua sulle scale-, -so io quello che devo fare... ascolti bene, non ho intenzione di spararle, non avrei il tempo di fuggire poi, mi sentirebbero tutti, ma se non avessi altra scelta lo farei. La avviso Retici, non si immischi nelle faccende di mio marito, intesi? Lasci perdere e concentri il suo lavoro su altro-, -tutto qua? fece Retici, -mette in scena tutta questa rappresentazione per dirmi di lasciar perdere? Poteva venire direttamente a casa o mandarmi un messaggio minatorio come fanno tutti i criminali che si rispettino. Sa benissimo che non mi si minaccia così facilmente, certo devo ammettere che mi ha colto di sorpresa, ma le assicuro che non temo ne la sua minaccia ne suo marito, ha capito signora Merni?-, silenzio, -Signora Merni, è ancora li?- Rosa Merni si era allontanata dal palazzo subito dopo aver avvisato l'ispettore.
Arrivato finalmente a casa, erano ormai le 22.30, dopo aver sistemato, per meglio dire gettato il cappotto sul divano, prese il telefono e chiamò il brigadiere Fane, -Pronto Fane, scusa il disturbo, senti, indovina chi è venuto a trovarmi, anzi a minacciarmi?, no che c'entra quello, Rosa Merni, ti ricordi? la moglie... esatto, la moglie di Dante Merni, quello del contrabbando. Stavo salendo le scale quando lei... come perchè non ho usato l'ascensore? Fane, vuoi lasciarmi finire o no? dicevo, stavo salendo le scale quando con la pistola alle spalle mi ha minacciato di lasciar perdere le faccende del marito poi è andata via. Deve avermi seguito senza che me accorgessi. Si si sto bene tranquillo, mi ha preso alla sprovvista ma è tutto a posto. Ora ti saluto. Ne riparliamo in centrale, buona serata Fane, a domani-.

Il mattino dopo in centrale Retici venne praticamente subissato di domande da Fane che si fece raccontare tutta la vicenda da capo, -ora che facciamo?- chiese il giovane brigadiere perplesso, -niente di diverso da prima, continuiamo a tenere Dante Merni col fiato sul collo finchè non ritroviamo i reperti trafugati dallo scavo. Al momento non abbiamo che pochi elementi e non siamo certo in vantaggio rispetto a lui. Sono passati giorni dal ritrovamento dello scavo clandestino nell'agro di San Lucifero e ancora dei reperti non abbiamo traccia, solo dei buchi per terra, una pala abbandonata e un nome fatto da quell'anziano che ha riconosciuto il Merni, niente di più, ma almeno sappiamo che il nome è corretto vista la reazione della moglie di ieri notte-, -forse quelli col fiato sul collo siamo noi Signor. commissario allora- fece Fane tra il rassegnato e il sarcastico e detto ciò tornò nel suo ufficio. Retici perciò si alzò e prese gli incartamenti dell'indagine dallo scaffale; possibile che non si trovasse un minimo di traccia? Sapeva benissimo che il trafugamento di beni archeologici conduce a strade chiuse e intricate; i reperti una volta che entrano nel giro della vendita clandestina viaggiano alla velocità della luce come schegge impazzite per il mercato nero, era questione di poco tempo e poi si sarebbe perduta traccia. Al momento forse doveva arrendersi all'evidenza e ammettere di essersi arenato. 
Passarono pochi giorni quando gli arrivò la notizia che una serie di altri scavi clandestini erano stati eseguiti nelle campagne circostanti la zona del primo ritrovamento. Le forze messe in campo non riuscivano a forzare il muro di omertà che aleggiava nella provincia. Dante Merni era un malvivente molto temuto e con molti agganci.
In quel mentre il telefono dell'ufficio squillò, ripose, -pronto, ufficio del commissario Retici-, -Commissario, mi chiamo Vincenzo Rosa, ho qualche informazione che potrebbe esservi utile sulla sparizione dei reperti, passerò stasera. A più tardi- chiuse la chiamata e non ebbe nemmeno il tempo di replicare. Era la voce di un uomo molto anziano. 
Si buttò nuovamente sulle carte dell'indagine ma non sapendo da che parte sbattere la testa decise quindi di tornare dall'unica persona che al momento gli aveva fornito un'indizio, il mezzadro che riconobbe Dante Merni la notte dello scavo. 
Fermò l'automobile davanti al casale con il bel cancello in ferro battuto e vide da lontano l'uomo che armeggiava dentro quello che sembrava un magazzino rurale, -Signor Pais, buongiorno!, -commissario è lei?, -sono io, posso?, -certo, entri, il cancello è aperto-, attraversando il grande cortile assolato e fiancheggiato da alberi di fichi e qualche olivo venne accolto dal cane che abbaiando tentava di non farlo procedere, -stia tranquillo, abbai solamente- intervenne l'uomo mentre andava incontro a Retici, -venga, venga, stavo pulendo gli attrezzi; mi dica?, -sono qua gusto per scrupolo, lei è proprio sicuro che di quella notte non ricorda altro? qualche particolare che magari per lei può sembrare poco utile, ma che invece... -no commissario, nulla più di quello che ho già detto agli agenti; quella notte il cane abbaiava insistentemente, così mi alzai per vedere cosa stesse succedendo e aperta la finestra del soggiorno vidi degli uomini che con piccone e pale scavavano come forsennati nel terreno qua dietro, tra le voci riuscii a riconoscere quella di Dante Merni, ma nulla di più. Siccome però non volli intromettermi richiusi la finestra e tornai a letto, questo è quanto-, Retici pensò, -va bene la ringrazio signor Pais, e mi scusi per il disturbo, -si figuri commissario, è il suo lavoro-. 

Tornato in centrale passò poco più di un'ora quando, dopo aver bussato, Fane entrò nell'ufficio e informò Retici che era stato ritrovato il corpo di un uomo in una casa ucciso con un'arma da fuoco. Immediatamente si recarono sul luogo del ritrovamento assistiti dal medico legale che era già stato chiamato; -di chi si tratta? chiese Retici-, -Signor Commissario-, fece l'agente Sari col saluto militare, -si tratta del signor Vincenzo Rosa-, Retici trasalì tanto che pure Fane se ne accorse, -tutto bene commissario?-, -si si poi ti spiego Fane-. Il cadavere dell'uomo era praticamente seduto per terra tra il pavimento e la parete con un foro che perforava il petto. Il medico legale confermò che la pallottola venne esplosa a breve distanza non lasciando scampo al malcapitato. Fane venne così mandato ad ascoltare i vicini di Vincenzo Rosa e tutti dissero che sentirono un colpo fortissimo come di un petardo attorno alle 17:00, ma che nessuno vi fece caso, poteva essere un qualsiasi giovane che si stava divertendo, -Va bene Fane, senti, trova informazioni su questo Vincenzo Rosa, lavoro, attività passate e appena sai qualcosa fammi sapere-, -subito commissario-.
Il cadavere venne così mandato nello studio del medico legale nel mentre che la casa veniva perquisita. Sei agenti erano impegnati nello scandagliare carte, appunti, mail, anche Retici diede una mano, ma non emersero elementi interessanti, fintanto che ricevette la telefonata di Fane, -pronto Fane, dimmi tutto, abbiamo informazioni utili? ti prego dimmi di si-, -beh in un certo senso, il Signor Vincenzo Rosa è incensurato, sino a sei anni fa lavorava come impiegato nell'ufficio del catasto del comune; quarantanni anni prima però venne coinvolto in una inchiesta che riguardava il furto di vecchie carte catastali dall'archivio storico comunale, erano mappe dei primi anni del '900, roba prima della Grande Guerra per capirci, accusa dal quale venne totalmente escluso, gli unici ad essere formalmente accusati del furto furono un certo Edoardo Mieli e Raffaello Pais, ora, il Mieli è morto pochi anni fa, e Raffaello Pais sappiamo benissimo dove abita Signor commissario-, -grazie Fane, ci vediamo a casa del Pais-, gli occhi di Retici si illuminarono di eccitazione, ecco la pista che stavano cercando.

Pochi minuti dopo Retici con Fane si incontrarono al casale di Pais. Il grande cancello era aperto, lo chiamarono ma non rispose nessuno, -Pais, sono Retici, il commissario, sono con il brigadiere Fane-, entrarono in casa ma non c'era nessuno, da fuori però l'abbaiare del cane richiamò la loro attenzione, seguirono la voce dell'animale che guaiva senza interruzione, i due si guardarono. Procedettero con cautela e arrivati dietro all'edificio che fungeva da cantina videro Raffaele Pais steso a terra agonizzante che cercava di muoversi, Retici si risolse velocemente verso l'uomo che lo guardò. Una profonda ferita alla coscia destra aveva lesionato una delle vene femorali, poco prima di morire l'uomo fece però in tempo a dire "Commissario, Villa Serra, domani notte" e si lasciò andare. Nel frattempo Fane aveva chiamato i soccorsi che non poterono fare altro che portare via il corpo. Villa Serra, quel nome gli ronzava in mente, a cosa si riferiva? ad una casa, un luogo, non aveva mai sentito un nome come quello in una località di zona. Chiamarono così in centrale e chiesero ad uno degli agenti di controllare all'ufficio catasto del comune il nome Villa Serra. 

Il mattino seguente verso mezzogiorno entrò in ufficio l'agente Riccardi che informò il commissario che il nome Villa Serra era riferito ad una vecchia zona campestre usata dai contadini, e oggi abbandonata, poco distante da quella di San Lucifero, era un vecchio nome conosciuto ormai solo dai più anziani. Retici si fece consegnare perciò la copia della mappa catastale dell'area interessata, essendo però una carta realizzata dopo quelle dei primi del '900, quella zona non era più segnata; come fare a capire in quale zona si trovasse di preciso, Fane intervenne un pò titubante -perchè non chiedere agli anziani del paese, chi lo sa meglio di loro?, Retici lo guardò compiaciuto -bravo Fane, è un'idea che può funzionare, perciò prendi la mappa e fatti un bel giro per il paese e poi torna qua-, -subito commissario- disse sbigottito, ora praticamente doveva chiedere a metà cittadina. Senza aggiungere altro prese la carta ed usci, si fermò davanti ad ogni gruppo di anziani che incontrava, -buongiorno signori, sono il brigadiere Fane, mi servirebbe una indicazione, indicandola qua sulla mappa mi sapreste dire dove si trovava l'area di Villa Serra?-, si guardarono pensando e uno di loro prese la parola, -se ricordo bene è quella che adesso va dalla fine dei vigneti sino al fiume, che poi fiume... un rigagnolo- disse sorridendo, -dicevo, sino al fiume di Belverde, guardi glielo indico nella mappa, vede?-, -ma quale Belverde-, lo interruppe un compaesano dai modi sbrigativi,- va oltre il fiume, ben oltre, come minimo sino all'inizio dalla Strada Statale- il gruppetto iniziò a dibattere tra di loro su dove fosse quella fantomatica Villa Serra, così il povero Fane li lasciò al loro discorso e salutati continuò il giro, si fermò dunque davanti a delle signore e chiese loro la medesima cosa, tutte e tre risposero che ben si ricordavano poichè da bambine andavano nei campi li in zona e si raccontava di vecchie sepolture proprio sulla la collina, quella che stava non lontana dal fiume. Saputa questa notizia ebbe la conferma che allora la zona da circoscrivere era quella nei pressi della collina e il fiume. Chiamò immediatamente Retici che fu molto felice. Tornò quindi in centrale. Il commissario lo accolse con un grande sorriso, -sapevo che ce l'avresti fatta Fane, abbiamo ancora abbastanza tempo per predisporre una squadra- disse guardando l'orologio-. Mandò così a chiamare dieci uomini e li mise a parte dell'operazione da compiere quella stessa notte.

Retici, Fane, Sari, Riccardi e un altro agente, poco prima delle 21:00 partirono dalla centrale e si recarono sulla zona seguiti da un'altra volante, attraversando al buio le strade sterrate di campagna. 
Arrivati nell'area prestabilita lasciarono le auto poco distanti e proseguirono a piedi appostandosi in un boschetto di olivi posto sulla cima del colle in modo da poter avere la più ampia visibilità possibile della zona. 
Le ricetrasmittenti erano accese, avrebbero comunicato in quel modo. Fu un lungo appostamento quello, e furono minuti che non passavano mai. Ormai era notte inoltrata e l'umido entrava pungente nelle ossa. C'era chi ogni tanto sbadigliava, chi faceva commenti alle notizie del giorno, ma comunque sempre attenti... fin quando da lontano dei piccoli bagliori gialli si fecero largo lentamente tra i campi ammantati di buio. Ondeggiando e muovendosi a sobbalzi nelle asperità del terreno salivano pian piano il colle. La trasmittente gracchiò la voce di Retici che disse di stare pronti e di aspettare. 
Le voci si fecero sempre più forti e incalzavano di sbrigarsi che il punto era poco distante. Arrestatisi poco distanti dalla pattuglia in appostamento, il gruppo di cinque uomini, poggiate le lampade, prese i picconi e iniziò a scavare velocemente, separatamente in più punti. Uno degli scavatori improvvisamente ruppe il suono meccanico dello zappare nella terra richiamando l'attenzione, -Dante, presto, ho trovato qualcosa-, in quell'istante il gruppo di agenti uscì allo scoperto intimando l'alt e bloccando il gruppo di tombaroli prendendoli all'improvviso. Partirono colpi di pistola che si frantumarono sugli alberi. Nel mentre dal cielo un rombo si faceva strada e fece il suo ingresso un elicottero della polizia, chiamato durante la preparazione dell'operazione, che con il faro bianco acceso illuminava il luogo dell'azione. Uno dei malviventi fuggì lanciandosi in una folle corsa giù dal pendio, ma al buio un piede messo in fallo lo fece rotolare e cadere malamente andando a sbattere pesantemente la testa su un masso. 
Anche Dante cercò di fuggire ma una pallottola gli colpì la caviglia buttandolo a terra, di li a pochi istanti i criminali vennero tutti bloccati e trattenuti in manette nel mentre altre macchine arrivavano per prelevarli. 
Dante Merni e gli altri furono condotti in centrale. Si scoprì che Vincenzo Rosa fu ucciso perché non parlasse a nessuno delle mappe catastali rubate anni fa, e che Raffaello Pais venne freddato perché non voleva consegnare alla banda la mappa con la zona di Villa Serra, mappa che venne quindi rubata da Merni e che Pais aveva fatto il nome di Dante alla polizia perché voleva fargli uno sfregio per non aver voluto accettare le nuove condizioni per continuare a conservare i reperti nel suo casale, queste nuove condizioni dettate dal Pais prevedevano un surplus sul ricavato del contrabbando, condizioni che Dante Merni non accettò. 
I reperti vennero effettivamente ritrovati a casa di Raffaello Pais conservati dentro ad una cassa di legno; erano il frutto di molti altri scavi clandestini e comprendevano monete, ceramiche, statue in bronzo e in terracotta e monili di varia natura. Ancora pochi giorni e sarebbero finiti sul mercato nero e da li in collezioni di persone senza scrupoli nel privare la collettività di un bene comune.


   






  



























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