Il suo studio faceva parte di un edificio austero che dava sulla via principale. Le altre stanze del grande caseggiato di rado venivano usate, quasi mai. Il maggiordomo aveva la camera da letto non molto distante dalla sua, mentre lo studio si trovava nella parte più alta della casa, anche perchè era la più silenziosa e sopratutto isolata.
Dentro si trovavano due scrivanie, delle sedie, un tavolo tondo al centro, mentre le pareti erano circondate da librerie.
Ogni singolo spazio di quella stanza era ricolmo di libri, oggetti di varia natura e fogli gettati alla rinfusa, ma tutto rispondeva al cosiddetto caos organizzato, dove tutto in quel nulla aveva un suo preciso ordine e una sua precisa stabile collocazione nonostante fosse apparentemente messo li per caso.
Da anni ormai il maggiordomo si era arreso nel mettere in ordine lo studio del professore, tanto sarebbe tornato come sempre.
Il professore, di esile corporatura e molto alto, un pò nervoso nei movimenti come un piccolo furetto quando gioca, era da poco tornato da un viaggio in Turchia dove aveva assistito ad un convegno sui risultati degli ultimi ritrovamenti di una campagna di scavi, e per ciò si trovava nella sua stanza per rivedere e ricapitolare su ciò che aveva scritto. Rilesse quindi gli appunti presi durante il convegno e poi li conservò.
Il telefono squillò, lo cercò tra i vari fogli e oggetti sparsi sulla scrivania e rispose <Si pronto?, oh salve è lei, buona sera, bene bene, grazie è lei? mi fa piacere, si si è tutto pronto, gli appunti sono pronti e il bracciale è qui davanti a me... allora a domani, buona notte>. Chiusa la chiamata si diresse velocemente verso uno sgabello e frugò tra i fogli, ma nulla, così si spostò vicino alla poltrona e frugò tra i libri e carte ma degli appunti nessuna traccia. Girò su se stesso e tornò verso la scrivania, frugò freneticamente tra i cassetti, sotto i libri e alle fine li vide spuntare da sotto il telefono "I tesori perduti dell'Imperatore Balmir", li guardò, controllò che tutto fosse in ordine e li sistemò nella cartella in finta pelle.
Ora bisognava sistemare il bracciale nella valigetta antiurto. Cercò la valigetta e la trovò sotto al divano, la aprì e direttosi verso la credenza l'unica cosa che trovò fu un alone di polvere sul ripiano. A quella visione si stupì, dov'era finito il bracciale di Balmir? eppure stava li, lo aveva visto sino a poco tempo prima, dove poteva essere?. Pensò <Se fossi un bracciale dove starei? beh ovvio sul pulso!> si diresse a passo svelto verso la statua greca, un regalo che si era fatto ad un'asta tanto tempo fa, ma ai polsi non aveva nulla. Frugò così nei cassetti, togliendo fuori tutto, mise sotto sopra la stanza, svuotò la scrivania ma nulla, del bracciale nessuna traccia.
Suonò così il campanello per chiamare il maggiordomo e nel mentre continuava a cercare andando da una parte all'altra della stanza, <Dov'è?, dov'è?> i suoi occhi saettavano da tutte le parti come in deliro, doveva trovarlo. Continuava a cercare imperterrito, continuava e continuava. La sua era ormai una ricerca spasmodica. Continuava a suonare il campanello della servitù, ma il maggiordomo non si faceva vivo.
La testa gli girava e pulsava, era rimasto ore a rovistare nella stanza. Ebbe perfino la sensazione che le pareti si stessero restringendo attorno a lui, ed arrestatosi vide che veramente la stanza si rimpiccioliva, non stava delirando. Le maschere africane dai grandi occhi lo guardavano e sembravano stessero ridendo; nel suo cervello l'eco di quelle risate lo stordivano e lo facevano infuriare. Ma perchè ridete, gridò. Gli oggetti attorno a lui presero a vorticare e girare sempre più veloci, le risate della maschere erano ormai un frastuono. Urlava per cercare di far cessare quel delirio, non sapeva dove poggiarsi, barcollava mettendosi le mani fra i capelli; non riconosceva più nulla in quello studio, la stanza si restringeva sempre più, ancora di più. Il fiato corto e ansimante. Urlava e sbandava ovunque, gli oggetti gli cadevano addosso. Era totalmente in balia dello stordimento.
Il professore venne trovato un'ora dopo totalmente delirante nel suo studio messo completamente sotto sopra, con una febbre altissima che si scoprì essere stata provocata dalla puntura di un insetto che proveniva dall'Asia Occidentale.
Nessun commento:
Posta un commento