sabato 11 dicembre 2021

Il passeggero inglese: Matthew Kneale

É la prima volta che mi capita di parlare di un libro che ancora sto leggendo e che ho iniziato da qualche capitolo, ma questo merita veramente un'eccezione. Ammetto di essere stato attratto dal titolo e molto dal quadro nella copertina... e il mio intuito non ha sbagliato. 


É un romanzo storico ambientato nell'Inghilterra di metà XIX secolo e che ha tutto il sapore della letteratura d'avventura e di viaggio dell'800, ma al contrario di quest'ultima lo scrittore ha inserito tratti di ironia molto divertenti che alleggeriscono la lettura.

Il passeggero inglese: Matthew Kneale


Tutto parte dal viaggio esplorativo che un prete protestante decide di intraprendere partendo da un piccolo paesino nella costa sud dell'Inghilterra per andare a cercare l'Eden apparsogli una notte in sogno (e che a suo dire si troverebbe niente meno che in Tasmania) e per farlo assolderà il capitano e l'equipaggio della nave Sincerity che dopo una pesante sanzione per contrabbando dovrà cercare in tutti i modi di racimolare i soldi.

domenica 28 novembre 2021

Il Matafaluga:

 Un piccolo paesino di campagna come tanti ne esistono nel nostro bel paese, improvvisamente venne ridestato dal suo consueto torpore. Si mormorava e ci si passava la voce dell'avvistamento di uno strano essere che viveva nei boschi. L'avevano avvistato escursionisti, persone che andavano alla ricerca di funghi e qualche famiglia in gita domenicale. Tuttavia però in pochi avrebbero giurato di averlo visto tanto perfettamente da poterlo descrivere in modo esaustivo. Si diceva che camminasse velocissimo e si nascondesse tra i cespugli più fitti.          
  C'era chi diceva che fosse alto due metri, oppure che avesse le orecchie a punta. Insomma il mistero si aggirava per la piccola cittadina.
  
  Le persone iniziarono ad avere timore di uscire al calar del buio non si sa mai lo avessero incontrato. I poveri cagnolini che andavano a passeggio per fare la loro pipì serale dovevano accontentarsi di un veloce giretto attorno alla via e poi con i padroni subito a casa al sicuro.   Nelle famiglie e nei bar e dal parrucchiere non si parlava d'altro che di questa misteriosa figura che si aggirava nella selva.
  Il sindaco della città, dopo le pressioni dei poveri abitanti, con una delibera urgente predispose una squadra di cittadini volenterosi per andare a cercarlo... si ma cercare cosa? nessuno lo sapeva descrivere con chiarezza; avevano chiamato l'artista del paese che stando a tutte le descrizioni che aveva ricevuto aveva creato una decina di disegni tutti diversi l'uno dall'altro. La situazione era seria, e non c'era altro da fare, doveva essere trovato. 

  Così un gruppo di dieci adulti e perfino tre bambini partirono per la spedizione di ricerca.     Attraversata la campagna arrivarono all'inizio del bosco che sebbene fosse pieno giorno improvvisamente si fece spettrale e tetro. Si inoltrarono quindi tra gli alberi e iniziarono a frugare tra i cespugli. Una ricerca lunghissima. I cani da tartufo annusavano e raspavano appena sentivano un odore particolare ma ciò che trovavano erano ovviamente solo tartufi che per l'occasione vennero lasciati dove si trovavano; la priorità era trovare l'essere. Ore interminabili di perlustrazione che vennero interrotte dal momento del pranzo. Così si aprirono gli zaini e ci si avventò sui panini e la frutta. Fu però quando uno dei  bambini gettò via un torsolo di mela che qualcosa si mosse dove cadde. Il bambino, incuriosito, con la scusa della pipì, si diresse dove vide quel movimento. Camminava un pò circospetto e non smetteva di fissare il punto. 
  Cercava di fare il meno rumore possibile ma sotto le sua scarpe era inevitabile lo scrocchiare delle foglie e dei rami. Arrivò vicino ad un cespuglio e vedendo che qualcosa si mosse si bloccò per la paura, ma preso coraggio si sporse... e fu così che lo vide... aveva visto la misteriosa creatura che da giorni faceva parlare di se. Il bambino trattenne un grido coprendosi la bocca ma l'esclamazione di stupore aveva destato la creatura che colta all'improvviso mentre mangiava la mela lanciata poco prima, non ebbe la prontezza di scappare, ma rimase li a fissare impietrita. 
  L'aveva trovato, e non era affatto come lo avevano descritto, non era alto due metri e non aveva le orecchie a punta; era una specie di pinguino ma molto più peloso e arruffato, come lo spazzolone per lavare per terra, con il pelo color muschio tra il marrone e il verde, un lungo naso simile al tapiro, le zampe blu e sopra la testa aveva due specie di antenne gialle simili a fiori. 
  Restarono a fissarsi per qualche istante poi il bambino si presentò dicendo di chiamarsi Cristofano. L'esserino continuava a guardarlo poi aprì la bocca e disse con una voce un pò nasale e vagamente incomprensibile "Matafaluga", Cristofano non capiva esattamente se quello fosse il suo nome o cos'altro, ma tant'è quella parola gli piaceva e decise che lo avrebbe chiamato così... Matafaluga. Resosi però conto che mancava già da un pò decise di tornare velocemente al punto dove stazionava il resto del gruppo, ma prima disse alla creatura di nascondersi perchè lo stavano cercando, il Matafaluga sembrò aver capito così scappò con le sue zampe blu da papera nel folto del bosco. Il gruppo, una volta tornato Cristofano riprese le ricerche ma lui ora era più tranquillo perchè sapeva che Matafaluga era ben lontano. Le ricerche proseguirono ancora per due ore poi visto che stava iniziando a calare il sole si decise di tornare alle proprie abitazioni. Si sarebbe ripreso tra qualche giorno. 

  La mattina seguente Cristofano chiamò i suoi amici, un gruppetto di sei bambini e disse loro di aver visto l'essere e che si chiamava Matafaluga e ne diede la descrizione. Ovviamente non gli credettero e lo presero in giro, ma lui serio e un pò risentito li esortò a recarsi con lui. Il gruppo dei sei iniziò la scarpinata verso il bosco e percorsi pochi metri una volta addentrati tra gli alberi, iniziò a chiamarlo: -Matafaluga!.. -Matafaluga!.. Cristofano chiamava a voce alta ma non si faceva vivo nessuno, -sei il solito bugiardo Cristofano- lo apostrofò Beatrice, -esiste vi dico... Matafaluga!..- Cristofano girava per l'area urlando il nome, poi improvvisamente videro qualcosa muoversi velocemente fra i cespugli. -Matafaluga!- dissero, -aspettate, non urlate tutti assieme, così lo spaventate, vado io- disse Cristofano dirigendosi dove videro quel movimento. Gli altri osservavano il loro amico fermarsi poco distante e attesero, poi tornò in dietro e notarono qualcosa che uscendo dal cespuglio, lo seguiva. Era un essere peloso e dal naso lungo. I bambini gli si apprestarono un pò intimoriti e stupiti e non osavano avvicinarsi più di tanto, ne tanto meno accarezzarlo. 
  -Questo è Matafaluga- disse con un certo orgoglio Cristofano.
  -Matafaluga- fece di rimando quello strano essere dal pelo arruffato.
  Allora uno dopo l'altro anche gli altri si presentarono.
  Improvvisamente però si voltò e a passo svelto muovendo le sue zampone blu sembrò tornare sui suoi passi, ma voltatosi come per volerli chiamare si fece seguire e così fecero.   Percorsero un sentiero che si addentrava sempre più tra i rami fitti della boscaglia. La creatura ogni tanto si voltava e ripeteva quella strana parola "Matafaluga". Camminarono per un lungo tragitto fino a quando si fermò davanti ad un groviglio di rami talmente intrecciati e fitti da non permettere di vedere oltre. La creatura allora allungò le zampe, toccò i rami aggrovigliati e questi si districarono come fossero fatti di morbida stoffa. Dopo di che si voltò verso il gruppetto e si fece seguire nuovamente e assieme entrarono oltre quella soglia.     Vennero fatti entrare in una radura che spaziava da destra a sinistra. C'era una grandissima roccia dal quale usciva dell'acqua, al centro un prato verdissimo con milioni di fiori dai colori più vividi. -È qua che vivi allora!- disse Rinaldo mettendosi a posto gli occhiali. Matafaluga lo guardò e sorrise.   Poi ancora una volta fece segno di seguirlo e li fece entrare dentro un albero cavo. Dentro era molto buio. Matafaluga allora diede un colpo di mano e improvvisamente apparve la luce... erano dentro la sua tana. Un comodissimo rifugio fatto di mobili di legno imbottiti di morbido cotone. I sei amici si accomodarono nelle sedie e il padrone di casa, aperta la credenza posta vicino al caminetto estrasse un piatto con dei biscotti. I bambini senza tanti complimenti ne presero uno per ciascuno nel mentre che veniva preparata una tazza di latte e buon miele per tutti. Era una merenda perfetta. Il Matafaluga fu molto felice di avere tutti quegli ospiti un pò inattesi. Meno male che aveva spolverato la sua casa il giorno prima. 
  Finita la merenda tutti loro tornarono all'aperto e si godettero il bel sole giocando nell'altalena fatta con corde di fibra di muschio intrecciato e sugli scivoli in corteccia che iniziavano dagli alberi altissimi e andavano velocissimi verso il prato.

  Arrivò però il momento di tornare alle proprie case. Così i bambini salutato Matafaluga e usciti dal groviglio si diressero verso il sentiero. In quel momento però vennero fermati da una persona che si parò davanti a loro e con uno sguardo poco rassicurante disse -ah! Ma allora è qua che vive quel mostro!- Cristofano subito intervenne, -non è un mostro, è una creatura del bosco buona e gentile-, -questo lo dite voi, piccoli tappi, adesso vedremo chi ha ragione. Andrò immediatamente ad avvisare il sindaco e tutta la squadra di ricerca- detto ciò corse il più che potè verso il paese. 
  I sei preoccupati per quello che stava per succedere tornarono immediatamente davanti alla casa del Matafaluga e urlato il suo nome entrarono dentro il giardino. Matafaluga ascoltò con evidente apprensione quello che gli raccontavano, ma con un sorriso scaltro fece capire loro di non preoccuparsi.

  Da lontano si sentirono giungere dei rumori di persone che parlavano in modo concitato con al seguito dei cani che latravano con forza. Erano sempre più vicini. Il Matafaluga allora molto velocemente corse verso il muro di rami intrecciati che fungeva da ingresso e iniziò a muovere le sue antenne e le mani. Fatto ciò indicò a bambini di salire sugli alberi tramite delle scale e così pure fece lui. Fece loro segno di aspettare.

  -Ma che succede?- disse uno del gruppo di ricerca, -siamo già passati dieci volte qua, avremmo dovuto trovare il suo nascondiglio già da un pezzo-.
  -Sei sicuro di quello che dici?- intervenne il sindaco che si era unito al gruppo di persona.
  -Certo signor sindaco, li ho seguiti apposta.-
  Improvvisamente il Matafaluga prese dalla cesta delle pigne e iniziò a gettarle dabbasso verso gli intrusi. Così pure fecero i sei amici che iniziarono a bersagliare i malcapitati che non capivano da dove arrivavano quei proiettili. 
  -Ehi!, ma chi ci sta colpendo?- 
  -Non si capisce, arrivano dall'alto ma non si vede nulla-.
  -Presto scappiamo, non si resiste!-.
  Così tutti assieme fuggirono a gambe levate sparpagliandosi nel bosco.
  Il gruppetto appostato sopra gli alberi come fossero delle torri, gioì alla vista di quelli che scappavano e anche il Matafaluga che con la sua magia aveva reso invisibile il suo nascondiglio.
  Festeggiarono sino al tramonto.
  Una volta ritornati a casa, in paese si raccontava quello che era successo, delle pigne volanti, del fantomatico mostro del bosco.
  I sei amici si ripromisero di non dire mai a nessuno dove vivesse il Matafaluga a cui assicurarono che sarebbero andati a trovarlo nuovamente.




venerdì 22 ottobre 2021

Horror, storie di sangue, spiriti e segreti: di Dario Argento.

Halloween si avvcina e allora approfittiamone per leggere un pò di storie nere e racconti del terrore. "Horror, storie di sangue, spiriti e segreti", di Dario Argentoci porta dentro palazzi storici tanto belli quanto inquietanti visti con la sua fantasia... gli Uffizi, la Biblioteca Angelica a Roma e altri luoghi sono lo sfondo a brevi racconti di suspense da leggere e immaginare come un film.

sabato 14 agosto 2021

Lupo Mannaro: Carlo Lucarelli.

Lupo Mannaro: Carlo Lucarelli.


La prova che non serve un grande formato per creare un racconto thriller poliziesco avvincente. 


Ottantasei pagine dove lo scrittore crea la storia di un serial killer che dopo aver ucciso le sue vittime le morde con voracità.


Come disse Calvino nel suo  Lezioni Americane nel paragrafo dedicato alla brevità "Sono convinto che scrivere prosa non dovrebbe essere diverso dallo scrivere poesia; in entrambi i casi è ricerca di un’espressione necessaria, unica, densa, coincisa, memorabile. È difficile mantenere questo tipo di tensione in opere molto lunghe"


Ed ecco perché scrivere racconti brevi è molto più difficile perché sei costretto a trovare quell'unica parola che condensa un concetto molto più lungo, ed è una sfida avvincente.


Libro consigliatissimo a chiunque ma specialmente a chi non ha tanto tempo libero da dedicare alla lettura.



martedì 27 luglio 2021

Doppio gioco:

  Era da poco tornato a casa ed era sera. Si guardò attorno con aria sconsolata notando sul ripiano della cucina celestina la pila di piatti ancora da fare. Quindi si voltò e si ricordò che doveva andare urgentemente al bagno. Accese perciò le luci che illuminavano il piccolo andito a sinistra, gettò frettolosamente il borsello sul divano in finta pelle e si addentrò nel corridoio.   Finalmente raggiunta la stanza da bagno si sistemò davanti al water, abbassò la cerniera lampo e potè così rilassarsi. Libero finalmente. Ora si sentiva più leggero. Nel mentre si ricordò che doveva accendere il calorifero perchè in quei giorni di fine gennaio la temperatura si era abbassata drasticamente.
  Fu in quel momento che la punta di una scarpa strisciò lentamente dall'ingresso del bagno avvicinandosi alle sua spalle. Una figura gli si accostò sempre più allungando le mani inguantate. Dopodiché afferrò improvvisamente l'uomo alla gola serrando le dita. Ne scaturì la sua reazione convulsa poichè colto alle spalle in un momento personale. Cercò di divincolarsi da quella presa provando a voltarsi e reagire in qualche modo, ma quelle mani stringevano sempre di più senza lasciargli fiato. Ad ogni stretta emetteva un rantolo soffocato.    
  Provava ad urlare, ma dalla bocca scaturiva solo un fiato cupo e annaspante. Girò le braccia all'indietro cercando di afferrare il suo aggressore, ma non servì a nulla. Tentò quindi di dare dei calci col tallone, ma nell'agitazione colpì violentemente la tazza col ginocchio che lo fece piegare in avanti dal dolore. 
  Stava cedendo. Attorno a lui si annebbiava l'intera stanza e le forze iniziavano a mancare. 
  Gli occhi si sgranarono dallo spasmo e i capillari attorno all'iride si irraggiarono di sangue; poteva sentire i bulbi oculari che pulsavano dentro le orbite e le vene delle tempie ingrossarsi e vibrare. Il volto si colorò di rosso poi assunse i toni del blu e del viola, sino a quando le forze lo abbandonarono scivolando lentamente sul pavimento. 
  Pochi minuti ed era tutto finito, nessuno aveva sentito nulla, nessuno aveva visto nulla. L'aggressore si accertò che la sua vittima fosse effettivamente morta dopo di che attraversò l'andito a passo svelto e uscì da dove era entrato sparendo velocemente per le scale e dileguandosi nella città.

  Il telefono in quei giorni squillò più e più volte e il suo eco rimbalzava per tutte le stanze senza che nessuno sollevasse il ricevitore, fino a quando un pomeriggio la porta di ingresso si aprì con lo scatto di una mandata. Una donna vestita elegantemente con un cappellino a veletta fucsia posto alle ventitrè fece timidamente capolino. -Sei in casa?-, chiese ad alta voce. Entrò e si fermò in mezzo al salotto, -Lucas ci sei?-. La donna rabbrividì per il freddo all'interno dell'abitazione e toccando uno dei termosifoni si accorse che erano spenti. Proseguì il giro: superò la cucina con i piatti ancora in disordine e fu quando si avvicinò al bagno che vide la mano dell'uomo riversa a terra. Si accostò sempre più ma non fece in tempo ad entrarvi che si bloccò all'ingresso. La sua faccia si deformò in una maschera di orrore; con tutta la voce che riuscì ad emettere si lasciò andare in un grido acuto. Il primo suono che si sentì in quella casa dopo quei tre giorni di silenzio fu il suo urlo che arrivò sino ai piani alti.
  Le urla e la disperazione di lei destarono l'attenzione dei vicini di casa. Accorsero in tanti e dovettero soccorrere la donna in preda allo shock. 
  Blaterava parole incomprensibili e piangeva. Pochi minuti dopo la polizia faceva il suo ingresso nella casa. Una pletora di poliziotti e tecnici della scientifica invasero l'appartamento come le cavallette quando arrivano in sciame in un campo di lattuga.          
  Frugavano, ispezionavano, misuravano, constatavano. Uno di loro, divisosi dal gruppo, si avvicinò alla donna e sedutosi affianco a lei si presentò, -signora, salve, sono il commissario Roberto Noti-, la donna lo guardava in silenzio.
-So che non è facile, lo sappiamo benissimo, ma ci serve il suo aiuto-. 
-Cosa volete sapere?-, rispose assorta. 
-Partiamo dal suo nome signora-. 
-Sono Lisa Marina, Marina è il cognome-, l'uomo segnò nella sua agenda. 
-Cosa può dirci della vittima, come mai si trovava qua. È stata lei a trovare il cadavere?-. 
-Mi sta interrogando signor commissario?-, rispose vagamente stizzita. 
-No, certo che no signora Marina, ci mancherebbe, ma sono domande che debbono esser fatte-. 
-Certo, ha ragione, mi scusi-, disse accomodandosi meglio sulla poltrona e stirando con le mani la gonna. 
-Io e Lucas eravamo buoni amici; per meglio dire siamo stati sposati, poi abbiamo divorziato e ognuno ha preso la propria strada tre mesi fa. In parole povere lui è, dovrei dire era, il mio ex marito-. 
  La donna stringeva le proprie mani e lacrimava. Il commissario continuò, -come mai era qua?-. 
  -Beh-, esordì sospirando, -era già da un pò che non sentivo più Lucas: lei dirà, non essendo più sposati che bisogno avevate di sentirvi-. 
  -Non presumo nulla signora, mi creda, devo raccogliere tutto ciò che viene senza alcun pregiudizio-, la donna fece un mezzo sorriso. 
  -Vede commissario, nonostante la separazione rimanemmo in rapporti civili, così lo chiamai per fargli gli auguri per il nuovo anno, ma non ricevendo nessuna risposta al telefono da diversi giorni decisi di venire qua per vedere se era tutto a posto... poi, poi lo trovai in bagno-, la donna non trattenne altre lacrime, il commissario Noti aspettò che si calmasse poi riprese. 
  -Se è entrata qua immagino avesse ancora la chiave di casa, perchè so che lei viveva qua, è corretto?-. 
  -Dice bene, ho la chiave dell'appartamento, l'ho tenuta perchè qua ho ancora molte cose che mi appartengono ed è stato Lucas a volere che le tenessi, almeno per i primi tempi in modo da poter venire quando volessi per prendere ciò che mi serviva-. 
  -Capisco. Senta, è a conoscenza magari del fatto che qualcuno stesse minacciando il suo ex marito? sa di qualche pericolo?-, la donna cambiò improvvisamente sguardo, indurendo l'espressione e lo guardò dritto in faccia, -Lucas, deve sapere, era uno speculatore finanziario e mi creda, più di una persona avrebbe voluto sapere della sua morte, ma a parte questo non so dirle se qualcuno lo stesse realmente minacciando, dovrebbe chiederlo a chi lavorava con lui-.
  -Va bene signora Marina, la lascio tranquilla adesso, grazie-.
  Il commissario Noti chiuse il suo taccuino e fece avvicinare un suo collega, un uomo dai baffetti neri e capelli mossi e gli chiese per la mattina seguente di fargli avere sulla scrivania il resoconto avuto dai vicini di casa. Dopo di che diede un saluto veloce e andò via.

  Il giorno dopo come richiesto ricevette la relazione presa la sera prima con le dichiarazioni degli abitanti del palazzo. Erano una serie di asserzioni che sostanzialmente concordavano tutte sul fatto che nessuno degli inquilini aveva visto entrare qualcuno di sconosciuto nell'edificio, anzi c'è chi vide perfino rincasare la vittima, ma nessuno sentì rumori provenire dal suo appartamento.
  Il commissario Noti si appuntò il nome di chi aveva visto la vittima rincasare e presa l'auto si diresse nuovamente nel luogo del delitto. 
  Suonò il campanello al terzo pianerottolo.
  -Lei è il signor Rimbaldi?-, chiese diretto all'ometto stempiato e dal naso aquilino che gli aprì la porta. 
  -Si sono io, e lei chi è?-. 
  -Sono il commissario Roberto Noti-, disse mostrando il tesserino. 
  -Senta, dal resoconto delle testimonianze che sono state raccolte ieri notte, risulta che lei ha visto Lucas entrare in casa, esatto?-. 
 -Non proprio, ho detto di aver visto Lucas rientrare ma non a casa; l'ho visto rincasare nel portoncino di ingresso. Ma la prego entri-, disse con un ampio gesto del braccio. Il commissario si levò il cappello ed entrò in un piccolo ingresso decorato con quadretti di paesaggi campestri appesi su una brutta carta da parati a fiori verdi. 
  -Dicevo, saranno state le 20:30, di solito rientra sempre a quell'ora. Mi sono diretto alla finestra per abbassare le serrande del soggiorno e l'ho visto proprio qua sotto, venga ora le mostro-. 
  Così lo condusse nel salotto, -vede?-, disse indicando il lato opposto del marciapiede dalla finestra alta e stretta del salotto. 
  -Ha parcheggiato sotto a quel lampione, poi ha attraversato sulle strisce e si è diretto all'ingresso ed è stato in quel momento che l'ho visto. Lo salutai con un cenno della mano nel momento in cui mi accingevo ad abbassare le serrande-. Il commissario lo interruppe, -Lucas, il signor Perni, ha ricambiato?-. 
  -Si si, ha fatto un saluto fugace alzando la mano dopo aver sollevato lo sguardo ed è entrato velocemente nel portoncino di ingresso, faceva un tale freddo il giorno-, disse sorridendo. 
 -Poi?-. 
 -Poi ho abbassato le serrande e tutto è finito li. Come ho già detto non ho sentito nessun rumore provenire dal suo appartamento anche se abitiamo sullo stesso piano... poveraccio-, disse con aria triste.
  -Va bene signor Rimbaldi, se dovesse ricordare altro mi rintracci in ufficio-.
  -Certamente, buona giornata commissario-.
  
  Tornato in centrale il commissario Noti si gettò sulla sedia in legno e diede uno sguardo al report dell'autopsia. Il medico, la Dr.ssa Giraldo, stabilì la morte di Lucas Perni per strangolamento attraverso pressione delle dita, con la presenza di varie ecchimosi dovute alla colluttazione. Sul corpo si segnalavano anche i primi segni di necrosi dei tessuti, poichè viste le basse temperature di quei giorni, il processo degenerativo aveva parzialmente rallentato.
  La morte era stata calcolata in un orario che non andava oltre le 21:00, il che combaciava con l'orario nel quale il vicino lo vide rincasare. 
  Tra le varie annotazioni lesse anche che sui vestiti e sul pavimento del bagno erano state trovate tracce di urina, urina della vittima. Il commissario fece una smorfia di disgusto al pensiero di essere uccisi mentre si pisciava. 
  Allontanò questo fastidioso pensiero e si concentrò sulla sequenza degli eventi fissando la penna che faceva dondolare sul referto medico. Ne convennero alla mente due ipotesi: la vittima ha fatto entrare il suo assassino, poi chissà per quale ragione lo ha ammazzato, oppure l'assassino si trovava già in casa e l'ha ucciso prendendolo alle spalle.   
  Doveva capire quale delle due era quella giusta. 
  Si passò la mano fra i capelli e sbuffando pesantemente mise via la cartella con un gesto di rassegnazione, lasciandosi andare sullo schienale. 
  In quel mentre qualcuno bussò alla porta del suo ufficio facendolo ridestare dai mille pensieri che gli avevano ingombrato la testa. Dopo che ebbe dato il consenso entrò nel ufficio una donna, era Lisa, l'ex moglie della vittima. Si presentò in un bel completo color carta da zucchero e l'immancabile cappellino a veletta, questa volta in raso nero, niente colori troppo vivaci.   
  Portava il lutto pur non essendo più sposati pensò.
  -Disturbo signor commissario?-.
  -No, no, prego, entri-, si alzò con cortese stupore-. La donna si avvicinò alla scrivania ingombra di carte e si accomodò sulla sedia li di fronte. Si guardò velocemente attorno e vide le tante foto che ritraevano il commissario con personaggi noti della politica e della cultura.
  -Cosa posso fare per lei signora Marina?-. La donna prima di rispondere sistemò la veletta sopra il piccolo cappello, poggiò la borsetta da passeggio sulla scrivania e con tutta flemma chiese se avesse già avuto modo di entrare in contatto con i colleghi dell'ex marito. Noti rispose, quasi scusandosi, che non aveva ancora predisposto una visita alla società perchè stava aspettando il risultato dell'autopsia e indicò il plico giallo alla sua destra. La donna lo guardò ed immediatamente ebbe un fremito allargando gli occhi. Il commissario si accorse di quel motto di emozione e prontamente chiuse il fascicolo nel cassetto. 
  -Senta-, chiese il commissario con un sorriso, -la invito in un posto carino a prendere un caffè, le va?-. Non aspettandosi una richiesta così Lisa rispose istintivamente di si, ma immediatamente resasi conto di ciò che aveva detto declinò imbarazzata, ma l'uomo insistette con tanta galanteria che alla fine acconsentì.

  Presa l'auto di servizio i due arrivarono così in un bar in pieno centro. Un locale elegante con grandi vetrate che davano sulla trafficata via con persone che frettolosamente andavano e venivano e il frastuono delle auto che incombeva su tutto. 
   Dentro invece la quiete di quell'ambiente distendeva gli animi e predisponeva alla conversazione. Si trovarono viso a viso, seduti ad un piccolo tavolinetto rotondo. Lisa si accomodò lateralmente sulla sedia, accavallando le gambe coperte dalla vaporosa gonna in cotone. Alla luce delle grandi vetrate adesso si mostravano due occhi di un color nocciola sottolineati da un delicata linea di eyeliner. Noti non potè non guardarli e si chiese quale potesse essere stato il motivo della separazione tra i due.    
  Arrivato l'ordine al loro tavolo e dopo un iniziale momento di silenzio fu la donna ad aprire la conversazione chiedendo che idea si era fatto sulla morte dell'ex-marito. 
  -Sia sincero con me commissario. Anche se non era più mio marito, le assicuro che nonostante tutto eravamo molto legati da tanto affetto-, l'uomo sorseggiò il suo caffè con sambuca, poi rispose con disarmante candore.
  -Sarò franco, non ho la minima idea di cosa sia potuto succedere. Non posso dire molto.    L'unica cosa certa è che Lucas è morto strangolato... preso alle spalle mentre urinava-, Noti disse queste ultime parole abbassando il tono della voce per evitare di essere sentito dalle persone attorno a lui. Tuttavia la donna capì benissimo e sul viso le si formò un'espressione indecifrabile tra il disgusto e lo scoramento per aver immaginato quella situazione, tanto che fece per alzarsi ma poi si ricompose e fece un grande respiro guardando fuori. Il commissario vedendo quel momento di debolezza la prese con una domanda all'improvviso.
  -Come mai avete divorziato?-, la donna si voltò di scatto e quasi lo incenerì. 
  -Questa domanda me la sta facendo da investigatore o per voglia di farsi gli affari altrui?-, Noti non si aspettava questa reazione. 
  -Diciamo metà e metà-. 
  -Metà e metà...-, ripetè la donna guardandolo. 
  -Allora risponderò alla metà investigativa.
  -Come già sa, avevamo divorziato tre mesi fa. Eravamo sposati da dieci anni. Un matrimonio felice, una casa in un bel palazzo. Poi scoprii le relazioni che intratteneva ogni qualvolta si assentava per qualche giorno-. 
  -Immagino che le dicesse che andava fuori per lavoro e invece faceva ben altro-. 
  -No, no, erano realmente assenze giustificate, tutto perfettamente rendicontato: Lucas era impeccabile sul lavoro, solo che nel frattempo faceva un extra, per così dire-, continuò. 
  -Così scoperto il doppio gioco non mi restò che prendere la decisione. Ma sappia che non fu così semplice, mi sentii persino dire che era colpa mia, che non sapevo essere una vera moglie-, e li si lasciò andare ad una risata nel mentre che lo diceva, il primo riso che Noti le vedeva fare.
  -Ma alla fine sa che c'è?, tutto sommato è stato meglio così, lui non era più felice, io non ero più serena e allora meglio prendere strade diverse-.
  -Però mi ha detto che siete rimasti in buoni rapporti-. 
  -Si, nonostante quello che fece non mi ha fatto mancare nulla. Forse sarò io pazza, ma tant'è, era comunque una persona perbene... siamo stati solo sfortunati-, disse chiudendo con una punta di malinconia. 
  -Sicura che non sappia di qualche minaccia verso Lucas?-, disse sporgendosi un poco verso di lei. 
  -Sicura che non vuole dirmi altro?-, chiese mellifluo l'investigatore. La donna si ritrasse chiudendosi e mostrando un evidente imbarazzo rispose con un secco no.
  -Come le dissi non so assolutamente nulla della sua vita privata da dopo il divorzio, non so se stesse frequentando un'altra persona. Non era tenuto a dirmi nulla in effetti, l'unica cosa che mi disse era che ogni qualvolta io fossi dovuta recarmi a casa sua per prendere le mie cose avrei dovuto avvisarlo prima. Mi pareva una questione di buon senso in effetti. Ognuno aveva comunque la sua vita signor commissario-. L'uomo la fissò. 
-Direi però che dopo questo poco convenzionale ma raffinato interrogatorio posso tornare a casa non le pare?-, disse la  donna nel mentre che si alzava dalla sedia.
  Il commissario fece un cenno di consenso e la scortò fuori dal locale.
  
  Tornato in centrale il commissario Noti non potè che constatare il buco nell'acqua fatto con Lisa Marina, così dovette pensare a concentrare le sue energie investigative su altro. Ma per il momento aveva esaurito quelle fisiche di energie, così dopo aver riportato la macchina in centrale, salì sulla sua e tornò a casa. Nel frattempo il sole era sparito dietro i palazzi che ora apparivano tristi.
  Le prime luci gialle si accendevano dalle case e le vetrine illuminavano i marciapiedi dove ancora si attardavano le decorazioni natalizie.      
  Lentamente il grigio del cielo si fece più opprimente e iniziò a piovere e a tirare un vento che sferzava sul parabrezza facendo ondeggiare l'auto.
  Prima di rincasare però volle rilassarsi e riflettere ancora un pò sulla vicenda, così pensò bene di accostare ed entrare in un locale dove ordinò l'ennesimo caffè aromatizzato alla sambuca e con quello era il sesto della giornata. 
  Sedette ad un tavolo in acciaio, accese una sigaretta e prese a vagare con lo sguardo perso nel vuoto.                          
  Ripercorreva facce, fatti, luoghi, frasi, "...Dice bene, ho la chiave dell'appartamento", "...Ha parcheggiato sotto a quel lampione", improvvisamente si alzò, spegnendo la sigaretta e corse fuori dal locale maledicendosi sul come aveva fatto a dimenticarsene; fortunatamente aveva pagato all'arrivo dell'ordinazione così non dovette perdere tempo alla cassa, era una cosa che aveva imparato a fare perchè preferiva non avere intralci quando lavorava. Fuori l'acquazzone imperversava e non avendo ombrello dovette correre ancora di più per arrivare all'auto.
  Si diresse quindi al palazzo della vittima, ma non bussò in nessuno di quegli appartamenti. Si mise spalle all'ingresso principale e attraversato il marciapiede si infilò dritto nel bar li davanti. 
  -Buona sera. Sono il commissario Noti, sto indagando sulla morte di Lucas Perni: è stato ucciso l'altra sera, nel palazzo qui da vanti-, disse presentandosi al bancone con l'impermeabile che grondava acqua. 
  -Volevo avere qualche informazione in merito-.
  -Lo conoscevo di vista, è un cliente abituale e di solito viene qua la sera dopo il lavoro. Ma non saprei cosa dirle di più, io non ero in turno quella sera-, disse il barista indispettito per la pozza d'acqua che stava creando Noti con il suo impermeabile. 
  -Dovrebbe chiedere a Giovanni, il mio collega, ma ora è a casa, inizia alle cinque, è lui ad aprire la serranda domani-. Il commissario guardò l'orologio che segnava le 22:30.
  -Va bene ripasso domani allora. Prima mi faccia un caffè alla sambuca, la ringrazio-, disse dando un delicato pugno sul piano da lavoro.

  Il mattino dopo di buon ora si presentò al bar e chiese quindi di Giovanni. Il giovane, uno spilungone biondo si palesò al bancone credendo di avere davanti un cliente mattutino, invece.       
  -Si, ho presente la persona, veniva spesso in questo bar quando tornava a casa.
  -Sa dirmi qualcosa di particolare per la sera dell'omicidio? Qualsiasi cosa possa ricordarsi. 
  Il ragazzo pensò e prese un sospiro. 
  -La sera che lo hanno ucciso io ero di turno, di solito mi alterno con l'altro collega, come immagino sappia già, visto che si è presentato qua alle cinque del mattino. Faceva parecchio freddo e non c'era molta gente. Si, quella sera è entrato qua poco dopo le 20:30, il suo solito orario. Ha preso un amaro, abbiamo chiacchierato e poi è salito a casa sua. Poi l'ho rivisto uscire dal palazzo attorno alle 21:20 ed è andato via. Sono passati due giorni e ora è un pò svanito il ricordo. 
  Il commissario Noti trasalì nonostante questo ricordo svanito.
  -Riconoscendolo lo salutai dalla vetrata con un gesto ampio della mano, perchè di solito quando passa qua davanti anche se non entra a consumare, un saluto lo da sempre. Quella volta invece passò dritto e andò spedito per la sua strada senza nemmeno voltarsi-.
  Noti fremeva, -non ha visto se è salito su una macchina, o se ha proseguito a piedi?-.
  -Non saprei cosa dirle, da questi vetri vedo solo frammenti di vita diciamo così, oltre non vedo. Ma mi pare che non sia salito in auto. Come ho già detto ho solo visto il signor Perni che usciva dal suo palazzo alle 21:20 e andare via di tutta fretta. Niente altro.-
  Terminata la conversazione col barista il commissario Noti si diresse velocemente in centrale e andò a frugare nelle cartelle relative al caso Perni. Se ne fece dare una copia, dopo di che tornò nuovamente nel luogo del delitto, questa volta però entrò in casa della vittima e assistito da un collega si diresse in camera da letto. 
  Setacciarono tutto l'armadio finchè non trovarono ciò che cercavano. 
  Dal di fuori della porta sentirono poi qualcuno bussare e chiamare. I due poliziotti si bloccarono e Noti mandò il sottoposto a vedere chi fosse.
  -Signor agente, buongiorno, mi scusi se vi disturbo, ma dovrei parlare con voi del signor Perni-. A parlare era una donna di mezza età vestita da casa, ma tutto sommato in ordine per essere le otto del mattino.
  Noti arrivò si presentò all'ingresso chiamato dall'agente ma non potendo tenere la donna all'interno di quella casa si recarono nella sua abitazione, un appartamento al quinto piano.
  -Mi dica signora-, fece il commissario annusando la fragranza del caffè del mattino che aleggiava nell'aria. 
  -Senta, quando siete venuti l'altra sera, vi dissi di non aver visto nulla di particolare, in realtà non è proprio così-.
  I due uomini ascoltavano attenti.
  -Sarei andata a dirvelo di persona in caserma, ma visto che siete qua-, la donna si interruppe.                
  -Ripensando in questi giorni a tutto quello che successe mi sono ricordata di aver visto signor Perni rincasare ben prima del suo solito orario. Insomma signor commissario, qua ci conosciamo tutti da tanti anni e conosciamo un pò gli orari e le abitudini gli uni degli altri. So che Perni rientra a casa non prima delle 20:30. Beh, la sera in cui è morto l'ho visto rientrare presto, saranno state attorno alle 19:30-. 
  Noti prese un lungo respiro pensoso cercando questa volta di mantenere la calma. 
  -Ero in balcone che ritiravo i panni stesi per portarli in casa, mi sono sporta per guardare in strada e ho visto una persona che entrava nel portone. Anche se abito in un piano alto l'ho riconosciuto signor commissario, era Lucas Perni.
  Noti fece scorrere le dita sulla sua fronte per concentrarsi e chiese al collega di prendere il nome della signora in modo da modificare il verbale depositato in centrale.
  Non sapeva più da che parte sbattere la testa. 
  
  La stessa persona morta è stata vita due volte in due orari diversi: non si può uccidere una persona e poi riportarla in vita, pensò una volta salito in macchina col collega.
  -Non ti pare?-, disse a voce alta.
  -Cosa signor commissario?-
  Noti lo guardò capendo di aver fatto la figura del matto che parla da solo, poi per riprendere controllo della situazione aggiunse. 
  -Per favore Lazzari fatti dare l'indirizzo dell'agenzia dove lavorava Perni appena arriviamo in centrale-. 
  -Certo signor commissario, provvederò subito-, disse mettendo in moto l'automobile e partendo spedito.
  
  Seduto alla scrivania il commissario Noti ricontrollava tutte le dichiarazioni degli abitanti del palazzo quando gli venne consegnato l'indirizzo del posto di lavoro di Lucas Perni: Agenzia Vasto SRL, via Sannio, n°45. Era una società di gestione del risparmio specializzata nella valorizzazione di portafogli finanziari di investitori.
  Arrivato ai piedi di in un alto edificio tutto vetri e acciaio si fece ricevere nell'agenzia situata al secondo piano. Era un palazzo dove all'interno si trovavano studi di natura più diversa, dal dentista al promotore finanziario appunto.
  Una segretaria con grossi occhiali ad occhio da gatto lo ricevette in modo sbrigativo.                -Buongiorno signorina sono il commissario Noti, sto cercando il direttore.
  -Il direttore?-.
  -Si, il direttore- fece l'uomo.
  -Un attimo che chiedo se può riceverla-, compose un numero di telefono e attese.
  -Pronto, senti qua c'è il commissario Noto, chiede del direttore, ok va bene-.
  -Sono il commissario Noti-, disse accentuando la i finale, la donna lo guardò e poi continuò a battere a macchina. Il commissario attese una risposta dalla donna ma non pareva tenerlo in considerazione.
  -Signorina, il direttore è disponibile?- fece nuovamente.
  -Si si, prego vada pure, deve entrare in questo andito e bussare nell'ultima porta a sinistra-, disse frettolosamente con un sorriso professionalmente finto. Il commissario la guardò con occhio storto e poi fece come gli era stato detto.
  Arrivato davanti alla porta indicata lesse il nome, Direttore Gabriele Vasto. Bussò e una voce femminile lo fece accomodare. Nella piccola stanza luminosa con tante piante da appartamento si trovò davanti ad un'altra scrivania con una donna seduta dietro. Dovette ripetere la stessa cosa detta pochi attimi prima.
  -Buongiorno signorina Deroma- disse leggendo il cartoncino davanti a lei, -sono il commissario Noti, è possibile parlare con il Direttore Vasto?-.
  -Signora Deroma, non signorina-, esordì la donna senza nemmeno guardarlo ma continuando a far volare le dita sulla tastiera della scrivente.
  -Attenda un attimo-. Compose un numero al telefono e attese, -Signor direttore, c'è un commissario che chiede di lei... va bene... capito-.
  -Prego si accomodi, il direttore può riceverla-.  
  Noti quindi si introdusse nella stanza alla sua destra e venne accolto in un bell'ufficio con la classica massiccia scrivania in noce e una sfilza di libri dietro di essa. Il direttore come lo vide si alzò in piedi dalla sedia scura e lo salutò con una calorosa stretta di mano.
  -Prego commissario Noto si accomodi-.
  -Noti, sono il commissario Noti, non Noto-, disse stufo.
  -Noti, mi scusi. Immagino sia qua per la morte di Lucas Perni, vero?-.
  -Proprio così, è stato un vostro dipendente-.
  -Si, ha lavorato con noi per tantissimi anni. Uno degli impiegati più completi e competenti che abbia mai avuto in questa agenzia. Ineccepibile. 
  -Cosa può dirmi sul suo conto?.
  -So che era sposato sino a poco tempo fa e che poi ha divorziato, ma questo non mi riguarda. Che brutta notizia, ne siamo rimasti tutti addolorati-.
  -Immagino. Sa se qua a lavoro avesse avuto dei problemi magari con qualche correntista, o tra colleghi?.
  -Signor commissario, qui i problemi sono quasi all'ordine del giorno. Può ben immaginare che in un luogo dove si maneggiano soldi altrui, parecchi soldi glielo assicuro, da molti zeri, basta che non torni un conto e si deve porre immediatamente rimedio e farli quadrare nel giro di poche ore. Ma è normale routine in un lavoro come questo, ecco perchè pretendo massima professionalità da ogni dipendente, siano essi impiegati o segretarie, finanche alla reception. Rispondendo però alla sua domanda, non mi risulta che Lucas abbia mai avuto discussioni oltre il limite consentito da questo lavoro. E' stato uno degli impiegati più coscienziosi in questa agenzia-. 
  -Chiaro. Le dispiace se controllo nell'ufficio di Perni?, sono venuto con tre colleghi che stanno aspettando in auto il mio via libera-.
  -Prego, fate pure, non abbiamo toccato nulla perchè sapevamo sarebbe arrivato qualcuno delle forze dell'ordine in questi giorni e ho preso l'iniziativa di serrare l'ufficio a chiave. Vi faccio strada-. Il commissario prima di procedere fece chiamare i suoi uomini che aspettavano dabbasso. Dopodiché tutti e quattro vennero condotti nell'ufficio dove lavorava Perni.

  Il direttore prese la chiave e li introdusse al suo interno, ma il commissario lo invitò a restare al di fuori di esso.
  Un ufficio come tanti, tapparelle a soffietto, una bella scrivania dal piano in marmo, poltroncine e una miriade di schedari e scaffali con fascicoli e libri contabili. 
  -Bene signori, buon lavoro a noi-. Esordì Noti.
  Ci volle più di un ora per controllare le varie carte e i cassetti. Ma visto che era già ora di pranzo decisero di prelevare il materiale e di portarlo in centrale dove con l'aiuto di altri colleghi passarono due giorni per andare a fondo di ogni carta. Tutte operazioni finanziarie di altissimo profilo, e come aveva accennato il direttore, erano realmente da parecchi zeri, non conti correnti comuni. Però una cartella in particolare attirò l'attenzione di Noti, riguardava un certo Amedeo Fastena. Tra i movimenti registrati vide che in poco più di tre giorni la cifra prelevata nel mese di novembre andava da cinque milioni di lire, a ben sessanta milioni di lire.   
  Uno scarto considerevole specialmente in brevissimo tempo-. Il commissario, trovato l'indirizzo di dove abitava questo Amedeo Fastena, verso il primo pomeriggio si recò a casa sua, ma la moglie che aprì la porta gli disse che non lo vedeva da due giorni. 
  -Commissario, non so che possa essere successo.
  -E' già capitato che si assentasse senza avvisarla?. 
  -No, non è mai successo-. Disse in forte stato di agitazione.
  -E' andata a fare denuncia di scomparsa?.
  -Si certo, sono andata proprio stamattina. Ho aspettato fino ad oggi vivendo nell'angoscia.    Ho chiamato gli ospedali ma non risulta nessuno-.
  -Va bene. Senta io sto lavorando ad un caso di omicidio-.
  La  donna per poco non crollò a terra credendo che suo marito fosse morto.
  -Stia tranquilla signora non riguarda suo marito glielo assicuro-. Noti disse sorreggendola. -Sto indagando sulla morte di Lucas Perni-.
  -Oh cielo, lui?, ho sentito la notizia qualche giorno fa. Mi ha molto addolorata, una cosa terribile. Conoscevamo intimamente sia lui che la moglie Lisa, ex moglie in effetti.- disse correggendosi. -Le ho telefonato qualche giorno fa per farle le condoglianze. Una bella coppia, però come ormai accade basta poco e ci si separa-.
  -Vi conoscevate da tanto?-. 
  -Mah, una decina d'anni. Tante volte siamo stati a casa loro e viceversa-. 
  Il commissario chiese se sapesse di una certa somma di denaro prelevata dal conto del marito. Lei rispose che non ne sapeva nulla e che di queste cose se ne occupava un'agenzia di investimenti.
  -Senta posso chiederle una foto di suo marito?, prometto che gliela restituisco nel giro di 48 ore al massimo-.
  La donna alquanto frastornata per tutto quello che stava accadendo si guardò attorno pensosa, poi si diresse verso la credenza all'ingresso e aprì il primo cassetto dal quale estrasse un piccolo cartoncino rettangolare lungo non più di trenta centimetri.
  -Ecco le posso dare questa, è quella che ho usato stamattina per la denuncia. E' una delle ultime che abbiamo scattato poche settimane fa durante le festività di natale-.
  Stette in silenzio per pochi istanti, poi parlò, -signor commissario- non ebbe però la forza di continuare la frase, ma Noti capì cosa avrebbe voluto dirgli e lui per risposta aggiunse ben poco.
  -La ringrazio signora Fastena, le auguro buona fortuna-, disse toccando la tesa del cappello e uscendo in silenzio.
  
  Con la foto conservata nella tasca del lungo soprabito si diresse quindi al bar sotto il palazzo dove fortunatamente ritrovò il barista con il quale aveva parlato poco prima ma sfortunatamente il ragazzo non riconobbe l'uomo, tuttavia gli si avvicinò un'uomo dall'aspetto trasandato che disse di aver visto quell'uomo in compagnia di Lisa Marina.
  Il commissario chiese se fosse sicuro di ciò.
  -Si, certo sono sicuro. Abito nel palazzo qua a fianco. L'ho vista più volte assieme a lui.          Non la conosco di persona ma abitando nello stesso quartiere si impara a memorizzare le stesse facce. Un pomeriggio di tre mesi fa, mi capitò di vederli in pieno centro a braccetto, sembravano una bella coppia. Questo è quanto so signor commissario.
  Noti sgranò gli occhi e quasi sputò il suo caffè alla sambuca. Dopo aver imprecato corse immediatamente in macchina e avvisata la centrale si recò di tutta fretta a casa di Lisa. In pochi istanti altre due pattuglie della polizia lo raggiunsero strada facendo e assieme arrivarono all'abitazione della donna. Il commissario bussò energicamente alla porta marrone di una casa singola e aprì una donna che in un accento forestiero disse, visto il distintivo, che la signora era partita qualche ora prima.
-Sa dove è diretta?-, chiese Noti.
-So che doveva fare un viaggio, mi pare in una località montana-.
-Senta, guardi bene questa foto. Ha mai visto quest'uomo?-. Disse estraendo il cartoncino dalla tasca.
-Certo, è il signor Andrea Fastena, ha passato qua gli ultimi due giorni-. Disse prendendo la foto tra le mani, - sono partiti assieme-.
  Gli agenti alle spalle del commissario iniziarono ad agitarsi.
  -Sa di preciso dove erano diretti?-.
  -No signor commissario, la signora non me lo ha  detto. Però so che la signora di solito si serve della stessa agenzia di viaggio quando deve partire, si chiama Viaggi e Tour-. 
-Va bene, la ringrazio signora…-.
-Sono Cristiana Pascali-.
-Grazie signora Pascali, è stata molto utile-. Chiusa la porta il gruppo di uomini decise di dividersi e cercare in tutte le agenzie di viaggio della città per sicurezza. Ma prima Noti tornò in centrale dove per disperazione si fece fare delle fotocopie della foto di Andrea Fastena e le distribuì alla squadra. 

  In totale le agenzie di viaggio in città erano sei. Si divisero sperando che la fotocopia della foto servisse a far riconoscere l'uomo. Sei agenzie di cui finalmente una di esse diede esito positivo. E non era quella dove Lisa si serviva.
  Uno degli uomini della polizia fece vedere la fotocopia all'impiegato che riconobbe l'uomo.
  -Si, è venuto qualche giorno fa assieme ad una donna Hanno prenotato un volo aereo per l'estero. Aspetti che controllo il registro-. Scorse le varie prenotazioni e trovò quella di Fastena Andrea accompagnato da una certa Lisa Marina.
  -Dove sono diretti?-, chiesa l'uomo praticamente buttandosi sopra la scrivania.
  -Dunque, hanno prenotato un volo in partenza per questa sera alle 19:00 diretti verso il Principato di Monaco, con scalo a Linate-.
  -Grazie-. Tagliò corto l'agente e chiamato Noti dall'auto gli disse quello che aveva scoperto.
  
  Avevano poco meno di un'ora di tempo. 
  Con tutta fretta salirono nelle auto e corsero a sirene spiegate per la città convergendo all'aeroporto facendo inchiodare le macchine una dopo l'altra.   
  Dopo di che si introdussero all'interno dell'enorme struttura a forma di onda con l'enorme lucernario che correva per tutta la lunghezza dell'edificio.
  Si trovarono davanti un brulicare continuo di persone che entravano e uscivano. Sciamavano ovunque in qualsiasi direzione con valigie, borsoni e cappelliere. Il rumore incessante degli alto parlanti poi si confondeva con il vociare di chi era all'interno. E i grandi pannelli informativi dei voli ad ogni minuto cambiavano le indicazioni.
  Il commissario guardò quel luogo facendo roteare gli occhi come dire, non ce la faremo mai.
  -Teniamoci in contatto con le ricetrasmittenti-, disse, poi continuò, -dividiamoci in tre gruppi e sparpagliamoci. Io, Sante e Lazzari ci dirigiamo al piano superiore e cerchiamo le porte di imbarco-.
I gate erano disseminati nel luogo più lontano dello scalo aereo. I tre gruppi avevano ancora pochi minuti prima che i voli partissero. L'ultima ratio sarebbe stata quella di bloccare il volo.
  Arrivati finalmente nell'area imbarco videro una schiera di stalli numerati, in uno di questi c'era un lungo serpentone di persone e in direzione del cancello A2, in mezzo al gruppo di passeggeri Noti riconobbe due figure.
  Una donna vestita elegantemente con una gonna a campana e veletta sul viso e un uomo che indossava un completo casual, entrambi con bagaglio a mano.
  Il commissario contattò via radio i suoi uomini che in pochi istanti accerchiarono e bloccarono i due passeggeri.
  -Lisa Marina e Andrea Fastena siete in arresto con l'accusa di omicidio di Lucas Perni-, disse il commissario Noti nel mentre che venivano bloccati. Ma fu con uno scatto fulmineo che l'uomo riuscì a divincolarsi dalle mani degli agenti e a sparire tra la folla che circolava nell'aeroporto.
  Uno di loro estrasse la pistola ma la mano del collega lo fermò facendogli notare il luogo nel quale si trovavano. 
  Così cinque agenti si intrufolarono tra le persone come dei cani famelici quando inseguono la preda durante la caccia alla volpe. Fu una ricerca forsennata per trovare il fuggitivo in mezzo a quel caos. 
  Dovettero percorrere tutto l'aeroporto incamminandosi in quel labirinto di passeggeri e scale. Più volte fermarono degli individui che presi di spalle assomigliavano al loro ricercato. Poi improvvisamente lo videro camminare a passo svelto nel piano superiore. I suoi inseguitori raggiunsero velocemente le scale mobili e si organizzarono per un accerchiamento di modo da non lasciargli più spazio. Lo vedevano da lontano muoversi in direzione delle uscite principali.
  Lo stavano circondando sempre di più, da ogni direzione. Ma l'uomo accortosi del loro arrivo iniziò a correre cercando di schivarli. Gli agenti allora gli stettero dietro col fiato sul collo. L'uomo si girava di continuo per vedere dove fossero i suoi inseguitori e poi continuava la sua corsa forsennata. Gli altri passeggeri che affollavano l'aeroporto si accorsero di questo inseguimento e c'era chi si fermava a guardare questo inseguimento credendo fosse la scena di qualche film.
  Andrea Fastena correva con tutto il fiato che aveva andando a scontrarsi con chiunque gli si parasse davanti e gettandolo a terra. Era quasi arrivato alle scale mobili che conducevano all'uscita secondaria. Si girò nuovamente per vedere dove fossero i suoi segugi, ma una volta che tornò a guardare la via davanti a se si accorse troppo tardo che era arrivato troppo vicino al bordo del parapetto. Non potendo più rallentare vista la forza di inerzia, andò a sbattere violentemente contro la balaustra in acciaio e perdendo l'equilibrio si catapultò dalla balconata per un'altezza di cinque metri, andando a precipitare nel piano inferiore. Chi assistette alla scena non potè fare altro che guardare inorridito l'uomo che urlava cadendo da li su, andando a finire la sua rovinosa traiettoria dentro una fontana che zampillava acqua e non rialzandosi più.
  Gli agenti raggiunsero l'uomo e facendo allontanare i curiosi chiamarono il commissario Noti che giunto sul posto restò in silenzio guardando quella scena raccapricciante. L'acqua si era riempita di rosso e spruzzava quel colore dagli ugelli. 
   
  Lisa Marina nel frattempo venne condotta in centrale dove venne sottoposta ad un interrogatorio di otto ore nel quale raccontò tutto quello che era successo. 
  Quando scoprì che il marito la tradiva lei decise di divorziare. Lui inizialmente fu contrario perchè non concepiva il fatto come una donna potesse divorziare dal marito. Poi però dopo molte insistenze lui acconsentì. Lei nel frattempo aveva iniziato una relazione clandestina con Andrea Fastena.
  L'ex-marito avendolo saputo, preso dalla rabbia, perchè pur non legalmente più sposati la considerava come una sua proprietà, con una mossa azzardata in borsa fece perdere tantissimi soldi al Fastena.
  Così una sera premeditò tutto: Andrea Fastena rubò la chiave di casa di Luca Perni che Lisa conservava ed entrato in casa indossando i suoi vestiti, di modo da essere confuso con lui, essendo anche buio, non sarebbe stato facile riconoscerlo. Lo attese nascosto e poi lo uccise. Dopo di che uscì dall'abitazione, tornò a casa di Lisa, rimise la chiave al suo posto e le raccontò quanto aveva fatto, ben tre giorni dopo. Quello che però si dimenticò di fare fu quello di rimettere gli abiti usati per spacciarsi per Lucas al loro posto nell'armadio. Così dovette ritornare nuovamente in quella casa in piena notte e risistemarli.
  -Quello che però fece-, disse Noti, fu quello di lavarli a casa sua per levare l'odore di urina, vero signora Marina?
  -Esatto-.
  -Ecco perchè poi quando sono tornato nuovamente nell'appartamento di Perni dentro l'armadio trovai degli abiti che nella lista stilata dagli agenti non erano stati catalogati e per di più avevano il suo profumo. Eccoli, li abbiamo repertati-, disse prendendo una scatola di cartone, -sono un pantalone e un maglione a collo alto. E siccome Fastena non poteva procurarseli ha pensato lei di darglieli? visto che lei aveva la chiave e poteva accedere quando voleva. Ci dica-.
  -No quelli li ha trovati a casa mia, li avevo conservati nel mio armadio, come ricordo. Io non sapevo nulla che l'avesse ucciso e non sono stata io a chiedergli di ammazzarlo-.
  -Però poi quando glielo ha detto ha inscenato la sua disperazione quando ha visto il corpo dell'uomo steso sul pavimento-.
  -No signor commissario, mi creda, la mia disperazione era reale. Certo, sapevo della morte di Lucas ovviamente, ma come le ho detto io e lui eravamo molto legati nonostante non fossimo più sposati. Andrea non mi disse molto su come lo avesse ucciso. Così la sera della sua confessione andai in casa e lo trovai in bagno e il resto della storia la conoscete commissario Noti. Andrea mi convinse quindi a partire con lui, saremmo spariti e avremmo iniziato una nuova vita-.

  Passarono tre anni prima che il processo a carico di Lisa Marina andasse a compimento. Fu un lungo e duro dibattimento. Giornali e opinione pubblica si scissero letteralmente in due tra chi la dava per colpevole senza reticenza e chi la assolveva in quanto vittima delle circostanze di un uomo accecato dalla rabbia e dalla vendetta. Alla fine il giudice non la ritenne colpevole dell'omicidio di Lucas Perni, e nemmeno il mandante. Ma solo colpevole di complicità. Restò in carcere per molti anni.


martedì 6 luglio 2021

lunedì 7 giugno 2021

5 Cronache per 1 delitto (una serie crime in cinque pagine di quotidiano): Episodio 1; Il ritrovamento.

 5 Cronache per 1 delitto (una serie crime in cinque pagine di quotidiano): Episodio 1; Il ritrovamento.






Il Necronomicon di Lovecraft

Uno dei caposaldi della letteratura mondiale horror sono i racconti di Lovecraft scritti tra i primi del '900 e gli anni '30. Tante volte avrete sentito parlare di Cthuluh, del Necronomicon e delle altre creature inquietanti che arrivano dai mari più profondi o dallo spazio inesplorato (in un periodo in cui i viaggi spaziali erano ancora un lontano sogno e non una realtà), ecco, sono tutto frutto della sua fantasia, una fantasia letteraria che venne alimentata da frequenti incubi, da una vita che gli diede sofferenze come la madre ricoverata in una ospedale psichiatrico, e dalla morte prima del padre, che per un carattere riservato e poco allegro come il suo non poteva che sfociare in una miriade di testi da incubo, allucinazioni, di creature mostruose e divine talmente antichi rispetto alla concezione umana da portarlo spesse volte  alla pazzia e alla morte.




mercoledì 2 giugno 2021

Dodici rintocchi per una pallottola

Trovò l'invito alla sera quando rincasò dopo la giornata passata in studio. Si voltò e vide un biglietto dietro il vetro opacizzato della cassetta appesa al muro dell'androne. Incuriosita cercò le chiavi nella borsa e aprì lo sportellino. Il biglietto le cadde praticamente sulle mani. Era un biglietto bianco piegato in due, alto non più di venti centimetri.      
  Sul fronte recava inciso un decoro a nastri dorati e due iniziali M.E: lo aprì e al suo interno, scritto con una grafia elegante creata artificialmente in copisteria lesse "Con la presente si invita la sig.ra Clara Stefàni alla festa organizzata in casa Montanelli che si terrà il giorno 16 Giugno alle ore 20:00. Una macchina la attenderà al suo indirizzo alle 19:30 e la scorterà al luogo del ricevimento. E' gradita risposta. Si richiede abito da cocktail". 
  La comunicazione terminava li. Lesse l'invito con un certo divertimento, il caro Enrico l'aveva informata già tempo prima di questa festa e fortunatamente si era organizzata per tempo.

  Mise l'invito nella tasca del giubbotto e si diresse all'ascensore. Una volta entrata si fece portare al suo piano. Prese nuovamente le chiavi ed entrò a casa, un grazioso appartamento al quarto piano di un palazzo in pieno centro. Una casa tutta bianca, ariosa, ricca di grandi tele dai colori sgargianti e dalle forme particolari; i suoi amici la prendevano in giro per quei gusti a sentir loro eccentrici, ma lei adorava quella nuova libertà espressiva fatta di sgocciolature e linee psichedeliche, in un certo qual modo le ricordavano le macchie di Rorschach che spesse volte aveva proposto ai suoi pazienti, macchie dalle forme più svariate dove ognuno vedeva ciò che la propria immaginazione suggeriva e nel corso della sua professione le avevano dato le interpretazioni più svariate, ma il bello di quel tipo di analisi risiedeva proprio in questo, l'uso della fantasia. Di li a una settimana ci sarebbe stata la festa a casa di Enrico, tuttavia vista la stretta amicizia con l'uomo non era indispensabile confermare la sua presenza, gliel'aveva già confermata nel momento stesso che la invitò. Tuttavia nonostante avesse già provveduto a prendere un abito adatto alla serata, doveva ancora pensare alle scarpe, ma ci avrebbe pensato il giorno dopo. Preparò una cena veloce a base di spaghetti e un contorno di patate al verde, stappò la bottiglia di vino che aveva già aperto il giorno prima e si rilassò davanti alla tv. Restò davanti alla televisione sino a tardi addormentandosi sul divano, dopo di che si svegliò dal torpore, spense lo schermo e un pò barcollando si gettò nel letto.

  Il mattino seguente si preparò al solito orario, indossò un professionalissimo tailleur color pesca e salita in auto arrivò nello studio, aprì le veneziane, sistemò la valigetta in cuoio arancione sulla scrivania e guardò l'agenda, il primo paziente era previsto per le dieci; non riceveva mai prima di quell'ora, si prendeva una mezz'ora tutta sua al bar sotto l'ambulatorio. Un bar molto raffinato dai tavoli in vetro e marmo, tovagliato in cotone finissimo e una pasticceria deliziosa. Conosceva tutti i dipendenti visto che si serviva li da tanti anni; una parola gentile al barista, una battuta sagace con la cassiera e poi tornava in studio.

  Il primo paziente si presentò alle dieci precise con una seduta che durò un'ora piena e intensa. Un caso comune di compulsione mista a malessere esistenziale, gli avrebbe volentieri consigliato una canna, ma professionalmente non poteva farlo. Terminata la seduta si salutarono e ripresero appuntamento per la settimana prossima.
  Così per tutta la settimana, con altri pazienti, altri cervelli da mettere in riga; una settimana che finalmente arrivò al termine e non vedeva l'ora di festeggiare. Verso le 18:00 ricevette la telefonata di Enrico che la avvisava che l'auto per lei sarebbe arrivata di li a poco. Quindi si preparò di tutto punto, ovviamente si stava preparando già da un'ora prima. Era stata dal parrucchiere, Mark, un italo-brasiliano dai colori e movenze molto eccentriche ma che lei adorava infinitamente, che acconciandole i capelli creò un avvolgente e incantevole chignon alto a cipolla; sostanzialmente le aveva tirato il cuoio capelluto per un ora, ma ne era valsa la sofferenza. Poi, messosi un fazzoletto in testa per preservare la creazione fece un salto dalla manicure e ne uscì con le unghie laccate di rosa shocking, era perfetta. Tornò a casa velocemente e indossò il bellissimo e lungo abito blu da sera che le avvolgeva i fianchi. Le scarpe le aveva prese qualche giorno prima, un delicato raso color vinaccia. In orario perfetto arrivò la macchina mandata da Enrico. Finì di sistemare le ultime cose essenziali nella pochette nera che avrebbe portato con se e si diresse alla macchina. Una bellissima berlina grigio scuro, una della tante di cui Enrico era in possesso.

  -"Buona sera signorina Stefàni, come sa ho il compito di accompagnarla a casa del Signor Montanelli, e ovviamente anche di ricondurla alla sua abitazione quando lo volesse"-, -"grazie mille, molto gentile", rispose la donna sorridendogli dallo specchietto retrovisore. Così partirono verso casa di Enrico. Fu un tragitto che in pochi minuti dalla città la portò nella campagna in una grande villa palladiana dal rigoglioso giardino con siepi squadrate e roseti meravigliosi. Tante altre volte vi era stata invitata. Aprendosi, il grande cancello immetteva in un selciato di ghiaia che per l'occasione era stato illuminato da piccole fiaccole che si allungavano sino all'esedra dell'ingresso. L'automobile la condusse sino alla scalinata di accesso, così potè godersi quel bel tramonto violetto e rosa che salutava il giorno ma dava il benvenuto ad una notte speciale, si chiese solo se ci fosse riuscita.

  Il suo caro amico la accolse personalmente e la strinse delicatamente a se e con galanteria le prese una mano e la sfiorò con le labbra, non voleva stropicciarla; era di una eleganza come non l'aveva mai vista. -"Ben arrivata cara, sono felice di vederti, gli altri invitati stanno arrivando, conosci praticamente tutti quindi non ti sarà difficile ambientarti"- e così dicendo la accompagnò nella sala principale salendo per una scalinata che conduceva ad un enorme ambiante quadrato con una cupola a cassettoni che faceva da soffitto e modanature a giro, affreschi che sembravano acquerelli decoravano ogni muro e gli specchi riflettevano quell'ambiente un milioni di prospettive diverse. 
  Un ricevimento perfetto, cocktail, aperitivi, musica con jazz band, e una pletora di personale di servizio che girovagava per il salone offrendo tartine e drink. Insomma Enrico non aveva risparmiato su nulla e come poteva, guadagnava svariati milioni di lire al mese, forse nemmeno lui sapeva con esattezza quanti.
  Tante persone erano giunte all'invito, tutte facoltose ma anche artisti di ogni specie; lei si sentiva più a suo agio con questi ultimi, gli piaceva la loro spontaneità ed esuberanza, non si tirava in dietro quando c'era da parlare di arte e in pochi minuti aveva ricevuto l'invito per una decina di inaugurazioni di mostre personali nei prossimi giorni.

  Le ore passarono e lei stretta tra le braccia di Enrico si lasciava andare ad un lento accompagnamento musicale, sognante e delicato... improvvisamente però si ridestò, qualcosa l'aveva come svegliata, si, aveva sentito bene, l'orologio della casa aveva suonato la mezzanotte. Con un gesto deciso si staccò dal morbido abbraccio del suo cavaliere e guardandosi attorni stranita, forse ascoltando quel suono profondo, si divincolò del tutto e corse via come una cavalletta facendo voltare i presenti. Si diresse velocemente all'uscita del salone e giù per le scale. L'uomo la guardò stupito non capendo cosa fosse successo. Quando lei fu già sulla scalinata che portava all'ingresso, decise perciò di seguirla. Arrivò all'inizio della balaustra e la vide continuare a scendere, la chiamò ma lei non rispose, ad un certo punto la donna si fermò e raccolse la piccola borsetta che le era caduta dalle mani. Lei sollevò lo sguardo e allora lo vide, si bloccò per un istante, Enrico allora la chiamò nuovamente e scese anche lui. Ma lei sparì velocemente e quando la raggiunge la donna era già salita nell'auto messale a disposizione. -"Presto acceleri più che può"- l'autista la guardò sconvolto, ma fece come disse e velocemente ripercorse il vialetto di ingresso. Uscirono dalla campagna e tornarono nella città, ma dopo un pò l'autovettura deviò e si diresse verso la zona periferica. Il tempo scorreva veloce e ancora una volta fece accelerare l'autista. 
 
Correva spedito tra le strade quasi vuote in una periferia che ormai dormiva, ma lei sapeva dove andava e sapeva che non dormiva. La macchina improvvisamente si fermò in doppia fila, la donna attese torturando quella piccola borsetta da passeggio, poi vide una figura arrivare, attese qualche istante, la guardò bene, poi la riconobbe... aprì lo sportello dell'auto, attese ancora qualche istante, poi si parò davanti a lei, indossava ancora il piccolo grembiule di servizio del bar. Era quasi arrivata a casa. La donna la vide davanti a lei e si bloccò non capendo cosa volesse, dalla piccola pochette estrasse una pistola e le scaricò addosso tutto caricatore. La poveretta stramazzò a terra. Si era liberata di lei, finalmente. 
  Gli spari in piena notte però svegliarono chi dormiva e affacciatisi videro una donna in abito elegante che teneva una pistola lucente tra le mani e una persona davanti a lei riversa.
  In pochi istanti arrivarono le forze dell'ordine che bloccarono la donna armata, e un'ambulanza non potè fare altro che prelevare il cadavere.

  Non ci volle molto perchè la donna confessasse il movente; la vittima lavorava come cassiera al bar nel quale la psicologa andava tutti i giorni: anni prima le aveva portato via il compagno dopo che loro due si erano lasciati. La donna questo non lo accettò mai e scoperto dove lavorava l'usurpatrice, come l'ebbe definita, studiò le sue abitudini con l'inganno della cortesia, così aveva pensato bene di farla fuori per sfogare la vendetta. Durante l'interrogatorio disse anche di aver tenuto sotto minaccia dell'arma l'autista per spronarlo a correre e raggiungere più velocemente l'abitazione, sapeva di avere poco tempo a disposizione. Era convita così di dimostrare il suo amore verso un uomo che non la voleva più al suo fianco già da tanti anni. 






mercoledì 12 maggio 2021

Psycho di Robert Bloch

La trama è ormai nota nonostante Hitchcock a suo tempo si impegnò per comprare quante più copie possibile del libro quando ne realizzò la versione cinematografica. 

Questo libro, piccolo e maneggevole ha una trama molto semplice: una segretaria ruba dal suo ufficio una grossa somma di denaro, in fretta e furia scappa dalla città per andare dal suo amato e vivere con lui. Dopo un lungo viaggio in auto si ferma al Motel Bates, qua verrà però uccisa dal proprietario che nella sua follia psicopatica si era travestito dalla vecchia madre, che lui stesso aveva ammazzato tempo prima, una madre che lo ha amato a modo suo, non facendolo mai sentire importante, ma anzi sminuendolo e sbeffeggiandolo per il suo carattere introverso. Un investigatore privato e la sorella di lei si mettono quindi alla ricerca della donna ma anche loro cadranno nella trappola del Motel Bates.

La scrittura usata da Bloch è particolarmente dettagliata nel descrive le sensazioni del proprietario del motel e l'ambientazione circostante, ma se vi aspettate descrizioni truculente e sanguinanti beh qua non ne troverete, la scena della doccia viene scritta in sole 14 righe, poche parole, veloci e nette come il coltello usato da Norman Bates. 

Ultima nota, interessante notare come la parola Bates in inglese sia molto simile come pronuncia alla parola bait che significa esca.