La sicurezza di quella notte lo rendeva particolarmente spavaldo, scartava e prendeva carte dal tavolo verde con una disinvoltura che non aveva mai provato prima. Una mano di cinque carte si dipanava tra le sue dita; doveva chiuderla il più velocemente che poteva, ma prima avrebbero dovuto fare il loro gioco altri quattro uomini, agguerriti quanto lui.
La sigaretta poggiata sulle labbra rotolava da un lato all'altro della bocca e sprigionava bisce suadenti di bianco fumo che si condensavano sul soffitto assieme alle altre spire emesse dai suoi avversari tutti rinchiusi in quella stanza buia e illuminati solo dal basso lampadario in vetro, ormai non sapeva più da quanto tempo.
Bene appartati dal resto della clientela del locale, i giocatori di cui nessuno conosceva il nome dell'altro, era infatti questa una delle regole di quella notte, si guardavano e studiavano ogni loro mossa e prevedevano, o per lo meno cercavano di prevedere le possibili strategie dell'avversario. Cinque uomini che non si erano mai visti prima si contendevano una cifra da parecchi zeri e tutto sarebbe accaduto in quella notte.
Bene appartati dal resto della clientela del locale, i giocatori di cui nessuno conosceva il nome dell'altro, era infatti questa una delle regole di quella notte, si guardavano e studiavano ogni loro mossa e prevedevano, o per lo meno cercavano di prevedere le possibili strategie dell'avversario. Cinque uomini che non si erano mai visti prima si contendevano una cifra da parecchi zeri e tutto sarebbe accaduto in quella notte.
A lui servivano quei soldi, i debiti di gioco erano cresciuti tanto quanto era cresciuta la sua smania per l'azzardo. Iniziò da ragazzo quando per passare il tempo si ritrovava con gli amici a puntare pochi soldi, ma più cresceva e più i soldi puntati erano aumentati, così i primi debiti, i primi soldi chiesti a prestito ad amici con la promessa della resa, promessa che per la maggior parte non si realizzava.
Seppe di quella partita da un amico di un amico, come accade sempre in questi casi. Non sapeva chi l'avesse organizzata, sapeva solo il luogo dell'incontro e l'orario. E così il giorno e all'ora convenuta si presentò al locale, diede la parola d'ordine e venne fatto accomodare in un salottino appartato facendolo passare per un ingresso secondario. Assieme a lui c'erano altre due persone; come da regola non potevano presentarsi. Si accomodò quindi su una sedia imbottita e attese gli altri. Quando fu chiaro che non sarebbe arrivato nessun'altro, si presentò una giovane donna che li invitò a seguirla al tavolo. I cinque si sedettero e consegnarono a lei i loro orologi che vennero chiusi in una cassetta di protezione. Con fare sicuro lei prese da una scatola di latta serrata a chiave due mazzi di carte ancora vergini e scartati dall'involucro distribuì loro i pezzi.
Il gioco quindi potè iniziare.
Le prime mani furono quasi un rituale per conoscere l'avversario e infatti si conclusero con un nulla di fatto, ma fu dalla terza che l'atmosfera cambiò improvvisamente, le dita stringevano sempre più le carte e i gesti erano più nervosi. Ognuno di loro pensava e ogni spira di fumo esalata equivaleva ad una strategia che era stata messa a punto. Poco dopo la stessa donna che prima distribuì le carte rientrò nella stanza ormai avvolta dal fumo conducendo davanti a se un piccolo carrello in ottone con sopra dei bicchieri e dell'alcol, ne versò un bicchiere per ciascuno e lo servì silenziosamente alla loro destra, ma nessuno di loro ne bevve, era chiaro che cercavano di restare lucidi il più a lungo possibile.
Scartavano ognuno per il proprio turno e prendevano, uno dopo l'altro, e lui li osservava; si guardavano e guardavano i propri mazzi.
Arrivò finalmente al suo turno di gioco.
I soldi erano conservati dentro la valigetta in pelle che era appoggiata su un tavolo. Alla maniglia era attaccata una catenella in metallo e terminava alle gambe dello stesso, chiusa da un lucchetto. Nessuno di loro sapeva chi avesse la chiave. Intelligente precauzione pensò.
In mano gli restavano ormai quattro carte e se aveva fatto bene i propri calcoli avrebbe chiuso la partita a quel giro. Le stringeva saldamente e nel suo cervello elaborò una miriade di calcoli in pochi secondi. Cercava di non dare a vedere la ansia, ma era ormai certo di terminare il gioco a suo favore. Aspettò ancora un pò, era il suo turno e prese dieci secondi, doveva finire, gettare le carte e chiudere li. Guardò nuovamente i suoi avversari e diede una fugace occhiata all'oggetto del suo desiderio, e in una mano secca buttò le carte sul tavolo. Full, aveva vinto. Fremeva, sapeva di aver vinto il gioco. Gli altri quattro lo fissarono e con disprezzo e rassegnazione gettarono di malo modo ciò che ancora avevano tra la mani. Era tutto suo.
Improvvisamente si aprì una porta laterale ed entrò un uomo corpulento in doppio petto che gli si avvicinò e si complimentò per la partita svolta. Dal taschino estrasse quindi una chiave lucente e si avvicinò alla valigetta, fece scattare il lucchetto e svolta la catenella la consegnò all'uomo.
Finalmente la vincita che stava aspettando, debiti, e promesse mantenute potevano essere ripagate. Ma fu in quell'attimo che dalla porta nel quale erano entrati prim irruppero degli uomini che intimarono a chiunque fosse li dentro di non muoversi, puntavano loro delle pistole in modo minaccioso. Tutti e cinque, più l'uomo della chiave si bloccarono sbarrando gli occhi. Urlavano di non muoversi e di consegnare loro la valigetta.
Fu una frazione di secondi, non si seppe da chi, ma improvvisamente partì un colpo e in quella piccola camera satura di fumo si scatenò il pandemonio, gli agenti risposero al fuoco scaricando i caricatori. La lampadina che illuminava quel tugurio saltò per aria e fu totalmente buio. Uno di quei colpi centrò il fortunato vincitore di quella notte che con un colpo di proiettile alla fronte stramazzò al suolo cadendo come uno straccio zuppo. Altri si sentirono cadere pesantemente.
Il frastuono dei colpi durò non più di sei secondi e quando terminò e si diradò il fumo, la situazione che si presentò a chi era arrivato per prestare supporto era incredibilmente atroce.
La mattina seguente tutti i giornali riportavano dell'operazione fatta dagli agenti alla bisca clandestina nascosta nel retro di un locale notturno e che era terminata con la morte di quattro persone, di cui due delle forze dell'ordine.

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