Trovò l'invito alla sera quando rincasò dopo la giornata passata in studio. Si voltò e vide un biglietto dietro il vetro opacizzato della cassetta appesa al muro dell'androne. Incuriosita cercò le chiavi nella borsa e aprì lo sportellino. Il biglietto le cadde praticamente sulle mani. Era un biglietto bianco piegato in due, alto non più di venti centimetri.
Sul fronte recava inciso un decoro a nastri dorati e due iniziali M.E: lo aprì e al suo interno, scritto con una grafia elegante creata artificialmente in copisteria lesse "Con la presente si invita la sig.ra Clara Stefàni alla festa organizzata in casa Montanelli che si terrà il giorno 16 Giugno alle ore 20:00. Una macchina la attenderà al suo indirizzo alle 19:30 e la scorterà al luogo del ricevimento. E' gradita risposta. Si richiede abito da cocktail".
La comunicazione terminava li. Lesse l'invito con un certo divertimento, il caro Enrico l'aveva informata già tempo prima di questa festa e fortunatamente si era organizzata per tempo.
Mise l'invito nella tasca del giubbotto e si diresse all'ascensore. Una volta entrata si fece portare al suo piano. Prese nuovamente le chiavi ed entrò a casa, un grazioso appartamento al quarto piano di un palazzo in pieno centro. Una casa tutta bianca, ariosa, ricca di grandi tele dai colori sgargianti e dalle forme particolari; i suoi amici la prendevano in giro per quei gusti a sentir loro eccentrici, ma lei adorava quella nuova libertà espressiva fatta di sgocciolature e linee psichedeliche, in un certo qual modo le ricordavano le macchie di Rorschach che spesse volte aveva proposto ai suoi pazienti, macchie dalle forme più svariate dove ognuno vedeva ciò che la propria immaginazione suggeriva e nel corso della sua professione le avevano dato le interpretazioni più svariate, ma il bello di quel tipo di analisi risiedeva proprio in questo, l'uso della fantasia. Di li a una settimana ci sarebbe stata la festa a casa di Enrico, tuttavia vista la stretta amicizia con l'uomo non era indispensabile confermare la sua presenza, gliel'aveva già confermata nel momento stesso che la invitò. Tuttavia nonostante avesse già provveduto a prendere un abito adatto alla serata, doveva ancora pensare alle scarpe, ma ci avrebbe pensato il giorno dopo. Preparò una cena veloce a base di spaghetti e un contorno di patate al verde, stappò la bottiglia di vino che aveva già aperto il giorno prima e si rilassò davanti alla tv. Restò davanti alla televisione sino a tardi addormentandosi sul divano, dopo di che si svegliò dal torpore, spense lo schermo e un pò barcollando si gettò nel letto.
Il mattino seguente si preparò al solito orario, indossò un professionalissimo tailleur color pesca e salita in auto arrivò nello studio, aprì le veneziane, sistemò la valigetta in cuoio arancione sulla scrivania e guardò l'agenda, il primo paziente era previsto per le dieci; non riceveva mai prima di quell'ora, si prendeva una mezz'ora tutta sua al bar sotto l'ambulatorio. Un bar molto raffinato dai tavoli in vetro e marmo, tovagliato in cotone finissimo e una pasticceria deliziosa. Conosceva tutti i dipendenti visto che si serviva li da tanti anni; una parola gentile al barista, una battuta sagace con la cassiera e poi tornava in studio.
Il primo paziente si presentò alle dieci precise con una seduta che durò un'ora piena e intensa. Un caso comune di compulsione mista a malessere esistenziale, gli avrebbe volentieri consigliato una canna, ma professionalmente non poteva farlo. Terminata la seduta si salutarono e ripresero appuntamento per la settimana prossima.
Così per tutta la settimana, con altri pazienti, altri cervelli da mettere in riga; una settimana che finalmente arrivò al termine e non vedeva l'ora di festeggiare. Verso le 18:00 ricevette la telefonata di Enrico che la avvisava che l'auto per lei sarebbe arrivata di li a poco. Quindi si preparò di tutto punto, ovviamente si stava preparando già da un'ora prima. Era stata dal parrucchiere, Mark, un italo-brasiliano dai colori e movenze molto eccentriche ma che lei adorava infinitamente, che acconciandole i capelli creò un avvolgente e incantevole chignon alto a cipolla; sostanzialmente le aveva tirato il cuoio capelluto per un ora, ma ne era valsa la sofferenza. Poi, messosi un fazzoletto in testa per preservare la creazione fece un salto dalla manicure e ne uscì con le unghie laccate di rosa shocking, era perfetta. Tornò a casa velocemente e indossò il bellissimo e lungo abito blu da sera che le avvolgeva i fianchi. Le scarpe le aveva prese qualche giorno prima, un delicato raso color vinaccia. In orario perfetto arrivò la macchina mandata da Enrico. Finì di sistemare le ultime cose essenziali nella pochette nera che avrebbe portato con se e si diresse alla macchina. Una bellissima berlina grigio scuro, una della tante di cui Enrico era in possesso.
-"Buona sera signorina Stefàni, come sa ho il compito di accompagnarla a casa del Signor Montanelli, e ovviamente anche di ricondurla alla sua abitazione quando lo volesse"-, -"grazie mille, molto gentile", rispose la donna sorridendogli dallo specchietto retrovisore. Così partirono verso casa di Enrico. Fu un tragitto che in pochi minuti dalla città la portò nella campagna in una grande villa palladiana dal rigoglioso giardino con siepi squadrate e roseti meravigliosi. Tante altre volte vi era stata invitata. Aprendosi, il grande cancello immetteva in un selciato di ghiaia che per l'occasione era stato illuminato da piccole fiaccole che si allungavano sino all'esedra dell'ingresso. L'automobile la condusse sino alla scalinata di accesso, così potè godersi quel bel tramonto violetto e rosa che salutava il giorno ma dava il benvenuto ad una notte speciale, si chiese solo se ci fosse riuscita.
Il suo caro amico la accolse personalmente e la strinse delicatamente a se e con galanteria le prese una mano e la sfiorò con le labbra, non voleva stropicciarla; era di una eleganza come non l'aveva mai vista. -"Ben arrivata cara, sono felice di vederti, gli altri invitati stanno arrivando, conosci praticamente tutti quindi non ti sarà difficile ambientarti"- e così dicendo la accompagnò nella sala principale salendo per una scalinata che conduceva ad un enorme ambiante quadrato con una cupola a cassettoni che faceva da soffitto e modanature a giro, affreschi che sembravano acquerelli decoravano ogni muro e gli specchi riflettevano quell'ambiente un milioni di prospettive diverse.
Un ricevimento perfetto, cocktail, aperitivi, musica con jazz band, e una pletora di personale di servizio che girovagava per il salone offrendo tartine e drink. Insomma Enrico non aveva risparmiato su nulla e come poteva, guadagnava svariati milioni di lire al mese, forse nemmeno lui sapeva con esattezza quanti.
Tante persone erano giunte all'invito, tutte facoltose ma anche artisti di ogni specie; lei si sentiva più a suo agio con questi ultimi, gli piaceva la loro spontaneità ed esuberanza, non si tirava in dietro quando c'era da parlare di arte e in pochi minuti aveva ricevuto l'invito per una decina di inaugurazioni di mostre personali nei prossimi giorni.
Le ore passarono e lei stretta tra le braccia di Enrico si lasciava andare ad un lento accompagnamento musicale, sognante e delicato... improvvisamente però si ridestò, qualcosa l'aveva come svegliata, si, aveva sentito bene, l'orologio della casa aveva suonato la mezzanotte. Con un gesto deciso si staccò dal morbido abbraccio del suo cavaliere e guardandosi attorni stranita, forse ascoltando quel suono profondo, si divincolò del tutto e corse via come una cavalletta facendo voltare i presenti. Si diresse velocemente all'uscita del salone e giù per le scale. L'uomo la guardò stupito non capendo cosa fosse successo. Quando lei fu già sulla scalinata che portava all'ingresso, decise perciò di seguirla. Arrivò all'inizio della balaustra e la vide continuare a scendere, la chiamò ma lei non rispose, ad un certo punto la donna si fermò e raccolse la piccola borsetta che le era caduta dalle mani. Lei sollevò lo sguardo e allora lo vide, si bloccò per un istante, Enrico allora la chiamò nuovamente e scese anche lui. Ma lei sparì velocemente e quando la raggiunge la donna era già salita nell'auto messale a disposizione. -"Presto acceleri più che può"- l'autista la guardò sconvolto, ma fece come disse e velocemente ripercorse il vialetto di ingresso. Uscirono dalla campagna e tornarono nella città, ma dopo un pò l'autovettura deviò e si diresse verso la zona periferica. Il tempo scorreva veloce e ancora una volta fece accelerare l'autista.
Correva spedito tra le strade quasi vuote in una periferia che ormai dormiva, ma lei sapeva dove andava e sapeva che non dormiva. La macchina improvvisamente si fermò in doppia fila, la donna attese torturando quella piccola borsetta da passeggio, poi vide una figura arrivare, attese qualche istante, la guardò bene, poi la riconobbe... aprì lo sportello dell'auto, attese ancora qualche istante, poi si parò davanti a lei, indossava ancora il piccolo grembiule di servizio del bar. Era quasi arrivata a casa. La donna la vide davanti a lei e si bloccò non capendo cosa volesse, dalla piccola pochette estrasse una pistola e le scaricò addosso tutto caricatore. La poveretta stramazzò a terra. Si era liberata di lei, finalmente.
Gli spari in piena notte però svegliarono chi dormiva e affacciatisi videro una donna in abito elegante che teneva una pistola lucente tra le mani e una persona davanti a lei riversa.
In pochi istanti arrivarono le forze dell'ordine che bloccarono la donna armata, e un'ambulanza non potè fare altro che prelevare il cadavere.
Non ci volle molto perchè la donna confessasse il movente; la vittima lavorava come cassiera al bar nel quale la psicologa andava tutti i giorni: anni prima le aveva portato via il compagno dopo che loro due si erano lasciati. La donna questo non lo accettò mai e scoperto dove lavorava l'usurpatrice, come l'ebbe definita, studiò le sue abitudini con l'inganno della cortesia, così aveva pensato bene di farla fuori per sfogare la vendetta. Durante l'interrogatorio disse anche di aver tenuto sotto minaccia dell'arma l'autista per spronarlo a correre e raggiungere più velocemente l'abitazione, sapeva di avere poco tempo a disposizione. Era convita così di dimostrare il suo amore verso un uomo che non la voleva più al suo fianco già da tanti anni.