Il colore brunastro della sabbia e un forte odore di salsedine, che si sprigionò quando il vento tiepido spirò da dietro degli alti cannetti che iniziarono a muoversi, accompagnati da un ipnotico fruscio, erano le sole cose presenti quel pomeriggio.
Aveva iniziato a camminare da qualche minuto, e subito si era diretto verso il bagnasciuga. Alzò i pantaloni color sabbia sino alle ginocchia e lasciava che la fredda acqua gli coccolasse i piedi, nel mentre che la risacca cancellava i segni dietro di se, come fosse un dispetto delle ondea quelle loro coccole.
La camicia celeste a maniche corte si muoveva leggera, spinta dal vento, visto che era anche una taglia più grande della sua, ma era l’unica che era riuscito a trovare.
Lentamente arrivò ad un piccolo casolare. Il bianco della calce rifletteva i colori rosati della sera; era una vecchia casa disabitata con un patio in legno. Le finestre ormai rovinate, erano dipinte di celeste, per quel poco che ne era rimasto, pensò a quanto fosse stata bella in passato, chi sa se era in vendita?
L’acqua intanto si era fatta più calda e faceva piacere starci. Qua e la voci di gabbiani attiravano la sua attenzione. Aveva scordato quanto fosse bello quel posto, non ricordava neppure da quanto tempo non ci andava.
Una piccola barca mossa dalle vele scivolò spedita e leggera poco distante fra le onde, in direzione del faro, che da lontano controllava la spiaggia.
Intanto il cielo si era vestito di nuvole che si sfilacciavano all’orizzonte, sparendo all’umido della sera.
Trovò un gruppo di rocce scure che affondavano pesantemente nella sabbia lisciata come da un falegname e vi si appoggiò sopra.
Guardò le barche che lentamente passavano tagliando la superfice piatta dell’acqua.
Prese cosi dalla tasca del pantalone la pistola da poco acquistata e la fece scattare dentro la gola.
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