Al giorno d’oggi sono pochi i resti sopravvissuti della necropoli romana. Già dall’epoca repubblicana furono riutilizzate le tombe ipogeiche puniche, in cui furono deposte le urne dei cremati, pratica molto comune durante il II secolo a.C. ma che si è andata riducendo nel corso di quello successivo.(1)
Altra testimonianza di questo periodo, anche se la datazione non è supportata da dati di scavo, è un piccolo mausoleo, conosciuto oggi come Sa presonedda (Fig. 1-2) e come Sa Tribuna all’inizio del secolo scorso. Questo monumento è ubicato in località Su Narboni, lungo la Via Eleonora d’Arborea e, anche se oggi si presenta solo come un mucchio di pietre, in origine aveva una struttura piramidale costituita da blocchi lavorati e squadrati. Questa ricopre una camera funeraria di forma allungata che si trova al di sotto del piano di campagna. L’accesso avviene per mezzo di una scalinata discendente composta da sei gradini, la quale conduce alla camera in cui furono realizzate due nicchie di forma quadrangolare in ognuno dei lati lunghi. La copertura è stata eseguita accostando delle lastre messe in posizione obliqua mentre le pareti sono costituite da blocchi squadrati legati con malta, presente tuttora in tracce. Questo monumento viene ritenuto di età romana (II secolo a.C.), anche se all’interno sembra siano stati rinvenuti i resti di un individuo identificato come punico.(2)
In età imperiale, la necropoli continuò a occupare l’area delle tombe puniche a nord dell’abitato moderno, e si sovrappose a queste. Le tipologie tombali individuate sono quattro e occupano un arco cronologico che va dal I al IV secolo d.C.:
- tomba a fossa terragna;
- tomba a incinerazione: i resti del defunto venivano posti all’interno di un’ urna, che veniva deposta nel terreno, la cui posizione spesso era indicata con un cippo che fungeva da segnacolo;
- tomba a enchytrismos: i resti dell’inumato erano posti all’interno di un’ anfora (veniva tagliata la parte superiore per permettere che il defunto venisse introdotto e poi il pezzo veniva ricollocato);
- tomba alla cappuccina: il defunto veniva deposto su un letto di grandi tegole e successivamente veniva ricoperto da altri tegoloni posizionati a doppio spiovente.
Le tombe alla cappuccina, in genere, sono prive di corredo ma un’eccezione rilevante è la così detta “Tomba della Venere bionda” che prende il nome da una statuetta in terracotta (Fig. 5) rinvenuta al suo interno. Questa, un unicum al momento, non è armoniosa nella resa di molti dettagli ma conserva le tracce della policromia originaria.
Inoltre, per quanto riguarda le tombe a incinerazione, le urne sono generalmente pentole, brocche e anforette, oltre a una classe ceramica di produzione sarda. Questa è costituita da anfore, brocche e bacini che presentano una decorazione sia plastica “a ditate” o “a rocchetti”, sia dipinta con alcune fasce orizzontali e ondulate sul corpo di colore scuro, sia a pennellate curvilinee che creano un effetto “a fiamma”. L’officina che ha prodotto questi vasi, purtroppo, non è stata ancora identificata ma, sulla base dei rinvenimenti, è stata datata al periodo compreso tra il II e il IV (3) secolo d.C.(4)
Infine, non sono ancora state indagate le tombe riferibili al I secolo a.C.-I secolo d.C.,(5) che possono certamente dare nuove informazioni per poter comprendere in modo più completo l’intera necropoli.
Galleria di immagini
Fig. 1. Mausoleo di Sa presonedda (in Tronchetti 1989 b, p. 55 fig. 36).
Fig. 2. Mausoleo di Sa presonedda: sezione e pianta (in Tronchetti 1989 b, p. 56 fig. 37).
Fig. 3. Brocchette e coppe locali provenienti dalle tombe a fossa terragna (in Tronchetti 1989, p. 127 fig. 40).
Fig. 4. Ceramica sigillata chiara provenienti dalle tombe a fossa terragna (in Tronchetti 1989, p. 128 fig. 41).
Fig. 5. Statuetta di Venere dalla Tomba della Venere bionda (II secolo d.C.) (in Tronchetti 1989 b, p. 40 fig. 23).
http://www.antika.it/003825_sulci-necropoli-romana.html
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