Che bei giorni di vacanza erano quelli per Lorenzo, i più belli che potevano esserci; cosa c'era di più bello della neve, della cioccolata calda, dei caminetti accesi e delle gare con lo slittino? ben poco sicuramente e non era rado neppure vedere per le strade i cori natalizi che facevano da colonna sonora a quelle feste, dove le persone si incantavano a guardare le vetrine luccicanti con doni regalo, e correvano da una parte all'altra freneticamente, augurandosi gioiosamente buone feste.
E si la magia del natale era questa e Lorenzo l'amava, ma amava stare semplicemente a casa con il suo gatto Rufus, un bel gattone grigio che si accoccolava ronfando su di lui mentre leggeva, con il grande albero che troneggiava in bella vista nel salone con in sottofondo la radio.
Lorenzo era un bambino come gli altri, di sette anni, ne basso, ne alto, con i capelli scuri, ma non erano neri, non era furbo, ma neanche allocco, era però un gran sognatore.
Sognava ogni genere di cose perfino ad occhi aperti e spesso la madre lo aveva rimproverato per questo. Capitò un giorno che andò a sbattere il naso contro un palo, e dovette tornare a casa con il naso rosso come una fragola. Ma tant'è Lorenzo era fatto così, un po come tutti i bambini di sette anni.
Aveva una migliore amica, Clarissa, della sua età, una delle bambine più gentili che potessero esserci, il suo bel viso roseo era incorniciato dai lunghi capelli rossi ondulati tenuti da un fermaglio dietro la testa.
Abitava nella casa affianco alla sua; si conoscevano fin quando erano in fasce, infatti le loro famiglie erano amici sin da ragazzi.
Passavano giornate intere assieme, tra chiacchiere e giochi.
Una mattina le loro mamme erano in giro a far spese e parlavano come al solito della casa sempre in disordine e dei compiti che i due bambini dovevano fare, quando passarono davanti alla saracinesca mezzo sollevata di un negozio che era rimasta chiusa per anni. In pochi si ricordavano quali altri negozi avesse ospitato, c'è chi diceva una pescheria, chi un negozio di scarpe, insomma la diatriba era aperta tra gli abitanti.
Dalle poche fessure si potevano intravedere degli oggetti che luccicavano d'oro e rosso e si intravedevano delle piccole faccine sorridenti.
La curiosità nel paese cresceva di giorno in giorno, e tutti si chiedevano cosa mai ci fosse... fino a quando finalmente poco prima di natale aprì.
L'impazienza era stata ripagata.
I bambini si accalcarono sulla vetrina con i nasini appiccicati. Esponeva le cose più preziose che ci potessero essere al mondo: i giocattoli; trenini fumanti, fate, principi, pirati, folletti, peluches, e dentro non era da meno, era tutto uno sfavillio di luci, di oggettini, bambole, orsacchiotti, trottole, soldatini e tanto altro.
I cittadini non persero occasione per entrare ed essere avvolti da quelle meraviglie. Decorazioni natalizie adornavano gli scaffali con la porta d'ingresso che si apriva al suono di una piccola campanella argentata.
Al bancone era appoggiata una tozza e robusta cassa, un vecchio modello in ottone impreziosita da decorazioni a motivi floreali.
La proprietaria, una giovane signora, dai capelli biondi, era dietro di essa e sorrideva alla presenza curiosa dei bambini che ad ogni scaffale scoprivano nuove meraviglie.
Il suo nome era Marilen; signora Marilen, poco alta ma compensato da un bel sorriso e occhi vispi di un bel color cioccolato. Era pronta a rispondere alle curiosità e alle richieste dei più piccoli e con pazienza stare dietro alle richieste degli adulti, sempre con un sorriso pronto per tutti.
Da una porticina vicino alla vetrina, si accedeva all'altra stanza dove erano esposti burattini di legno di ogni forma ed espressione. Marilen raccontava di averli presi dai maestri burattinai più bravi di ogni paese che aveva visitato e in effetti erano veramente fatti con cura, lei ne andava fiera.
Anche Lorenzo seppe dell'apertura del nuovo negozio e si precipitò a vederlo assieme a Clarissa: "presto muoviti!" diceva mentre la trascinava, veniva letteralmente presa al volo.
Le loro aspettative non vennero deluse e rimasero affascinati da tutto quello sfavillare e ovviamente non resistettero alla tentazione e così entrambi uscirono da li dentro con un bel burattino per ciascuno.
I giorni passarono e lei divenne amica dei bambini che continuavano a guardare ammaliati quelle vertine, tra balocchi e luci.
Una sera, mentre i due amici si trovavano in giro per il paese, decisero di andare a trovare signora Marilen che li invitò ad entrare per un po di compagnia prima della chiusura e così fecero una lunga chiacchierata dove raccontò loro dei tanti viaggi che fece e dei tanti posti che visitò sin da ragazza e raccontando quanto i bambini le si affezionassero e li portasse sempre con se nel cuore.
Si spostarono nella stanza dei burattini dove gli mostrò il suo preferito; era un piccolo burattino con il visino triste, restava un pò nascosto, quasi fosse timido e non volesse farsi vedere. A lei piaceva proprio perchè era l'unico con quella espressione.
Così lo prese tra le dita e iniziò a farlo muovere e saltellare davanti a loro e commentarono "guarda, sembra che si muova da solo, sembra vivo" e in effetti le dita della donna erano veramente ferme nel mentre che il piccolo pupazzo di muoveva facendo piroette e inchini. Figuratevi lo stupore di Lorenzo e Clarissa nel vedere ciò.
Intanto Marilen lasciata marionetta si era allontanata lasciando soli i due bambini... "Sapete?" disse quando tornò "mi sento molto sola qua dentro tutto il giorno" i suoi occhi se erano fatti tristi e melanconici "a me piacciono i bambini perché danno la felicità e io li voglio sempre con me", dicendo così sollevò gli occhi dal pavimento e non fu più possibile riconoscerla, aveva cambiato faccia ed espressione. Era invecchiata di colpo, gli occhi le erano diventati gialli e penetranti come quelli dei gatti "Devo averli sempre vicino a me e che si muovano a mio comando" disse con un mezzo sorriso.
Dagli scaffali i burattini improvvisamente si destarono e iniziarono a muoversi. Guardandosi attorno scesero a terra e muovendosi in modo snodato si posero attorno ai due bambini iniziando a saltellare e urlare con vocine sottili e stridule; Marilen prese a ridere fragorosamente e più rideva più i burattini giravano come impazziti.
Lorenzo frastornato e un pò impaurito diede così un calcio colpendone uno che volò contro il muro. Prese per mano Clarissa e si precipitarono verso la porta, che però risultò chiusa.
I pupazzi nelle mensole attorno si erano svegliati cantavano a squarciagola canzoni natalizie. Era un turbinio di voci e di ombre che si muovevano e danzavano come forsennati.
Clarissa notò una botola e corsero verso di essa. I burattini prontamente gli si lanciarono addosso per inseguirli.
A fatica la aprirono e vi si gettarono dentro cadendo nel vuoto buio.
Erano sotto il negozio dove c'era un lungo tunnel. Iniziarono a correre più veloci che potevano, quasi alla cieca. Volevano andar via da li.
Nel frattempo in lontananza i burattini li seguivano come cavallette, urlando e ridendo, incastrandosi tra loro stessi con le loro gambette e i fili.
Correvano e correvano verso Lorenzo e Clarissa che affannosamente cercavano di allontanarsi da quello sciame impazzito. I burattini erano vicini, troppo vicini ormai, sentivano le loro urla proprio dietro la schiena. La loro fuga però terminò improvvisamente davanti ad un muro. Non c'era più modo di andare avanti. Da lontano potevano vederli arrivare: piccole creature che si affannavano nella corsa come topi nelle fogne.
Sempre più vicini, più vicini...
I due bambini vennero bloccati e avvolti con i fili e fatti cadere a terra. I burattini così li sommersero con un gran baccano di voci e risa concitate che rimbombavano nel lungo cunicolo.
"Fermi!" Interruppe improvvisamente la voce della donna che si avvicinò lentamente, trovando spazio tra i burattini che paurosamente si erano spostati, lasciando davanti a lei due piccole marionette in legno, un bambino e una bambina con i capelli rossi. Li gardò attentamente, poi li prese con cura, li accarezzò, diede loro un tenero bacio e guardandoli con delicato affetto si voltò sparendo nel buio del tunnel con tutti gli altri burattini che la seguivano silenziosamente. "Andiamo piccoli miei" disse prima di risalire nella botola. La mattina seguente i cittadini con molto stupore trovarono il negozio di giocattoli completamente vuoto e le saracinesche abbassate. Non c'era più nulla dentro, nemmeno un cartello appeso. La donna se ne era andata improvvisamente senza dire nulla. Era sparita improvvisamente, come improvvisamente era arrivata, e a ben poco servirono le ricerche per trovare Lorenzo e Clarissa.

Ci voleva proprio!!! Bello bello
RispondiEliminaTiziana
Ho letto il commento adesso ahaha scusami!!! non sono proprio pratico di sto posto!!! Grazie sono contento sia piaciuto ^^!
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