domenica 24 maggio 2015

Il castoro marinaio: come nasce un'amicizia.

Viveva nella riva di un fiume, sul Bosco delle Querce Muschiose un giovane castoro di bell'aspetto con zampe robuste, grandi occhi nocciola e come tutti i castori con due bei denti pronti a mordere e rosicchiare quando l'occasione lo richiedeva. Abitava sereno nel suo anfratto terroso, tra vecchi rami e foglie secche come pavimento, ovviamente era un castoro al passo con i tempi infatti aveva un bel telefono cellulare di ultima generazione e amava guardare la televisione e tenersi informato sugli eventi del mondo ma anche su ciò che accadeva attorno al fiume, e non vi era programma migliore di Tele Rosicchio per fare ciò, condotto dalla preparata e simpatica Madame donnola.
Sua grande passione era però la navigazione, infatti suo padre era marinaio, suo nonno era marinaio, il padre di suo nonno era marinaio e il nonno del nonno del padre idem, insomma come ogni buon castoro amava stare nell'acqua e aveva costruito, manco a dirlo, con i suoi denti, una piccola barchetta bianca con tanto di vela, boccaporto ed elica, ne andava fiero e spesse volte quando faceva un giro per pescare qualche pesce non lesinava mai di suonare la trombetta per salutare gli altri animali, Comare volpe, Sora marmotta, Lady martin pescatore, Messer tasso e il suo amico del cuore Commendator airone.
La loro amicizia era nata tanti anni prima quando una notte d'inverno durante un forte acquazzone il Commendator airone a causa di un ramo spezzato caduto da un albero ruppe l'ala al povero uccello, che trovatosi colto di sorpresa dal brutto tempo stava di tutta fretta tornando al suo nido tra le canne, cadde rovinosamente in acqua. Castoro il marinaio accortosi che qualcuno stava chiedendo aiuto si affacciò dalla finestrina della sua cucina e lo vide in mezzo all'acqua che annaspava, subito allora indossò la sua salopette e si diresse di tutta lena alla barca, dovette fare non poca fatica per raggiungerlo, l'acqua del fiume era ben mossa dal forte vento e dalla pioggia, la barca solcava la onde e Castoro il marinaio vedere avvicinarsi sempre più l'airone; quando fu vicino abbastanza gettò l'ancora e lanciò una ciambella di salvataggio fatta con leggere canne al Commendator airone che fortunatamente riuscì ad afferrarla col becco e a incastrarlo sotto l'ala sana.
Castoro il marinaio usò tutta la forza di cui era a disposizione per trascinare sul ponte della sua barca il povero malcapitato airone, ma era un uccello troppo grande per quella piccola imbarcazione, si sarebbero di sicuro capovolti così sperò nella buona sorte e lo portò a riva lentamente trascinandolo al fianco della barca. Quando furono al sicuro sotto le querce il povero volatile era semisvenuto dal dolore e dalla fatica, farfugliava parole flebili, così il coraggioso Castoro cercò di rassicuralo e lo portò con se al caldo della sua casa, per giorni si prese cura di lui, gli fasciò l'ala ferita, lo imboccò con pesciolini in salsa di alghe salate, fin quando Commendator airone riprese le forze e poté finalmente tornare a volare.  E fu da quei brutti momenti che il loro sodalizio iniziò.

mercoledì 20 maggio 2015

L'insana passione degli archeologi nel voler rialzare a tutti i costi antiche costruzioni crollate con il tempo:

È da un po ormai che studiando archeologia mi imbatto nel constatare e nel leggere che gli archeologi, sino a quasi 40 anni fa, hanno avuto la passione di risollevare e rialzare colonne, mura, pietre dei siti archeologici particolarmente importanti e suggestivi, abbiamo tanti esempi come Stonehenge, dove la conformazione attuale è frutto di una riedificazione totale iniziata sin dal 800 fino agli anni 60 del secolo scorso, e ben pochi blocchi risultano essere quindi nella posizione reale, oppure il tempo sardo di Antas (quello fatto realizzare da Augusto) dedicato al dio Sardus Pater che quando venne scoperto nell'800 era completamente avvolto dal bosco e in piedi restavano solamente poche pietre, e fu negli anni 60 che si decise di intervenire rialzando le colonne frontali facendogli assumere l'aspetto attuale, con interventi di restauro a mio avviso molto pesanti per la presenza di cemento e barre di ferro che stanno arrugginendo a vista d'occhio, sempre in Sardegna andiamo a Tharros dove tra le foto più famose c'è sicuramente quella con le due colonne bianche che si stagliano sul mare blu, una bella cartolina di sicuro, peccato che quelle colonne siano completamente in cemento (eccezion fatta per i capitelli) fatte ai giorni nostri per abbellire il sito e ricevere più fondi per gli scavi (a mali estremi...), rimanendo in Italia abbiamo i due templi nella Valle dei templi di Agrigento dove pure qua le collone dei due templi vennero rialzate e sistemate in loco nei restauri del sito.
Potrei fare ancora tantissimi esempi.
Mi trova un po sconcertato quindi vedere come con tanta facilità si siano permessi interventi di ricostruzione sia parziale che totale di edifici che esulano dalla restaurazione per il semplice motivo del voler appagare l'occhio andando a snaturare il sito stesso, a volte è bello anche solamente immaginare. Poi magari sono io che sto sbagliando sia chiaro.

sabato 16 maggio 2015

La rondine:

Lo stridio che si spegne nell'eco di altri mille stridii in un volo fulmineo che graffia l'aria con picchiate, giravolte, torsioni e poi ancora lo stridio. Nera come i corvi ma leggera e appuntita come una freccia. Urli al di e al meriggio annunciando la calda stagione.

martedì 5 maggio 2015

Storia dell'albero di ciliegio:

Tanto tempo fa in un remoto villaggio ai piedi delle colline nebbiose, viveva una vecchina che era solita passare i pomeriggi freschi delle sere d'estate sulla riva dello stagno vicino alla sua casa. Era un bello stagno, con i bordi costeggiati da dei bianchi sassi dal quale spuntavano fili di erba e ombrose canne palustri dal quale proveniva il gracidare delle piccole raganelle, e dentro lo specchio d'acqua si vedevano passare placidamente pesci rossi e gialli o bianchi chiazzati di rosso che si rifugiavano sotto le ampie foglie delle ninfee disseminate qui e la. Era un piccolo angolo di tranquillità.
   La vecchina si sedeva sulla panca in pietra, chiudeva il suo ombrello di carta di riso e prendeva il pane per gettarlo dentro lo stagno, subito i pesci si accalcavano su quelle briciole lesti e voraci e mille bollicine schioccavano nella superficie.
   Tutti sapevano che questa vecchina era molto saggia e chiunque avesse avuto bisogno di un consiglio o di una parola avrebbe potuto tranquillamente chiederle un parere; in tanti le facevano visita e lei con poche parole comprensive portava conforto e alleviava gli animi più bui.
   Il tempo però passava, le estati passavano e gli inverni si susseguivano e la vecchina sempre di meno si avvicinava al laghetto per trascorrere li qualche ora in tranquillità, ma un giorno presa dal grande desidero di rivedere quel luogo tanto amato si preparò con dovizia, non ne poteva più di stare rinchiusa dentro casa, così prese un po di pane, lo mise nella sacchetta e si avviò. I passi erano ormai lenti e doveva reggersi ad un bastone per avere un saldo sostegno. Finalmente si avvicinò al laghetto tanto amato, era come se lo ricordava, ben poco era cambiato, le canne, le pietre bianche e la panca in pietra, c'era ancora tutto.           Sedutasi cautamente guardò con felicità la superficie dell'acqua con le ninfee colorate, aprì la sacchetta e prese il pane e lo gettò a piccoli pezzi davanti a se, come era sempre accaduto i pesci si azzuffavano sopra le briciole e lei si divertiva a guardare la loro voracità; saltavano, si rincorrevano, si strappavano via il pane dalla bocca. Si, quel lago la faceva stare proprio bene.
   Improvvisamente però un leggero vento profumato di glicine si alzò e complice la fresca giornata e il sole primaverile, la vecchina lentamente si assopì sopra la panchina.
   Di li passava un giovane, che come spesso accadeva era andato a trovare la vecchina per chiederle un consiglio, bussò più volte alla porta di casa ma vedendo che non rispondeva nessuno allora si diresse al laghetto li vicino. Ma arrivato non la trovava nemmeno li, era però sicuro di averla vista poco prima uscire di casa, e in effetti li erano il suo bastone e la sacchette con il pane per i pesci, così sconsolato e pensieroso su dove potesse essere andata si sedette sulla panca di fronte e attese. Improvvisamente però sentì la voce della vecchina che lo chiamava, subito si girò a cercarla ma non vedeva nessuno. La voce, dolce e pacata ancora lo chiamava, girava lo sguardo un po ovunque ma proprio non la vedeva; si accorse però che affianco alla panchina era spuntato un rigoglioso e piccolo alberello di ciliegio con i suoi bei fiori rosa che era sicuro prima di allora non c'era mai stato, nuovamente la voce lo chiamò, provò ad avvicinarsi all'albero, si sedette nuovamente sulla panchina in pietra, e questa volta chiuse gli occhi e iniziò ad ascoltare quello che l'alberello aveva da dire.

sabato 2 maggio 2015

Come è difficile scrivere un racconto con protagonista un gabbiano senza farsi influenzare da Jonathan...!!! Ma ce la farò...

Gita al tempio romano di Antas a Fluminimaggiore e museo archeologico di Villanovaforru...

Con mia profonda amarezza e delusione ho scoperto che questo bellissimo tempio di origine romana, che sostituì il precedente tempio punico, venne totalmente ricomposto (arbitrariamente?) durante gli interventi di restauro degli anni 60 da Ferruccio Berrecca, che iniziò i primi scavi archeologicipoichè quando venne scoperto nell''800 il sito si presentava solo con la parte del crepidoma (pavimentazione delle colonne) e qualche alzato murario nella parte del adytion (stanze retrostanti alla cella), con l'aggiunta perfino di elementi in cemento armato con le evidenti barre in ferro che si stanno ossidando...