mercoledì 12 maggio 2021

Psycho di Robert Bloch

La trama è ormai nota nonostante Hitchcock a suo tempo si impegnò per comprare quante più copie possibile del libro quando ne realizzò la versione cinematografica. 

Questo libro, piccolo e maneggevole ha una trama molto semplice: una segretaria ruba dal suo ufficio una grossa somma di denaro, in fretta e furia scappa dalla città per andare dal suo amato e vivere con lui. Dopo un lungo viaggio in auto si ferma al Motel Bates, qua verrà però uccisa dal proprietario che nella sua follia psicopatica si era travestito dalla vecchia madre, che lui stesso aveva ammazzato tempo prima, una madre che lo ha amato a modo suo, non facendolo mai sentire importante, ma anzi sminuendolo e sbeffeggiandolo per il suo carattere introverso. Un investigatore privato e la sorella di lei si mettono quindi alla ricerca della donna ma anche loro cadranno nella trappola del Motel Bates.

La scrittura usata da Bloch è particolarmente dettagliata nel descrive le sensazioni del proprietario del motel e l'ambientazione circostante, ma se vi aspettate descrizioni truculente e sanguinanti beh qua non ne troverete, la scena della doccia viene scritta in sole 14 righe, poche parole, veloci e nette come il coltello usato da Norman Bates. 

Ultima nota, interessante notare come la parola Bates in inglese sia molto simile come pronuncia alla parola bait che significa esca.

venerdì 7 maggio 2021

Mai bere quando si gioca

 La sicurezza di quella notte lo rendeva particolarmente spavaldo, scartava e prendeva carte dal tavolo verde con una disinvoltura che non aveva mai provato prima. Una mano di cinque carte si dipanava tra le sue dita; doveva chiuderla il più velocemente che poteva, ma prima avrebbero dovuto fare il loro gioco altri quattro uomini, agguerriti quanto lui. 
   
  La sigaretta poggiata sulle labbra rotolava da un lato all'altro della bocca e sprigionava bisce suadenti di bianco fumo che si condensavano sul soffitto assieme alle altre spire emesse dai suoi avversari tutti rinchiusi in quella stanza buia e illuminati solo dal basso lampadario in vetro, ormai non sapeva più da quanto tempo. 
   Bene appartati dal resto della clientela del locale, i giocatori di cui nessuno conosceva il nome dell'altro, era infatti questa una delle regole di quella notte, si guardavano e studiavano ogni loro mossa e prevedevano, o per lo meno cercavano di prevedere le possibili strategie dell'avversario. Cinque uomini che non si erano mai visti prima si contendevano una cifra da parecchi zeri e tutto sarebbe accaduto in quella notte. 

  A lui servivano quei soldi, i debiti di gioco erano cresciuti tanto quanto era cresciuta la sua smania per l'azzardo. Iniziò da ragazzo quando per passare il tempo si ritrovava con gli amici a puntare pochi soldi, ma più cresceva e più i soldi puntati erano aumentati, così i primi debiti, i primi soldi chiesti a prestito ad amici con la promessa della resa, promessa che per la maggior parte non si realizzava.
  Seppe di quella partita da un amico di un amico, come accade sempre in questi casi. Non sapeva chi l'avesse organizzata, sapeva solo il luogo dell'incontro e l'orario. E così il giorno e all'ora convenuta si presentò al locale, diede la parola d'ordine e venne fatto accomodare in un salottino appartato facendolo passare per un ingresso secondario. Assieme a lui c'erano altre due persone; come da regola non potevano presentarsi. Si accomodò quindi su una sedia imbottita e attese gli altri. Quando fu chiaro che non sarebbe arrivato nessun'altro, si presentò una giovane donna che li invitò a seguirla al tavolo. I cinque si sedettero e consegnarono a lei i loro orologi che vennero chiusi in una cassetta di protezione. Con fare sicuro lei prese da una scatola di latta serrata a chiave due mazzi di carte ancora vergini e scartati dall'involucro distribuì loro i pezzi. 

  Il gioco quindi potè iniziare.

  Le prime mani furono quasi un rituale per conoscere l'avversario e infatti si conclusero con un nulla di fatto, ma fu dalla terza che l'atmosfera cambiò improvvisamente, le dita stringevano sempre più le carte e i gesti erano più nervosi. Ognuno di loro pensava e ogni spira di fumo esalata equivaleva ad una strategia che era stata messa a punto. Poco dopo la stessa donna che prima distribuì le carte rientrò nella stanza ormai avvolta dal fumo conducendo davanti a se un piccolo carrello in ottone con sopra dei bicchieri e dell'alcol, ne versò un bicchiere per ciascuno e lo servì silenziosamente alla loro destra, ma nessuno di loro ne bevve, era chiaro che cercavano di restare lucidi il più a lungo possibile.

Scartavano ognuno per il proprio turno e prendevano, uno dopo l'altro, e lui li osservava; si guardavano e guardavano i propri mazzi. 
  Arrivò finalmente al suo turno di gioco. 
  I soldi erano conservati dentro la valigetta in pelle che era appoggiata su un tavolo. Alla maniglia era attaccata una catenella in metallo e terminava alle gambe dello stesso, chiusa da un lucchetto. Nessuno di loro sapeva chi avesse la chiave. Intelligente precauzione pensò. 
  In mano gli restavano ormai quattro carte e se aveva fatto bene i propri calcoli avrebbe chiuso la partita a quel giro. Le stringeva saldamente e nel suo cervello elaborò una miriade di calcoli in pochi secondi. Cercava di non dare a vedere la ansia, ma era ormai certo di terminare il gioco a suo favore. Aspettò ancora un pò, era il suo turno e prese dieci secondi, doveva finire, gettare le carte e chiudere li. Guardò nuovamente i suoi avversari e diede una fugace occhiata all'oggetto del suo desiderio, e in una mano secca buttò le carte sul tavolo. Full, aveva vinto. Fremeva, sapeva di aver vinto il gioco. Gli altri quattro lo fissarono e con disprezzo e rassegnazione gettarono di malo modo ciò che ancora avevano tra la mani. Era tutto suo.

  Improvvisamente si aprì una porta laterale ed entrò un uomo corpulento in doppio petto che gli si avvicinò e si complimentò per la partita svolta. Dal taschino estrasse quindi una chiave lucente e si avvicinò alla valigetta, fece scattare il lucchetto e svolta la catenella la consegnò all'uomo. 
  Finalmente la vincita che stava aspettando, debiti, e promesse mantenute potevano essere ripagate. Ma fu in quell'attimo che dalla porta nel quale erano entrati prim irruppero degli uomini che intimarono a chiunque fosse li dentro di non muoversi, puntavano loro delle pistole in modo minaccioso. Tutti e cinque, più l'uomo della chiave si bloccarono sbarrando gli occhi.    Urlavano di non muoversi e di consegnare loro la valigetta. 
  Fu una frazione di secondi, non si seppe da chi, ma improvvisamente partì un colpo e in quella piccola camera satura di fumo si scatenò il pandemonio, gli agenti risposero al fuoco scaricando i caricatori. La lampadina che illuminava quel tugurio saltò per aria e fu totalmente buio. Uno di quei colpi centrò il fortunato vincitore di quella notte che con un colpo di proiettile alla fronte stramazzò al suolo cadendo come uno straccio zuppo. Altri si sentirono cadere pesantemente. 
  Il frastuono dei colpi durò non più di sei secondi e quando terminò e si diradò il fumo, la situazione che si presentò a chi era arrivato per prestare supporto era incredibilmente atroce. 
 
La mattina seguente tutti i giornali riportavano dell'operazione fatta dagli agenti alla bisca clandestina nascosta nel retro di un locale notturno e che era terminata con la morte di quattro persone, di cui due delle forze dell'ordine. 



lunedì 3 maggio 2021

I figli di Húrin; di Tolkien

Il libro di oggi è dedicato al padre fondatore del fantasy moderno, Tolkien e il suo romanzo postumo I figli di Húrin stampato nel 2007 (ma scritto nel 1918) dopo che il figlio Christopher ne curò la messa in opera dopo aver riveduto i vari appunti scritti dal padre. 
Questo bel romanzo ha tutte le carte in regola per essere, a ragione, un libro a se stante per la complessità degli intrecci che sono stati creati, nonostante parte di questa vicenda sia già narrata nel Silmarillion e in altre raccolte.
                                                                                                                                                                           La storia, che si svolge tanti anni prima del più noto Signore degli anelli, ruota attorno alle vicende occorse a Turin e Nienor, figlio e figlia di Húrin, dopo la disastrosa battaglia detta delle Innumerevoli Lacrime portata avanti da una coalizione di uomini ed elfi contro Morgoth e la successiva cattura del loro padre e della vendetta di Turin sul Signore Oscuro. 

   Come tutti i libri di Tolkien anche questo possiede quella carica epica tipica dei racconti d'avventura "tolkeniani", ricordiamoci che lo scrittore inglese partecipò alla prima guerra mondiale, tuttavia però rispetto al Silmarillion o al Signore degli Anelli, romanzi scritti e riveduti dalla mano originale dell'autore, questo perde un pò in quella stessa epicità, forse dovuta al fatto che essendo postumo lo spirito di chi ha riveduto e messo insieme i pezzi l'ha fatto diventare un pò artificioso e manieristico, o forse sapere che non è di "prima mano" crea in me quel velo di pregiudizio. Nonostante questo è un libro che consiglio vivamente.