venerdì 5 agosto 2022

È semplice questo amore:

 
  Nella sua mente riverberava spesso quel fischio del treno che tanto l'aveva fatta soffrire. Un fischio che le aveva lacerato il cuore e l'animo, portandoselo via forse per sempre. 
  
  Andarono assieme alla stazione quel pomeriggio di novembre. Un brutto e nebbioso pomeriggio. Lui la venne a prendere alle 16:00 come stabilito il giorno prima. Un colpo secco di clacson aveva annunciato il suo arrivo. Lei finì di prepararsi calzando velocemente le scarpe in vernice blu scuro e sopra il vestito a fiori bordeaux e verde oliva aveva poi indossato il cappotto in velluto pesante chiuso da cinque bottoni in madre perla. Un ultimo ritocco ai capelli, una rinfrescata al rossetto e scese le scale portandosi alla macchina. La accolse con un bacio sulle labbra, dopo di che le aprì la portiera e la fece accomodare. Lei lo guardò e sorrise.
  Per l'intero tragitto non dissero praticamente nulla. Un mutismo carico però di sentimenti e amarezza. Ma era meglio non pensarci troppo.
  -Ti va se prima ci fermiamo in un bar a prendere qualcosa?-. Disse lui per rompere il silenzio.
 Lei annuì con un sorriso.
 -Bene-.
  Così un centinaio di metri dopo eccoli al bar poco distante la stazione. Lei si era levata il cappotto, lui invece restò con indosso la giacca, ma levò il panama e lo sistemò dietro di lui. 
  Avevano trovato posto in un tavolino proprio davanti alla vetrina che dava sul marcia piede.
  Parlavano, finalmente. Erano riusciti a trovare le parole che fino a quel momento avevano solo immaginato di dirsi. Lei però gli fece notare che era ora di andare via.
  Risalirono in auto e in meno di 10 minuti erano arrivati in stazione. Lei prese la valigia dal sedile posteriore e assieme varcarono l'ingresso delle partenze. Tante volte avevano già preso il treno ma quella volta il chiassoso brulicare dei passeggeri li lasciò frastornati. Non volevano quel chiasso, li distraeva l'una dall'altro. 
  Lei si assicurò che i biglietti fossero a posto, quindi cercarono la pensilina di partenza della locomotiva.
  Ad ogni passo lo stomaco si chiudeva e sobbalzava.
  
  L'orologio della stazione toccò le 18:00. E in quel momento una brutta voce sgraziata irruppe tra loro due che si tenevano abbracciati. Non parlavano. Lasciavano che il ricordo reciproco colmasse questa mancanza. Non c'era bisogno di usare le parole. Tra dieci minuti sarebbe partito il treno. Lui si staccò e la fissò negli occhi. Si sfiorarono le labbra. Poi presa la valigia si diresse verso la portina di ingresso. Lei lo seguiva con lo sguardo. Lo vide sparire tra i passeggeri che salivano. Lo perse.
  Poi una voce la chiamò alla sua destra. Eccolo, era affacciato al finestrino, lei si avvicinò di corsa.
 Il capotreno diede tre fischi.
 A entrambi mancò il fiato. Si guardarono ancora una volta con gli occhi desiderosi di non perdersi. Il treno diede velocità e si mosse. Lei lo salutò con gli occhi velati di leggere lacrime.
  
 -È semplice il nostro amore, Giulia, ricordalo, è semplice come le onde sugli scogli-, disse lui a gran voce.
 Lei annuiva sorridendo e salutava a grandi gesti nel mentre che lo seguiva a passi svelti.
 Ma era un sorriso triste. Le lacrime rigavano il viso di entrambi.

Il treno lasciò la stazione andando a perdersi verso l'uscita mentre salutava tutti con un lungo fischio. Lei sorrideva tra le lacrime.

  Ora quel fischio ancora lo sentiva. Mesi dopo riappariva all'improvviso tra i ricordi e allora si riapriva il cassetto. Lui che la incontrava nel locale notturno dove lei lavorava. La sua ritrosia per un corteggiamento che reputava inopportuno visto il suo lavoro di accompagnatrice notturna. Poi infine cedette a quell'uomo garbato e affascinante che con discrezione si era inserito nel suo cuore. E da li in poi un'estate di amore, di sogni e di promesse. 
  Tutti ricordi che però svanirono quando la mano dell'ennesimo  cavaliere di quella sera le sfiorò la gamba poco sopra il ginocchio, facendola risvegliare e tornare alla realtà.








   
 

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