Ore nove del mattino. Una bella mattina di primavera appena iniziata. Il cielo sereno, i bambini che vanno a scuola, gli adulti invece a lavoro o a fare la spesa, e anche lui essendo adulto aveva il suo lavoro. Bibliotecario.
Una bella e piccola biblioteca di provincia. Due sale, una dedicata agli adulti e l'altra dedicata ai bambini.
Ognuna con la sua classificazione per classi, con i suoi generi e i suoi utenti. "Un genere per ogni utente". Infatti col tempo aveva imparato a conoscere gli avventori in base al genere che prendevano in prestito: il Signor Fumagalli appassionato di viaggi prendeva libri di geografia e guide turistiche anche se come diceva lui non poteva mai permettersi i viaggi che vedeva nei libri, così almeno con quelli poteva appagare la curiosità, poi c'erano i coniugi Beddi che da giallisti incalliti prendevano solo gialli, attenzione, non thriller, gialli, perchè c'è una differenza fra thriller e il cosiddetto "libro giallo", il primo ha una trama nera e cupa dove il sangue è copioso, il secondo è più una trama da salotto (passatemi il termine), rassicurante in qualche modo, dove il sangue c'è ma è in quantità minore. Di solito il cadavere è solo uno, mentre nel thriller i cadaveri abbondano dai tre in su se è un thriller come si deve. Il thriller, per rimanere in tema era uno dei generi più apprezzati e gli utenti erano veramente tanti, la signora Leppi, il signor Maso, la deliziosa signorina (pur essendo già adulta) Chesse e molti altri.
Poi c'è la piccola Rusminda, 7 anni, che da buona appassionata di fantasy non si fa sfuggire le ultime uscite di maghi e streghette. O la Signora Gotti che non smette di leggere romanzi sentimentali. Insomma, l'utente in biblioteca è vario, come vari sono i generi.
Poi ci sono io, il bibliotecario, quello che alla fin fine deve far quadrare i conti da dietro la scrivania; ricordarsi nomi, i generi, le collocazioni, i prestiti, i resi, i solleciti.
Come se non bastasse fare la catalogazione e l'inserimento della copia ogni mattina del quotidiano e l'assegnazione della postazione internet, dove anche li di solito gli utenti sono i medesimi con le stesse abitudini, prima una scorsa al giornale poi un'occhiata alla mail.
Insomma un bel via vai. Ma per fortuna l'informatica da una grossa mano in tutto ciò. E se i pc non funzionano? beh c'è sempre il cartaceo che ci viene in aiuto, cara vecchia carta e penna e allora li si che iniziano i dolori specialmente quando rendono o prendono in prestito una caterva di libri tutti da segnare a mano; nome, inventario, data; nome inventario, data; nome, inventario, data.
In tutto questo? il bibliotecario non riesce a trovare il tempo... per fare la pipì.
Ora vi racconto una storia che a sua volta mi venne raccontata.
Capitò un giorno, un giovedì pomeriggio. Dopo qualche ora di quiete e normale routine, si presentarono gli utenti tutti nello stesso momento, formando dapprima una fila lunghissima sino all'ingresso, poi iniziarono a sparpagliarsi per la biblioteca.
Il bibliotecario li accolse man mano alla scrivania con un sorriso, in fondo c'era abituato a questi eventi che con un pò di spirito e di prontezza si riescono a superare abbastanza agevolmente.
"buongiorno, dovrei restituire questi libri"
"prego li dia a me"
zip zip zip... i tre testi della signora Vasti erano resi.
"salve, devo rendere questi libri e devo prenderne altri"
"prego faccia pure"
Zip, zip, anche i testi del signor Suppe erano resi.
"buona sera, sto cercando questi quattro testi" disse il signor Luddo porgendo un foglietto scritto a matita in una calligrafia di incerta provenienza. Ma il bibliotecario provetto sa leggere e decifrare perfino il cuneiforme se l'occasione lo richiede. Cosi attivata la finestra della ricerca bibliografica inizia a digitare lesto il primo titolo, facendo ben attenzione a escludere gli articoli dalla stringa di ricerca.
Il primo libro c'è, il secondo pure, il terzo é in prestito.
"Lo vuole prenotare?"
"Mmh!" il signor Luddo pensa per qualche secondo.
Improvvisamente però il bibliotecario iniziò ad accorgersi di un fastidio che fino a quel momento era riuscito a tenere a bada. Si agitava sulla sedia come se ci fossero state tante formichine a fargli il solletico. Scacciò quel fastidio e continuò a fare ciò che stava facendo, anche perché la fila era ancora tanta da smaltire.
Tornando al signor Luddo, prenotò il testo in prestito. Poi il bibliotecario cercò il quarto libro e trovò pure quello nel catalogo. Così con la lista dei testi da cercare si addentrò tra gli scaffali e spostandosi tra una numerazione e l'altra recuperò i documenti richiesti e una volta caricati potè consegnarli.
Arrivò il turno della signora Pasciu. Una donna un pò anonima, bassa e sempre un po' mesta.
"Buon pomeriggio, riporto questi, poi volevo rinnovare il prestito di un libro che non ho ancora terminato". Gli consegnò due libri.
"Va bene" fece il bibliotecario con un sorriso accomodante.
Zip, zip... scaricati e posizionati nel carrellino a fianco.
"Dunque, il testo da rinnovare è... Le notti di Tesman"
"Si quello, se è possibile il rinnovo"
"Signora Pasciu" disse il bibliotecario con aria stupita, "teoricamente il rinnovo è possibile perché non ha prenotazioni, ma lei doveva rendere questo libro ben due anni fa".
"Si lo so, mi scusi, ma sa non riuscivo a trovarlo"
"Facciamo così, io il prestito glielo rinnovo come le ho detto, ma prima però lo riporta qua in biblioteca", il bibliotecario non si fidava tanto, preferiva fare il rinnovo con il libro davanti. "Lei mi porta il libro e glielo rinnovo. Ok?". Nuovamente però quel fastidio che non gli dava tregua si fece presente, questa volta accavallò le gambe con noncuranza, poteva resistere.
"Va bene, arrivederci"
"Arrivederci signora Pasciu". Salutò con il consueto sorriso.
Si avvicinò l'utente successivo. Era il piccolo Michele Filiberto accompagnato dal padre, il signor Perre.
Il bibliotecario si ripropose col sorriso per entrambi, ma nuovamente il fastidio formicolava questa volta più insistente tanto che il viso si contrasse velocemente in una buffa smorfia. Il bambino gli parlò ma pur prestandogli attenzione non lo stava ad ascoltare. Ormai non sapeva più come sedersi. Il bisogno si era fatto realmente urgente, doveva fare la pipì.
Guardò dietro i due utenti e vide che ancora erano parecchi, fortunatamente erano disciplinati e tenevano un volume contenuto della voce.
Doveva assolutamente andare in bagno. Ma non poteva lasciare gli utenti ad aspettare.
Perché non era andato quando c'era poca gente? Si lamentò con se stesso.
Rimbalzava sulla comoda sedia da ufficio cambiando posizione e piegando le dita dei piedi. Cercava di concentrarsi sulla richiesta del bambino, che con i suoi 5 anni aveva avuto l'idea di farla lui, col risultato che il povero bibliotecario non aveva capito assolutamente nulla di ciò che aveva detto.
Il bibliotecario sorrise come sempre, ma questa volta era un sorriso tirato. Stava per non farcela più, ma doveva resistere ancora. La fila nel frattempo era aumentata.
Sudava freddo ormai.
Cercò il libro per il piccolo utente, un libro cartonato che parlava di una papera che viveva dentro un tronco di albero. Andò praticamente correndo a recuperarlo nella sala bambini. Il problema era che il libro non si trovava, non era al suo posto. Dov'era finito? La disperazione dell'urgenza imminente lo attanagliava. Poi lo vide, fuori posto due file oltre.
"Eccolo, tieni", porse il libro con un sorriso che non sapeva più se fosse un sorriso o un'espressione da ebete. Il sudore gli imperlava la fronte.
Ancora uno si disse, ancora uno. Resisti. Resisti puoi farcela.
"Salve, buona sera..."
Il bibliotecario però non resistette più. Strabuzzò gli occhi e con uno scatto fece girare la sedia da ufficio, si avventò sul porta oggetti alla ricerca delle chiavi del bagno e dopo aver rovistato riuscì a trovarle. Eccole, di meraviglioso ottone consumato dall'usura. Senza dire assolutamente nulla uscì correndo da dietro la scrivania e aperta la porta del bagno sparì al suo interno.
Gli utenti restarono sbigottiti per quel trambusto improvviso.
Dopo due minuti abbondanti finalmente il bibliotecario riemerse dai servizi con un sorriso felice e disteso.
Guardandoli disse l'unica cosa che gli venne in mente: -Scusatemi, ma anche i bibliotecari vanno in bagno-.
Nessun commento:
Posta un commento