domenica 21 agosto 2022

La moglie di troppo di Rachel Hawkins

La giovane Jane che fa da dog sitter in un quartiere residenziale fatto di case lussuose e famiglie felici e bellissime (ovviamente) si trova incastrata in una vicenda dai contorni torbidi dove quella perfezione che lei invidia non è tanto luminosa e dorara. 
Quanto sareste disposti a fare pur di far tacere un segreto?
In tutte le coppie c'è sempre una zona d'ombra e il più delle volte bisogna tenerla nascosta.

Bel thriller avvincente, un pò lungo nella parte centrale ma si fa leggere sino alla fine. Il paragone con Rebecca di Daphne du Maurier non è così azzardato come credevo. 
Ha tutte le carte in regola per definirlo il più classico dei domestic thriller.

giovedì 18 agosto 2022

L'annuncio di lavoro.

  Aveva finalmente ricevuto la risposta tanto attesa per quel lavoro di assistente. Un annuncio trovato per caso in una delle pensiline del pullman. Non richiedevano particolari esperienze, solo buona voglia di lavorare e praticità del saper fare. Il tutto era avvenuto via posta elettronica. Aveva inviato la candidatura con il curriculum e in pochi giorni aveva ricevuto la risposta assieme all'indirizzo. 

Gentile signor XXX, le comunichiamo che abbiamo preso in considerazione la sua candidatura, pertanto saremo lieti di se si presentasse per un colloquio conoscitivo presso il nostro indirizzo.

Cordiali saluti.
  

  Così quel sabato mattina, preparatosi di tutto punto si recò nel luogo indicato. Un palazzo di cinque piani in una zona un po' defilata della città. Guardò il numero civico e accertatosi che fosse quello corretto entrò nell'androne. Un ingresso alquanto lugubre e triste, con del perlinato demodè che copriva sino a metà parete.
  L'indicazione ricevuta recava scritto quarto piano. Essendo primavera già inoltrata decise di prendere l'ascensore per non dover arrivare sudato e con il fiato corto. 
  Entrato all'interno della cabina, premette il tasto numerico quattro e lasciò che il macchinario facesse il suo lavoro. Qualcosa di strano però accadde. Una volta arrivato al terzo piano si aspettò che si fermasse al piano indicato ma questo proseguì oltre. Pensò di aver premuto il numero errato, e che si sarebbe fermato a quello successivo visto che i piani terminavano al quinto, poco male avrebbero fatto in rampa in discesa. Tuttavia però non si fermò. Procedette oltre. Oltre il quinto. Impossibile pensò. Continuava a salire e salire. Lui all'interno cercò di bloccare in qualche modo la corsa sempre più veloce. Premette più volte il tasto di arresto di emergenza, ma l'elevatore procedeva senza sosta la sua salita. Improvvisamente si fermò con un sobbalzo. Si guardò attorno cercando di capire cosa fosse successo. Sperò di trovare il campanello di allarme nella pulsantiera ma non lo vide. Chiamò, urlò ad alta voce battendo i pugni, ma non ottiene risultato alcuno.
  Cercò quindi di aprire le due portine. Incastrate perciò le dita nella fessura iniziò a far forza.
  La portina si apre a fatica con un rumore di ingranaggi e finalmente si apre di scatto. Ma dietro di essa ne compare un'altra, la apre e ancora un'altra e dopp di che un'altra ancora. Sono tante. Una di seguito all'altra. Ad ogni portina che apre se ne trova un altra davanti. Quattro, cinque, sei. 
  Chiuso in quella piccola scatola con la luce bianca tremolante gli manca il respiro, si allarga il nodo della cravatta. Lo spazio è meno di un metro quadrato. Finalmente sono terminate.
  Davanti però si trova metà muro che blocca l'uscita fatta da uno stretto passaggio come se si trovasse tra un piano ed un altro.
  Oltre quello spazio c'è solo il vuoto. Per non farsi prendere dal panico cerca di restare calmo anche se lo spazio è molto molto stretto. Può a malapena muoversi li dentro. 
  
  Dentro sembra un ascensore anni 70. Pareti in laminato di ottone sagomato a listelli con il pavimento in linoleum consumato dal colore rossiccio con delle venature bianche. C'è un piccolo specchio alla destra. Facendo perno sul bordo della parete oltre l'uscita riesce a far muovere l'ascensore facendolo abbassare di un paio di centimetri e datosi una spinta riesce a uscire da li dentro passando per la pancia attraverso quello spiraglio. Li davanti è totalmente buio. Percepisce solo il suono prodotto dalla sua eco che si perde in quel nulla. 
  Davanti a se ha una gradinata che sembra in cemento o pietra, talmente grande che si perde all'infinito a destra e sinistra. Solo la luce che proviene dell'ascensore illumina quel poco davanti a lui. Il resto è completamente avvolto nell'oscurità. Si muove con circospezione.
  Non vuole allontanarsi dal quella fioca luce che gli garantiva quel poco di sicurezza. Sui gradini vide dei libri sparsi, tanti libri buttati alla rinfusa come dopo una forte folata di vento. 
  Aperti, chiusi strappati. Resta li fermo per parecchio tempo, non sa che fare. Torna all'interno dell'ascensore per vedere se premendo qualche pulsante questo torni giù, ma non avviene.
  Decide nuovamente di uscire fuori. 
  Si incammina non sapendo però dove andare. Sale qualche gradino, lo riscende. Prova ad avventurarsi in quel buio invadente. Sente solo i suoi passi che grattando nel pavimento si diffondono in quel nero vuoto. 
  
  Improvvisamente però si fa largo una specie di cantilena, una preghiera recitata da un gruppo di persone, sei o forse sette. Sembra una nenia recitata ad alta voce. Si volta, e nel farlo colpisce uno di quei libri che con quel colpo cade sparendo nel nulla.
  Scende quei gradini, gira attorno alla cabina ascensore che sembra fluttuare nel nulla e arriva ad un pianerottolo illuminato e sbirciando di sottecchi vede una porta semi aperta. La cantilena arriva da li dentro. Guarda nuovamente, all'interno dello spiraglio vede qualcosa muoversi.
  Temendo di essere visto si nasconde dietro l'angolo dell'ascensore ma lo hanno notato. La porta in legno si apre e improvvisamente si ritrova in un seduto in un salotto con dei divani in pelle bianca morbidi. C'è una sola abatjour alla sua sinistra che illumina la stanza. Li con lui c'è anche una bambina. Vede però passare e muoversi come spetri sagome nerastre che sembrano fatte di denso fumo. La cantilena ora è cessata. La piccola non parla e sembra non fare troppo caso a lui. Ogni tanto lo guarda, fa mezzo sorriso e ritorna alle sue faccende.
  Sembra giochicchiare con dei rettangoli di legno e un bambolotto in stoffa e parla a voce bassa. 
  Improvvisamente però si volta e con un coltello gli si avventa sopra colpendolo ripetutamente sul tronco e sul collo. L'uomo non ha il tempo di agire in nessun modo.
  Stramazza a terra. 
  La lampada posta in un angolo si spegne. Tutto tace. Lentamente poi quella nenia torna a farsi udire e ad echeggiare in quel buio. 


martedì 16 agosto 2022

Il "domestic thriller": Il brivido scorre tra le mura di casa.

 Già da qualche anno ormai una nuova generazione di scrittori di thriller si sono avventurati in un diverso tipo di libro thriller, il cosiddetto domestic thriller, che va ad aggiungersi alla già grande schiera di generi thriller presenti negli scaffali, dal legal thriller, al poliziesco, il thriller psicologico, sino ai consolidati omicidi risolti a suon di DNA trovato sulla scena del crimine. 

 Cosa è però un domestic thriller? vediamo insieme le caratteristiche fondamentali. 

  -Prima cosa già il termine che pur mantenendo la definizione originale ci fa capire subito qual è l'ambientazione, la casa, il luogo per antonomasia che dovrebbe essere il luogo sicuro e sacro o un luogo a noi molto familiare, nel domestic thriller diventa invece il luogo dove si svolge in pratica tutta l'azione della trama. E' la casa dove al suo interno si nascondono verità e segreti. 

  -Secondo elemento, i co-protagonisti, ovvero i suoi abitanti, di solito sono coppie sposate, marito e moglie (aspettiamo ancora una coppia dello stesso sesso), che vivono in una apparente perfezione filmica, con uno story telling, un racconto all'esterno che è praticamente perfetto in ogni sua parte, mai un litigio, mai uno screzio, ma che invece nascondono doppi giochi, tradimenti, manipolazioni psicologiche sino ad arrivare all'uccisione della donna.

  -Terzo elemento la donna appunto, di solito è lei la regina di questo genere sia che essa sia coniugata (il più delle volte è così) ad un marito o con compagno che di solito è violento o psicologicamente opprimente o che per problemi suoi ha fragilità tali (non è raro che beva pesantemente) da non può fare a meno di cacciarsi in qualche pazzo psicopatico che la perseguiti.

  Infine come dicevamo il marito/compagno, un uomo risolto nella vita, con un lavoro che di solito coincide con uno stipendio interessante che permette loro una vita agiata, il tutto accompagnato da una particolare avvenenza.

  Tuttavia questa sua particolare perfezione fa si che si risolva in un essere manipolatore (quanti sono così nella realtà sfortunatamente), magari aiutato da un qualche tipo di complice che assieme a lui tesse una rete di inganni, non di rado una seconda donna, è violento il tanto giusto, perchè il domestic thriller fa perno più sulla componente psicologica "casalinga" che sulla violenza fisica brutale descritta con efferatezza; quella c'è (se no non sarebbe un thriller) ma è accessoria non il fine. Essendo nel 21° sec. si fa largo uso di strumenti tecnologici a noi molto noti, quindi largo a smartphone, piattaforme di ricerca, social network possibilmente il tutto usati per spiare e controllare la vittima di turno.


Detto ciò veniamo ora a qualche titolo. 











giovedì 11 agosto 2022

Donato Carrisi: Io sono l'abisso

 Un netturbino che la mattina ripulisce le strade ma che di notte si trasforma e cambia personalità. Un bambina che viene salvata dalle acque del lago di Como di manzoniana memoria e una donna trovata a pezzi. 



  Carrisi come sempre ci lascia stupefatti per la capacità di avvolgere il lettore nelle sue atmosfere cupe e nebbiose della città ma soprattutto dell'animo umano.

venerdì 5 agosto 2022

È semplice questo amore:

 
  Nella sua mente riverberava spesso quel fischio del treno che tanto l'aveva fatta soffrire. Un fischio che le aveva lacerato il cuore e l'animo, portandoselo via forse per sempre. 
  
  Andarono assieme alla stazione quel pomeriggio di novembre. Un brutto e nebbioso pomeriggio. Lui la venne a prendere alle 16:00 come stabilito il giorno prima. Un colpo secco di clacson aveva annunciato il suo arrivo. Lei finì di prepararsi calzando velocemente le scarpe in vernice blu scuro e sopra il vestito a fiori bordeaux e verde oliva aveva poi indossato il cappotto in velluto pesante chiuso da cinque bottoni in madre perla. Un ultimo ritocco ai capelli, una rinfrescata al rossetto e scese le scale portandosi alla macchina. La accolse con un bacio sulle labbra, dopo di che le aprì la portiera e la fece accomodare. Lei lo guardò e sorrise.
  Per l'intero tragitto non dissero praticamente nulla. Un mutismo carico però di sentimenti e amarezza. Ma era meglio non pensarci troppo.
  -Ti va se prima ci fermiamo in un bar a prendere qualcosa?-. Disse lui per rompere il silenzio.
 Lei annuì con un sorriso.
 -Bene-.
  Così un centinaio di metri dopo eccoli al bar poco distante la stazione. Lei si era levata il cappotto, lui invece restò con indosso la giacca, ma levò il panama e lo sistemò dietro di lui. 
  Avevano trovato posto in un tavolino proprio davanti alla vetrina che dava sul marcia piede.
  Parlavano, finalmente. Erano riusciti a trovare le parole che fino a quel momento avevano solo immaginato di dirsi. Lei però gli fece notare che era ora di andare via.
  Risalirono in auto e in meno di 10 minuti erano arrivati in stazione. Lei prese la valigia dal sedile posteriore e assieme varcarono l'ingresso delle partenze. Tante volte avevano già preso il treno ma quella volta il chiassoso brulicare dei passeggeri li lasciò frastornati. Non volevano quel chiasso, li distraeva l'una dall'altro. 
  Lei si assicurò che i biglietti fossero a posto, quindi cercarono la pensilina di partenza della locomotiva.
  Ad ogni passo lo stomaco si chiudeva e sobbalzava.
  
  L'orologio della stazione toccò le 18:00. E in quel momento una brutta voce sgraziata irruppe tra loro due che si tenevano abbracciati. Non parlavano. Lasciavano che il ricordo reciproco colmasse questa mancanza. Non c'era bisogno di usare le parole. Tra dieci minuti sarebbe partito il treno. Lui si staccò e la fissò negli occhi. Si sfiorarono le labbra. Poi presa la valigia si diresse verso la portina di ingresso. Lei lo seguiva con lo sguardo. Lo vide sparire tra i passeggeri che salivano. Lo perse.
  Poi una voce la chiamò alla sua destra. Eccolo, era affacciato al finestrino, lei si avvicinò di corsa.
 Il capotreno diede tre fischi.
 A entrambi mancò il fiato. Si guardarono ancora una volta con gli occhi desiderosi di non perdersi. Il treno diede velocità e si mosse. Lei lo salutò con gli occhi velati di leggere lacrime.
  
 -È semplice il nostro amore, Giulia, ricordalo, è semplice come le onde sugli scogli-, disse lui a gran voce.
 Lei annuiva sorridendo e salutava a grandi gesti nel mentre che lo seguiva a passi svelti.
 Ma era un sorriso triste. Le lacrime rigavano il viso di entrambi.

Il treno lasciò la stazione andando a perdersi verso l'uscita mentre salutava tutti con un lungo fischio. Lei sorrideva tra le lacrime.

  Ora quel fischio ancora lo sentiva. Mesi dopo riappariva all'improvviso tra i ricordi e allora si riapriva il cassetto. Lui che la incontrava nel locale notturno dove lei lavorava. La sua ritrosia per un corteggiamento che reputava inopportuno visto il suo lavoro di accompagnatrice notturna. Poi infine cedette a quell'uomo garbato e affascinante che con discrezione si era inserito nel suo cuore. E da li in poi un'estate di amore, di sogni e di promesse. 
  Tutti ricordi che però svanirono quando la mano dell'ennesimo  cavaliere di quella sera le sfiorò la gamba poco sopra il ginocchio, facendola risvegliare e tornare alla realtà.








   
 

Seichō Matsumoto; Il racconto noir da immaginare in bianco e nero.

 Gialli dal gusto molto retrò ambientati in Giappone. È questa la formula di Matsumoto Seicho; giallista giapponese che tra gli anni '50 e i primi anni '90 crea un mondo di racconti noir da immaginare tutti in bianco e nero come nella più tipica tradizione del noir classico. 

  L'appellativo di Simenon giapponese è più che meritato: come lo scrittore francese ci proietta nelle cupe atmosfere parigine, così fa pure Matsumoto ma trasportandoci in Giappone, ma un giappone ben lontano dal folclore idalistico, per guardare invece più ad un Giappone contemporaneo alle prese con i problemi della società tra alcolismo, rapine, vendette e macchinazioni



Racconti venuti fuori dalla penna di chi sa creare ambientazioni cupe e scene cariche di suspense anche in pochissime righe.