Il Blog di Nick83
Un blog un po' Crime e un po' no.
giovedì 23 gennaio 2025
Late night with the devil - In onda con il diavolo.
martedì 8 ottobre 2024
83;95;07
Introduzione:
I tre filmati che state per vedere sono apparsi tre anni fa in quello che viene chiamato Dark web, il lato oscuro e inquietante della rete, un lato cosi angosciante per i materiali che vengono caricati e proposti anche sotto pagamento che a ben ragione per questi aspetti viene definito illegale. I video sono stati girati nel 1983 in Inghilterra, il secondo nel 1995 in Finlandia e l'ultimo nel 2007 in Giappone e sono stati nominati Registrazione A, Registrazione B e Registrazione C ed è così che vengono proposti con anche i sottotitoli. Buona visione.
Registrazione A: Inghilterra, 30 settembre 1983; ore 19:00
Il video si apre con un uomo il cui volto non viene mai ripreso e che sistema velocemente una videocamera sopra un tavolino che riprede un corridoio con delle stanze laterali. L'uomo indossa abiti da lavoro e porta in spalla un borsone da elettricista. La registrazione si interrompe li.
Ore 23:00
La registrazione riparte in automatico e il corridoio ora è al buio, riprendendo la scena attraverso la registrazione ad infrarossi. Dopo qualche minuto compare davanti all'obiettivo una figura che indossa una felpa bianca col cappuccio sollevato e che indossa una maschera da agnello a coprirgli interamente il volto. Guada verso la camera e poi scompare dileguandosi nel buio dell'abitazione lasciando il campo totalmente libero. Per molte ore non accade nulla sino alle due e sette minuti, a quell'ora si sentono delle voci e una debole luce si accende e si può vedere una donna in pigiama che esce da una stanza alla destra e percorsi pochi passi entra in quello che è il bagno che si trova proprio di fronte al mirino della ripresa, accende la luce e chiude la porta. In quell'istante l'uomo con la maschera irrompe davanti alla scena e con una siringa in mano velocemente entra in camera da letto. Si può percepire un rumore sommesso di colluttazione, dopo poco un uomo in pigiama esce dalla medesima stanza e si dirige nella stanza subito attigua e vi rimane totalmente al buio. La donna uscita dal bagno dopo aver messo in funzione lo scarico, si volta verso la stanza dove era entrato l'uomo in pigiama e lo chiama in modo interrogativo, ma questo non risponde però le si avventa colpendola con un coltello. L'uomo non le lascia tregua, lei cerca di difendersi. Al buio la telecamera a raggi infrarossi riprende la scena straziante e gli occhi dei due sono come due luci bianche. Lei non ha il tempo di capire cosa stia accadendo e sotto le grida delle ferite che le vengono violentemente inferte si accascia e li resta immobile.
Piano piano da sotto il suo corpo si delinea una chiazza di sangue che a causa della ripresa notturna diventa una macchia scura sempre più grande; le medesime macchie nerastre sono state disseminate nelle pareti circostanti. L'uomo resta li immobile e la fissa per lunghi attimi, improvvisamente come risvegliatosi guarda la scena davanti a lui, non realizza immediatamente l'accaduto, se ne rende conto secondo dopo secondo e quando è chiaro inizia ad urlare, lascia cadere l'arma e crolla disperato.
Ore 00:35
Improvvisamente si sente il campanello della casa suonare. L'uomo ancora è in preda alla più cieca disperazione e non va ad aprire, non vuole o per lo scioc non riesce. Dal di fuori della scena si possono sentire delle voci che chiamano e il rumore di una porta che viene spalancata. In pochi istanti sopraggiungono i soccorsi che si bloccano per un momento davanti alla scena. Dopo di che preso di peso l'uomo lo allontanano dalla corpo della moglie e lo portano, quasi trascinano, in una stanza fuori dalla vista. Le luci della casa vengono accese una dopo l'altra ad illuminare quella scena. La videocamera allora passa alla modalità normale di registrazione e ora a colori quella scena appare in tutta la sua brutalità. Le macchie nere ora sono di un rosso vivo e brillante, il corpo della donna è accovacciato in posizione fetale sul fianco destro e le braccia lungo i fianchi. Dal fuori campo si sente ancora la voce dell'uomo che urla e piange, tra le grida si riesce a capire che non si è reso conto di ciò che ha fatto, che era convinto che stesse colpendo una persona che si era introdotta in casa sua e lo stava per aggredire.
Intervengono quindi gli altri agenti che con circospezione si avvicinano al cadavere affrontando i primi rilievi e riprendono il tutto con le foto. Passano svariati minuti e si sono fatte oltre le due quando i paramedici hanno il compito di prelevare il corpo della donna e portarlo via.
Improvvisamente si vede una persona che non ripresa in volto si avvicina alla telecamera e spegne la registrazione.
Registrazione B: Finlandia, 18 giugno 1995; ore 18:00
La registrazione inizia con un uomo che posiziona la telecamera da quella che sembra una libreria e si allontana da essa velocemente portandosi al centro della stanza facendosi riprendere sempre di spalle. Indossa una felpa bianca e porta con se un borsone con degli attrezzi in metallo. Le si avvicina una donna con un piccolo in braccio, lei le spiega di un problema ad uno scarico e del cattivo odore che proviene. L'uomo le chiede perciò di andare fuori e provare ad aprire i rubinetti. La donna esce ed è in quel momento che lui, sempre di spalle, si abbassa e armeggia all'interno del borsone. e poi si solleva il cappuccio. Tornata in casa l'uomo si gira e si volta verso di lei. indossa maschera dalla sembianze di cervo. Lei rimane perplessa, lui però la stringe forte a se e tenendole una mano sulla bocca le preme una siringa nel collo. Qualche istante e poi la lascia cadere sul divano li vicino. Fatto ciò l'uomo si avvicina alla cinepresa e guardando direttamente l'obiettivo inclina la testa e poi va via.
La donna si riprende in pochi attimi , Resta immobile seduta e fissa il vuoto. La voce del bambino la ridesta, si volta verso di lui e vedendolo gattonare verso di lei, la donna lo guarda con terrore cieco. Si solleva portandosi una mano alla bocca e si allontana a passi all'indietro come se vedesse una bestia schifosa. Sparisce lentamente dalla ripresa ( si sentono dei rumori di oggetti che cadono) per poi riapparire nel campo visivo scagliandosi contro il piccolo che gattona verso di lei colpendo con un tronco di legno più volte gridando di rabbia. Il bambino grida per una frazione di secondo poi tace. La donna continua a colpirlo con forza più e più volte, poi si ferma e torna a sedersi fissando il vuoto.
Ore 18:30
Da fuori si sente il suono del campanello e una voce femminile che chiama, sembra conoscere la donna che abita in quella abitazione. La donna lentamente si alza e si dirige ad aprire. La voce chiede se vada tutto bene, che ha sentito delle urla e dei colpi... improvvisamente quella stessa voce prorompe in un grido sconvolto, chiede cosa sia successo, la donna non risponde, non pare capire cosa sia successo. La voca fuori campo sparisce. Nel giro di pochi minuti si sentono delle sirene sopraggiungere. La donna resta immobile davanti alla porta per tutto il tempo. Nella casa entrano quindi i paramedici e le forze dell'ordine. Resta in stato confusionale. Le fanno domande e lei risponde in modo vago. Le chiedono se sia sposata, il nome, ma lei continua a biascicare parole e frasi, le dicono se è stata lei a colpire il figlio, ma non pare capire, fissa il corpicino ma non esprime nessuna emozione. Dal di fuori entra un uomo che grida disperato e due agenti devono tenerlo fermo nel mentre che lui si dimena come un indemoniato quando vede la scena. L'azione continua a svolgersi con gli agenti che continuano ad entrare per fare rilevamenti, poi senza preavviso si vede una mano che passa davanti all'obiettivo, solleva la videocamera, l'inquadratura vacilla e si spegne.
Registrazione C: Giappone 4 maggio 2007; ore 20:45
La scena si apre con l'inquadratura che ci mostra il soggiorno di una casa. Non sappiamo in quale contesto sia stata posizionata o in quale momento della giornata. Davanti a noi c'è un tavolino dietro il quale vi è una divano beige a tre posti e alla sinistra una poltrona del medesimo colore. Una coppia sta guardando la televisione che è nella stessa linea d'aria della camera. Forse è posizionata su una mensola al di sopra di essa. La novità rispetto ai precedenti filmati è che questo viene registrato in digitale. Alle 20:49 si sente il suono di un campanello. La donna guardare l'orologio al suo polso e dice all'uomo, presumibilmente il marito che è il figlio che deve essere tornato dall'allenamento. Si sposta dall'inquadratura e va ad aprire. Lo donna saluta chi è appena arrivato, ma non si sente nessuna risposta arrivare. Davanti all'occhio della ripresa arriva un giovane vestito con la divisa da baseball che cammina lentamente ma risoluto e si porta dinnanzi all'uomo. Resta immobile a guardarlo. L'uomo, (il padre?) gli chiede di spostarsi. Poi improvvisamente sferra un colpo violento al volto dell'uomo con la mazza in legno che tiene ancora tra le mani, uomo che non ha nemmeno il tempo di reagire. Dal di fuori della scena le grida della madre si accavallano a quelle del giovane che continua a colpire con ferocia. L'uomo resta immobile mentre continua a colpirlo. I colpi sono secchi e mirati. La donna tenta di fermare il ragazzo avvicinandosi, ma viene investita al braccio dal bastone che ora è usata come un'arma. Tenendosi l'arto offeso si allontana e urla aiuto forse uscendo per strada.
Prestando attenzione al video si può notare che la videocamera sta inquadrando anche una finestra dal quale si intravede una figura con indosso una felpa bianca e sul viso ha una maschera da lupo ghignante che sta guardando la scena dal di fuori.
Ore 21:18
Dalla medesima finestra appaiono dei bagliori rossi che sopraggiungono e illuminano il buio della sera. Si possono udire delle voci concitate e delle figure che entrano nella casa. Il ragazzo non sembra sentirlo e continua a colpire senza fermarsi. Un gruppo di agenti si avvicina al giovane chiamandolo per nome; Yamada, ma non da loro retta. Provano da avvicinarsi ma desistono per evitare di essere colpiti, continuano a chiamarlo ma senza ricevere risposta. Uno degli agenti entra sulla scena con la pistola in pugno e spara tre colpi che colpiscono il giovane alla gambe che cade a terra dolorante, non si vede sangue sulla gamba, molto probabilmente sono stati sparati delle pallottole in gomma; è in quell'istante che lo bloccano. La donna, ancora fuori campo urla e piange. Intervengono prontamente i paramedici che si avvicinano alla vittima dell'aggressione, vittima che ora appare davanti alla ripresa in tutto il suo orrore e mostra un viso orrendamente tumefatto e deformato coperto di sangue per i colpi ricevuti. Dalla finestra la figura che prima guardava la scena ora è scomparsa. Passano alcuni istanti e anche questa registrazione si conclude come le precedenti: una mano inguantata compare davanti all'obiettivo per qualche istante, solleva la videocamera e la registrazione si interrompe.
Postfazione:
Di questi tre filmati che avete appena visto a tutt'oggi non si conosce gli li abbia realizzati e chi abbia messo le telecamere a registrare, parrebbe che posiziona le telecamere in casa si presentino sotto le spoglie di tecnici riparatori e aggrediscano poi le vittime con una siringa. Le tre persone in carcere continuano a dirsi innocenti e non ricordare cosa sia successo.
sabato 3 agosto 2024
With Love:
lunedì 26 febbraio 2024
Piove in silenzio
martedì 26 settembre 2023
I Calia, storia di una famiglia: (1) L'incendio
Venne svegliato lentamente non accorgendosi subito di cosa stesse accadendo. Un odore acre si era sparso per la piccola cascina. Fu però la moglie a destarlo. Si era alzata e spalancando le veneziane si trovò davanti uno spettacolo spaventoso quanto incredibile. Nella notte più nera di quei primi giorni di agosto il rosso vivo del bagliore delle fiamme illuminava ettari di terreno che andava a fuoco.
Le grida di stupore svegliarono il marito che si avvicinò alla finestra. In tutto quel calore che avvampava l'aria gli si gelò il sangue. L'uliveto dei Calia stava andando a fuoco. Con velocità andò a destare il figlio da poco maggiorenne e dopo avergli detto quello che stava avvenendo lo mandò a chiamare i padroni. Il giovane si vestì alla bene e meglio e dopo di che andò nel piccolo casolare adibito a stalla, attiguo alla casa e una volta sellato il cavallo, che malamente gradì essere svegliato in piena notte, corse velocemente come gli era stato raccomandato. Uscì sfrecciando al galoppo più veloce che potè alzando un polverone che che i bagliori delle fiamme si illuminò di arancione.
Nel frattempo il vecchio Vincenzo, mezzadro per conto dei Calia era andato a chiamare aiuto nelle case vicine; la frase era solo una "Gli ulivi dei Signori stanno bruciando", bastò questo a mobilitare i fattori. Con i carri si iniziarono a trasportare secchi ricolmi di acqua e si cercava di arginare ed evitare che il fuoco continuasse a mangiare voracemente le piante. Tutti gli uomini e le donne si misero di buona lena ed erano impegnati con incitamento reciproco a gettare l'acqua, facendo da spola presso i pozzi vicini e il terreno. Ma più passavano i minuti e più sembrava che il fuoco al posto di spegnersi si nutrisse con ingordigia di quella stessa acqua che invece gli veniva gettata sopra per spegnerlo.
Nel bel mezzo delle campagne rischiarate dalla falce di luna, il giovane correva sul cavallo che come avendo capito la gravità batteva le pesanti zampe in corsa sollevando intere zolle di terra ed erba. Lo spronava pesantemente e lo incitava, scavalcando intere siepi. Fortunatamente la dimora dei padroni si trovava a pochi chilometri e quando riuscì ad arrivare alle porte di Serralio, il piccolo paesino dormiva pesantemente. Corse per le strade polverose, sfrecciò fra i vicoli stretti per raggiungere la parte alta del paese. Anche in quella semi oscurità sapeva destreggiarsi passando attraverso la case in pietra e mattoni di fango.
-Aprite, l'oliveto sta andando a fuoco-, disse una volta fermatosi davanti all'abitazione. Una grande casa padronale con un alto muro di cinta. Si spostò quindi in direzione del cancello in ferro battuto e ancora una volta chiamò l'attenzione di chi vi dimorava. Una piccola e flebile luce sia accese da una delle camere alte poste proprio davanti all'ingresso, erano le camere delle serve (quelle dei padroni erano nella parte retrostante, quella più silenziosa perchè non davano direttamente sulla strada). La lucetta si spostava di finestra in finestra, poi sparì fino a ricomparire davanti all'ingresso. Era una delle serve, che in un dialetto poco elegante gli chiese cosa avesse da urlare a quell'ora di notte. Dopo avergli spiegato cosa stava accadendo, la giovane, vestita con una leggera tunica di cotone bianco e una mantella per coprire le spalle dall'umido della notte aprì il pesante ingresso e lo fece entrare nella corte interna e assieme andarono in casa, ma solo lei potè entrare nella camera padronale dove dormivano marito e moglie dopo aver bussato quel tanto che bastava per destarli.
-Signore, c'è giù il figlio dei Pais-.
-Cosa vuole?-, rispose l'uomo ancora assonnato-.
-Dice che l'oliveto sta bruciando-. La voce tremò quando disse questo.
-Santo cielo-.
Si buttò immediatamente giù dal letto e in pochi istanti l'intera casa venne svegliata.
-Vai a chiamare gli altri nel frattempo-.
-Subito, signore-.
I due coniugi finirono di vestirsi velocemente e scesero nel piccolo vestibolo dove trovarono ad attenderlo il giovane. Nei pochi istanti che seguirono scese anche il resto della famiglia. Il maggiore, Gerardo, era arrivato per primo, a seguire gli altri tre fratelli. Clara, Isabella e infine Ruggero.
-Signore, l'oliveto sta bruciando. Mio padre con dei vicini stanno cercando di spegnere il fuoco-.
La famiglia Calia guardò con sgomento il ragazzo immaginando ciò che stava avvenendo nella loro campagne.
-Le bestie sono al sicuro?- fece Michele Calia.
Si, signore loro stanno bene-.
-Dobbiamo andare, padre-. Fece Gerardo prendendo la parola.
-Si certo. Anna, tu e le ragazze state qua. Io con il resto degli uomini ci dirigiamo all'oliveto. Prendiamo i cavalli senza la carrozza, andremo più veloci-. La donna fece un cenno assertivo con la testa e con fare protettivo si avvicinò alle due figlie. Il resto della famiglia, accompagnati da tre servitori presero i cavalli e sellati, si diressero di volata in direzione delle campagne. Alle altre non restò che aspettare in casa, in compagnia del resto delle donne che componevano la servitù, le due serve e la cuoca. L'unico pensiero che avevano tutti era quello di salvare la loro principale fonte di reddito, l'oliveto che di generazione in generazione era passato in eredità alla famiglia dei Calia.
Piantato dal nonno del marito Michele, col tempo era diventato una delle più grandi piantumazioni di olivo del sud della Sardegna. Saverio Calia stesso era andato di persona nel continente agli inizi dell'800 per cercare le qualità migliori tra la Toscana e le Marche. Portando poi con se sessanta casse con all'interno le giovani piante, in un viaggio in vaporetto durato sei giorni. Sbarcato poi a Cagliari da li aveva affittato una quindicina di carri per portarli poi nei loro possedimenti. Da quel momento la sua famiglia lo aveva tramandato ai figli maggiori. Ora toccava a Michele che a sua volta poi lo avrebbe lasciato a Gerardo dopo che avrebbe compito gli studi di agraria a Roma. Col tempo erano riusciti a ritagliarsi uno spazio importante nella produzione dell'olio, arrivando a possedere un vastissimo terreno con oltre tremila alberi.
Nel frattempo si erano accese le luci delle case attorno alla loro, poichè svegliati da quel baccano, ed erano accorsi per capire cosa fosse successo. In men che non si dica tante altre persone si mobilitarono per portare aiuto e spegnare l'incendio. Partirono una ventina di uomini. Anna con le figlie restarono a guardare il gruppo dei cavalieri che uscivano per le strade al galoppo. Non riuscendo a tornare a dormire si recarono tutte e tre nel piccolo salottino al piano inferiore e si sedettero sulle poltroncine di vellutino verde e dal legno intagliato. Nessuna osava parlare. Solo Clara non resistette a lungo seduta e si recò in cucina, nel reto della casa, portando con se la lampada a olio. Un silenzio irreale avvolgeva l'abitazione. La madre prese il rosario e in silenzio iniziò a sussurrare raccomandandosi a Santa Barbara e a Sant'Isidoro, protettore dei contadini, nonchè anche patrono di Madrid, sua città di origine per famiglia giacché lei faceva Boil di cognome e i suoi predecessori arrivarono nell'isola quattrocento anni fa al periodo della conquista della Sardegna da parte della Spagna qui avevano portato la loro nobiltà e dote. Alla silenziosa preghiera si unì anche Isabella che aveva acceso una piccola candela ai piedi della madonna in gesso esposta all'ingresso. Poco dopo Clara tornò nel salotto portandosi appresso una delle serve con un vassoio e poggiatolo sul tavolino tra le due poltroncine porse ad ognuna una tazza in ceramica fine.
-Cos'è?-. Chiese la donna sollevando lo sguardo.
-Un po' di Camomilla, madre, aiuterà a distendere i nervi-. Fece Clara. Lei sorrise e sollevata la tazza ne prese un sorso. Così pure fece Isabella.
-Non servirà a tanto, ma non possiamo fare molto adesso. Preghiamo perchè riescano a spegnerlo al più presto-. Disse Anna.
-Signora-.
-Dimmi Severina-. Rivolgendosi alla giovane servetta.
-Vado a chiamare Don Pibiri?, gli chiedo di accendere una cero alla madonna-.
-Non c'è bisogno-. rispose lei con mezzo sorriso, -non scomodiamolo-.
-Va bene-. Passandosi le mani nel grembiule per allisciarlo tornò quindi nel vestibolo della cucina. Li la aspettava Paschedda, la cuoca e la serva più anziana, Teresa, chiamata anche Teresina dal resto della famiglia dei Calia visto che era con loro da tanto tempo. Una donna rotonda e bassa che portava sempre una crocchia tenuta da uno spillone in madre perla.
-Che disgrazia-. Disse Paschedda che vista l'ora iniziò a preparare la collazione per i padroni e qualcosa in più anche per il resto degli uomini di casa che stavano lavorando.
-Speriamo riescano a salvare le piante-. Le fece Teresa.
Erano da poco passatele cinque e iniziava ad est a sorgere il sole. La notte nera iniziava a farsi rosata. Le tre donne erano ancora in attesa di notizie. Clara non resistendo alla stanchezza si era lasciata andare al sonno e si era addormentata nel divanetto. Finalmente i primi colpi di zoccoli di cavallo si fecero sentire tra i vicoli silenziosi. Entrarono con tanta foga nel cortile interno che per poco il cavallo non inciampò. Era uno dei servitori dei Calia. Era nero inviso e il sudore gli rigava la faccia. Si gettò giù dalla bestia e corse in casa.
-Padrona, padrona. Donna Anna.- Chiamava a gran voce l'uomo. -Signora...- L'uomo si lasciò andare sulla sedia del salottino. La donna accorse immediatamente.
-Signora mia-.
-Cosa succede?, siete riusciti a spegnere il fuoco?-.
-Padrona mia. Gerardo. Una disgrazia è stata. Una folata di vento ha alzato le fiamme e ha investito vostro figlio. Signora padrona-.
-Come sta? oddio, cosa è accaduto...-. Si strinse le mani facendole diventare rosse. Lo sgomento attanagliò tutti in casa.
Nel frattempo giunse Michele Calia circondato da altre due persone. Entrò senza dire nulla. Il volto stravolto testimoniava tutta la fatica della notte che stava andando via.
-Cosa è successo, Michele-. Gli si fece incontro con il terrore negli occhi. L'uomo la abbracciò forte.
-Amore mio, sii forte adesso-.
-Michele, dimmelo-. Lo implorava guardandolo negli occhi pieni di lacrime.
Quando vide poi entrare anche il prete ella non ebbe più nessun dubbio.
-Morto, è morto.... nooo, Michele, perchè?-. Urlò lei. Quella parola echeggiò per tutta la casa sino alla sue viscere più intime e per le case vicine. Il pianto e il dolore più nero si aggrappò all'anima di tutti i presenti e non li lasciò più.
Il sole di metà agosto sorgeva in un nuovo giorno e portava tristezza in casa dei Calia. Non c'era nessuna consolazione che potesse servire a lenire il dolore. I funerali vennero celebrati il giorno successivo visto il caldo afoso che schiacciava le campagne nella parrocchiale della Beata Vergine dei Santi Martiri. La piccola chiesa di Serralio era gremita come non mai. Padre Pibiri celebrò una funzione solenne e sobria, omaggiando la solerzia del primogenito dei Calia. Mise in luce il suo essere pronto ad aiutare il prossimo, la sua prontezza nel rendersi utile quando ce ne fu bisogno. Il sindaco per l'occasione dichiarò due giorni di lutto, poichè la morte del giovane aveva sconcertato tutti. Il secolo '800 si sarebbe chiuso nel modo più terribile per i Calia, la morte del loro primo figlio, colui che avrebbe portato avanti la tenuta e portata nel nuovo secolo. Tutto ora era da riscrivere. Tutto era stato messo in discussione.
giovedì 27 luglio 2023
I sette passi del fantasma.
di milioni di copie in tutta Europa venne ucciso dal suo segretario personale in un albergo di Torino nel bel mezzo del suo giro di promozione tra librerie e salotti letterari. Ora che sono trascorsi parecchi anni e ho quasi finito di scontare la mia condanna posso mettere su pagina i miei pensieri e qualcuno definirebbe questo caso come un giallo minimo, poiché tra la sua morte e la mia cattura passarono solo 24 ore. Ma quelle 24 ore furono le più deliranti che mi siano capitate.
La data venne fissata per il 31 dello stesso mese.
con una certa emozione, ma anche con molto realismo, poichè non mi aspettavo di venir certo preso in considerazione.
.png)
.png)