venerdì 31 ottobre 2014

La campanella argentata:

Era decisamente arrivato l'inverno. Il freddo pungente e il vento impetuoso aleggiavano sul paesino. Le strade e le case erano coperte dalla neve che giorni prima era caduta copiosa, vestendo tutta la città di bianco. Le mille luci di natale; gialle, verdi, rosse, che brillavano, coloravano e si riflettevano in tutti gli angoli.
Che bei giorni di vacanza erano quelli per Lorenzo, i più belli che potevano esserci; cosa c'era di più bello della neve, della cioccolata calda, dei caminetti accesi e delle gare con lo slittino? ben poco sicuramente e non era rado neppure vedere per le strade i cori natalizi che facevano da colonna sonora a quelle feste, dove le persone si incantavano a guardare le vetrine luccicanti con doni regalo, e correvano da una parte all'altra freneticamente, augurandosi gioiosamente buone feste.
E si la magia del natale era questa e Lorenzo l'amava, ma amava stare semplicemente a casa con il suo gatto Rufus, un bel gattone grigio che si accoccolava ronfando su di lui mentre leggeva, con il grande albero che troneggiava in bella vista nel salone con in sottofondo la radio.
Lorenzo era un bambino come gli altri, di sette anni, ne basso, ne alto, con i capelli scuri, ma non erano neri, non era furbo, ma neanche allocco, era però un gran sognatore.
Sognava ogni genere di cose perfino ad occhi aperti e spesso la madre lo aveva rimproverato per questo. Capitò un giorno che andò a sbattere il naso contro un palo, e dovette tornare a casa con il naso rosso come una fragola. Ma tant'è Lorenzo era fatto così, un po come tutti i bambini di sette anni.
Aveva una migliore amica, Clarissa, della sua età, una delle bambine più gentili che potessero esserci, il suo bel viso roseo era incorniciato dai lunghi capelli rossi ondulati tenuti da un fermaglio dietro la testa.
Abitava nella casa affianco alla sua; si conoscevano fin quando erano in fasce, infatti le loro famiglie erano amici sin da ragazzi.
Passavano giornate intere assieme, tra chiacchiere e giochi.
Una mattina le loro mamme erano in giro a far spese e parlavano come al solito della casa sempre in disordine e dei compiti che i due bambini dovevano fare, quando passarono davanti alla saracinesca mezzo sollevata di un negozio che era rimasta chiusa per anni. In pochi si ricordavano quali altri negozi avesse ospitato, c'è chi diceva una pescheria, chi un negozio di scarpe, insomma la diatriba era aperta tra gli abitanti.
Dalle poche fessure si potevano intravedere degli oggetti che luccicavano d'oro e rosso e si intravedevano delle piccole faccine sorridenti.
La curiosità nel paese cresceva di giorno in giorno, e tutti si chiedevano cosa mai ci fosse... fino a quando finalmente poco prima di natale aprì.
L'impazienza era stata ripagata.
I bambini si accalcarono sulla vetrina con i nasini appiccicati. Esponeva le cose più preziose che ci potessero essere al mondo: i giocattoli; trenini fumanti, fate, principi, pirati, folletti, peluches, e dentro non era da meno, era tutto uno sfavillio di luci, di oggettini, bambole, orsacchiotti, trottole, soldatini e tanto altro.
I cittadini non persero occasione per entrare ed essere avvolti da quelle meraviglie. Decorazioni natalizie adornavano gli scaffali con la porta d'ingresso che si apriva al suono di una piccola campanella argentata.
Al bancone era appoggiata una tozza e robusta cassa, un vecchio modello in ottone impreziosita da decorazioni a motivi floreali.
La proprietaria, una giovane signora, dai capelli biondi, era dietro di essa e sorrideva alla presenza curiosa dei bambini che ad ogni scaffale scoprivano nuove meraviglie.
Il suo nome era Marilen; signora Marilen, poco alta ma compensato da un bel sorriso e occhi vispi di un bel color cioccolato. Era pronta a rispondere alle curiosità e alle richieste dei più piccoli e con pazienza stare dietro alle richieste degli adulti, sempre con un sorriso pronto per tutti.
Da una porticina vicino alla vetrina, si accedeva all'altra stanza dove erano esposti burattini di legno di ogni forma ed espressione. Marilen raccontava di averli presi dai maestri burattinai più bravi di ogni paese che aveva visitato e in effetti erano veramente fatti con cura, lei ne andava fiera.
Anche Lorenzo seppe dell'apertura del nuovo negozio e si precipitò a vederlo assieme a Clarissa: "presto muoviti!" diceva mentre la trascinava, veniva letteralmente presa al volo.
Le loro aspettative non vennero deluse e rimasero affascinati da tutto quello sfavillare e ovviamente non resistettero alla tentazione e così entrambi uscirono da li dentro con un bel burattino per ciascuno.
I giorni passarono e lei divenne amica dei bambini che continuavano a guardare ammaliati quelle vertine, tra balocchi e luci.
Una sera, mentre i due amici si trovavano in giro per il paese, decisero di andare a trovare signora Marilen che li invitò ad entrare per un po di compagnia prima della chiusura e così fecero una lunga chiacchierata dove raccontò loro dei tanti viaggi che fece e dei tanti posti che visitò sin da ragazza e raccontando quanto i bambini le si affezionassero e li portasse sempre con se nel cuore.
Si spostarono nella stanza dei burattini dove gli mostrò il suo preferito; era un piccolo burattino con il visino triste, restava un pò nascosto, quasi fosse timido e non volesse farsi vedere. A lei piaceva proprio perchè era l'unico con quella espressione.
Così lo prese tra le dita e iniziò a farlo muovere e saltellare davanti a loro e commentarono "guarda, sembra che si muova da solo, sembra vivo" e in effetti le dita della donna erano veramente ferme nel mentre che il piccolo pupazzo di muoveva facendo piroette e inchini. Figuratevi lo stupore di Lorenzo e Clarissa nel vedere ciò.
Intanto Marilen lasciata marionetta si era allontanata lasciando soli i due bambini... "Sapete?" disse quando tornò "mi sento molto sola qua dentro tutto il giorno" i suoi occhi se erano fatti tristi e melanconici "a me piacciono i bambini perché danno la felicità e io li voglio sempre con me", dicendo così sollevò gli occhi dal pavimento e non fu più possibile riconoscerla, aveva cambiato faccia ed espressione. Era invecchiata di colpo, gli occhi le erano diventati gialli e penetranti come quelli dei gatti "Devo averli sempre vicino a me e che si muovano a mio comando" disse con un mezzo sorriso.
Dagli scaffali i burattini improvvisamente si destarono e iniziarono a muoversi. Guardandosi attorno scesero a terra e muovendosi in modo snodato si posero attorno ai due bambini iniziando a saltellare e urlare con vocine sottili e stridule; Marilen prese a ridere fragorosamente e più rideva più i burattini giravano come impazziti.
Lorenzo frastornato e un pò impaurito diede così un calcio colpendone uno che volò contro il muro. Prese per mano Clarissa e si precipitarono verso la porta, che però risultò chiusa.
I pupazzi nelle mensole attorno si erano svegliati cantavano a squarciagola canzoni natalizie. Era un turbinio di voci e di ombre che si muovevano e danzavano come forsennati.
Clarissa notò una botola e corsero verso di essa. I burattini prontamente gli si lanciarono addosso per inseguirli.
A fatica la aprirono e vi si gettarono dentro cadendo nel vuoto buio.
Erano sotto il negozio dove c'era un lungo tunnel. Iniziarono a correre più veloci che potevano, quasi alla cieca. Volevano andar via da li.
Nel frattempo in lontananza i burattini li seguivano come cavallette, urlando e ridendo, incastrandosi tra loro stessi con le loro gambette e i fili.
Correvano e correvano verso Lorenzo e Clarissa che affannosamente cercavano di allontanarsi da quello sciame impazzito. I burattini erano vicini, troppo vicini ormai, sentivano le loro urla proprio dietro la schiena. La loro fuga però terminò improvvisamente davanti ad un muro. Non c'era più modo di andare avanti. Da lontano potevano vederli arrivare: piccole creature che si affannavano nella corsa come topi nelle fogne.
Sempre più vicini, più vicini...
I due bambini vennero bloccati e avvolti con i fili e fatti cadere a terra. I burattini così li sommersero con un gran baccano di voci e risa concitate che rimbombavano nel lungo cunicolo.
"Fermi!" Interruppe improvvisamente la voce della donna che si avvicinò lentamente, trovando spazio tra i burattini che paurosamente si erano spostati, lasciando davanti a lei due piccole marionette in legno, un bambino e una bambina con i capelli rossi. Li gardò attentamente, poi li prese con cura, li accarezzò, diede loro un tenero bacio e guardandoli con delicato affetto si voltò sparendo nel buio del tunnel con tutti gli altri burattini che la seguivano silenziosamente. "Andiamo piccoli miei" disse prima di risalire nella botola. La mattina seguente i cittadini con molto stupore trovarono il negozio di giocattoli completamente vuoto e le saracinesche abbassate. Non c'era più nulla dentro, nemmeno un cartello appeso. La donna se ne era andata improvvisamente senza dire nulla. Era sparita improvvisamente, come improvvisamente era arrivata, e a ben poco servirono le ricerche per trovare Lorenzo e Clarissa.



giovedì 30 ottobre 2014

Un'aggressione:

Un rumore. Gli occhi si aprirono improvvisamente e il buio attorno a lui. Tra le coperte il corpo si irrigidì, iniziò a sudare.
Sapeva che era li, sapeva che c'era e lo stava guardando, ma non aveva il coraggio di muovere un solo muscolo per paura di scatenare l'aggressore.
I minuti trascorsero infiniti, nel silenzio ad ascoltare, a cercare di percepire qualche suono.
Ma niente.
Lentamente però con un po di coraggio decise che era arrivato il momento di affrontarlo; scese cautamente dal letto, le gambe strisciarono da sotto le coperte lentamente una dopo l'altra. Ogni singolo rumore che sentiva faceva aumentare in lui il terrore. Si trovò così in piedi ai bordi del letto avvolto dall'oscurità, da solo assieme a lui.
Dove era? dove si era nascosto? Era certo della sua presenza, lo sentiva.
"Ah!!" un sussulto, con la coda dell'occhio vide che era dietro di lui.
Chiuse gli occhi e inspirò profondamente, deglutendo quel poco di saliva che aveva in gola... e per un attimo pregò, brividi freddi gli elettrizzavano il corpo.
Ecco dove era dunque, alle sue spalle, pronto per attaccarlo vilmente.
Si girò, così da giocare ad armi pari, faccia a faccia. I piedi nudi si mossero nel pavimento in marmo liscio.
Fermi. I due si guardarono, immobili come statue, si studiavano pronti a cogliere quel momento di debolezza fatale; ne bastava soltanto uno e uno di loro sarebbe morto.
I nervi si tesero con il cuore che batteva all'impazzata, il respiro si fece affannoso, mentre il suo aggressore.... no, le sue emozioni non gli erano note.
Da anni quella presenza notturna lo tormentava, si intrufolava in camera la notte aspettando il momento adatto per ucciderlo, stava li fermo al buio lo guardava e aspettava.
Oggi era arrivato il momento di metter fine a quel tormento, se doveva morire si sarebbe difeso.
Aspettò, il cuore sempre più forte sembrava volesse spaccargli il petto, il respiro si strozzò in gola, strinse i pungi più forte che potè e cacciò un urlo dalla viscere per darsi coraggio, come fanno i soldati quando vanno alla carica.
Corse verso quella figura minacciosa, pronto per lo scontro frontale; lo avrebbe preso al collo, strangolato.
Corse, corse, eccolo, si avvicinava, poteva sentire il suo respiro carico di odio come un toro alla carica, urlava come un dannato, sempre più vicini.... "bham!" un rumore assordante, uno stridio straziato di vetri che si spaccano e un'improvvisa aria gelida gli invase l'intero corpo.
Era troppo tardi ormai per tornare indietro. Sotto di lui il vuoto, gli occhi si fecero enormi per lo stupore, non spettò altro che chiuderli e aspettare.

mercoledì 22 ottobre 2014

L'infinito: G. Leopardi

« Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo, ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s'annega il pensier mio:
e il naufragar m'è dolce in questo mare. 

martedì 21 ottobre 2014

Monologo di Nina da "Il gabbiano" di Cechov

Si alza il sipario del piccolo palcoscenico nel giardino retrostante della casa con sfondo il lago e la luna che lentamente si alza. Nina, seduta, è vestita di bianco; parla:

"Gli uomini, i leoni, le aquile e le pernici, i cervi dalle ampie corna, le oche, i ragni, i silenziosi pesci abitatori delle acque, le stelle marine e quegli esseri invisibili a occhio nudo, in una parola tutte le vite, tutte le vite, tutte le vite, compiuto un malinconico ciclo si spensero... Da mille secoli ormai la terra non porta su di sé nemmeno una creatura viva, e questa povera luna invano accende il proprio lume.
Sul prato non si svegliano più con un grido le gru, non si sentono i maggiolini nei boschetti di tigli.
Freddo, freddo, freddo. Vuoto, vuoto, vuoto. Paura, paura, paura.
(Pausa.)
I corpi delle creature viventi sono svaniti nella polvere, e la materia secolare li ha trasformati in pietre, in acqua, in nubi, e le loro anime tutte si sono fuse in un'anima. La comune anima dell'universo sono io... Io...!
In me sono le anime di Alessandro, di Cesare, di Shakespeare e di Napoleone, e dell'ultima sanguisuga. In me si sono fuse le conoscenze degli uomini con gli istinti degli animali; e io ricordo tutto, tutto, tutto e rivivo in me da capo ogni singola vita.
(Pausa)
Sono sola. Una volta ogni cento anni io apro la bocca per parlare, e la mia voce risuona mestamente in questo vuoto, e nessuno la sente... Anche voi, poveri fuochi, non mi ascoltate... Sul far del mattino vi genera la putrida palude e vagabondate fino all'alba, ma senza pensieri, senza volontà, senza il fremito della vita.
Temendo che in voi si rigeneri la vita, il padre della materia eterna, Lucifero, ogni istante compie in voi, e nelle pietre e nell'acqua, uno scambio di atomi, e voi vi trasformate in continuazione. Il solo spirito resta costante e immutabile nell'universo.
Come un prigioniero gettato in un vuoto pozzo profondo, non so dove mi trovo e che cosa mi aspetta. Soltanto mi è noto che nell'ostinata, crudele lotta con il diavolo, principio delle forze materiali, sarò io vincitrice, e dopo la mia vittoria la materia e lo spirito si fonderanno in una meravigliosa armonia e inizierà il regno della volontà universale. Ma questo avverrà soltanto quando, a poco a poco, dopo una lunga, lunga serie di millenni, anche la luna e la luminosa Sirio e la terra si muteranno in polvere... Fino ad allora terrore, terrore...
(Pausa)
Ecco che si avvicina il mio potente avversario, il diavolo. Vedo i suoi spaventevoli occhi scarlatti...
Lucifero si annoia senza l'uomo...

lunedì 13 ottobre 2014

Tutto va

E' imbrunire, tutto si cheta, non si senton più i passeri tra i pioppi; le leste lucertole che si crogiolano all'ultimo sole sono ormai sparite da tempo, cade la prima foglia avvizzita di poca linfa. Tutto va, tutto è andato.

martedì 7 ottobre 2014

Blu è la notte.

Blu è la notte, Selene mia, gravida di luce porti negli animi di chi guarda pensieri melanconici ed eterni.
Stralci di nuvole ti sfiorano coprendo il tuo pallore mortale. Quantunque il tuo baluginio sia però nascosto, non certamente cessa il tuo misterio, ma ne viene moltiplicato per la paura che possa spengerti.

domenica 28 settembre 2014

Civetta della sera


Civetta della sera, pigra, cheta e un po severa,
stai sul ramo sino al dì e riguardi di li su,
volai+ lesta per cacciar 
e la preda così agguantar.

lunedì 22 settembre 2014

Descrizione di una esposizione acheologica...

Poche righe, probabilmente, per parlare dell'esposizione archeologica gratuita presente al piano inferiore del centro culturale di Piazza Si e Boi a Selargius (CA) sino al 28 Settembre; tra reperti originali e ricostruzioni funzionali e fedeli alla comprensione; è una esposizione di reperti di collezione privata della famiglia selargina dei Desogus, che ripercorre le tappe dal neolitico sino al romano, passando per il nuragico e il cartaginese, con la presenza delle prime ceramiche a decorazione "cardiale"ovvero quella decorazione ottenuta con la pressione del guscio della conchiglia Cardium Edulis (riproduzioni), per poi passare alle successive ceramiche con decorazione più complessa con forme animali o geometriche e colorate tramite la stesura di polvere di gesso per far risaltare il disegno (riproduzioni) sino alle ceramiche "campaniformi" per la loro larga svasatura a forma di campana (riproduzioni), per poi giungere alle teche con gli originali con ceramiche della cultura di Bonnannaro con tripodi, lame di pugnali, una ciotola forata sul fondo, probabilmente un colino (unicum?), ciotole con carenatura e un grande vaso ricostruito, a mio avviso una ricostruzione non proprio eccellente. Passando alla fase nuragica si inizia con la riproduzione di una mazza con testa in pietra e corpo in canna di bambù e legacci in cuoio, e riporduzione eccellente di vasi con decorazione a incisione che ricorda i pettorali delle grandi statue dei Giganti di Monte Prama; nelle teche invece sono presenti reperti di varia natura, dalla bronzistica, con lame, teste di ascia, una probabile ansa di vaso, sino a oggetti litici come teste di mazze, pestelli per macinare: alla penultima fase sono dedicate le teche del periodo cartaginese in Sardegna, con riproduzioni di ceramiche e anfore in argilla bianca e pitture lineari a terre rosse, sino giungere all'ultima teca con i reperti romani datai tra il I e il II dc con la presenza di un piccolo Oinocheo realizzato con la tecnica del bucchero e decorazione a coda di pavone, una moneta sfortunatamente non attribuibile con certezza assoluta, io tuttavia mi è sembrato di riconoscere l'imperatore Vespasiano, una piccola fibula con decorazione e spina di pesce, una pregevolissima bottiglia in argilla rossa"a collo strozzato", un piatto, delle boccette in vetro porta lacrime "lacrimatoi" e un alto contenitore circolare bi-ansato per contenere le ceneri del defunto.
Il tutto completa le tre grandi anfore oleaire di cui una ridotta in frammenti, e la particolarità di una delle due integre è che ha la parte superiore tagliata forse per l'inumazione di un bambino.
Dopo questa descrizione passiamo alle note dolenti, come avete notato non ho messo foto, infatti si aveva il divieto di farne e a mio avviso è una grave mancanza, poichè se lo scopo dell'esposizione è quella della divulgazione della cultura artistico archeologica, e nello specifico dell'area di Selargius, ricca di emergenze storico culturali, questa missione viene a mancare l'obbiettivo proprio per questo fatto, lo trovo riduttivo specialmente per il fatto che essendo una collezione privata non è accessibile agevolmente praticamente mai se non in rarissimi casi come questo e ancora di più per il fatto che è inserito in una iniziativa per la diffusione di cultura con altri incontri collaterali con vista alle chiese romaniche e dibattiti.

venerdì 29 agosto 2014

Le avventure di Charlie il cagnetto; (I) Tutti in macchina

"E ora che si fa?" disse Nick guardando la coda scodinzolante del bassotto Charlie.
Aveva subito capito che sarebbero usciti per la passeggiata come ogni fine settimana.
Dove sarebbero andati questa volta? parco, tra le vie del centro? bisognava solo aspettare.
Intanto Walter sceso in soggiorno con il guinzaglio, prese le chiavi dell'auto.
Charlie iniziò a saltellare, e mugolava e abbaiava per la felicità. Girava su se stesso.
"Tutti in macchina!" disse Nick dopo avergli sistemato il guinzaglio.
Era una bella mattina di sole quella.
Appena partiti, Charlie si piazzò a fianco del finestrino aperto e vi mise la testa fuori con la lingua che penzolava; abbaiava un po a tutto quello che vedeva.
Quando si stancava di un finestrino, con un balzo si spostava nell'altro, cambiava visuale e continuava a guardare e ad abbaiare; il parco lo avevano superato, stavano lasciando la città, i palazzi lasciavano spazio a case più piccole. Il veterinario non poteva proprio essere.
Ma dove stavano andando allora?
Il viaggio iniziava ad essere lungo e l'entusiasmo diminuiva, si stava annoiando, così il piccolo Charlie decise di fare una dormita; girò un paio di volte sul posto, trovò la posizione comoda e si lasciò cullare dalla macchina.
Nick si girò per controllare "si è addormentato" "ah si?" fece Walter "meglio così, almeno rimane tranquillo".
Il viaggio durò ancora per qualche minuto, dopo di che venne svegliato e portato giù dalla macchina.
I suoi occhi si aprirono lentamente, percepiva rumori che non aveva mai sentito. Improvvisamente una grande distesa che brillava e si muoveva si aprì davanti a lui; ruggiva.
Non ebbe il coraggio di muoversi, con la coda tra le zampe rimase accucciato tra i due padroni.
"Dai Charlie" lo spronò Walter prendendolo in braccio avvicinandosi a quella cosa che si muoveva.
Lo poggiò e lui avvicinò lentamente zampette toccandola, era fresca, pensò tra se il cagnetto "sembra la mia vasca per il bagno, solo che questa è molto più grande e se riesco a divertirmi li dentro qua sarà ancora meglio".
Cosicchè capito che non c'era nessun pericolo iniziò a correre avanti e indietro, ringhiando alle onde che gli venivano incontro; scodinzolava, abbaiava, mugolava e dopo un po, preso coraggio, finalmente si lanciò in quell'acqua che per lui era nuova. Nuotava, usciva, rientrava, si lanciava, inseguiva le palline di paglia.
Era la cosa più bella che avesse mai visto.
Nick e Walter lo guardavano divertiti e lo chiamavano e lui correva e poi tornava a tuffarsi.
Uscito dall'acqua scoprì poi quanto fosse morbida la sabbia rispetto alla terra del giardino e iniziò allora a scavare buche ovunque... "Che cosa cerchi Charlie!?" chiese Walter avvicinandosi, il cane sembrò proprio non preoccuparsene e continuava i suoi lavori annusando ogni cosa.
La giornata più bella della sua vita.
Correva avanti e indietro. Le energie non sembrava volessero finire.
Era però arrivato il momento della merenda, così con pazienza si prese il necessario e si preparò, Nick e Walter dei panini, Charlie la scatoletta di carne affumicata che divorò in pochi secondi.
Improvvisamente senza quasi farsi notare, una goccia di pioggia cadde.
Il tempo si stava volgendo al brutto inaspettatamente.
Era il caso di tornare alla macchina.
Ma non ebbero finito di sistemare le cose che un vento fortissimo iniziò a spirare portando dei nuvoloni grigio piombo che coprirono il sole.
Un tuono imponente squarciò l'aria.
Cercarono quindi di fare più in fretta; ombrellone, asciugamani, sdraio, borsone.
Un altro tuono ancora più forte ed un fulmine si palesarono tra le nubi.
Charlie non abituato a quel fracasso, e senza la sua cuccia a proteggerlo si spaventò a tal punto che prese a correr via senza che i due ragazzi se ne accorgessero.
Correva cercando un riparo, guardava spaurito ovunque.
Ancora un tuono rimbombò nell'aria lo fece correre sempre più veloce, non riusciva a capire nulla, sino ad inciampare sulle sue zampe e rotolando nella sabbia umida finì dentro un secchiello rosso dimenticato da qualche bambino, che per il colpo rotolò assieme a lui dentro l'acqua con il cane all'interno iniziando a galleggiare.
Walter e Nick si accorsero troppo tardi della mancanza del piccolo amico; nella fretta si erano scordati di rimettergli il guinzaglio.
Iniziarono così a cercarlo per la spiaggia e a chiamarlo, ma non si vedeva.
Charlie da lontano però li aveva riconosciuti, ma il mare mosso e il vento lo stavano spingendo sempre più a largo e anche se abbaiava non sarebbe servito a niente.
Così non potè fare altro che lasciarsi trasportare dal mare sperando nella buona sorte.




mercoledì 23 luglio 2014

Partendo da un raccconto di Rodari:

Lessi questo racconto di Rodari nel mio libro di italiano delle elementari, che ho ancora. Come tanti racconti dello scrittore è un testo breve ma nello stesso tempo vi è tutto quello che deve avere un racconto ovvero l'evocazione di un immaginario e la nascita anche di un ragionamento pedagogico che insegni possibilmente qualcosa; questo termine brevità però mi porta, forse un po impropriamente, a Calvino per due motivi; da una parte egli ci ricorda nelle sue "Lezioni Americane" come la Rapidità (uno delle qualità che esamina) sia un valore importante della letteratura come ragionamento veloce ma carico comunque di significato per creare un racconto senza divagazione eccessiva, infatti Calvino scrisse solamente romanzi brevi perchè erano gli unici che gli permettevano di mantenere quella tensione scrittorea, ed è lui stesso che ci ricorda che ama particolarmente le storie brevi della tradizione popolare, dall'altra questo parallelismo tra Calvino e Rodari continua con il mondo della fantascienza nella letteratura poichè negli anni 60, gli anni della conquista spaziale, si vedono pubblicati testi in Italia che trattano e si interessano di questo argomento come per esempio il testo curato da Fruttero e Solmi chiamato "Le meraviglie del possibile" che raccoglie racconti di vari scrittori ambientati nel mondo della fantascienza e dello spazio ed è sempre in questo periodo che Calvino per sopperire a quella crisi letteraria che lui sente si affida all'uso della scienza e della e della fiaba per spiegare il mondo con i testi "Le Cosmicomiche" o "Ti con Zero", che non sono prettamente racconti di fantascienza fine a se stessi ma sono racconti fatti per spiegare il mondo che stava ormai cambiando e in questo racconto di Rodari che sto per riportare, il tema della fantascienza è si presente ma in maniera meno filosofica di Calvino, tuttavia però ascrivibile secondo me a quel mondo letterario che con gli anni 60 si avvicinava alla scienza; ma bando agli indugi, il racconto al quale mi riferisco è "Il marciapiede mobile" tratto da "Racconti al Telefono" del 62; buona lettura.

"Sul pianeta Beh hanno inventato un marciapiede mobile che gira tutt’intorno alla città. Come la scala mobile, insomma: soltanto che non è una scala, ma un marciapiede, e si muove a piccola velocità, per dare alla gente il tempo di guardare le vetrine e per non far perdere l’equilibrio a quelli che devono scendere e salire. Sul marciapiede ci sono anche delle panchine, per quelli che vogliono viaggiare seduti, specialmente vecchietti e signore con la sporta della spesa. I vecchietti quando si sono stancati di stare ai giardini pubblici e di guardare sempre lo stesso albero, vanno a fare una crociera sui marciapiedi. Stanno comodi e beati. Chi legge il giornale, chi fuma il sigaro, si riposano. Grazie all’invenzione di questo marciapiede sono stati aboliti i tram, i filobus e le automobili. La strada c’è ancora ma è vuota, e serve ai bambini per giocarci a palla, e se un vigile urbano tenta di portargliela via, prende la multa.

martedì 22 luglio 2014

Compagnia:

Lunga era la strada nel deserto della notte; il nero profondo del cielo, la lattea luna, le stelle e il vento. Aveva abbastanza compagnia per il momento.

La scatola di legno:

C'era un principe persiano che al tramonto stava dentro la sua tenda. 
Aprì una scatola di legno scuro con borchie d'argento, dentro c'era uno specchio, guardò, vide il tempo.

giovedì 17 luglio 2014

Descrizione di una inaugurazione:

E che dire dell'inaugurazione della prima mostra (e si spera vivamente in qualche altra per il futuro) alla Monserratoteca? E' stato bello ed emozionante, gli artisti presenti sono veramente tutti validi disegnatori e scultori che hanno proposto lavori con tecniche svariate; acrilico, tratteggio a penna, passando per il collage, matite colorate o semplice disegno a matita, incisione, sino alla fotografia, per non parlare poi dei lavori realizzati con la plastilina che sono splendidi, come splendidi sono i burattini esposti.
Ho la fortuna di aver esposto anche un mio disegno che è stato apprezzato.
Ovviamente alla fine della presentazione delle opere da parte della bibliotecaria che ha fatto da introduttrice assieme all'assessore alla cultura è toccato pure agli artisti parlare di se e presentarsi, al mio turno (l'ultimo) credo di essermi impappinato dall'emozione varie volte con frasi lasciate a metà, sapevo che sarebbe successo; odio parlare davanti alla gente se non so cosa devo dire, ma tant'è credo di essermela cavata lo stesso. Il tutto si è concluso con le rituali foto di gruppo.
La mostra sarà visitabile sino al 5 Settembre. Consiglio vivamente di andare a visitarla. 

venerdì 11 luglio 2014

Riflessione della sera.

Cerchiamo qualcosa di nuovo, quando basterebbe a volte far si che quello che abbiamo non venga dato per scontato.

giovedì 3 luglio 2014

Bruci:

Bruci terra mia, lo scirocco ti fa paura, 
perchè sai lo useranno contro di te.
Bruci terra mia, urla di stoppie e bestie.
Bruci terra mia, ma sai che verde tornerai.

martedì 1 luglio 2014

sabato 7 giugno 2014

Il vento del mare

Spirava l'odore del mare quella sera, salato, umido.
Carico di ricordi di una stagione ormai passata, ma che in quei primi giorni di Giugno ne annunciava il loro ritorno.
Le campane tubolari appese alla trave in legno scuro echeggiarono al vento delicato quando le colpì, facendole dondolare e battere le una alle altre.
Uscì in terrazzo per annusare l'aria fresca e odorosa, si sedette nella morbida sdraio e vi si addormentò.

giovedì 5 giugno 2014

Piccola storia metropolitana:

Ormai era sera, le fatiche e i pensieri della mattina erano solo un ricordo.
Gettò il cappotto color cammello sul divano rosso scuro, si diresse verso il frigo in cucina e aprì la bottiglia di vermouth e se ne versò un bicchiere, aggiungendo poi un cubetto di ghiaccio e qualche goccia di limone.
Si avvicinò alla finestra dove le mille luci della città vi si affastellavano. La aprì e l'aria fresca invase la stanza.
I palazzi con le finestre illuminate erano come dei piccoli palcoscenici, bastava cambiare finestra per assistere ad una commedia di vita familiare, ad una giovane donna che pigramente guardava la televisione in salotto o una coppia intenta a preparare la cena.
Ogni piano uno spettacolo.
Dalla scrivania li vicino prese poi una sedia e la avvicinò alla finestra e vi si accomodò; guardava, sorseggiava, pensava.
Sofia, la gatta bianca sorda, con un salto leggero arrivò al davanzale e si sedette.
Il cielo lentamente era diventato sempre più scuro, dal blu, passando al viola sino al nero e qualche stella riusciva a spiccare solitaria tra i bagliori gialli della città.
Accese quindi la radio e dopo qualche secondo il gracchiare del cd le note di Nat King Cole riempirono il piccolo soggiorno arredato con gusto non eccessivo, un tavolo rettangolare di legno scuro con un runner centrale color crema che tagliava in due la superficie, circondato da sei sedie, qualche mobile e una libreria con i cd tanto amati che facevano compagnia ad altrettanto libri, due piccole piante e qualche quadro astratto realizzato con colori caldi.
Si accese una si garetta e le volute di fumo spirarono sinuose per poi sparire nell'aria.
Improvvisamente con sorpresa notò un bagliore fugace nel cielo  e un rombo sommesso "Sofia, credo che stanotte pioverà" disse accarezzando la gatta che rispose con un sornione ronfare.


mercoledì 7 maggio 2014

Un piccolo racconto

Il lago ondeggiava placido, onda dopo onda; sciabordio tra la pietre. E' sera, il blu della notte copriva il cielo, una stella lieve brillava, la prima della sera; gli ultimi uccelli stridevano e passavano lesti, quasi per nascondersi.
Un lenzuolo di nebbia opaca si fece largo dai flutti, e il pescatore lì, seduto in quella sera estiva sulla roccia mugolando un motivo di infanzia, pensava, bella fu quella età. 
Salì sempre più la nebbia, e fu finalmente sereno, lo avvolse, il lago ormai piatto, chiuse gli occhi. 
Uno strido passeggero si impose in quel silenzio, urlò la beccaccia notturna, s'alzò il vento, scosse quelle belle betulle alte e snelle e tutto poi si acquietò. Un silenzio profondo, quasi lugubre.
Svanì lentamente la fredda coltre umida e il lago riprese vita. 
Sulla roccia non vi più il pescatore.   

venerdì 2 maggio 2014

Due parole sulla processione in onore di Sant'Efisio, sempre uguale e sempre diversa.

In realtà le parole che si possono dire non sono proprio due, perchè non riesce a descrivere cosa accade il 1° Maggio a Cagliari ogni anno, arriva tutta la Sardegna in festa per ringraziare il santo che secondo la tradizione religiosa ha salvato la Sardegna dalla peste, arrivata nel 1652, dopo un invocazione tre anni dopo di intercessione per liberarla, così per ringraziarlo il 1° Maggio una processione, che tutt'ora si ripete e che nemmeno le 2 guerre mondiali sono riuscite a fermare pur nella povertà e la distruzione fisica e psicologica si ripete con devozione e trasporto.
E' una festa religiosa che con il tempo (siamo arrivati alla 358^ edizione) ha visto lentamente ingrandirsi e aprirsi a tutta l'isola con l'arrivo dei paesi in costume tradizionale che ringraziano il santo, in un turbinio di colori, profumi, più o meno gradevoli, musica; con il corteo che apre le celebrazioni con la sfilata dei carri dei paesi partecipanti (Traccas) abbelliti a festa, e dei paesani a piedi in abiti tradizionali, sino al momento suggestivo dell'apparire del cocchio tra le vie, trainato dai buoi, che conserva la statua al suo interno e che passa per le vie del centro. E' il momento più solenne, tra applausi e suoni di launeddas, preghiere sommesse di ringraziamento o di richiesta di aiuto; il simulacro viene fermato più volte durante il tragitto per dare la possibilità ai fedeli di avvicinarsi. Lentamente lo si porta per le strade davanti al comune dove si stende un tappetto di petali coloratissimi (ramadura) al suo passaggio, le navi al porto iniziano a suonare le sirene in omaggio, applausi e sorrisi di gioia e felice commozione del pubblico.
Al suo seguito nel frattempo si accodano i fedeli in un fiume di persone sempre maggiore più o meno silenziosi che lo scortano. Dal centro poi il santo viene portato sempre a piedi al paesino di pescatori di Giorgino che si affaccia sul mare, li viene vestito con abiti più sommessi e sistemato in un altro cocchio più povero.
Dopo aver attraversato vari paesini, sempre a piedi, si arriva a Nora, (il tutto nella stessa giornata sino alla notte) altra città sul mare e condotto nella chiesetta a lui dedicata e costruita nel luogo nel quale tradizione vuole sia stato ucciso il 15 gennaio del 303, durante le persecuzioni di Diocleziano, con l'accusa di infedeltà all'impero e l'essersi convertito al cristianesimo.
Li resta sino al 3 Maggio, quando poi la notte ritorna a Cagliari con il percorso inverso dentro al cocchio solenne e ricondotto nella chiesa a Cagliari a lui dedicata.
Una curiosità da notare è che il santo è talmente ben voluto che spesse volte i sardi lo chiamano anche direttamente Efisio, come fosse un vecchio amico.
Ora qualche foto per farvi capire di che si tratta....




























martedì 22 aprile 2014

Dove ti riposi?

E' tramonto, ti sento, piccola e distante, 
garrisci stridula, corri veloce tra l'aere e gli insetti,
è un attimo e già è tuo. 
Subito volti la coda
giravolta lesta e ne insegui un'altro,
corri veloce, tagli l'aria e un'altro è nel becco....
Il sole è ormai rosso all'orizzonte, 
cala dietro i tetti, il silenzio si fa presente, 
ombre lunghe macchiano le strade.
Ormai mi accorgo che non corri più, dove ti riposi?
Ci sarai domani sera? 


sabato 19 aprile 2014

Serata Jazz al Rio Blu:

Serata Jazz al Rio Blu, tanta gente che va e viene, cocktail come se piovesse, il fumo è però bandito all'esterno del locale, luci basse e giallastre, calde, poltroncine accomodanti di tessuto nero e rosso e tavolini di finto marmo lucidi tirati a specchio, nell'aria le chiacchiere degli avventori della notte e il suono proveniente dal piccolo e intimo palco di rullante della batteria, squilli di tromba e tintinnare di pianoforte e la voce suadente di Clement, ragazza trasferitasi ormai da anni dalla Francia in quel paese nuovo e che l'ha accolta sin da subito; cantava con la grazia e la sensualità che solo le donne di colore riescono ad avere quando cantano quel genere di musica, ammiccava quando il momento lo richiedeva, un sorriso fugace, era il suo ringraziamento. Ella Fitzgerald, Sarah Vaughan, Aretha Franklin, Nina Simone, le sue muse d'arte, donne speciali che le hanno insegnato a vivere. La serata andava avanti come tutti i venerdì, lei cantava e la musica la accompagnava, ma non era tutto sereno nel suo cuore, quelle canzoni parlavano anche di lei, dei suoi sentimenti e ovviamente di un amore perduto, come nel più classico delle atmosfere jazz, un amore finito per un non ben chiaro motivo, forse per causa di un'altra donna, chi sa, ma sta di fatto che un pezzo di mondo era andato via, non le aveva giurato amore eterno, insomma non erano più degli adolescenti che si lasciano andare a facili ardori, ma certe cose si capiscono pur senza dirle; iniziò tutto qualche settimana prima, silenzi, incomprensioni che non si hanno voglia di superare, messaggi mandati a vuoto o risposti molto tempo dopo, sino poi all'epilogo finale in un giorno della settimana, finito, un messaggio al cellulare dopo due giorni di silenzio. Tutto non fu più lo stesso, e la musica che amava solo riusciva a farle scivolare via la pioggia dell'anima, nota dopo nota, spartito dopo spartito fino a farla cadere in un oblio simile ad una sbronza. Il locale lentamente iniziava a svuotarsi, ma come si sa, gli irriducibili resistono sino alle fine e tra gli ultimi clienti notò entrare una figura, coperta dal buio della sala e lentamente si avvicinò facendosi largo tra i tavolini ancora occupati, quella silhouette si avvicinava e si rischiarava sempre più, si sedette al tavolo e poco dopo si avvicinò un cameriere che porse un Martini con ghiaccio e limone, stava li ad ascoltare, avvolta da un cappotto verde scuro semi aperto, accavallò le gambe e stette ad ascoltare le note di Trust me. Un cliente tra tanti, improvvisamente Clement guardando più attentamente ebbe un sussulto, poteva mai essere? quella posa, quel cocktail, no, era impossibile, la sua voce al solo pensiero ebbe un incrinatura. La figura notò quello che era accaduto, perchè cambiò posizione nel momento che si guardarono. Eppure era li, seduta al tavolo, che la guardava fissamente; si alzò, e lentamente si avvicinò al palco e venne scoperta dalla luce, Clement smise immediatamente di cantare, il resto della band nel mentre però non smise di suonare continuando in sottofondo, era ferma e si guardavano negli occhi, non sapeva che fare, scendere o rimanere li, non capiva più nulla, la figura che era entrata le sorrise e di colpo i suoi occhi divennero umidi e il nodo alla gola si fece sentire, era lei, era venuta ad ascoltarla come qualche settimana addietro in quei venerdì dove si erano anche conosciute. Clement scese un po incerta i due gradini del palco e si avvicinarono l'una all'altra, la donna le tese la mano per aiutarla porgendole nel contempo una margherita bianca, il suo fiore preferito e si strinsero in un abbraccio, non dissero nulla e iniziarono a ballare con la musica della band che continuava a suonare, gli occhi si incrociarono, si cercavano l'una dentro l'altra, c'era ancora un po di loro nei loro occhi? lentamente però, insicure, le labbra si unirono e si chiusero in un bacio castissimo e tenerissimo, sfiorato... continuavano a ballare e la musica continuava a suonare.

giovedì 10 aprile 2014

Il pallido sole

Torna la sera, torna la cinciallegra,
emerge la trasparente luna e
cala il pallido e smorto sole.