martedì 24 novembre 2015
Lo spumante della staffa:
venerdì 30 ottobre 2015
Ricordi di viaggio:
L'ora scorreva e si erano ormai fatte quasi le due, gli occhi e la mente imploravano di interrompere, ma ormai era quasi finito, prese coraggio e continuò, ma prima di farlo volle concedersi un bicchiere fresco di vermouth e alzatosi dirigendosi alla porta nuovamente vide quell'ombra furtiva muoversi, i suoi passi si arrestarono e cercò di scrutare in quella voragine nera davanti allo studio, ma non vedeva nulla, socchiuse gli occhi per mettere meglio a fuoco, ma era ancora troppo accecato dalla luce della lampada, ma nel momento in cui i suoi occhi si abituarono all'oscurità eccolo apparire, un brivido ghiacciato gli passò serpentino nella schiena sino a fargli stringere i pugni dal terrore, un ghigno bianco lo fissava, fermo in mezzo al buio corridoio che inghiottiva tutto come un cannocchiale che distorce.
Quando qualche ora dopo le forze dell'ordine accorsero nella casa avvisati da coloro che si accorsero delle urla, non ricevendo risposta sfondarono la porta e dopo qualche attimo di ispezione, arrivati nello studio, si trovarono davanti ad uno spettacolo sconcertante, all'ingresso dello studio giaceva l'uomo contorto in una posizione innaturalmente indicibile, il cranio quasi del tutto privo di cute e il viso talmente tumefatto e pregno di sangue da far intravedere a malapena l'espressione distorta della bocca con gli occhi che sporgevano dalle orbite, ci volle qualche istante per riprendersi da tale visione e iniziare con le prime analisi e avvicinatisi al corpo videro ai suoi piedi della calce bianca e una maschera bianca in legno a forma di teschio messicano con il chiodo attaccato in uno dei ganci per appenderla al muro.
lunedì 19 ottobre 2015
Cechov e il dramma del gabbiano
In questo articolo del blog mi piacerebbe parlare di un'opera teatrale di Cechov che ho imparato ad amare completamente dopo averla conosciuta in uno degli sceneggiati Rai proposto due anni fa su Rai5, di cui poi successivamente ho letto il libro con la trascrizione e mi riferisco a Il gabbiano.
Velocemente la trama (attenzione svelamento del finale):
----Il giovane Konstantin Gavrilovich Treplev, detto Kostia, desideroso di diventare uno scrittore affermato vuole portare con le sue opere una nuova visione del mondo, lontano dagli accademismi che reputa stantii, inutili e idealisti e lo fa proponendo un suo spettacolo teatrale portato in scena nel piccolo palco nel giardino nella riva del lago della casa di campagna dove trascorrono l'estate la madre, l'affermata e famosa attrice Irina Nikolaevna Arkadinj, lo zio (fratello di Irina) Petr Nikolaevich, l'amato di Irina il letterato e scrittore Boris Alekseevich Trigorin e altri personaggi. A recitare sul palco Nina Michailovna Zarechnaia, amata di Konstantin e desiderosa di far l'attrice. Il monologo scritto da Kostia e recitato con passione dalla giovane, pur drammatico, esistenzialista risulterà però quasi comico agli occhi della madre che con una serie di punzecchiature cattive a scena aperta manda su tutte le furie il giovane scrittore che farà interrompere la rappresentazione, allontanandosi infuriato contro la madre che ha schernito il suo lavoro considerandolo inutile.
È così l'occasione da parte di Irina Nikolaevna di presentare a Nina lo scrittore che lei tanto ammira, Trigorin, e che nella pur breve rappresentazione le fa i complimenti comunque per il trasporto messo nella recitazione.
Sul tardi fa il suo ritorno Kostia che incontrata Nina le confessa il suo amareggiamento per non aver fatto una buona rappresentazione e che tra l'altro si è accorto che lei non è più innamorata di lui ma ha un amore per Trigorin, e nella rabbia di prima ha ucciso un gabbiano, che getta ai suoi piedi, affermando che presto pure lui metterà fine alla sua vita, visto che ha capito di non avere ne talento e nemmeno il suo amore.
In effetti ad un certo punto Kostia si spara un colpo di pistola alla testa, ma fortunatamente non va a buon fine, così la madre Irina amorevolmente cura le ferite del figlio, ma durante la discussione i toni si accendono e Kostia dirà alla madre che non sopporta più la presenza di Trigorin in quella casa, accusa la madre di fare una vita dissoluta per colpa di Trigorin, affermando anche che per colpa sua Nina non lo ama più, e Irina dirà al figlio che è un buono a nulla nella vita. Resisi conto però di aver esagerato nelle parole dette si abbracciano e si chiedono scusa entrambi.
Tuttavia però i sospetti di Kostia su Nina risulteranno fondati quando Irina e Trigorin decisero di far ritorno nella casa di città e Nina si mette d'accordo di nascosto con il letterato per andare a vivere assieme, promettendo di farla diventare una attrice famosa, ma ciò non sarà.
L'inverno seguente durante una riunione della famiglia si verrà a sapere che Nina è stata poi abbandonata da Trigorin che ha poi fatto ritorno con Irina, lasciando quindi sola la giovane con una carriera di attrice in mediocri spettacoli.
Nel frattempo Kostia ormai più maturo riesce a farsi apprezzare come scrittore e riceve i complimenti pure da Trigorin, che pur tuttavia non vede ancora di buon occhio.
Nel mentre che il resto della famiglia è nel salotto a giocare a tombola, Kostia è intento a scrivere nel suo studio. Ad un certo punto però dalla porta finestra sente un rumore e avvicinatosi vede che si tratta di Nina, che è tornata per riappacificarsi con Kostia dove dirà che si sente attirata da quella casa e da quel lago come lo è un gabbiano.
Tuttavia però si rende conto che il suo posto non è li e va via di corsa dalla finestra, lasciando il giovane da solo nuovamente.
Nel frattempo in salotto la discussione si sposta su un vecchio gabbiano morto che è stato fatto impagliare ma di cui nessuno si ricorda, improvvisamente però nella stanza vicino si sente un forte colpo, uno degli amici di famiglia, il medico decide di andare a vedere cose è accaduto, ed entrando nella camera di Kostia vede che si è sparato. Rientrando nel salotto dice che si tratta di una sua boccetta di un medicinale, ma in disparte chiede ad uno dei commensali che venga fatta allontanare Irina, affermando che il figlio Kostia si è tolto la vita.----
Questo è il dramma brevemente descritto che si svolge in due atti.
Leggendo altre opere teatrali di Cechov questa mi è piaciuta particolarmente perché disattende quello che è il suo principio scrittoreo ovvero descrivere gente semplice che non fa nulla di particolare, come normalmente accadde nella vita quotidiana di ciascuno di noi, un esempio è l'opera Ivanov, dove pure li il finale è tragico, ma al contrario di quanto accede nell'Ivanov ne Il gabbiano vi è una trama particolare da melodramma più classico della narrativa che personalmente ha attirato parecchio, c'è la madre altezzosa che deride il figlio, la giovane che si innamora dell'uomo colto e maturo ma che da lui poi verrà lasciata sola e poi il culmine con la morte di Kostia con la pistola, perché come dice Cechov ""se appare una pistola è obbligo che essa spari"" e in effetti in tutte le sue opere una pistola c'è quasi sempre... il gabbiano, Ivanov, il giardino dei ciliegi. Ma quello che ha in più Il gabbiano è propio quel dramma da melodramma che in tutte le altre opere teatrali manca.
domenica 18 ottobre 2015
Cast Diva:
Casta Diva, Casta Diva che inargenti
queste sacre, queste sacre, queste sacre antiche piante,
a noi volgi il bel sembiante
a noi volgi, a noi volgi il bel sembiante, il bel sembiante
senza nube e senza vel.
Tempra, o Diva,
tempra tu dei cori ardenti,
tempra ancora, tempra ancora,
tempra ancor' lo zelo audace.
Spargi in terra quella pace,
spargi in terra, spargi in terra quella pace, quella pace,
che regnar, tu fai, tu fai nel ciel, tu fai nel ciel.
lunedì 28 settembre 2015
venerdì 25 settembre 2015
Conto alla rovescia:
Il grande salone giallo oro dei padroni di casa era un luccichio di cristalli e argenti. Specchi alle pareti creavano un turbinio di prospettive infinite facendo sembrare il tutto ancora più surreale.
L'orchestra jazz chiamata appositamente per la serata suonava ininterrottamente fox trot, jive, lenti, charleston, quick step.
Era il nuovo anno.
La musica e il vociare si propagava per tutta la casa, dalle cucine alle stanze da letto ai piani alti.
Saliva con passo sereno i gradini ovattati dal bel tappeto in cotone pesante.
Si trovò così all'ultimo piano, percorse il lungo corridoio in silenzio. Le luci dei fuochi baluginavano dai finestroni alla sua destra, lanciando dei flebili flash biancastri che delineavano i dettagli delle cornici appese al muro.
Si avvicinò ad una delle porte finestre e l'aprì trovandosi così nell'ultimo balcone. L'aria era gelida e il frac nero non aiutava per nulla a mantenere caldi.
Camminò con calma verso al parapetto osservando felice le luci della città in lontananza.
Controllò l'orologio, poi si arrampicò sul balcone e si mise in piedi. Guardando di sotto vedeva le festa e gli invitati che brindavano e ballavano.
Ancora un attimo...
mercoledì 23 settembre 2015
Giunt'è l'autunno:
di vento frio e di grige nubi.
Lontani sembran già i lunghi giorni d'afa e tepore.
Secca è la foglia sul verde pesco che diede al sole maturi e
profumati frutti.
S'ispande ora l'odore della fresca vendemmia tra i campi e le vie,
annunciata da mosche insistenti.
lunedì 7 settembre 2015
La mezzatinta: di M.R. James
(prossimamente metterò qualche mia illustrazione)
martedì 4 agosto 2015
Il marinaio e il gabbiano:
Era un piccolo villaggio di pescatori sulla Costa Ventosa, chiamata così poichè per la maggior parte dell'anno spirava sempre un vento leggero e tiepido, anche se non mancavano le raffiche più forti.
Tra le abitazioni del piccolo villaggio in una piccola casetta bianca dal tetto blu con un comignolo rosso viveva Girdo il giovane marinaio e il suo gabbiano Remo. Era una persona cordiale e cortese, ben voluto e rispettato da tutti. Aveva una bella barca attraccata al molo di nome Pastis, era la barca che gli aveva lasciato il padre tempo fa in eredità, e da quel momento il giovane Girdo decise che avrebbe preso la sua strada, aveva lasciato casa e salutata la madre era partito per il mondo con Pastis.
Aveva visitato le città di mare più grandi, Marsiglia, Lisbona, Amsterdam, ma non aveva certo disdegnato neppure quelle più semplici e per questo meno organizzate come Carloforte, Villefranche sur Mer, sino poi un pomeriggio di Luglio inoltrato arrivare in un isolotto al centro del Mediterraneo sconosciuto nella mappe marittime, o forse la sua non era poi così tanto aggiornata, dal nome appunto di Costa Ventosa, era una isoletta con poche case e un grande faro bianco a strisce nere.
Attraccata Pastis ad uno dei pontili in legno, era sceso per fare rifornimento; cibo e il necessario per continuare il suo viaggio; aveva salutato dei vecchi pescatori intenti a riparare le reti e sistemare i loro arnesi e si era presentato con il suo solito spirito caloroso e affabile "Salve a voi, piacere sono Girdo" disse porgendo la mano "Salve a te giovanotto" riposero continuando il loro lavoro "dunque, sto cercando una bottega per fare rifornimenti per il viaggio, se sapete dirmi dove posso trovarla ve ne sarei grato" il più anziano quindi interruppe il rammendo "Non è molto lontana figliolo, raggiungi il faro e proprio la di fronte trovi il negozio di Donna Smeralda, è ben fornito, se poi ti serve attrezzatura per la barca poco più avanti sulla stessa strada trovi Il pescatore di Maggio, il negozio di pesca dell'isola, sono persone oneste e affidabili" "Bene, vi ringrazio, a dopo allora" così si incamminò a passo spedito come suo solito, salì sulla stradina del villaggio con le casette dai tetti rossi e le persiane colorate e alla sinistra il grande faro bianco si inoltrò nella via.
Preso quanto gli era utile tornò verso il molo, ma prima si fermò qualche istante sotto al grande faro per guardarlo, era un po trascurato in affetti, nulla che un po di calce non potesse riparare, ma tutto sommato era ancora funzionale al suo scopo.
Improvvisamente un forte vento si alzò tanto che per poco non lo fece sbilanciare e gli fece rotolare via il berretto in paglia fin giù alla spiaggia, dovette così scendere e farsi largo tra scogli e cespugli per raggiungerlo e raccolto il cappello se lo rimise saldamente.
Il suo sguardo però venne attirato da un movimento tra i sassi, si avvicinò e con un po di sorpresa vide che li in mezzo c'era un gabbiano ferito, probabilmente a causa del colpo di vento. Lo prese cautamente tra le mani e lo avvolse nella sua maglia celeste e con cautela lo portò con se alla barca. Non sapeva cosa fare in effetti, si ricordò poi di quei pescatori al molo e chiese loro chi potesse dargli un aiuto, lo guardarono un po straniti poi uno dei pescatori gli disse di lasciarlo dove lo aveva trovato e che sarebbe diventato pasto per i granchi, a queste parole Girdo trasalì, ma in fondo non lo stupivano più di tanto, erano persone quelle abituate a ben altro di più aspro nella vita, così senza aggiungere altro tornò alla barca certo del fatto che comunque non lo avrebbe abbandonato, ragionò velocemente sul da farsi e decise quindi di cercare almeno una farmacia per apportare i primi soccorsi. Mise il gabbiano al sicuro in una cesta e andò alla ricerca, dopo qualche indicazione la trovò, entrò, aspettò il suo turno e chiese al farmacista delle bende, del disinfettante e qualche stecca in legno di quelle che i medici usano quando controllano la gola al paziente. Così attrezzato tornò nuovamente alla barca e iniziò le cure.
Manco a dirlo il gabbiano non stava fermo un attimo, ma con pazienza e un po di manualità che di certo non gli mancavano riuscì sistemarlo. Era proprio malconcio, ma non sembrava nulla di grave.
Che fare adesso? Ripartire o aspettare che la bestiola si fosse rimessa?
I giorni passavano, il gabbiano lentamente si stava riprendendo e lui viveva dentro la barca attraccata al molo.
Una mattina uno dei pescatori anziani si avvicinò alla barca di Girdo e chiamatolo gli disse che a breve sarebbero partiti in mare per pescare e che se si fosse unito a loro non ci sarebbero stati problemi. Per Girdo quella fu un'occasione da prendere al volo, visto che iniziava ad annoiarsi. La sera stessa allora preparò l'attrezzatura, nasse, rezzaglio, canne, reti e quant'altro. Le barche si ritrovarono al molo accese poco dopo il tramonto del sole e tutte assieme si diressero a largo che ormai era già buio. Da lontano parevano dei puntini luminosi sospesi nel mare che si faceva sempre più nero per la notte. Scelto il posto più adatto si disposero e calarono le reti, Girdo si divideva tra l'attesa della pesca e la compagnia al gabbiano che placidamente stava accovacciato nella sua cesta in vimini, ogni tanto qualche pesciolino gli veniva dato e che ingoiava felicemente intero.
Al sorgere del sole le barche ripresero la rotta di ritorno verso l'isola con un pescato abbastanza accettabile fortunatamente e che al mercato fruttò un equo guadagno per tutti i pescatori. E così andò avanti per qualche settimana fin quando un giorno uno dei pescatori di nome Marcus, con il quale nel frattempo aveva legato, gli disse che se voleva poteva andare ad abitare in una casetta li nell'isola, ormai disabitata da tempo. Il giovane marinaio inizialmente declinò cortesemente l'offerta affermando che preferiva stare li nella barca, ma poi ricordatosi del suo amico pennuto convalescente ci ripensò e accettò l'offerta. Il giorno seguente allora sistemò le sue cose nel sacco da viaggio in una mano e nell'altra il cesto col gabbiano e si diresse nella casetta che gli avevano indicato. Era un bella casa bianca col tetto blu e le persiane verdi, semplice senza fronzoli ma con tutte le carte in regola per essere accogliente. Era a due piani, in quello di sotto c'era la cucina con una sala, al piano superiore la camera per dormire e il bagno. Era già mezzo arredata fortunatamente, non dovette aggiungere gran che, se non qualche sedia in più, oltre che la biancheria per il letto.
domenica 19 luglio 2015
memorie di un bacio:
sabato 11 luglio 2015
Dopo mezzogiorno: dramma in un atto
-Julius Landi: proprietario terriero
-Cornelio: maggiordomo
-Ada: moglie di Julius
-Cornelio: dite signora
-Ada: potete andare a chiamare mio marito e dirgli di venire in cortile ho da dirgli buone nuove
-Cornelio: subito signora
-Ada: ebbene?
-Cornelio: (esitante) è meglio che entriate in casa.
Sipario.
martedì 7 luglio 2015
poesia dedicata al mare di Pascoli: Mare
M'affaccio alla finestra, e vedo il mare:
vanno le stelle, tremolano l'onde.
Vedo stelle passare, onde passare:
un guizzo chiama, un palpito risponde.
Ecco sospira l'acqua, alita il vento:
sul mare è apparso un bel ponte d'argento.
Ponte gettato sui laghi sereni,
per chi dunque sei fatto e dove meni?
Giovanni Pascoli, 1892
lunedì 8 giugno 2015
Una notte sola:
Vuoto.
Silenzio.
Vuoto.
Una notte blu, nuvole nere scorrono tra le stelle e le luna, la strada umida ridisegna i contorni delle luci e della industriale cittadina di periferia che dorme da ore.
Il semaforo ondeggia al vento e alterna i colori indifferentemente che sotto di lui ci sia qualcuno o meno.
Un bar alla fine della curva, lontano dalla vista, e i neon verdi dell'insegna tremolante, offre ristoro e qualche panino a buon prezzo accompagnato da una scadente bibita gassata; insomma la solita schifezza della notte tardi.
Si fermò lentamente facendo stridere fastidiosamente il disco dei freni, ormai consumati, sotto la luce rossa di quel semaforo e attese, alzò lo sguardo allo specchietto sopra di lui e al verde ripartì. Qualche metro e il Re di Cuori era a portata di mano.
Avrebbe mangiato qualcosa prima di risalire in macchina.
Varcò la soglia in acciaio e vetro e si fece strada tra i pochi tavolini in resina giallo acido e qualche sbandato seduto, e si avvicinò al bancone illuminato da flebili luci bianche, attirò l'attenzione del barista che gli si fece incontro "dica", pensò, "un panino e un caffè doppio corretto con Smirnoff" "bene".
Pochi istanti dopo riapparve con panino e caffè "ecco" "grazie; senta, dopo il ponte qua all'angolo è molto lontana la strada per il passaggio a livello? "no, saranno altri 500 metri, ma non troverà più nulla, questa è l'ultima stazione di servizio" "lo so, e io ho solo questa notte..." si guardò attorno, frugò nella tasca interna della giacca in poliestere marrone ed estrasse i soldi, pagò il dovuto si girò e lasciò il locale.
domenica 24 maggio 2015
Il castoro marinaio: come nasce un'amicizia.
Viveva nella riva di un fiume, sul Bosco delle Querce Muschiose un giovane castoro di bell'aspetto con zampe robuste, grandi occhi nocciola e come tutti i castori con due bei denti pronti a mordere e rosicchiare quando l'occasione lo richiedeva. Abitava sereno nel suo anfratto terroso, tra vecchi rami e foglie secche come pavimento, ovviamente era un castoro al passo con i tempi infatti aveva un bel telefono cellulare di ultima generazione e amava guardare la televisione e tenersi informato sugli eventi del mondo ma anche su ciò che accadeva attorno al fiume, e non vi era programma migliore di Tele Rosicchio per fare ciò, condotto dalla preparata e simpatica Madame donnola.
Sua grande passione era però la navigazione, infatti suo padre era marinaio, suo nonno era marinaio, il padre di suo nonno era marinaio e il nonno del nonno del padre idem, insomma come ogni buon castoro amava stare nell'acqua e aveva costruito, manco a dirlo, con i suoi denti, una piccola barchetta bianca con tanto di vela, boccaporto ed elica, ne andava fiero e spesse volte quando faceva un giro per pescare qualche pesce non lesinava mai di suonare la trombetta per salutare gli altri animali, Comare volpe, Sora marmotta, Lady martin pescatore, Messer tasso e il suo amico del cuore Commendator airone.
La loro amicizia era nata tanti anni prima quando una notte d'inverno durante un forte acquazzone il Commendator airone a causa di un ramo spezzato caduto da un albero ruppe l'ala al povero uccello, che trovatosi colto di sorpresa dal brutto tempo stava di tutta fretta tornando al suo nido tra le canne, cadde rovinosamente in acqua. Castoro il marinaio accortosi che qualcuno stava chiedendo aiuto si affacciò dalla finestrina della sua cucina e lo vide in mezzo all'acqua che annaspava, subito allora indossò la sua salopette e si diresse di tutta lena alla barca, dovette fare non poca fatica per raggiungerlo, l'acqua del fiume era ben mossa dal forte vento e dalla pioggia, la barca solcava la onde e Castoro il marinaio vedere avvicinarsi sempre più l'airone; quando fu vicino abbastanza gettò l'ancora e lanciò una ciambella di salvataggio fatta con leggere canne al Commendator airone che fortunatamente riuscì ad afferrarla col becco e a incastrarlo sotto l'ala sana.
Castoro il marinaio usò tutta la forza di cui era a disposizione per trascinare sul ponte della sua barca il povero malcapitato airone, ma era un uccello troppo grande per quella piccola imbarcazione, si sarebbero di sicuro capovolti così sperò nella buona sorte e lo portò a riva lentamente trascinandolo al fianco della barca. Quando furono al sicuro sotto le querce il povero volatile era semisvenuto dal dolore e dalla fatica, farfugliava parole flebili, così il coraggioso Castoro cercò di rassicuralo e lo portò con se al caldo della sua casa, per giorni si prese cura di lui, gli fasciò l'ala ferita, lo imboccò con pesciolini in salsa di alghe salate, fin quando Commendator airone riprese le forze e poté finalmente tornare a volare. E fu da quei brutti momenti che il loro sodalizio iniziò.
mercoledì 20 maggio 2015
L'insana passione degli archeologi nel voler rialzare a tutti i costi antiche costruzioni crollate con il tempo:
Potrei fare ancora tantissimi esempi.
Mi trova un po sconcertato quindi vedere come con tanta facilità si siano permessi interventi di ricostruzione sia parziale che totale di edifici che esulano dalla restaurazione per il semplice motivo del voler appagare l'occhio andando a snaturare il sito stesso, a volte è bello anche solamente immaginare. Poi magari sono io che sto sbagliando sia chiaro.
domenica 17 maggio 2015
sabato 16 maggio 2015
La rondine:
Lo stridio che si spegne nell'eco di altri mille stridii in un volo fulmineo che graffia l'aria con picchiate, giravolte, torsioni e poi ancora lo stridio. Nera come i corvi ma leggera e appuntita come una freccia. Urli al di e al meriggio annunciando la calda stagione.
martedì 5 maggio 2015
Storia dell'albero di ciliegio:
La vecchina si sedeva sulla panca in pietra, chiudeva il suo ombrello di carta di riso e prendeva il pane per gettarlo dentro lo stagno, subito i pesci si accalcavano su quelle briciole lesti e voraci e mille bollicine schioccavano nella superficie.
Tutti sapevano che questa vecchina era molto saggia e chiunque avesse avuto bisogno di un consiglio o di una parola avrebbe potuto tranquillamente chiederle un parere; in tanti le facevano visita e lei con poche parole comprensive portava conforto e alleviava gli animi più bui.
Il tempo però passava, le estati passavano e gli inverni si susseguivano e la vecchina sempre di meno si avvicinava al laghetto per trascorrere li qualche ora in tranquillità, ma un giorno presa dal grande desidero di rivedere quel luogo tanto amato si preparò con dovizia, non ne poteva più di stare rinchiusa dentro casa, così prese un po di pane, lo mise nella sacchetta e si avviò. I passi erano ormai lenti e doveva reggersi ad un bastone per avere un saldo sostegno. Finalmente si avvicinò al laghetto tanto amato, era come se lo ricordava, ben poco era cambiato, le canne, le pietre bianche e la panca in pietra, c'era ancora tutto. Sedutasi cautamente guardò con felicità la superficie dell'acqua con le ninfee colorate, aprì la sacchetta e prese il pane e lo gettò a piccoli pezzi davanti a se, come era sempre accaduto i pesci si azzuffavano sopra le briciole e lei si divertiva a guardare la loro voracità; saltavano, si rincorrevano, si strappavano via il pane dalla bocca. Si, quel lago la faceva stare proprio bene.
Improvvisamente però un leggero vento profumato di glicine si alzò e complice la fresca giornata e il sole primaverile, la vecchina lentamente si assopì sopra la panchina.
Di li passava un giovane, che come spesso accadeva era andato a trovare la vecchina per chiederle un consiglio, bussò più volte alla porta di casa ma vedendo che non rispondeva nessuno allora si diresse al laghetto li vicino. Ma arrivato non la trovava nemmeno li, era però sicuro di averla vista poco prima uscire di casa, e in effetti li erano il suo bastone e la sacchette con il pane per i pesci, così sconsolato e pensieroso su dove potesse essere andata si sedette sulla panca di fronte e attese. Improvvisamente però sentì la voce della vecchina che lo chiamava, subito si girò a cercarla ma non vedeva nessuno. La voce, dolce e pacata ancora lo chiamava, girava lo sguardo un po ovunque ma proprio non la vedeva; si accorse però che affianco alla panchina era spuntato un rigoglioso e piccolo alberello di ciliegio con i suoi bei fiori rosa che era sicuro prima di allora non c'era mai stato, nuovamente la voce lo chiamò, provò ad avvicinarsi all'albero, si sedette nuovamente sulla panchina in pietra, e questa volta chiuse gli occhi e iniziò ad ascoltare quello che l'alberello aveva da dire.
sabato 2 maggio 2015
Gita al tempio romano di Antas a Fluminimaggiore e museo archeologico di Villanovaforru...
giovedì 30 aprile 2015
mercoledì 15 aprile 2015
lunedì 13 aprile 2015
lunedì 30 marzo 2015
Le due donne ingannate:
C'era una volta un giovane mercante che per sua sfortuna si innamorò di ben due ragazze. Non riusciva proprio a decidere chi tra le due avrebbe ricevuto le sue attenzioni, e per ciò si struggeva.
Decise così che chi li avrebbe portato il dono più particolare sarebbe diventata la sua compagna. Le due donne subito si misero all'avventura. La prima partì per le lontane montagne del nord andando alla ricerca dell'acqua capace di poteri miracolosi, la seconda affrontò senza paura l'antico e feroce leone delle grotte nella fitta foresta per tagliarli la fulva criniera che rendeva invincibili.
Tornate da lui tempo dopo, il mercante disse loro di ripresentarsi il giorno successivo per sapere quale sarebbe stata la decisione.
Ma la notte stessa scappò di tutta fretta sul suo carro portandosi via i doni, lasciando il mattino dopo le due donne sconsolate e interdette per quel gesto; così si recarono entrambe dalla Giustizia e le raccontarono quel che accadde, per rassicurarle la Giustizia disse loro che quel gesto non sarebbe rimasto impunito e di tornare a casa tranquille.
Nel frattempo durante il suo viaggio il ragazzo incontrò una bellissima ed elegante fanciulla che con leggero passo danzava muovendo un delicato foulard di seta color granato e se ne innamorò perdutamente. Ai suoi occhi apparve come una delicata Venere incorniciata da ghirlande di fiori. Si avvicinò e le disse che se fosse diventata sua sposa le avrebbe offerto come dono un'acqua miracolosa e una pelliccia fatta con il pelo del leone più coraggioso.
La donna accettò la proposta fatta e la gioia del mercante fu incontenibile, gioia che però venne presto smorzata, infatti questa si trasformò in un demonio con volto caprino dalle lunghe corna e dai cespugli frondosi saltarono fuori i suoi due aiutanti, con le zampe come quelle delle capre e corpo di essere umano. Per punire il giovane di aver illuso le due povere ragazze, sotto decisione del Satanasso, lo presero e lo legarono ad una ruota e lo obbligarono a girare li appeso per 200 anni.
domenica 29 marzo 2015
I destini che contraddicono Calvino
Il castello dei destini incrociati e la taverna dei destini incrociati, idea assolutamente geniale per la creazione di racconti nell'usare le immagini dei Tarocchi, ma personalmente è il testo che contraddice Calvino e le sue teorie descritte in "Lezioni Americane"... i due testi sono prolissi, pesanti, lenti e incentrati tutti sulla non esattezza ma invece sulla interpretazione arbitraria da parte dei convenuti della carte che vengono dispiegate sul tavolo da chi sta raccontando la propria vicenda. Mi aspettavo molto di più. Pare invece che lo scopo e l'impegno di Calvino sia stato principalmente quello di mettere in risalto solamente la combinazione e l'intersezione delle carte che alla fine dei racconti si venivano a sistemare sul tavolo, ma che poi alla fin fine con la trama del racconto non avevano nulla di rilevante...!!!
mercoledì 25 marzo 2015
mercoledì 18 marzo 2015
Non quella notte:
Una metropoli qualsiasi, una domenica notte di fine novembre, un bar aperto sino a tarda sera, qualche cliente ai tavoli, basse luci giallo soffuse alle pareti. Camerieri che passano tra i tavoli con aperitivi tintinnanti di ghiaccio e qualche salatino.
Sul palco in fondo un unico faretto Illuminava un nero e brillante pianoforte.
Note malinconiche e leggere di foglie morte, un inno alla vita che va per inerzia, stanca.
Era l'unico modo che aveva per credere di esser ancora vivo, per non sprofondare nell'oblio.
Il pubblico non era un problema, si dimostrava abbastanza ricettivo e qualche plauso di apprezzamento arrivava.
La notte andava, le note finirono e così pure la serata giunse al termine.
Chiuse il pianoforte e messosi il cappotto, alzando il bavero per ripararsi dal vento, si incamminò verso casa. Poche macchine ormai giravano in strada e la luce dei lampioni si susseguiva angolo dopo angolo, luce dopo luce come in una pista di atterraggio.
"Domani?, dopo domani?"
Attraversò un ponte di pietra riccamente decorato, l'acqua gorgogliava copiosamente sotto di esso, infrangendosi tra i grossi pilastri.
Fermatosi a guardare il brillio argentato delle luci della città che vibravano nei flutti appoggiò i piedi uno dopo l'altro sul parapetto fino a trovarsi sospeso nel vuoto, il vento gli sferzava la faccia e lo costringeva e chiudere gli occhi.
Guardò quella città che domani si sarebbe risvegliata.
Prese un respiro lunghissimo, fissò davanti a se quel fiume tortuoso e nero.
Un attimo infinito, eterno, e l'ultimo pensiero fu... "no! Non questa notte" Così scese con cautela dalla balaustra in pietra, alzò lo sguardo al lampione e riprese il cammino verso casa..."non questa notte" ripeté tra se.
martedì 24 febbraio 2015
Favola del gatto alla finestra:
Tornava a casa tutte le sere, qualche miagolio, un rumore di zampette che graffiavano sulla porta e poco dopo questa si apriva per farlo entrare, salutava nuovamente con un miagolio e si dirigeva così verso la ciotola con il mangiare e tranquillamente faceva la sua cena.
Finito il pasto, dopo esseri lisciato il pelo con dovizia per qualche istante, con fare calmo faceva il giro della cucina, un po di fuse ai padroni, due coccole fugaci e poi si sistemava con un balzo sul davanzale della finestra con le tende verdi e aspettava la sua amica, che come ogni notte compariva da dietro il cespuglio di gelsomimo, la vedeva sorgere lentamente e tutte le notti la attendeva e stava a guardarla con attenzione, le piaceva, così bella e bianca che solitaria si faceva largo tra il cielo, non si sa se le parlava magari col pensiero e le raccontasse qualcosa, ma sta di fatto che si fermava incantato, e poi dopo un po scendeva dal davanzale e andava a dormire nel morbido cuscino sotto la finestra.
lunedì 23 febbraio 2015
Lumicino della notte:
fioca luce per dormire,
Per dormire e sognare.
Chiudon gli occhi bimbi e mici.
Sogni d'oro agli amici.
Lumicino della notte,
Luce gialla, lieve lieve,
Porta il sonno a chi è stanco,
O tien compagnia a chi proprio non vuol dormir.
domenica 22 febbraio 2015
Die grossen weissen Voegel
sabato 21 febbraio 2015
I cancelli della notte:
venerdì 20 febbraio 2015
lunedì 16 febbraio 2015
Autunno; Aleksèj Tolstòy
Autunno! Tutto il nostro povero giardino si spoglia, le foglie ingiallite volano portate dal vento, solo la lontano appaiono, sul fondo delle valli, i bei grappoli rosso-accesi dei sorbi che appassiscono.
È triste ed allegro insieme il mio cuore, in silenzio io riscaldo e stringo le tue manine, guardandoti negli occhi, in silenzio verso lacrime, non so esprimere, come io ti ami.















